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La costruzione dell'Italia unita a.s. 2022/2023 (1^ parte)
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Pamela Grisei
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Updated Sep 3, 2023
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Chapters
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Chapter 1
01:11
Chapter 2
01:19
Chapter 3
02:22
Chapter 4
03:30
Chapter 5
04:21
Chapter 6
05:42
Chapter 7
05:44
Chapter 8
05:45
Chapter 9
05:47
Chapter 10
07:18
Chapter 11
07:48
Chapter 12
09:47
Chapter 13
11:26
Chapter 14
11:28
Chapter 15
12:50
Chapter 16
Audio Transcript
Auto-generated
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salve ragazze e ragazzi,
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con questa serie di brevi video andiamo a
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completare il programma di storia dello scorso anno.
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Se vi ricordate, siamo arrivati fino alla proclamazione del regno d'italia
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il
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diciassette marzo del milleottocentosessantuno rimaneva fuori
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tutta la parte finale del secolo l'ultimo scorcio del secolo dell'ottocento
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um che è un periodo storico molto importante perché è il periodo in cui
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di fatto l'italia che era stata unificata viene costruita c'era.
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Infatti un'intera nazione da da costruire da zero dal punto di vista
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politico, economico, fiscale, culturale, linguistico
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um e quindi ecco questa parte ha un necessario raccordo con
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il programma di storia del dell'ultimo anno del quinto anno.
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Per quanto riguarda la la storia italiana,
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noi un quinto iniziamo con l'italia getti.
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Questi video non faranno parte del programma di esame,
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però bisogna che comunque con queste cose le le conosciate saranno
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quindi oggetto della prima verifica di storia di tutta la classe,
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anche se poi non ci saranno nel programma di esame.
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Allora iniziamo innanzitutto con il vedere
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come vivevano gli italiani
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all'indomani dell'unità
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gli storici
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definiscono il periodo della storia
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d'italia che va dal milleottocentosessantuno,
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quindi dalla proclamazione del regno
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d'italia fino al millenovecentoquattordici,
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cioè fino allo scoppio della prima guerra mondiale.
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E qui gli storici questo periodo lo chiamano età liberale.
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Perché?
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Perché è un periodo abbastanza omogeneo dal
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punto di vista delle strutture dello stato,
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della forma politica e l'italia.
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Nasce come un tipico stato di tipo liberale,
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quindi in cui vengono garantite le libertà fondamentali dell'individuo.
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Ma se l'assetto istituzionale è stabile,
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l'italia attraversa in questo periodo
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tantissimi mutamenti sociali e culturali che
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trasformano rapidamente la neonata
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nazione italiana in uno stato moderno
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e che quindi le consentono di ridurre
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i divari rispetto a paesi europei che erano già uniti
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da tempo da secoli, come per esempio la Francia e L'inghilterra,
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e che erano già ampiamente industrializzati
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al momento.
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L'unità che vi ricordo non era ancora completa territorialmente,
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perché nel milleottocentosessantuno ancora mancano l'appello, il Lazio
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con Roma,
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il Veneto e il Trentino e il Friuli.
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Quindi ecco, questo Italia che è unita
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nel milleottocentosessantuno aveva circa ventidue milioni di
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abitanti che avevano un'età media di trent'anni.
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Quindi vedete una popolazione molto giovane
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appena il venticinque per cento sapeva leggere e scrivere
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e la maggior parte
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di questi
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la popolazione comunque era concentrata al nord,
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quindi l'alfabetizzazione era molto ridotta e concentrata al Nord.
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La maggior parte parlava e capiva soltanto il dialetto,
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quindi la lingua italiana di fatto rimaneva un fenomeno puramente letterario.
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La mortalità infantile era molto alta perché risaliva a
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il ventidue percento.
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Quindi vuol dire che il ventidue percento dei
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neonati morivano nei primi anni di vita.
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Le città erano molto numerose,
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ma questa sappiamo che è una caratteristica che
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L'italia aveva sin dai tempi del dell'impero romano.
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La città più popolosa era Napoli,
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al momento dell'unità con quattrocentocinquanta mila abitanti.
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Roma non era ancora capitale,
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comunque aveva circa la metà degli abitanti di Napoli.
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L'ottanta percento degli italiani viveva nelle campagne
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e il settanta percento degli italiani lavorava
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nelle campagne.
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Nelle città non c'erano ancora attività produttive significative.
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Um la l'economia era in tutta Italia tipica della società preindustriale.
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I sistemi di trasporto,
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di comunicazione e di irrigazione erano generalmente arretrati.
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Soprattutto mancavano collegamenti sia tramite ferrovia sia tramite strada tra
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il nord e il centro e il sud dell'italia.
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Il livello di vita della popolazione che
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abbiamo detto a maggioranza era contadina,
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era molto basso.
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Gli italiani erano abituati a mangiare pane, legumi, loro unica fonte di proteine,
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soprattutto al sud.
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Vivevano in abitazioni piccole, malsane spesso si trattava di di grotte.
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Se qualcuno di voi è stato
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a Potenza
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um
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a Matera scusatemi potete immaginare.
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Ecco come vivevano i contadini in quale situazione abitativa
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si trovassero
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e e spesso vivevano insieme agli animali
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e le famiglie erano molto numerose.
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La classe dirigente politica della prima fase
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è una classe dirigente essenzialmente piemontese o
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comunque del Nord Italia e ignora completamente
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la situazione sociale ed economica del centro-sud
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perché non c'erano mai stati, quindi non la conoscevano.
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Lo stesso primo ministro Cavour non era mai andato al di sotto di Firenze,
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anche perché, come dicevo prima, mancavano i collegamenti stradali e ferroviari.
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Quindi quando i primi politici italiani cominciarono
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a rendersi conto della realtà del paese,
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rimasero veramente sconcertati perché capirono che
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l'italia era formata da tantissime realtà
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linguistiche, sociali, culturali,
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alcune delle quali sembravano veramente arretrate.
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Cavour è stato il primo ministro, il primo primo ministro del dell'italia unita,
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ma è morto poco dopo l'unità perché
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muore il sei giugno del milleottocentosessantuno,
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avendo ricoperto in contemporanea anche
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la carica di ministro degli Esteri,
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il primo parlamento che venne eletto a Torino, che si riunì il diciassette marzo.
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Milleottocentosessantuno
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aveva una maggioranza moderata che si rifaceva alla politica di cavour e aveva
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una minoranza democratica e si rifaceva alle idee di mazzini e garibaldi.
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Queste due componenti, quindi la maggioranza cavouriano moderata
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e la minoranza mazziniana e garibaldina,
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prenderanno il nome rispettivamente di destra e sinistra storiche,
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dove l'aggettivo storico sta ad indicare il fatto che
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hanno avuto la importantissima funzione storica di costruire
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il nostro paese.
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La destra e la sinistra storiche però
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non vanno immaginate come dei partiti politici.
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Non avevano un uno stemma, un simbolo, non avevano un segretario,
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non avevano delle sedi, dei programmi comuni, non si riunivano in congressi.
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Erano soprattutto delle
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idee che univano
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gli uomini che sedevano in parlamento, quindi avevano delle delle idee simili.
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Spesso queste idee simili si limitavano ad essere idee
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di uomini che provenivano dalla stessa
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zona d'italia
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o
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dipendevano dal fatto di nutrire una certa stima verso il leader
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di quell'area politica
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in generale, comunque,
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um il gruppo dirigente della politica post unitaria era piuttosto omogeneo.
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Soprattutto erano o aristocratici o proprietari terrieri.
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Avevano una formazione culturale e politica molto simile.
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Quindi questo vale sia per la destra che per la sinistra storica?
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Um, anche se
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provenivano magari da zone geografiche diverse.
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Comunque questi politici rappresentavano sempre un'élite sociale,
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culturale ed economica.
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La destra storica, come vi dicevo prima,
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si ispirava alle politiche di Cavour e quindi a una destra
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di ispirazione liberale,
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per cui appunto, um,
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convinta che lo Stato dovesse tutelare il più possibile le libertà fondamentali
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dell'individuo come la libertà personale, il diritto alla vita,
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il diritto alla proprietà privata.
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È una destra liberista, quindi crede nella
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nell'asse fair,
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quindi nel libero mercato. È una destra laica
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che sulla scorta di Cavour crede nella separazione tra Stato
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e Chiesa ed è una destra centralista che quindi aveva sempre
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immaginato un'italia unita sotto un unico governo
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molto fedele alla corona e al Parlamento.
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La maggior parte dei leader della testa storica provenivano dal centro nord,
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quindi dal Piemonte
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e qui in particolare vi cito
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il ministro delle finanze Quintino Sella.
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Ecco, questo ricordatevelo perché è stato
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un ministro delle finanze molto duro, molto integerrimo,
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che voleva raggiungere il pareggio di bilancio.
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Perché L'italia nasce come un paese fortemente indebitato
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e introdusse la tassa più odiata della prima storia
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dell'italia unita la famosa tassa sul macinato, quindi sul grano macinato,
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sulle farine,
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tassa che verrà introdotta nel milleottocentosessantotto,
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una tassa odiata perché ricadeva sul pane e quindi sul cibo del popolo.
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Ma la destra aveva la destra storica,
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aveva leader che provenivano anche dalla Lombardia, dall'emilia.
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Molti meno erano i rappresentanti del sud,
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ma la vera e propria destra,
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quindi una destra conservatrice e clericale legata alla chiesa,
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non aveva rappresentanti in parlamento.
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Perché vi ricordo che
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papa pio nono aveva
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in pratica dissuaso i cattolici
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all'indomani dell'unità con il non expedit di occuparsi
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di
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politica e di andare a votare.
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La sinistra storica, invece,
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quella che entra come minoranza del primo parlamento italiano
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è una sinistra che, um
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ha colto molte delle idee di mazzini, ma
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non tutte
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è un'ide- una
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sinistra che ha rinunciato
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alla repubblica unitaria che voleva mazzini ma che
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ha accettato di far parte di un parlamento
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unito
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sotto la monarchia dei savoia.
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Quindi la sinistra parlamentare facevano parte
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molti ex garibaldini
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e mazziniani convertiti alla monarchia.
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Qui vi cito francesco crispi, di cui parleremo più avanti
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perché sarà il primo primo ministro siciliano
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giuseppe zanardelli,
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che invece era bresciano e che sarà
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il ministro della giustizia che scriverà il primo
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codice penale italiano
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nel milleottocentottantanove codice penale fondamentale perché
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abolisce la pena di morte.
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Poi ricordiamo anche la figura di Benedetto Cairoli
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l'unico dei cinque fratelli a
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essere sopravvissuto alle guerre risorgimentali e che
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diventerà poi il primo ministro nel milleottocentosettantotto.
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La base sociale della sinistra era la piccola e media borghesia delle città,
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quindi professionisti, intellettuali, commercianti, imprenditori.
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C'era anche qualche esponente che si faceva portavoce delle
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istanze degli operai del nord che non avevano ancora
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il diritto di voto,
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ma che cominciavano comunque a formarsi come
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nuclei
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nelle principali città industriali. Quindi Milano, Torino e Genova.
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Quando si trattò di scegliere che tipo di stato realizzare, prevalse l'idea di
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di individuare il sistema centrato sul modello napoleonico,
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quindi un unico governo leggi uguali per tutto il regno,
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funzionari che controllavano a cascata dal centro alla periferia.
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Vi ricordo che la maggior parte degli ideologi
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risorgimentali um era invece fuori del federalismo.
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Così cattaneo,
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così gioberti così ferrari
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solo mazzini voleva uno stato in Italia.
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Quindi come mai alla fine questi politici scelgono
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di creare uno stato unitario centrato,
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nonostante le evidenti differenze storiche,
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economiche e sociali che questa nazione aveva appena nata?
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Perché si temeva che
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creare un'italia federale
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potesse significare creare uno stato debole,
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uno stato che nasceva già debole,
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quindi prevalse la il bisogno di controllare il territorio
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così diversificato e sconosciuto.
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E soprattutto prevalse il bisogno di mantenere il controllo nel sud italia,
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che da subito, come vedremo attraverso fenomeni come quelli del brigantaggio,
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si mostrò decisamente riottoso ad essere a entrare
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a far parte di questa nuova nazione.
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Un altro aspetto dell'accentramento amministrativo fu la cosiddetta piemontesi
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del regno d'italia,
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cioè questa nazione
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nuova che nasceva non aveva leggi proprie,
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quindi vennero prese gran parte delle leggi
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che appartenevano a
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al piemonte,
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a partire dalla legge elettorale
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secondo cui potevano votare solo maschi che
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avessero almeno venticinque anni di età,
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che sapessero leggere e scrivere e che pagassero almeno quaranta lire di tasse.
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L'anno
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vuol dire che solo il due percento della popolazione totale
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poteva votare.
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Inoltre, la metà di questi due percento a votare non ci andava nemmeno,
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magari perché era cattolico, seguiva l'indicazione del papa.
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I collegi erano uninominali,
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ovvero il territorio era diviso in tante
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zone quanti erano i rappresentanti da eleggere
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