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Il genocidio degli armeni

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by

susanna loche

on 31 October 2017

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Transcript of Il genocidio degli armeni

Un genocidio a lungo dimenticato:
lo sterminio degli armeni
Il termine
“Metz Yeghern

in lingua armena incarna un concetto di sofferenza morale che va oltre   la violenza fisica; esprime piuttosto la volontà di eliminazione di un popolo dalla sua terra. La sofferenza però, al contempo, li ha fortificati perché l’essere riusciti a scampare all’annientamento totale ed a sconfiggere il folle progetto che mirava al loro sterminio,   ha reso più forti gli armeni ed ancora più orgogliosi della loro storia, della loro cultura, della loro arte, della loro tradizione.

Lo sterminio del popolo armeno residente in Anatolia e nel resto dell’impero ottomano è una delle pagine più buie della storia del Novecento ed è, senza tema di smentita, il primo esempio, in epoca moderna, di pianificata e sistematica soppressione di una minoranza etnico – religiosa, perpetrata dal governo ottomano prima e successivamente, negli anni del primo conflitto mondiale, per mano degli esponenti del movimento nazionalista dei “
Giovani turchi”.
Nel 1890,  nell'Impero Ottomano vivevano all’incirca 2 milioni di armeni, molti dei quali, desideravano l'indipendenza. Per reprimere il movimento autonomista armeno, il Governo ottomano alimentò nei Curdi sentimenti di odio anti-armeno.
Nel 1896, per ottenere visibilità internazionale, alcuni rivoluzionari armeni occuparono la banca ottomana a Istanbul. La reazione fu un massacro, da parte dei turchi, in cui persero la vita 50.000 armeni.
METZ YEGHERN 
IL GRANDE  MALE
Il genocidio degli armeni
L'espressione
 "genocidio armeno"
si riferisce a due eventi distinti ma legati fra loro:
Il primo è relativo alla campagna contro gli armeni condotta dal sultano ottomano Abdul-Hamid II negli anni 
1894-1896
Il secondo è collegato alla deportazione ed eliminazione di armeni negli anni 
1915-1916.
Il termine 
genocidio
 è associato soprattutto al secondo episodio, che viene commemorato dagli Armeni il 24 aprile.
Il 24 Aprile 2015 è stato ricordato il 100° Anniversario del Genocidio.


Nel 1891 nascono gli hamidiye, reggimenti di cavalleria curdi, che, con la protezione del governo ottomano, possono vivere di saccheggi ai danni degli armeni nei cui villaggi sono invitati ad insediarsi.
Gli hamidiye

La decadenza dell’impero ottomano
Il turanesimo

Il turanesimo era l’ideologia razzista sostenuta con forza dai Giovani turchi, questa si basava sulla convinzione che nel momento in cui tutti i popoli di lingua turca si fossero fusi in una stessa entità nazionale, estesa dall’ Asia centrale al Mediterraneo, si sarebbe tornati all’età dell’oro, età in cui Turan, padre dei turchi, lottava contro Ario ed estendeva il suo dominio su tutta l’Asia.

La I Guerra Mondiale
Nella primavera del 1914, alla vigilia dello scoppio della I guerra mondiale, la giunta dei Giovani turchi iniziò a pianificare scientificamente il primo genocidio programmato della storia del '900, quello degli armeni.
Il secondo massacro degli armeni
(1915 – 1916)

Nel periodo precedente la prima guerra mondiale all'impero ottomano era succeduto il governo dei Giovani Turchi, i quali temevano che gli armeni potessero allearsi coi russi, di cui erano nemici.
Nel 1915 alcuni battaglioni armeni dell'esercito russo cominciarono a reclutare altri armeni che avevano fatto parte dell'esercito ottomano. Intanto l'esercito francese finanziava e armava gli armeni, incitandoli alla rivolta contro il nuovo potere in Turchia.

Nella notte tra il 23 e il 24 Aprile 1915 vennero eseguiti i primi arresti tra l'élite armena di Costantinopoli. In un solo mese, più di mille illustri armeni furono deportati verso il deserto e massacrati lungo la strada.

Il piano turco di sterminio , pensato e coordinato dal Ministro dell’Interno Taalat, ebbe inizio con la soppressione della comunità di Costantinopoli, in modo particolare quella degli esponenti della ricca borghesia armena; tra il 24, data commemorativa del genocidio, e il 25 Aprile del 1915, vennero arrestati ed uccisi 2345 notabili, mentre tra maggio e luglio dello stesso anno ebbe inizio lo sterminio degli armeni abitanti nelle regioni orientali dell’impero ottomano.
Le bande turche e curde si accanirono in modo particolare contro i sacerdoti che subirono torture inenarrabili, occhi e denti strappati con tenaglie roventi precedevano di solito la morte.

Il clima di sospetto

La situazione in cui si trovano a vivere le comunità armene nei mesi che seguono lo scoppio della Grande Guerra era sempre più drammatica, il clima di sospetto e il sentimento di odio nei loro confronti era ormai diffuso e tangibile in tutto l’Impero ottomano.
Il Comitato Centrale del Partito “Unione e Progresso” capì che era giunto il momento di agire, di dare seguito al progetto di sterminio, si erano venute a creare, in quel particolare momento storico, tutte le condizioni per giustificare agli occhi dell’opinione pubblica la pianificazione della soppressione totale degli armeni.

Estratto del verbale di una riunione segreta dei vertici dei “Giovani turchi”tenutasi a gennaio del’15:

Siamo in guerra e non potrebbe verificarsi un’occasione migliore per sterminare la popolazione armena.
In un momento come questo è estremamente improbabile che vi siano interventi da parte delle potenze europee e proteste da parte della stampa”.

In un dispaccio del 15 settembre dello stesso anno, inviato dal ministro Taalat Pascia al governatore di Aleppo, è scritto:


Siete già stato informato del fatto che il governo turco ha deciso di sterminare l’intera popolazione armena.
Occorre la vostra massima collaborazione. Non sia usata pietà per nessuno, tanto meno per donne, bambini ed invalidi. Occorre agire senza scrupolo di coscienza e con la massima celerità e precisione.”




A tale scopo vennero creati dei battaglioni speciali, composti da turchi e da curdi, in cui furono arruolati anche numerosi delinquenti comuni e ai quali fu promessa la libertà in cambio di“ criminali servigi” ai danni della popolazione armena.
Le bande turche e curde si accanirono in modo particolare contro i sacerdoti che subirono torture inenarrabili: occhi e denti strappati con tenaglie roventi precedevano di solito la morte.
Uno dei carnefici più fantasiosi, Gedvet Bey, chiamato eufemisticamente il “ maniscalco” pare invece si divertisse a inchiodare ai piedi dei prelati dei ferri da cavallo per poi costringerli ad esibirsi in una macabra danza di morte.


Dopo aver eliminato la maggior parte dei sacerdoti le attenzioni dei turchi si concentrarono sui soldati armeni, a 2000 di loro fu dato l’ordine di marciare fino ad una vallata dove vennero circondati e trucidati dalla polizia ; stessa sorte toccò, nei mesi successivi, ad altri 30.000 militari.
Nel mese di giugno del 1916 i turchi eliminarono anche un terzo degli operai e dei tecnici armeni addetti alla costruzione della ferrovia Berlino- Instanbul- Bagdad.
Gli alleati tedeschi inorriditi da questa carneficina chiesero che vi si ponesse fine al più presto; le richieste dei tedeschi lasciarono impassibili i capi ottomani che proseguirono imperterriti nell’opera di pulizia etnica.

I tentativi di resistenza
Si registrano in questo terribile contesto anche alcuni, eroici , tentativi di resistenza: nell’aprile del 1915, nella città di Van, alcune migliaia di armeni scampati all’eccidio riuscirono a disarmare la guarnigione turca e a resistere sino all’arrivo di un corpo di cavalleria russo.
Ebbe successo anche la resistenza di 4000 armeni, attestati sul massiccio montuoso del Mussa Dagh, nei pressi di Antiochia, che per 40 giorni riuscirono a fronteggiare gli attacchi dei reparti turchi prima di essere tratti in salvo da una squadra navale francese.
Tutti gli altri tentativi di resistenza finirono purtroppo nel sangue.

Il genocidio
Eliminata la parte più giovane e combattiva della popolazione armena, il governo turco passò alla seconda fase dello sterminio, ossia, l’eliminazione di tutti i maschi di età superiore ai 45 anni, successivamente si procedette alla deportazione di bambini, donne ed invalidi in luoghi isolati, situati soprattutto in zone desertiche.
Sottoposti ad estenuanti marce, dove trovarono la morte in migliaia, gli armeni venivano ammassati dentro rudimentali campi di concentramento, che altro non erano che recinti fatti di filo spinato privi di baracche, di acqua e servizi igienici.
In questi luoghi orribili gli armeni venivano trucidati a migliaia nei modi più raccapriccianti o, lasciati senza acqua e cibo, morivano di stenti; i loro corpi ridotti a mucchi d’ossa non venivano neanche seppelliti ma lasciati in pasto ad avvoltoi e cani randagi.
Nei “campi di raccolta”in prossimità della Siria esplodevano intanto epidemie di tifo e colera che non rimasero circoscritte ai soli internati ma si estesero in un breve arco di tempo alla popolazione siriana: nella città di Aleppo, tra l’estate del 1916 e quella del 1917, morirono di tifo ben 35.000 persone.

Le marce della morte
La reazione delle potenze occidentali
Le potenze occidentali informate dai loro ambasciatori delle atrocità compiute dai turchi moltiplicarono le loro proteste, l’ambasciatore tedesco Wolff Metternich riferì a Berlino il protrarsi di “
inutili e crudeli eccidi”, ne
lle sue circostanziate denuncie era anche scritto che i Giovani turchi si arricchivano confiscando i conti correnti e i beni immobili degli armeni deceduti nei campi di sterminio.
Valga per tutte la terribile la testimonianza del console italiano Giacomo Gorrini:

Dal 24 giugno non ho più dormito né mangiato. Ero preso da crisi di nervi e nausea al tormento di dover assistere all’esecuzione in massa di quelle innocenti ed inermi persone.
Le crudeli cacce all’uomo, le centinaia di cadaveri sulle strade, le donne e i bambini caricati sulle navi e fatti annegare, le deportazioni nel deserto: questi sono i ricordi che mi tormentano l’anima e mi fanno perdere la ragione.”
I governanti turchi ignorarono, ancora una volta, le richieste di porre fine all’eccidio, giunte da più parti d’Europa, e proseguirono con determinazione nel loro piano criminale che si protrasse oltre la fine della Grande Guerra.
Il bilancio dello sterminio
1918, fine della Guerra, consuntivo del genocidio
• 1.500.000 armeni, i due terzi dell’intera popolazione, vennero sterminati.
Appare verosimile non ne siano sopravvissuti più di 600.000.

• 100.000 bambini armeni furono tolti alle loro famiglie d’origine per essere affidati a famiglie turche o internati in speciali orfanotrofi per essere islamizzati.
Questi bimbi non persero solo i loro genitori e la loro casa ma anche la loro identità religiosa e culturale.

• Centinaia di ragazze armene, quelle più avvenenti e meno provate dalle malattie e dagli stenti , vennero vendute per pochi soldi a dei possidenti arabi che le rinchiusero nei bordelli, non prima però di averle forzatamente convertite alla fede musulmana.

Desta orrore anche la sorte di numerosi adolescenti armeni prelevati dai campi siriani per essere inviati nei bordelli per omosessuali.

Quando con il Trattato di Sevres ( 10 Agosto 1920) venne riconosciuta l’indipendenza dell’Armenia e il presidente americano Wilson stabilì quali fossero i confini che dividevano questo Paese dalla Turchia, gli armeni sopravvissuti pensarono di avere finalmente realizzato il sogno di vivere in uno stato indipendente e sovrano.
Il riconoscimento della esistenza degli armeni e del loro diritto ad una Patria era però destinato a rimanere sulla carta, nel 1923 il Trattato di Losanna , acconsentendo alle richieste dei turchi,annullò quello di Sevres e al popolo armeno non furono mai restituiti i territori dell’Anatolia in cui fin dall’antichità aveva vissuto.
La fine della guerra
La caduta del regime turco e l’ascesa al potere di Kemal Ataturk non cambiò l’atteggiamento della Turchia nei confronti degli armeni, tra il 1920 e il 1922, con l’attacco della Cilicia e il massacro di Smirne, il nuovo governo turco portò a termine il genocidio: non rimase vivo un solo armeno in territorio turco.
Durante l’attuazione dello sterminio e negli anni successivi molti sopravvissuti furono costretti alla diaspora o all’esilio, gran parte di loro si stabilì in Russia, in Francia , negli Stati Uniti ed in alcuni Paesi del Medio Oriente; solo nel 1991, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, è nata la Repubblica Armena.
La maggior parte dei territori dell’Armenia storica sono tutt’oggi controllati dai turchi, il cui governo non ha mai voluto ammettere ufficialmente di aver pianificato e attuato il genocidio del popolo armeno. Questa terribile pagina del ‘900, lungamente dimenticata dai libri di storia, è sempre stata negata dalle autorità turche che l’ hanno ridotta ad un semplice episodio di guerra civile.
I giovani turchi
Kemal Ataturk
La musica che fa da sottofondo a questa presentazione Prezi è un brano di musica tradizionale armena, "Eshkhemed & Ashkharhums imn dun is", eseguita da Jordi Savall & Hesperion XXI -
Battaglione hamidyano
La crisi politica, economica e sociale dell’impero ottomano si fece, agli inizi del XX secolo, sempre più imponente, il potere imperiale, giunto oramai al collasso, mostrava di essere totalmente incapace di affrontare e risolvere i gravissimi problemi che via via si presentavano.
In questo difficile contesto emerse con sempre maggior evidenza un movimento rivoluzionario, fondato da un gruppo di giovani ufficiali dell’esercito ottomano:
i

“Giovani Turchi.

Giacomo Gorrini
Wolff Metternich
L'Armenia attuale
Donne e bambini armeni
Questo Prezi è stato creato per soli fini didattici e non per fini commerciali.
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