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Il Testo Argomentativo

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by

Francesco Giovenco

on 28 October 2015

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Transcript of Il Testo Argomentativo

Nel frattempo, in Thailandia...
"Fare qualcosa gratuitamente per gli altri
ti arricchisce la vita"
Com'è costruita
Il testo argomentativo
Rivediamo e analizziamo
Cosa racconta?

Chi è il protagonista?

E l'antagonista?
Let's work!
Considerazioni sulla pena di morte

di Bartolomeo Sorge
Se esaminiamo il problema della pena di morte sotto il profilo sociale e civile, rileviamo che le ragioni portate per giustificarla sono essenzialmente tre: la protezione della società, la dissuasione e l’espiazione-compensazione del male fatto.
La società – si dice – ha il dovere di proteggere i suoi membri contro i criminali, specialmente quando si moltiplicano i delitti particolarmente atroci, come quelli perpetrati dai terroristi. Ora, data l’inefficacia d’ogni altro mezzo di protezione (in primo luogo, del carcere), non resta alla società come mezzo veramente efficace di difesa se non la pena di morte. Si aggiunge, poi, che questa, per il timore che incute, è lo strumento più efficace per dissuadere i criminali dal commettere gravi delitti. Si afferma, infine, che chi uccide una persona innocente deve “pagare” l’assassinio con la propria vita: solo così si fa giustizia e si ristabilisce l’ordine violato.
Che cosa pensare di queste affermazioni?
Rileviamo, in primo luogo, che la società ha il dovere di proteggere i suoi membri contro i criminali, ma non può farlo con qualsiasi mezzo, bensì con quei mezzi che, da una parte, siano efficaci e, dall’altra, siano “umani”. La società cioè deve proteggersi dalla criminalità, mettendo il criminale in condizione di non poter fare del male agli altri; ma per raggiungere tale scopo non c’è bisogno di ricorrere alla pena di morte; basta rendere le carceri più sicure (ciò che non significa più crudeli). È questa la maniera “umana” di protezione della società; quella di proteggere la società con l’eliminazione fisica delinquente è “barbara”.
In secondo luogo, rileviamo che la pena di morte non ha la forza di dissuasione che comunemente le si attribuisce e che costituisce l’argomento più forte che si porta a suo favore, così espresso da Montaigne: «Non si corregge colui che è impiccato; si correggono gli altri per mezzo suo». Infatti la storia della criminalità moderna ci dice, per citare il parere di J. M. Aubert, che «è impossibile stabilire un legame certo tra l’abolizione della pena di morte ed un aumento della criminalità. Numerosissime inchieste internazionali su questo sogetto lo provano; in particolare quella del Consiglio economico e sociale dell’ONU mostra che la soppressione della pena di morte non comporta un’evoluzione sensibile della criminalità. In molti Paesi che hanno abolito la pena di morte o che non la mettono in pratica, la criminalità non è aumentata, nonostante la crescita della popolazione».
Del resto, se esaminiamo i casi concreti, ci si accorge che la prospettiva di incorrere nella pena di morte non è un freno per i criminali, tale da indurli a non commettere gravi delitti. Alcuni di essi, infatti, pensano di poter sfuggire alla cattura e di restare impuniti oppure ritengono che, anche nel caso che fossero presi, in un modo o in un altro potranno sfuggire alla morte. Altri sono talmente fanatizzati dall’ideologia che la prospettiva della pena di morte non incute loro paura. È il caso dei terroristi, per i quali la morte entra nel conto della loro milizia rivoluzionaria; essi sono consapevoli di poter perdere la vita nelle loro imprese criminali, ma non per questo desistono dall’uccidere. Quale potere di dissuasione potrebbe, quindi, esercitare su di essi la prospettiva della pena di morte?
In realtà, l’errore che si commette quando si parla di criminali e di terroristi è quello di attribuire loro il modo di pensare e di giudicare delle persone normali. Invece, la psicologia dei criminali (e, in particolare, dei terroristi) è profondamente alterata, perché è distorta, o dalla passione, o dall’ideologia e dal fanatismo.
D’altra parte, usare la pena come mezzo di dissuasione significa usare la persona del delinquente come mezzo per ottenere un fine. Ora, ciò è in contrasto con la dignità della persona umana, la quale dev’essere sempre fine e non può mai essere considerata e usata come mezzo.
Rileviamo, in terzo luogo, che, infliggendo la pena di morte a chi ha ucciso una persona innocente, non si fa giustizia e non si ristabilisce l’ordine violato. Si farebbe giustizia se con la morte dell’assassino si rendesse la vita a chi l’ha perduta; invece, con la pena di morte non si rende la vita all’innocente, ma la si toglie pure all’assassino. C’è, dunque, una compensazione, ma è nella morte, non nella vita; nel “male”, non nel bene. Al male fatto si aggiunge un altro male, poiché, indubbiamente, infliggere la morte – sia che l’infligga un assassino, sia che l’infligga la società – è sempre obiettivamente un male. Si può, dunque, parlare di vendetta, di legge del taglione – “vita per vita” – ma non di giustizia, se non nel senso negativo di “rendere male per male”. Con la pena di morte, dunque, si fa giustizia, ma solo in apparenza.
Tanto meno si ristabilisce l’ordine violato. Questo, infatti, si ristabilisce quando il reo si pente del male fatto e si rimette sulla buona strada facendo bene; non si ristabilisce, invece, approfondendo il solco dell’odio, con l’aggiungere ad una morte (quella dell’innocente) un’altra morte (quella del suo assassino). In altre parole, il male va compensato non con il male, ma con il bene. Altrimenti, non si ristabilisce l’ordine, ma si accresce il disordine.
Presi singolarmente, questi argomenti contro la pena di morte possono non apparire del tutto convincenti o lasciare adito a qualche perplessità. Non a caso si è sempre discusso e ancora oggi si discute se sia possibile dimostrare che la pena di morte vada chiaramente respinta in ogni caso come immorale. Tuttavia, se vengono presi globalmente, ci sembra che la convergenza di tanti argomenti contro la pena di morte costituisca una prova, che a noi pare particolarmente solida e convincente.
Presentazione del problema e sua circoscrizione
Tesi n° 1:
La pena di morte è un mezzo efficace per proteggere la società.




Antitesi n° 1:
Non si possono usare mezzi barbari per garantire diritti, pena la costruzione di una società non umana.
Tesi n° 2:
La pena di morte dissuade da fare il male.
Tesi n° 3:
La pena di morte compensa il male fatto con la morte di un altro uomo.
Antitesi n° 2:
Non esistono prove che la pena di morte diminuisca la criminalità, anzi i Paesi che l’hanno abolita non hanno registrato aumenti di criminalità. Inoltre, la paura di incorrere nella pena di morte non è un freno (vedi criminali e terroristi).
Antitesi n° 3:
Infliggendo la pena di morte a chi ha ucciso una persona innocente non si fa giustizia e non si ripriostina l’ordine violato, non si compensa alcunché.
Conclusione:
Tirando le somme sulla questione e sui punti trattati, il risultato è un'argomentazione convincente.
Oltre al nostro beneamato tema...
Cos'è?
NON DIMENTICARE
- di rinforzare la tesi e le sue argomentazioni con esempi rilevanti;
I connettivi sono una facenda piuttosto complessa...
(Ecco qui un insegnante
dopo che ha finito di spiegarli...)
...ma almeno posso darvi uno specchietto riassuntivo
Connettivi GERARCHICI:
- per presentare il primo argomento: IN PRIMO LUOGO …, PER COMINCIARE…, INNANZITUTTO…, PRIMA DI TUTTO…, PER PRIMA COSA…, ecc;

- per presentare il secondo argomento: ( IN SECONDO LUOGO … , INOLTRE …, IN AGGIUNTA A CIO’…, SECONDARIAMENTE…, POI… ecc.);

-per presentare l’ultimo argomento: ( INFINE …, PER CONCLUDERE …, PER FINIRE …, ecc. );

- per introdurre un’opposizione di idee ( = antìtesi ): ( MA…, DA UNA PARTE … DALL’ALTRA…, D’ALTRO CANTO…, ALCUNI RITENGONO CHE…, ALTRI PENSANO CHE…; GLI UNI SOSTENGONO CHE…, GLI ALTRI, AL CONTRARIO …; DA UNA PARTE C’E'
CHI SOSTIENE…, DALL’ALTRA INVECE…; ecc. );

- per introdurre una conseguenza logica: DI CONSEGUENZA…, DUNQUE…, NE CONSEGUE CHE…, IL RISULTATO È CHE…, ecc. );

- per esprimere le proprie idee ( solo nella sintesi !!! ):
( DAL MIO PUNTO DI VISTA…, PER QUANTO MI RIGUARDA…, LA MIA OPINIONE E’ CHE…,
RITENGO CHE …, SONO GIUNTO ALLA CONCLUSIONE CHE…, ecc.).

Connettivi LOGICO-SEMANTICI:
- CONNETTIVI CAUSALI : servono per introdurre le argomentazioni a sostegno delle tesi ( INFATTI…, NON A CASO…, DATO CHE…, POICHE’…, PERCHE’ …);

- CONNETTIVI AGGIUNTIVI: vanno usati per aggiungere ulteriori argomentazioni ( E…, ANCHE…, INOLTRE, PER DI PIU’, AGGIUNGIAMO IL FATTO CHE …);

- CONNETTIVI CONCESSIVE: si usano per introdurre le eventuali obiezioni alla tesi o al discorso presentato.
( SEBBENE, NONOSTANTE CIO’, AMMETTENDO CHE…, ANCHE SE E’ VERO …, SE E’ VERO CHE … );

- CONNETTIVI AVVERSATIVI: si usano per confutare ( = ribattere un’affermazione per dimostrarla errata o infondata ) le eventuali obiezioni. ( MA…, INVECE…, PER ALTRO…, TUTTAVIA… );

- CONNETTIVI CONCLUSIVI: introducono la sintesi , cioè la conclusione del ragionamento ( QUINDI…, PERCIO’…, DUNQUE…, IN CONCLUSIONE…, CONCLUDENDO …).

E adesso basta, ché più tardi c'è il tema!
(studente dopo che ha studiato i connettivi)
È una pubblicità
Contiene un messaggio sotto forma di tesi
- di dare un ordine alle argomentazioni (per es. : ordine crescente);


- di usare i CONNETTIVI
Perché studiare il testo argomentativo?
- perché oggi pomeriggio c'è il tema,
- perché all'esame, a giugno, c'è il tema;

- perché alle superiori, qualunque esse siano, ci sono e ci saranno sempre TEMI!!!


- ma soprattutto perché la lettura e la scrittura consapevoli ci rendono persone capaci di interpretare meglio la realtà e di non subirla.
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