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LA FOLLIA

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by

Nicola Di Leo

on 21 March 2014

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Transcript of LA FOLLIA

Ariosto e Cervantes
ANTICHI
GRECI

1600-1700
LA FOLLIA tra mito e letteratura - il Trickster
Il XVII secolo è segnato dalla crisi e dalla diffusione del pessimismo, ispirato dalle calamità che hanno afflitto l'Europa (solo in Spagna 4 grandi pesti).
I Gesuiti, in una lettera del 30 luglio 1638, scrivono che:
"il bisogno e la fame sono talmente incomparabili che si uniscono a mangiare i più vicini"
.
Il Barocco parte da una coscienza del male e del dolore così espressa:
"non vide il mondo secolo più depravato"
a seguito degli sconvolgimenti che subisce l'Europa e al disordine morale. Si sviluppa uno stato di disincanto e di delusione, che spiega la diffusione del
topos
della pazzia del mondo che si insinua nelle manifestazioni artistiche e letterarie: nel teatro l' "attore comico", presentato nella parte del pazzo, mette in luce le cose come si mostrano nella loro scompostezza morale e sociale.
Accanto al tema della pazzia c'è un altro
topos
: quello della gran piazza, in cui tutti si riuniscono tumultuosamente e infine il gran teatro del mondo (
"all the world's a stage"
, dice un verso di Shakespeare in
"As you like it").
LA FIGURA DEL TRICKSTER
La figura del Trickster è un briccone divino che ha natura in parte divina, in parte animale e umana, e si caratterizza per una condotta lussuriosa, ingannatrice, vorace, abile all’imbroglio e al furto. Nelle mitologie di molti popoli il Trickster è anomalo nell’aspetto e nel comportamento, amorale e fuori dalle regole convenzionali.
Il Trickster è un archetipo e per questo ricorre spesso nei miti e nelle leggende ed assume forme varie: può essere un dio (Hermes) o non esserlo (Prometeo, che rubò il fuoco agli dèi e lo portò agli uomini, ma anche Odisseo), è un saggio, ma è anche un folle, è un ribelle contro l'Autorità di cui si prende gioco, è un ladro e un sollevatore, e spesso risulta essere il peggior nemico di se stesso.
La sua funzione è di dare scosse qualora le cose vengano accettate ciecamente, di insinuare il dubbio e il moto verso il cambiamento ed è egli stesso dotato spesso della capacità di mutare, di cambiare, di trasformarsi. E' il distruttore del mondo come lo si conosce, ma è anche il creatore di un mondo nuovo, che sostituisce il precedente, e per questo può essere considerato nemico e allo stesso tempo salvatore.


“Forse, un giorno, non sapremo più esattamente che cosa ha potuto essere la follia.” […]
Resterà soltanto un enigma di questa Esteriorità. Quale era dunque, ci si domanderà, questa strana delimitazione che è stata alla ribalta dal profondo Medioevo sino al ventesimo secolo e forse oltre? Perché la cultura occidentale ha respinto dalla parte dei confini proprio ciò in cui avrebbe potuto benissimo riconoscersi, in cui di fatto si è essa stessa riconosciuta in modo obliquo? Perché ha affermato con chiarezza a partire dal XIX secolo, ma anche già dall’età classica, che la follia era la verità denudata dell’uomo, e tuttavia l’ha posta in uno spazio neutralizzato e pallido ove era come annullata?”
(M. Foucault)
Gli eroi sono personaggi che in una serie di prove si confrontano con la sventura e con il dolore e conservano la loro grandezza anche quando vengono sconfitti. C’è un avversario che altera impietosamente i tratti di un individuo o lo distrugge: è la follia, strumento di punizione divina.
Dal termine latino "folle", che significa "mantice, otre , recipiente vuoto" e rimanda all'idea di una testa piena d'aria.
FOLLIA
PAZZIA
Il termine ha origine incerta, deriva probabilmente da greco "pathos", che significa "sofferenza" e dal latino "patiens", ossia "paziente, malato", con significato sull'esperienza dolorosa anzichè sulle stravaganze del folle
NELLE SOCIETA'
ANTICHE
Nelle antiche società umane, la follia possedeva una forte connotazione mistica, essendo ritenuta derivante dall'influsso di qualche divinità. Il trattamento della follia era di tipo mistico-religioso, praticato dai sacerdoti del tempio, che tentavano di alleviare i sintomi con riti e preghiere. A volte la follia poteva essere anche considerata come una punizione divina: così la persona veniva emarginata dalla società.
NELLA TRAGEDIA GRECA
Medioevo e Rinascimento
DANTE
Il termine follia appare in Dante con significato negativo, che indica la temerarietà del gesto dell'uomo che presume farsi simile a Dio.
Così è in Inferno, XXVI vv.125 "de' remi facemmo ali al folle volo", in Paradiso XXVII vv.82-83, dove il termine torna a qualificare il viaggio di Ulisse "sì ch'io vedea di là da Gade il varco/ folle di Ulisse", anche in Purgatorio I vv.59 " ma per la sua follia le fu sì presso" e in Paradiso VII vv.93 "o che l'uom per sè isso avesse soddisfatto a sua follia".
LUDOVICO ARIOSTO
L'idea della mutevolezza dell'essere in armonia con la mutevolezza della natura è il concetto sviluppato da Ludovico Ariosto nell'Orlando Furioso (1516). L'eroe da saggio che era diventa pazzo, perchè si vota totalmente alla guerra e l'impatto con la vita, rappresentato dall'innamoramento per Angelica, ne determina la crisi.

"Dirò d'Orlando in un medesimo tratto cosa non detta in prosa mai nè in rima: che per amor venne in furore e matto, d'uom che sì saggio era stimato prima."
ERASMO da ROTTERDAM
Nell'"Elogio della follia" (1508), Erasmo distingue due forme di pazzia: una buona di chi assecondando le passioni e l'istinto affronta quello che la vita gli presenta adattandosi alle situazioni e alle necessità e una di valenza negativa da riconoscere nei maniaci, in coloro che perseguono un solo scopo nella vita, senza comprendere l'essenza profonda.
Erasmo ha usato la metafora della follia (la follia parla in prima persona) al fine di evitare accuse da parte dei poteri del tempo (Chiesa e Re).
"Un grano di stultitia è necessario ad ogni vera vita."
GUICCIARDINI
Nei
Ricordi
, 51 si legge
"Chi si travaglia in Firenze di mutare Stati se non lo fa per necessità... è poco prudente, perchè mette a pericolo sè e tutto el suo, se la cosa non succede; succendendo non ha a pena una piccola parte di quello che aveva disegnato. E quanta pazzia è giuocare a un giuoco che si possa perdere più senza comparazione che guadagnare!".

Il pazzo guicciardiniano è colui che compie azioni rischiose, dove sono più sicure la perdita e la sconfitta che non il guadagno e il successo. La pazzia è segnata dall'infrazione alla regola aurea della discrezione e della prudenza.
CERVANTES
Cervantes si serve del "folle" Don Chisciotte per sminuire i libri sulla cavalleria. La follia, il delirio, la confusione tra realtà e immaginazione di Don Chisciotte è dettata da una sete di giustizia. E' il simbolo dell'uomo che si batte contro le convenzioni, spinto dai grandi ideali. L'idealismo caratterizza Don Chisciotte che riesce a convertire il cinico realismo di Sancio Panza. Il cavaliere rovescia i termini della sua sfida: da folle diventa giusta.
FOLLIA NEL BAROCCO
La nave dei folli, Bosch
L’uomo è socialmente cattivo, un cattivo soggetto. E quando trova una tortora, qualcuno che parla troppo piano, qualcuno che piange, gli butta addosso le proprie colpe, e, così, nascono i pazzi. Perchè la pazzia, amici miei, non esiste. Esiste soltanto nei riflessi onirici del sonno e in qeul terrore che abbiamo tutti, inveterato, di perdere la nostra ragione.

da L’altra verità. Diario di una diversa

Alda Merini

“Quando ero partito, quarant’anni fa, la mia ipotesi era chiara: studiare il cervello e trovare
qualcosa di rotto, e quella lesione era alla base della follia. Oggi posso solo affermare che
probabilmente la follia è un incontro tra un uomo e un altro uomo,
tra un uomo e un ambiente.” V.Andreoli, I miei matti
inglese "trickster"
italiano "farabutto, imbroglione, truffatore"
MITOLOGIA GRECA
Nel mondo classico, Hermes, identificato nella mitologia romana con Mercurio, il dio greco dei confini e dei viaggiatori, dei pastori e dei poeti rappresenta la figura del trickster. Conduceva le anime dei morti nel mondo sotterraneo, possedeva poteri magici sul sonno e i sogni ed era il dio dei mercanti e lo si riteneva responsabile della fortuna; ma era anche un nemico molto pericoloso, un truffatore e un ladro
LE MASCHERE DEL '600
PULCINELLA
ARLECCHINO
Arlecchino è una famosa maschera bergamasca della commedia dell'arte. Il suo nome in lingua francese è Arlequin, mentre in inglese chiamato Harlequin.
La maschera di Arlecchino ha origine dalla contaminazione di due tradizioni: lo Zanni bergamasco da una parte, e "personaggi diabolici farseschi della tradizione popolare francese", dall'altra.
Il particolare di Arlecchino è lo spirito villanesco, piuttosto arguto, ma più spesso sciocco, ovvero quello del povero diavolo, come nei servi delle commedie sin dall'epoca di Plauto

MENEGHINO
Maschera tipica di Milano. La probabile origine del suo nome risale ai "Menecmi" di Plauto.
Il suo carattere è allegro ed estroverso. Negli scenari non ricopre solitamente un ruolo fisso: spesso è servo, altre volte padrone, oppure contadino sciocco o astuto mercante. Uomo bonario e amante della vita tranquilla, Meneghino è caratterizzato da un forte senso morale, da una grande dignità, da una buona dose di saggezza. Col tempo divenne l'emblema del popolo milanese, che lo elesse a simbolo della propria tensione alla libertà, nel corso della dominazione austriaca.
La maschera di Pulcinella è rappresentativa dei tratti fondamentali della società napoletana che si auto-rappresenta e si riconosce nel personaggio.
Tratti fondamentali sono il gusto del drammatico associato ad una forte ironia, la gestualità esagerata, la lingua tagliente, l'amore per il misterioso e il sacro, la fame costante.
Pulcinella è Napoli: la sua più lontana origine viene fatta risalire addirittura alle Atellane mentre diverse sono le storie relative ad una nascita vera e propria. L'essere rustico venne espresso non solo attraverso il carattere ma anche nella fisionomia accentuata (il naso adunco, la faccia nera dal sole) e negli abiti di rozza tela bianca.
Dal punto di vista socio-antropologico Pulcinella assume in sé i caratteri del trickster "imbroglione", incarna il diverso, il sovvertitore degli equilibri, il felice truffatore.
NEL XVII SECOLO
L'uomo è un individuo in lotta con tutti i mali che vi si accompagnano: si ha l'individuo in conflitto con sè stesso, da cui nascono tante inquietudini, timori e violenze che irrompono all'esterno. L'uomo è un essere agonista, in lotta contro di sè, come si legge in tanti monologhi di tragedie di Shakespeare.
Il tema fondamentale della tragedia nell'Amleto (anche lui trickster poichè si finge folle per dire delle verità impronunciabili) è riassunto nel celebre monologo che esordisce: "Essere o non essere?", non a caso recitato con un teschio tra le mani, simbolo della vita e della morte, dell'esistere o del morire (conflitto, turbamento, pazzia simulata).
“Nato da parti anomali, insegna agli uomini a partorire, generato da grumi di sangue…. strafottente e strapotente dà origine a culti e dona « medicine » che rendono equilibratamente potenti, senza rifiutare i mali e la morte. Anomalo e disordinato perfino nell’aspetto, pasticcione e infingardo, dà origine alla « normalità » del mondo e dei comportamenti, dona strumenti e arti, insegna a lavorare e a produrre.”
(Silvana Miceli-Il Demiurgo trasgressivo- Studio sul trickster, 2000)
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