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L'età umanistica

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by

maria maione

on 26 September 2014

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Transcript of L'età umanistica

Nel 400 in Italia si verifica una vera e propria svolta della civiltà, con fondamentali mutamenti nella visione del mondo, nell'espressioni letterali e artistiche, negli studi scientifici: ha inzio una nuova era, l'
Umanesimo
. Come ogni periodizzazione non si devono contrapporre le due età : Medioevo e Rinascimento; infatti non esistono periodi separati da confini netti. All'interno dell'Umanesimo si distinguono due periodi:
Problemi di periodizzazione
Lorenzo de' Medici
Lorenzo detto il Magnifico è una figura chiave del mondo culturale e politico italiano del 400; fu signore di Firenze e superata la crisi che seguì la cngiura dei pazzi nel 1478 svolse un ruolo imporatnte nel conservare l'equilibrio tra i diversi stati italiani. Con la sua morte si chiude un periodo di pace. Loenzo era stato un grande ammiratore dell'accademia platonica e ad una visione platonizzante sono ispirate le "Selve d'amore". Esaltano l'amore come elevazione spirituale le "Rime" ed il " Commento ad alcuni sonetti d'amore". A ciò si contrappone il realismo di altre opere: " Caccia col falcone", " I beoni" e la " Nencia da Barberino". Scrive anche opere religiose come le "Laude"; compone opere giocose come "I canti carnascialeschi".
Niccolò Machiavelli
Gli studiosi tendono a collocarne la composizione tra luglio e dicembre del 1513 in una stesura di getto. Inizialmente circolò tra una ristretta cerchia per poi nel 1532 essere pubblicato.
Le strutture economiche, politiche e sociali
Signoria de' Medici
L'età umanistica
Il Rinascimento
L'Umanesimo
La signoria
A causa dei conflitti le istituzioni comunali risultavano indebolite, consentendo individui singoli o famiglie di imporre il loro dominio: nascono le signorie. Il potere dei signori viene spesso leggittimato da titoli feudali conferiti dall'imperatore o dal pontefice per cui la signoria si trasforma in principato. Intorno al signore si crea una corte formata da personale politico ed intellettuali. Non esiste quindi una contrapposizione di partiti nè partecipazione dei cittadini che diventano sudditi. Le signorie più potenti cominciano ad espandersi creando così stati di dimensioni regionali.
Il ritorno agli investimenti fondiari
Negli ultimi decenni del 300, carestie ed epidemie determinarono un calo demografico e un abbassamento del tenore di vita dei ceti popolari. Il dato più caratteristico dell'economia è un ritorno alla terra: molte famiglie mercantili preferiscono investire il loro capitale in proprietà terriere.
Stile di vita: amore per il lusso
Si diffonde tra i ceti privilegiati uno stile di vita improntato all'edonismo,alla ricerca del piacere, del godimento, del lusso esteriore. Quest'elite realizza sempre più un ideale di eleganza e raffinatezza mondana, che si riflettono nelle nuove concezioni umanistiche.
Centri di diffusione e produzione della cultura
Firenze comunale
Il centro più importante di questa diffusione è la cancelleria della repubblica, la cui direzione viene affidata ad intellettuali più prestigiosi che elaborano la fisionomia della nuova cultura umanistica.
La corte
Il centro per eccellenza di elaborazione della cultura è la corte. Infatti è il luogo dove direttamente si produce cultura e si consuma: il pubblico a cui lo scrittore si riferisce è composto soprattutto da cortigiani.
L'accademia
Gli intellettuali umanistici sentono molto bisogno del dialogo, come scambio di idee e confronto.Non si tratta di scuole, ma luoghi d'incontro liberi e senza ruoli precisi.
L'università e le scuole umanistiche
La cultura umanistica ha come fondamento l'idea di una formazione armonica dell'uomo. Nascono così scuole ispirate a nuovi principi pedagogici in cui si guarda al discente come soggetto attivo di un processo di formazione che deve sviluppare tutte le facoltà della persona.
Le botteghe di artisti e stampatori
Centri di cultura tipici di quest'età sono le botteghe artistiche, dei pittori e degli scultori, che cominciano a godere di prestigio e considerazione in un periodo di grande fioritura artistica. Nell'ambito letterario le botteghe degli stampatori sono luogo d'incontro e di scambio culturale.
Le biblioteche
Ricevono un impulso dalla diffusione della stampa; non sono solo luogo di conservazione dei testi, ma anche di circolazione.
Il mito della rinascita
Tra la fine del 300 e l'inizio del 400 si diffonde il mito della rinascita della civiltà classica. Parallelamente si forma il concetto di un'età di mezzo di barbarie che si è venuta a frapporre tra l'antichità e il presente. Si avverte così il bisogno di far rivivere il mondo classico nella sua fisionomia autentica, liberandolo dalla deformazione medioevale.
La visione antropocentrica
Si afferma una visione antropocentrica, in cui l'uomo pone se stesso al centro della realtà, come protagonista e autore della propria storia. Diversa è anche la concezione dell'uomo; si affermora una visione ottimistica: egli appare sicuro e ricco di forze, capace di contrastare il gioco capriccioso della fortuna con la propria energia e intelligenza
Il valore del mondo terreno e il rapporto coi classici.
Quest'affermazione di una concezione laica non implica il rifiuto del sentimento religioso cristiano, ma l'uomo si realizza anche nell'esistenza terrena prima che in quella celeste. Gli uomini di questa civiltà sono affascinati dal mondo classico perchè in esso ritrovano una visione della realtà affine alla propria, incentrata sul valore del mondo terreno, sulla vita attiva nelle istituzioni civili, sulla dignità dell'uomo
La filologia umanistica
Nasce un metodo tecnicamente nuovo di accostarsi ai classici. Si riprende il latino classico, quello di Cicerone. Inoltre occorreva ristabilire i testi classici originali. Per fare ciò era necessario conoscere in profondità i fatti storici, i costumi,le istituzioni e così via. Nasce la filologia, ovvero la scienza della parola, basata su un accurato confronto tra le varie copie, evidenziare gli errori accumulati dai copisti e risalire al testo originale.
Gli studia Humanitas
Anche la concezione della cultura si laicizza. Perciò le discipline letterali acquistano maggiore centralità, infatti gli studi delle lettere classiche, esaltati come studia humanitas, sono quelli che formano l'uomo nella sua interezza. Ed è proprio dall'esaltazione delle humanae litterae che questo primo periodo del 400 prende il nome di umanesimo
Le idee
e
la visione del mondo
Quant'è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Quest'è Bacco e Arianna,
belli, e l'un dell'altro ardenti:
perchè 'l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or, da Bacco riscaldati,
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Queste ninfe anche hanno caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo
se non gente rozze e ingrate:
ora, insieme mescolate,
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Questa soma, che vien drieto
sopra l'asino, è Sileno:
così vecchio, è ebbro e lieto,
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che gioia aver tesoro,
s'altri poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi siàn, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò c'ha esser, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Il trionfo di Bacco e Arianna
I contenuti...
Bellissima poesia è "Il trionfo di Bacco e Arianna", è il più famoso dei Canti Carnevaleschi (canzoni a ballo composte per allietare le feste di Carnevale) di Lorenzo De Medici ed è un coro libero e festante quasi la voce di un’epoca ,espressione di motivi comuni e diffusi nella società del suo tempo. Questo componimento, scritto in occasione del Carnevale del 1490, descrive il trionfo di un carro mascherato, quello di Bacco, accompagnato dal suo seguito: Arianna, ninfe e satiri. Da un lato i motivi mitologici e classici : Bacco e Arianna innamorati l’uno dell’altro, i selvaggi satiretti che tendono agguati alle ninfe,Mida con la sua avidità e cupidigia, che sfilano in una bizzarra mascherata, dall’altro quel lieve rimpianto per la fuggevolezza della gioventù da cui deriva l’invito a godere di ogni ora che passa.
Il canto, pieno di ebbrezza festosa, è velato appunto da una punta di amaro per la coscienza del continuo fluire del tempo e per la coscienza che non è possibile avere nessuna certezza delle cose future.
Dal momento che quello che deve accadere è inevitabile che accada bisogna cogliere e godere le gioie del presente, perchè solo il presente è dato all’uomo di conoscere: “ del doman non c’è certezza”. Nel Trionfo di Bacco e Arianna, l'autore invita alla gioia e alla spensieratezza di cui la giovinezza è simbolo, tuttavia la sua esortazione a vivere e a godere è costantemente pervasa da una profonda malinconia.

La vita
Nacque a Firenze nel 1469 da un'agiata famiglia borhese. Ebbe un' educazione umanistica, ma non apprese il greco. I 14 anni di segreteria gli consentirono di accumulare un'esperienza diretta della realtà politica e militare del tempo, da cui trasse spunto per riflessioni contenute nelle sue opere. Nel 1500 presso Luigi XII, cominciò ad ammirare la monarchia francese. Nel 1502 compì una missione presso il duca Valnetino rimanendo colpito dalla sua figura assunta come esempio della virtù nel Principe.
Quando la repubblica cadde, i Medici tornarono a Firenze e Machiavell venne licenziato da tutti i suoi incarichi, ciò fu per lui un duro colpo. Seguirono 15 giorni di prigione. Nel 1527 si ristabilì la repubblica ma Machiavelli continuò ad essere guardato con sospetto. La delusione fu amara, si ammalò all'improvviso e morì nel 1527.
I contenuti
Il principe è un'opera densissima di pensiero. Si articola in 26 capitoli, che recano dei titoli in latino.
Capitoli I-XI
Esaminano i vari tipi di principato e mirano ad individuarne i mezzi che consentono di mantenerlo.
Capitoli XII-XIV
Sono dedicati al problema delle milizie. Machiavelli giudica negativamente l'uso degli eserciti mercenari; secondo lui la forza di uno stato consiste nel poter contare su armi proprie.
Capitoli XV-XXIII
Si tratta dei capitoli che hanno suscitato più scalpore; infatti trattano dei modi di comportarsi del principe coi sudditi e con gli amici.
Capitolo XXIV
Esamina perchè i pricipi italiani hanno perso i loro Stati. Secondo lo scrittore la causa è "l'ignavia" dei principi, che nei tempi quieti non hanno saputo prevedere la tempesta che si preparava e porvi ripari
Capitolo XXV e capitolo XVI
Il capitolo XV è incentrato sul rapporto tra virtù e fortuna, cioè la capacità di porre argini alle variazioni della fortuna. Il XVI è un esortazione ad un pricipe nuovo che sappia porsi al capo del popolo italiano e liberare l'Italia dai barbari.
Il genere precedente dell'opera
Già nel Medioevo erano diffusi i cosiddetti "specula princeps" ( gli specchi del principe), trattati intesi a tracciare il modello del principe. Se da un lato il principe di Machiavelli si allaccia a questa tradizone, dall'altro la rovescia radicalmente: mentre tutti questi trattati mirano a fornire un'immagine ideale ed esemplare del regnante, Machiavelli proclama di voler guardare alla " verità effettuale della cosa", arrivando a consigliargli di essere anche crudele, mentitore, quando le esigenze dello Stato lo impongono.
Rapporto tra Discorsi e il Principe e l'ideologia politica dell'autore
Le differenze riguardano i livelli più profondi del pensiero: se nel Principe Machiavelli affronta la forma di govervo monarchica celebrando la virtù del principe, nei Discorsi lascia trasparire forti simpatie repubblicane. Tuttavia Machiavelli riteneva che nel momento della creazione di uno Stato fosse necessaria la virtù politica di un singolo, mentre restava convinto che la repubblica garantisse maggiore stabilità.
Machiavelli presenta in questo capitolo i comportamenti che deve avere il principe per essere in grado di relazionarsi con il proprio popolo e gli alleati.
Egli, per poter mantenere il potere, in determinate circostanze deve anche essere "non buono" e sempre molto prudente, per evitare di essere colpito dai vizi che gli potrebbero togliere lo stato. In realtà il principe può permettersi di essere tutto ciò che vuole, anche in negativo, l’importante è che non lo dimostri apertamente, per evitare che gli altri parlino male e con odio alle sue spalle.
Infine il principe non deve aver paura di commettere turpi azioni perché sono indispensabili per poter governare a lungo, l’importante è che non lo faccia in modo troppo evidente poiché attirerebbe su di sé l’odio di molte persone.
Riassunto
Commento stilistico

A livello linguistico, il lessico risulta abbastanza semplice; tuttavia non mancano dei latinismi che vengono usati dall’autore poiché egli non ritiene chiaro per il lettore il senso della corrispondente parola italiana. Egli usa infatti “misero” al posto di “avaro” poiché l’accezione prevalentemente negativa data a tale aggettivo non rende bene la caratteristica che egli vuole esprimere: “colui che si astiene dall’usar troppo le cose sue”.Lo stile che adotta è esortativo e persuasivo nei confronti dei principi; di polemica verso coloro che avevano trattato dei vizi e delle virtù dei principi, prima di lui.La sintassi è scorrevole, infatti prevale la coordinazione ma tuttavia non mancano delle proposizioni subordinate soggettive ( E’ necessario che […]); inoltre i periodi sono quasi tutti brevi.
Per quanto riguarda le figure retoriche, Machiavelli utilizza diverse antitesi.
"E sanza quella occasione, la virtù dell'animo loro si sarebbe spenta, e sanza quella virtù la occasione sarebbe venuta invano."
"A uno principe è necessario sapere bene usare la bestia e l'uomo."
Capitolo I-II
Principati ereditari e nuovi
Capitolo III-V
I principati nuovi possono, a loro volta, essere misti o nuovi del tutto.
Capitolo VI-VII
a loro volta, i principati nuovi del tutto possono essere conquistati con la virtù e con armi proprie, oppure basandosi sulla fortuna e su armi altrui.
Capitolo VIII
Coloro che giungono al principato attraverso scelleratezze, per cui viene fatta la distinzione tra crudeltà "bene e male usata".
Capitolo IX
Si affronta il principato civile; in cui il rpincipe giunge al potere per volontà dei cittadini stessi.
Capitolo X
Come si debbano misurare le forze nei principati.
Capitolo XI
Si tratta dei principati ecclesiastici, in cui il potere è detenuto dall'autorità religiosa. Esempio: lo Stato della Chiesa.
De his rebus quibus homines et praesertim principes laudantur aut vituperantur
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