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Da Cartesio a Kant

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Federico Mariniello

on 25 May 2015

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Transcript of Da Cartesio a Kant

Cartesio
René Descartes, è stato un filosofo e matematico francese. È ritenuto fondatore della matematica e della filosofia moderna.
"Discorso sul metodo"
E' il primo testo in lingua volgare francese in assoluto e fu scritto da Cartesio, questo tratta proprio del metodo.
Il dubbio
Cartesio parla della teoria del dubbio: devo dubitare di tutto, anche se qualcosa è evidente, perchè l'evidenza stessa viene interpretata dai sensi (La parola dubbio viene dal latino "duo", ossia che nel dubbio c'è l'incertezza tra vero e falso). Questo tipo di falso viene definito falso metodico.
La verità
La prima verità che Cartesio afferma è: per il fatto che qualcuno stia dubitando, qualcuno sta pensando. Questo qualcuno che sta pensando, esiste (Cogito ergo sum/Penso dunque sono). L' ente che sta pensando non è ancora sottoforma di corpo. Adesso bisogna dimostrare che l'ente che pensa si trovi sottoforma di corpo---->Idea della perfezione.
Rapporto con Dio
Se Dio fosse malvagio non sarebbe più perfetto, perchè ciò contaminerebbe la perfezione di Dio. Ora, se Dio è buono e ci ha inculcato il pensiero della perfezione, non ha motivo di ingannarci. Questo vuol dire che quando conosciamo qualcosa che è evidente, allora questo qualcosa è vero.
Cartesio
Errore in Cartesio
Il criterio della verità della chiarezza e distinzione, dell'evidenza, garantito dal cogito ergo sum e dalla esistenza dimostrata razionalmente di un Dio perfetto dovrebbe rendere, secondo Cartesio, impossibile l'errore.
Questo infatti, afferma Cartesio, non può mai derivare dal pensiero, ma dalla intrusione della volontà nel pensiero. Quando il pensiero è evidente, chiaro e distinto, è talmente vero che non può sbagliare ma se c'è un errore ciò dipende dalla volontà, un elemento estraneo al pensiero, che ci ha spinto a dare il nostro assenso ad un'idea che non era evidente ma confusa.
Se quindi l'errore dipende dalla volontà questo non vuol dire che l'errore sia volontario. Nessuno sbaglia volontariamente ma la volontà ci spinge ad affermare per vero ciò che l'intelletto non concepisce ancora come evidente, come chiaro e distinto.
L'errore sarebbe un'ulteriore prova del fatto che l'uomo è dotato di libero arbitrio, della possibilità di scegliere cioè se debba o non debba dare il suo assenso alla volontà. L'uomo ha la libertà di sbagliare così come quella di non sbagliare.
Pascal
Blaise Pascal (Clermont-Ferrand, 19 giugno 1623 – Parigi, 19 agosto 1662) è stato un matematico, fisico, filosofo e teologo francese. I primi lavori di Pascal sono relativi alle scienze naturali e alle scienze applicate. Contribuì in modo significativo alla costruzione di calcolatori meccanici e allo studio dei fluidi. Egli ha chiarito i concetti di pressione e di vuoto per ampliare il lavoro di Torricelli. Pascal scrisse importanti testi sul metodo scientifico. (Razionalista)
Pensieri
L' opera più importante di Pascal è "Pensieri" ("Les pensées"). La filosofia di Pascal ha come centro la profonda analisi della condizione umana, per Pascal la condizione umana è nient'altro che estrema precarietà...
Bisogna tuttavia prima fare un excursus riguardo la situazione storica: la teoria copernicana, che era destinata ad avere conseguenze rivoluzionarie anche dal punto di vista filosofico, oltre che dal punto scientifico, tolse agli uomini la maggior parte delle loro sicurezze; nelle idee di Copernico, infatti, la terra è un corpo mosso nel cielo come qualsiasi altro corpo celeste. Egli avviava dunque il processo di abolizione della differenza tra fisica celeste e fisica terrestre.
Secondo Pascal, l' uomo è al centro di una situazione drammatica: egli aspira all' infinitamente grande, ma sa che può cadere nell' infinitamente piccolo.

L'uomo è dilaniato dal fatto che vuole essere
angelo
, ma può diventare
bestia
: queste riflessioni fanno capire come il pensiero di Pascal fosse condizionato da un perenne sentimento di angoscia.
Per Pascal dunque, nell' uomo coesistono due "spiriti": il primo è il cosiddetto "spirito di geometria" ("esprit géométrique"), ed è appunto la conoscenza scientifica e analitica, ottenuta con procedimenti perfettamente geometrici e razionali. L'altro è lo "spirito di finezza" ("esprit de finesse"), ed è la conoscenza esistenziale dell'uomo, dei moti della sua anima, dei principi che governano la sua sfera spirituale;
Un punto molto importante della filosofia pascaliana è la critica al divertissement, inteso da lui nel senso originale di deviazione e allontanamento (dal latino devertere, cioè deviare, allontanarsi). Tale divertimento non è dunque la festa o il gioco, ma è ogni azione ed attività che conduce l'uomo a dare le spalle al "problema"
“L’uomo non è che una canna, la più fragile di tutta la natura; ma è una canna pensante. Non occorre che l’universo intero si armi per annientarlo: un vapore, una goccia d’acqua è sufficiente per ucciderlo. Ma quand’anche l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe pur sempre più nobile di chi lo uccide, dal momento che egli sa di morire e il vantaggio che l’universo ha su di lui; l’universo non sa nulla. Tutta la nostra dignità sta dunque nel pensiero. E’ in virtù di esso che dobbiamo elevarci, e non nello spazio e nella durata che non sapremmo riempire. Lavoriamo dunque a ben pensare: ecco il principio della morale”.
Anche in Pascal è presente il dilemma sull' esistenza di Dio. Pascal da una spiegazione particolare:
Il ragionamento di Pascal conduce alla conclusione che conviene scommetere sull'esistenza di Dio

Il razionalismo indica tutte quelle filosofie per le quali la realtà è interpretabile dalla
ragione
e non dai sensi.


Il razionalismo si fondo nel 1600 con Cartesio e prevedeva alla sua base le
idee innate
che ci permettevano di conoscere il sapere.
Thomas Hobbes
Thomas Hobbes (Westport, 5 aprile 1588 – Hardwick Hall, 4 dicembre 1679) è stato un filosofo e matematico britannico, autore nel 1651 dell'opera di filosofia politica "Leviatano".

Hobbes oltre che della teoria politica si interessò e scrisse di storia, geometria, etica, ed economia. Inoltre, la descrizione di Hobbes della natura umana, descritta come sostanzialmente competitiva ed egoista, esemplificata dalle frasi Bellum omnium contra omnes ("la guerra di tutti contro tutti" nello stato di natura), e Homo homini lupus ("ogni uomo è lupo per l'altro uomo"), ha trovato riscontro nel campo dell'antropologia politica. (empirista)

Hobbes era, al contrario di Pascal, un'empirista.


Empirismo

L'empirismo (dal greco empeiria,"esperienza", designa l'orientamento di quelle dottrine filosofiche che individuano nell'
esperienza
la fonte e l'origine della conoscenza, negando la presenza delle idee innate.
Queste dottrine filosofiche inoltre ritengono che la conoscenza proceda dalla sensazione al concetto:
Nihil est in intellectu, quod prius non fuit in sensu.
Pensiero
Bellum omnium contra omnes
Secondo Hobbes l'essere umano aspira alla libertà di azione e al raggiungimento della
felicità massima
. La natura umana è fondamentalmente egoistica, e a determinare le azioni dell'uomo sono soltanto l'istinto di sopravvivenza e quello di sopraffazione. Ciascun individuo, mosso dal suo più intimo istinto, cerca di danneggiare gli altri e di eliminare chiunque sia di ostacolo al soddisfacimento dei suoi desideri.
Homo homini lopus
Ogni uomo è nemico dell'altro, ogni uomo è
lupo
,portato alla diffidenza e all’ostilità nei confronti dei suoi simili .
Pactum societatis e subiectionis.
Lo Stato nasce da due diverse convenzioni: il
pactum societatis
, o patto di associazione, che dà origine alla società (cioè trasforma una moltitudine di individui in un popolo) ed è stipulato singuli cum singulis, e il
pactum subiectionis
, o patto di sottomissione, che dà origine alla sovranità ed è stipulato tra popolo e sovrano. Tramite questi due patti gli individui cedono una parte considerevole dell’illimitata libertà di cui godevano nello stato di natura, ma ottengono in cambio difesa dell’ordine interno e protezione dai nemici esterni.
Leviatano
Lo Stato assoluto è governato quindi dal Leviatano che ingloba in sé la volontà di tutti e colui che lo rappresenta è il sovrano, di cui ogni altro cittadino è suddito. Tuttavia, il patto è bilaterale: se il sovrano non si dimostra tale, è ben accetto il tirannicidio.
Gottried Wilhelm von Leibniz
Gottfried Wilhelm von Leibniz (Lipsia, 1º luglio 1646 – Hannover, 14 novembre 1716) è stato un matematico, filosofo, scienziato, logico, glottoteta, diplomatico, giurista, storico, magistrato tedesco di origine serba.
Secondo Leibniz il mondo è composta da micro elementi indivisibili chiamati Monadi,sono dei centri di energia,sono come delle case senza nè porte nè finestre, al loro interno è presente tutto l'universo.
Le Monadi
Una monade posta in solitaria non è né res cogitans, né res extentia: «Le monadi non hanno porte né finestre»...
Una monade ha senso solo se presente con altre monadi, tuttavia essa non ha bisogno di "uscire da sè stessa": al suo interno è possibile osservarvi il mondo intero.
Per Leibniz il male è responsabilità dell' uomo, e non di Dio: di fronte a un disastro naturale il male attribuito all'evento è volontà umana ...
...in realtà questo male è sempre e comunque un bene, relativamente al disegno divino non comunicato agli essere creati.

Esiste tuttavia una monade delle monadi , Dio, che è definito da Leibniz, Il Grande Orologiao.
Il nostro è il migliore dei mondi possibili,in quanto creato da Dio,un essere perfetto.
Il Grande Orologiaio
Leibniz distingue le verità matematiche dalle verità di fatto...
Verità matematiche
Si definiscono verità matematiche quelle verità che non hanno bisogno di esperienza, e che sono tali a priori, e sono
necessarie
ed
universal
i
...
Verità di fatto
Fanno parte delle verità di fatto le verità
storiche
, come ad esempio potrebbe esserla: "La morte di Cesare". Esse tuttavia, pur essendo inserite nel disegno divino, non hanno la stessa importanza delle verità matematiche, in quanto non sono valide a priori.
Spinoza
Baruch Spinoza (Amsterdam, 24 novembre 1632 – L'Aia, 21 febbraio 1677) è stato un filosofo olandese , ritenuto uno dei maggiori esponenti del razionalismo del XVII secolo, antesignano dell'Illuminismo e della moderna esegesi biblica.
Spinoza si propose di superare le incongruenze del dualismo cartesiano, e si occupò di questo argomento nella sua opera più importante, dal titolo "Ethica more geometrico demonstrata".
Egli, parte dalla definizione di sostanza come "ciò che non ha bisogno di nient'altro per esistere, se non di se stessa"...

Dunque, l' unica sostanza esistente è Dio: Dio è presente in tutto ciò che esiste. (Panteismo)
Secondo Spinoza Dio non ha creato l' universo, in quanto Dio è coevo all' universo stesso: Dio in uno stesso atto, pensiero originario, causa se stesso ma causa anche tutte le cose, quando crea se stesso contemporaneamente appare l'universo e l'universo è Esso stesso...
Dio, a differenza nostra, ha una visione a 360° del mondo, dunque nulla accade per caso, ma semplicemente l' uomo non è in grado di capire i "programmi" di Dio perché l' "accordo"
fra res cogitans (pensiero) e res extensa (materia)
gli è negato, mentre questo "accordo" invece fa parte della natura divina perché le idee e le cose derivano dalla medesima potenza di Dio, che è potenza di pensare e potenza di agire...

Il messaggio di Spinoza è dunque un messaggio rivoluzionario: egli infatti respinge l' idea di un Dio creazionista. Proprio queste idee fecero sì che egli venisse cacciato dalla comunità ebraica nel 1656. Nonostante i limiti imposti dalla comunità, Spinoza continuò nella sua opera, e proprio per questo è visto come simbolo della libertà di espressione e di pensiero.
Giambattista Vico
Giambattista Vico (Napoli, 23 giugno 1668 – Napoli, 23 gennaio 1744) è stato un filosofo, storico e giurista italiano.
Vico, come Spinoza, criticò il principio di evidenza in Cartesio.
Inoltre Vico criticò anche Bacone (il quale affermava che il sapere è potere) visto che Vico considerava che il sapere dell'uomo, che è un essere finito, è insignificante in confronto al sapere di Dio, che è un essere infinito.
L' intenzione di Vico è dunque quella di fondare una Scienza Nuova, ma nella sua visione è assurdo credere, come fanno i cartesiani o i neoplatonici, che la ragione dell'uomo sia una realtà assoluta, sciolta da ogni condizionamento storico.
Senza aver vissuto il periodo storico, l'unico modo per "rivivere" il passato è lo studio dei documenti degli individui, possibile tramite la filologia.

Il compito della filosofia invece è quello di dare il senso agli avvenimenti storici: per Vico la storia si ripete ciclicamente, e le età che si ripetono in questo "ciclo" sono:


Età degli dei
Segnata dal prevalere dei sensi e della fantasia;
A quest' età corrisponde la fanciullezza dell' uomo, basata sull'immaginazione
Eta degli eroi
Animata dalla fantasia e dalle passioni, presenta personaggi mitologici, le cui azioni segnano l'uomo.
A quest'età corrisponde la giovinezza dell'uomo.
Eta degli uomini
Età in cui emerge la maturità dell' uomo; età temperata dall' intelligenza che da origine al governo.
John Locke
John Locke (Wrington, 29 agosto 1632 – Oates, 28 ottobre 1704) fu un filosofo e medico britannico della seconda metà del Seicento. È considerato il padre del liberalismo classico, dell'
empirismo
moderno e uno dei più influenti anticipatori dell'illuminismo e del criticismo.
Saggio sull'intelletto umano
Nella sua opera "
Saggio sull'intelletto umano
", Locke critica il principio di evidenza cartesiano, in quanto si chiede se ciò che non è evidente, per forza di cosa non debba esistere. Dunque Locke sostiene che dapprima bisogna capire come funziona la nostra mente: Locke ritiene necessaria un' analisi dell'intelletto.
Locke nega che possano esistere idee innate come l'idea di Dio o dell'infinito, i principi logici, come quello di non contraddizione, i principi morali universali: tutto quello che ritroviamo nella nostra mente deriva dall' esperienza e non esistono idee che si riscontrino nella conoscenza senza un'origine empirica di esse. Secondo Locke, se davvero ci fossero delle idee innate, le possederebbero anche i bambini o gli idioti, le cui nozioni invece sono ristrette e derivano solo da quegli oggetti che sono da loro meglio conosciuti.
Idee innate
Secondo Locke, anche se l' idea di Dio la ritroviamo in tutti gli uomini, è facile dimostrare che se si chiedessero le caratteristiche della divinità, questa verrebbe descritta in base alla esperienze particolari dei singoli uomini: dunque, ciò che veramente hanno in comune le diverse genti, non è l'idea di Dio ma il semplice nome...
Idea di Dio
Nel secondo libro del Saggio Locke classifica i vari tipi di idee derivate dall'esperienza:
Idee di
sensazione
Idee di
riflessione
Idee di sensazione
Le idee di sensazione sono quelle che provengono dall'esperienza esterna. Esse sono tuttavia semplici, in quanto non possono essere scomposte in altre idee...
Idee di riflessione
Idee di riflessione riguardano l'esperienza interna o la riflessione sugli atti interni della nostra mente come le idee di dubitare, volere ...
L'uomo, nonostante ciò, non può giungere ad una reltà oggettiva, in quanto è sempre il soggetto a trarre conclusioni in base alle proprie esperienze ...

Le idee di riflessione inoltre riguardano anche le idee di relazione : ogni qualvolta assistiamo ad un fenomeno, interno o esterno che sia, cerchiamo il rapporto causa-effetto. Ad esempio, quando vediamo il fumo, pensiamo esso sia causato dal fuoco, quando invece può essere causato anche dal ghiaccio secco: Locke ritiene che si tratti di una semplice, non necessaria, connessione di idee della quale non possiamo affermare con certezza che il collegamento di queste corrisponda con la realtà.
Immanuel Kant
Immanuel Kant (Königsberg, 22 aprile 1724 – Königsberg, 12 febbraio 1804) è stato un filosofo tedesco. Fu uno dei più importanti esponenti dell'illuminismo tedesco, e anticipatore - nella fase finale della sua speculazione - degli elementi fondanti della filosofia idealistica.
"L'Illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stessa è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell'Illuminismo".
(Immanuel Kant, Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?, 1784)
Kant è stato l'"inventore" del criticismo: infatti, tre delle sue opere più importanti, contengono nel titolo la parola critica. Più nel dettaglio, i titoli dei tre libri sono "Critica della ragion pura" (1781), la "Critica della ragion pratica" (1788), la "Critica del Giudizio" (1790).
Il termine critica veniva utilizzato da Kant in modo diverso dal modo in cui lo utilizziamo ai giorni nostri; Critica = dal greco κριτική (τέχνη) (critiché tèchne) «arte del giudicare» significa "analisi", "giudizio". La ragione quindi istituirà un "tribunale" per giudicare la ragione stessa, quindi essa assumerà il doppio compito di "giudice" e "imputato". In questo modo, essa cercherà di capire i suoi limiti e fino a dove si potrà spingere. L'attività conoscitiva della ragione comporta allora un esame condotto secondo i canoni della Logica formale tradizionale. La conoscenza nella Logica avviene tramite il giudizio; vi sono tre tipi di giudizi: quelli analitici a priori, i giudizi sintetici a posteriori e i giudizi sintetici a priori.
I giudizi analitici a priori sono universali e necessari ma non
ampliano la conoscenza
. Kant porta infatti come esempio: «Il triangolo ha tre angoli». Esso è un giudizio analitico, in quanto delle caratteristiche del triangolo, ne metto in evidenza una, in particolare, ovvero che ha tre angoli, cosa che conosco senza averne fatto esperienza (a priori). Nel predicato dunque non si dice niente di nuovo rispetto al soggetto. I giudizi analitici a priori sono dunque tautologici: questo è il tipo di giudizio usato dai
razionalisti
.
Giudizio analitico a priori
Il giudizio sintetico a posteriori, a differenza del giudizio analitico a priori,
accresce
il sapere. Tuttavia questi giudizi sono a posteriori, si possono pronunciare solo dopo aver fatto esperienza, e non sono dunque universali. Questo è il tipo di giudizio usato dagli
empiristi
.
Giudizio sintetico a posteriori
Nel la "
Critica della ragion pura
", la critica è mossa verso gli strumenti della conoscenza. Essa si divide in tre parti:
Estetica trascendentale
Analitica trascendentale
Dialettica trascendentale
Per comprendere perchè Kant abbia utilizzato questo titolo per indicare il titolo della prima parte della sua opera, dobbiamo analizzare più dettagliatamente cosa si intende per
estetica
e cosa si intende per
trascendentale
:
Kant, per
estetica
, recupera il significato greco del termine (àisthesis: sensazione, percezione sensoriale), utilizzandolo per indicare una scienza della
sensibilità
, ovvero quella che per Kant è la percezione delle cose esterne da parte dell' uomo.
Il
trascendentale
, per Kant, è invece ciò che precede qualunque esperienza, che è quindi indipendente da essa, ma che allo stesso tempo ne indica le condizioni. Dunque il filosofo utilizza trascendentale come sinonimo di a priori, di puro, allontanandosi dal significato che la filosofia scolastica dava al termine trascendente.
Per Kant la nostra ragione funziona in modo da inquadrare il primissimo dato sensibile che riceve, e poi tutti i successivi, nello
spazio
e nel
tempo
. Dunque per Kant,
spazio
e
tempo
sono due intuizioni. A questo punto Kant si interroga se lo spazio e il tempo siano qualità dell' oggetto stesso, o è la nostra mente ad applicarli agli stessi.
Spazio e tempo
Secondo Kant, l' uomo, nella sua mente, può pensare a cose che non vede, dando loro una forma e conferendole uno
spazio
: dunque, da questa considerazione, Kant afferma che lo spazio non è una qualità del' oggetto, ma è l'uomo che lo "
applica
" all'oggetto stesso: Kant non vede lo spazio come "
attributo della materia
" ma come una sostanza a sé, del tutto indipendente da essa. Sul piano logico è impossibile pensare a un oggetto senza lo spazio che lo contenga, mentre si può facilmente pensare a uno spazio vuoto. Su questa argomentazione si fonda - secondo Kant - la
geometria
;
Secondo Kant nessuno può pensare a un "
prima
" e a un "
dopo
" se non accetta l'idea che esiste una realtà, il
tempo
, che gli permette di farlo. Kant sostiene che l' uomo dunque pensa al tempo come ad una
successione numerica
: ciò spiegherebbe alcune proprietà dei numeri, come ad esempio il perché 3+4 è uguale a 4+3. Inoltre, secondo il principio di identità, 7+5 dovrebbe essere uguale a 7+5, e invece, grazie alla concezione del tempo che è in grado di farci capire il "prima" e il "dopo", possiamo dire che 7+5 è uguale a 12. Secondo Kant dunque, a partire dal tempo, possiamo fondare una scienza "esatta", ovvero l'
aritmetica.
Il conoscere ha come limite l'esperienza, in quanto, procedendo oltre questa, non vi sono prove della sua fondatezza. Noi possiamo quindi solo conoscere la realtà fenomenica, cioè la realtà per-noi, ma mai la realtà in-sé. Kant identifica l' "
in-sé
" con il termine
noumeno
, che si può identificare come "
cosa in sé
" prima ancora che si manifesti come fenomeno. Kant spiega che la ragione non può accedere al noumeno se non come a un “
concetto-limite
”, del quale possiamo solo dire che è a fondamento di tutto ciò di cui facciamo esperienza, motivo per il quale è impossibile fondare razionalmente alcuna metafisica.
Noumeno
Nella filosofia di Platone, il
noumeno
(dal greco νοούμενoν, noúmenon, participio presente medio-passivo di νοέω, "io penso, pondero, considero"; plurale: νοούμενα, noumena) rappresenta una specie intelligibile o idea e indica tutto ciò che non può essere percepito nel mondo tangibile, ma a cui si può arrivare solo tramite il ragionamento. Il noumeno, come concetto, fonda l'idea di metafisica in Platone.
Mariniello Federico
IV N
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