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Il tributo di Masaccio

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by

matteo carugo

on 8 March 2015

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Transcript of Il tributo di Masaccio

Il tributo di Masaccio
Il Tributo è un affresco di Masaccio facente parte della decorazione della Cappella Brancacci nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze. L'opera è databile al 1425 circa (255x598 cm).
Analisi Strutturale e Iconografica
Cristo è il centro sia geometrico che spirituale della scena. La sua testa è dolcemente sfumata, al contrario di quelle segnate da aspre ombre degli apostolil.

Il gruppo centrale, con la caratteristica disposizione a semicerchio, venne probabilmente ispirato al gruppo scultoreo dei Quattro Santi Coronati di Nanni di Banco, poteva anche derivare dalle composizioni paleocristiane del Cristo tra gli Apostoli.

Il gruppo degli apostoli appare disposto nello spazio attorno al Cristo con coerenza e il loro insieme sembra voler ribadire la volontà dell'uomo e la sua centralità. Da questo solido semicerchio lo spazio si espande verso l'esterno.
Nel gruppo degli apostoli notiamo principalmente la figura a destra, vestita di color vinaccia, che appare molto ben definita nei lineamenti. Secondo Vasari si tratta dell'autoritratto di Masaccio, mentre altri lo indicano come possibile ritratto del committente Felice Brancacci.

Le due figure monumentali di Pietro e del gabelliere a destra sono saldamente piantate sul suolo e sembra di percepirne la massa plastica perfettamente sviluppata dal chiaroscuri.

Importantissima è anche la costruzione scenica entro la quale si svolgono i tre tempi della scena. Tutto è regolato dalla prospettiva e dall'osservazione naturalistica, che creano un paesaggio vivo e realistico come mai visto fino ad allora in pittura. A destra si trovano le articolate mura della città composte con giochi di contrasto tra vuoto e pieno, il punto di fuga a cui convergono le linee si trova esattamente dietro la testa di Cristo, che diventa così il fulcro di tutta la rappresentazione.
Oltre che un'unificazione spaziale, è presente anche una precisa unificazione luminosa, con la fonte di luce da destra (dove si trovava la finestra della cappella), che determina l'inclinazione delle ombre.
Analisi Iconolgica
Masaccio, nacque a Castel San Giovanni il 21 dicembre 1401, da ser Giovanni di Mone Cassai, notaio, e da Jacopa di Martinozzo.
Nel 1406 il padre morì improvvisamente, a soli ventisette anni, e poco tempo dopo la moglie diede alla luce un secondo figlio, chiamato in onore dello scomparso padre, Giovanni, che intraprese anche lui la carriera di pittore. Qualche anno più tardi Monna Jacopa si risposò con Tedesco di Mastro Feo, un ricco speziale anch'esso vedovo e con due figlie. Il 17 agosto del 1417 morì Tedesco di Mastro Feo e Masaccio divenne il capofamiglia.
Masaccio intraprese un'importante carriera da pittore e fu l'autore di opere di altissime livello tra cui "Il tributo".
La presenza di questa scena, oltre che celebrare la sapienza divina, è stata interpretata anche legandola a eventi locali, fiorentini o romani.

A Firenze ricordava probabilmente l'imminente l'istituzione del catasto, che sarebbe avvenuta di lì a poco (1427), ma che era già nell'aria, accolto concordemente dai dirigenti fiorentini nel 1424-1425: come Cristo accetta la logica terrena di pagare un tributo, così i cittadini dovevano sottostare all'obbligo civico di versare le tasse richieste.
Conclusioni
Masaccio vuole qui rappresentare una tappa nella storia dell'umanità, che Cristo attua avvalendosi dell'aiuto della Chiesa, qui incarnata da Pietro. Infatti, il programma iconografico di tutta la Capella Brancacci voleva rimarcare il ruolo guida della Chiesa per la salvezza dell'uomo, soprattutto dopo che il Concilio di Costanza aveva posto fine allo scisma d'Occidente.
C’è un motivo ben preciso se all’interno de il pagamento del tributo sia proprio Pietro a pagare il tributo e non la figura di Cristo: è Pietro ad effettuare il pagamento poiché simbolicamente sarà colui che poi avrà una relazione importante con il genere umano (bisogna ricordare infatti che San Pietro diventerà il primo Papa in assoluto).
Tecnica: L'affresco del Tributo venne eseguito in 32 "giornate" di lavoro. In quest'opera più che mai è evidente la tecnica di Masaccio che componeva le figure sinteticamente costruendo i volumi tramite la giustapposizione di luce e colore,. Masaccio, con le campiture e con le rapide lumeggiature bianche, modellò con rapidità e precisione le figure, dando loro un risalto plastico mai visto prima, che le fa assomigliare a monumentali statue dipinte. In questo Masaccio attuò una vera e propria rivoluzione pittorica, che solo alcuni dei suoi discepoli riuscirono a capire e attuare.
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