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VITTORIO ALFIERI

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Noe Du

on 15 September 2015

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Transcript of VITTORIO ALFIERI

L'IDEOLOGIA
CONFRONTI
LE
OPERE

La vita
Le opere
politiche

Le
Satire

Le
Commedie

Le
Tragedie

Le Rime
"Puerizia"
"Adolescenza"
"Giovinezza"
"Virilità"
Presentiamo qui la biografia di Alfieri proponendo una suddivisione in "epoche" ispirata a quella che egli stesso fa nell'autobiografia "Vita scritta da esso", della quale torneremo a parlare più avanti:
"Nella città di Asti, in Piemonte, il dì 17 gennaio dell'anno 1749, io nacqui di nobili, agiati ed onesti parenti". Con queste parole Alfieri presenta se stesso nella "Vita"; egli infatti si compiaceva della nacita nobile, la quale, garantendogli sempre l'indipendenza economica gli consentiva di essere libero da qualsiasi forma di servitù intellettuale e di dedicare tutto il suo otium alla letteratura.

Sin da bambino Alfieri rivela una tendenza alla solitudine e alla malinconia, unite però a una volontà particolarmente caparbia -
"vòlli, e vòlli sempre, e fortissimamente vòlli"
è la celebre frase contenuta nella Lettera responsiva a Ranieri de'Calsalbigi, con la quale il poeta esprime il fermo intento di dedicarsi appieno alla poesia tragica, frase divenuta oggi proverbiale per esprimere la tenace volontà di perseguire un obbiettivo.

A nove anni compie i primi studi presso la Reale Accademia di Torino. Più tradi Alfieri parlerà di questi anni come di un periodo di "ineducazione", data la formazione arida e pedantesca dell'Accademia.
Uscito dall'Accademia, il diciottenne Alfieri segue un costume molto diffuso fra i giovani aristocratici dell'epoca, quello del
"grand tour"
:
fra il 1767 e il 1772
compie infatti numerosi viaggi in Italia e in Europa.

Per la nobiltà europea l'uso dei viaggi si inserieva in quello spirito cosmopolita proprio dell'età dei Lumi; ma il giovane Alfieri non si spostava per conoscere nuovi luoghi o costumi o per accumulare esperienze, ma era come se si volgesse di continuo in fuga, mosso da un
senso inappagabile irrequietezza e scontentezza
.
Fuggiva quindi da un luogo all'altra cercando invano di colmare
il vuoto dentro di sè
.

Seppur compiuti con un simile stato d'animo questi viaggi permettono ad Alfieri di acquisire una concerta esperienza sulle condizioni politiche e sociali dell'Europa di quegli anni: il giovane poeta si trova così d fronte ai grandi regimi assolutisti e il suo animo irrequieto e ribelle sviluppa un
odio acceso ed esasperato nei confronti della tirannide
.
L'odio per la tirannide
L'esasperato individualismo e l'egocentrismo propri del carattere del giovane Alfieri presto lo inducono a scontrarsi con la situazione storica e politica in cui vive: il Piemonte sabaudo è oppresso da un assolutismo che esercita un rigido controllo su tutte le forme di vita associata e da un'aristocrazia ad esso assoggettata.
Alfieri fugge da questo ambiente soffocante viaggaindo per cinque anni in Europa, ma ovunque vada si scontra con diverse forme di assolutismo monarchico. Nasce così nell'animo del poeta un radicato odio nei confronti della tirannide -e del tiranno- che sarà il punto centrale di tuuta la sua riiflessione.

Attenzione

però: Alfieri non critica una particolare forma di governo che egli ritiene "tirannica", ma rifiuta il potere in sè, in assoluto e in astratto, poichè
ogni forma di potere è iniqua e oppressiva:
quindi
ogni forma di potere è tirannide.
Per questa ragione ogni volta che condanna una forma di potre Alfieri non è in grado poi di proporre un ordinamento alternativo, concreto e praticabile.
La libertà
Avendo ora compreso cosa Alfieri intende per "tirannide", analizziamo ora il concetto di libertà che egli esalta proprio contro la tirannide.
Non
si tratta di un qualcosa con deineati contorni sociali, politici o economici, nè si tratta di
un progetto definito di Stato
, ma "è piuttosto espressione di un esasperato individualismo [...], ansia di totale realizzazione di sè, di integrale e illimitata
affermazione del proprio io
[...] una libertà riservata all'
aristocrazia dello spirito
.
L'ambialente rapporto con l'aristocrazia
Se da una parte, come abbiamo visto, Alfieri accusa l'aristocrazia sabauda di essere vilmente osseqiosa al potere tirannico, dall'altra egli non rinnega la sua appartenenza a questo ceto aristocratico; anzi esalta la naturale supremazia della classe nobiliare e la sua funzione di guida nella società.

Ricordiamo che è proprio grazie alla nobiltà della famiglia che Alfieri può permettersi di dedicare tutto il suo tempo alla sua vocazione letteraria, senza dover esercitare alcuna professioe.

L'
aristocrazia spirituale
cui il poeta indirizza i suoi testi viene così, inevitabilmente, a coincidere con l'
aristocrzia di sangue
, colta ed erudita, alla quale Alfieri contrappone il nuovo ceto emergente: la borghesia.
La critica alla borghesia
Alla "gente nuova" Alfieri non riconosce alcun diritto se non quello di restare al proprio posto ed obbedire alle direttive della nobiltà.

Esprime chiaramente le sue posizioni in due Satire.
Contro la borghesia:


La plebe
La sesquiplebe
("plebe una volta e mezzo")
Contro l'aristocrazia
:
I Grandi
: qui la polemica anti aristocratica assume toni più blandi rispetto a quelli delle opere politiche. Si ribadisce il ruolo dell'aristocrazia come guida della società.
Contro l'Illuminismo:
Antireligioneria
: in difesa della religione conto l'ateismo illuministico in quanto consolatrice e garante dell'ordine sociale;
Filantropineria
: critica all'egualetarismo che vorrebbe estendere i diritti civili anche alle classi inferiori.
Commercio
:
critica allo spirito mercantile dell'età dei Lumi.


quattro commedie che sono satira allegorica delle varie forme di governo (la monarchia ne
"L'uno"
, l'oligarchia ne
"I pochi"
, la democrazia ne
"I troppi"
) cui Alfieri contrappone una forma alternativa, non ben definita, che è fusione di queste (
"L'antidoto"
) e che pone comunque al comando l'aristocrazia.
Commedie
di argomento morale:
Finestrina:
critica contro la corruzzione dell'umanità, mossa solo dall'interesse e dalla cupidigia.
Il divorzio:

critica al cicisbaismo. E' la commedia più allegra.
Le commedie politiche:
1800-1803
Sono testi mediocri, dai toni amari e cupi. Rivelano un poeta ormai stanco.
1786-1797
Testi di polemica contro la realtà contemporanea.
Testi lirici a carattere fortemente autobiografico scritte lungo tutto l'arco dell'esistenza del poeta e che nascono in qualità di "diario" personale. Ebbero due pubblicszioni: una nel 1789 e una postuma nel 1804.


Petrarchesco
nei contenuti (tematica dell'io lacerato), ma non nelle forme: in Petrarca tutto è limpido e armonioso, Alfieri usa un linguaggio aspro, spezzato da pause, ricco di inversioni.
Tematiche:

L'io passionale
, che cede al sentimento e non alla ragione;
La morte
vista come estrema prova della grandezza dell'io;
Il paesaggio

proiezione dell'io .
Stile:
Tacito orror di solitaria selva
di sì dolce tristezza il cor mi bea,
che in essa al par di me non si ricrea
tra' i figli suoi nessuna orrida belva.

E quanto addentro più il mio piè s'inselva,
tanto più calma e gioia in me si crea;
onde membrando com'io la godea,
spesso mia mente poscia s'inselva.

Non ch'io gli uomini abborra, e che in me stesso
mende non vegga, e più che in altri assai;
nè ch'io mi al buon sentier più appresso;

ma non mi piacque il vil secol mai:
e dal pesante regal giogo oppresso,
sol nei deserti tacciono i miei guai.
Dalle
Rime
26 agosto 1786
Dato il carattere autobiografico di questi componimenti ognuno di essi è sempre accompaganto da una data.
1777-1799
Sono opere la cui stesura occupa quasi tutta la vita dell scittore. Nel loro complesso tracciano una linea di involuzione ideologica che parte dagli anni giovanili e termina poco prima della morte di Alfieri.
Della Tirannide
1777

Tratto
contro l'assolutismo illuminato
: secondo alfieri il dispotismo moderato vela la brutalità del potere e assopisce i popoli. E'quindi una forma di tirannide peggiore dei regimi apertamente estremi e oppressivi;
Posizioni critiche nei confronti di
aristocrazia
, esercito e clero, forze assoggettate al tiranno;
Esaltazione del
"liber'uomo"

contro il tiranno;
Invito all'
insurrezione popolare
.

Panegerico
di Plinio a Traiano
1785

Perdita dell'impeto rivoluzionario: si immagina un principe che spontaneamente deponga il potere.
Sarebbe dovuto seguire un altro trattato intitolato
Della Repubblica
in cui veniva definito il nuovo ordine sociale sorto in seguito all'insurrezione. Non verrà mai composto.
Della virtù sconosciuta
1786

Approfondisce un tema affrontato nella
Tirannide
: la necessità dell'uomo libero di ritirarsi in sdegnosa solitudine per non essere reso schiavo come gli altri;
L'eroismo
non
è
più combattere, ma
rinunciare
.
Del Principe e
Delle Lettere
(opera in tre libri)
1786

Alfieri rivaluta le posizioni prese nella
Tirannide:
prima esaltava la superiorità dell'agire sullo scrivere, adesso invece proclama
la superiortà della letteratura
su ogni altra attività;
l
'
aristocrazia
, prima duramente criticata viene ora esaltata per la sua naturale
superiorità morale
.
"Il dire altamente le cose, è un farle in gran parte"

Per questo, dice Alfieri, la poesia è superiore all'azione. Per questo Omero è più grande di Achille, le cui imprese rimarebberro prive di gloria se non vi fosse il poeta a cantarle.
Il Misogallo

1793-99

Rappresenta l'
ultima fase

del percorso di ideologia politica di Alfieri.
Trova espressione l'
odio antiriluzionario
nei confronti della Francia (misèin=odiare, Galli=sono i Francesi).
Alfieri condanna la Rivoluzione illumistica e borghese e ribadisce i
privilegi della casta nobiliare
.
Presenta patriottici e profetici: Alfieri aupica che il popolo italiano si ribelli al dominio francese, in modo
che l'Italia risorga "virtuosa, magnanima, libera e una"
. E' l'idea di
Nazione

che si oppone al cosmopolitismo.
Alfieri e la
Rivoluzione Francese
Il "nazionalismo" alfieriano sarà una delle componenti fondamentali della visione romantica di Nazione.
Alfieri guarda con simpatia ai primi moti rivoluzioni che agitano la Francia nel 1789.
Vede la Rivoluzione come affermazione concreta dell'
astratto ideale di libertà
che egli va sempre vagheggiando.

Poi però quando la Rivoluzione assume contorni più marcatamente sociali ed economici e quando la borghesia inizia a definire il nuovo assetto politico, ponendosi a capo di questo, il poeta si ritira in un atteggiamento di sdegoso isolamento.
Secondo lui, infattti, i borghesi, con la loro avidità di potere e di ricchezze, contaminano il puro ideale di libertà, che appartiene a
pochi spiriti privilegiat
i.
In opere quali
Del Principe e Delle Lettere
e
Il Misogallo
, Alfieri identificherà questi spiriti privilegiati con l'aristocrazia.
Aristocrazia morale e aristocrazia di sangue vengono quindi a coincidere.
Titanismo
ed eroismo
Il pessimismo
Il tiranno
e il liber'uomo
Quello del titanismo è un concetto presente nelle opere di Alfieri a partire dai primi scritti politici sino ai capolavori tragici come
Saul
.

E'ansia di infinita grandezza e libertà che si scontra con tutto ciò che è invece limite (lo Stato, la società, Dio).
Lo scontro titanico è sempre fra
l'io
e
la realtà esterna
(o meglio l'io percepito come esterno- vedi:
Il pessimismo
e
Saul
).
Titanico è l'eroe che si oppone con la sua grandezza interiore a tutto ciò che sta fuori di lui.
Lo scontro titanico, tuttavia, implica sempre per l'io l'inevitabilità della sconfitta.
Questo poichè l'io è consapevole dell'effettiva pochezza e insufficienza dell'uomo. Avverte cioè che i
l più grande limite non è fuori ma dentro di sè.
Due faccie della stessa medaglia
Così come liber'uomo e tiranno anche titanismo e pessimismo non sono tendenze opposte, ma complementari: la volontà di infinita affermazione dell'io genera inevitabilmente nell'io stesso un senso di trasgressione che diventa senso di colpa, il limite che ostacola l'eroe e gli fa scoprire la sua piccolezza di uomo, gettandolo in uno stato di sconforto.
Si tratta di due figure gigantesche, molto simili e fra loro complementari.
Sono entrame tese all'affermazione della propria superiorità individuale sopra ogni limite.

La segreta ammirazione per il tiranno
Per queste ragioni oltre che nei confronti dell'uomo libero Alfieri nutre una certa ammirazione anche pert il tiranno, memblema di una volontà estrema, possente, quasi superumana.
Il fascino per i paesaggi orridi
Durante i suoi numerosi viaggi ciò che più affascina il giovane Alfieri sono i paesaggi desolati e orridi del Nord: le selva scandinave con il loro "vasto e indefinibile silenzio", i deserti dell'Arragona che suscitano "immagini e terribili, e liete e miste, e pazze".





E' con questi paesaggi che l'io del poeta si sente in sintonia e nei quali proietta le sue emozioni.
L'albero dei corvi,
Caspar David Friedrich
Il naufragio della speranza,
Caspar David Friedrich
Tempesta di neve,
William Turner
Rientrato a Torino conduce inizialmente la vita oziosa di un "giovin signore", chiuso nella sua solitudine.
La sua depressione è aggravata dal "tristo amor" per la marchesa Gabriella Turnetti di Prié.
Intanto si dedica alla lettura degli illuministi francesi (Voltaire, Rosseau, Helvétius) e delle
Vite
di
Plutarco
.
Proprio la lettura di Plutarco solleva nel giovane Alfieri quel "trasporto di grida, di pianti e di fuori" che accresce ancor più il desiderio di grandezza che è in lui sin dall'adolescenza.
A questo periodo risalgono i primi tentativi di scrittura, come la società letteraria che nel 1772 fonda insieme agli amici.
Il
1775
è l'anno della
"conversione"
(come la definisce Alfieri stesso): la sua prima tragedia
Antonio e Cleopatra
viene rappresentata a Torino ottenendo un enorme successo. Così Alfieri scopre la sua
vocazione di poeta tragico
e ritiene di aver trovato lo scopo capace di riempire e dare un senso alla sua vita.

Decide di scrivere le proprie tragedie in italiano, ripudiando il francese e per questo motivo soggiorna a lungo a Fireze dove incontra anche il suo "degno amore", la contessa di Albany, Louise Stolberg. L'esistenza del poeta sembra avere finalmente uno scopo.

Nel 1785 egli si trasferisce a Parigi gli anni della Rivoluzione francese assume posizioni prima favorevoli e poi critiche nei confronti dei Francesi.

Nel 1792 torna poi a Firenze, dove muore nel 1803, consumato da un odio sempre più forte per la Francia.
1789: saluta la presa della Bastiglia con un'ode,
Parigi sbastigiato
.
Alfieri e Goldoni: due modi di fare teatro
Mettiamo ora a confroto i due più grandi autori tetarali del Settecento.

Premessa
: ciò che influenza innanztuttil diverso modo di afre tatro di questi due autori è la differente estrazione sociale.
Alfieri
era di stirpe
nobile
,
Goldoni
era figlio di un medico
borghese
.
Il pubblico:
Alfieri
: pubblico selezionato di aristocratici colti e raffinati, "nobili di spirito e di sentimenti".
Goldoni
: borghesia veneziana, che vuole spettacoli in cui riconoscersi.
Il genere:

Alfieri
: tragico, che più si adatta ai sentimenti elevati e alle forti passioni di cui vuole parlare;
Goldon
i: comico, in risposta ai gusti del pubblico contemporaneo.
Lo stile:
Alfieri
: pronto e deciso come l'azione tragica. Linguaggio aulico.
Goldoni:
più disteso e tranquillo, come è la realtà. Linguaggio "quotidiano" e realistico.
I personaggi:
Alfieri nell'
Antigone
inserisce cinque frasi in un endecasillabo:
"Sceglti?" "Ho scelto" "Emon?" "Morte" "L'avrai"
Alfier
i: eroi magnanimi dalle personalità possenti, superumani ed estremi nella loro tensione vero la libertà;
Goldoni
: "eroi" di una società in trasformazione, sono l'incarnazione dello spirito borghese, dinamico e senza troppi scrupoli quando si trattadi tornaconto personale.
Nel 1775 Alfieri rappresenta la sua prima tragedia, Antonio e Cleopatra e scopre proprio nella scrittura tragica quella forma di esercizio ascetico in cui trovfinalmente la
catarsi
della sua inquietudine e il fine della sua esistenza.

Oltre che svolgere questa funzione di catarsi sul poeta, secondo Alfieri, il teatro tragico deve anche "delectare et docere"
volontà di trasmettere elevate virtù morali.
Perchè il gener tragico?

Per tradizione la tragedia è
il genere più sublime

e rappresenta figure eroiche ed ecczionali: essa è perciò il genere più adatto ad esprimere il titanismo alfieriano;
All'epoca di Alfieri si riteneva che all'Italia mancasse
un grande poeta tragico
, all'altezza degli antichi e della commedia francese del secolo precendente (Corneille, Racine).
Caratteri stilistici:
poetica teatrale di
stampo classicistico
: divisione in 5 atti, unità aristoteliche (unità di tempo, di spazio, d'azione);
asciuttezza e coincisione: alla base dell'ispirazione poetica deve esserci uno slancio passionaleche si manifesta nel
dinamismo dell'azione
e nella
tensione verso la catatrofe

POLEMICA CONTRO LA TRAGEDIA FRANCESE:
no ai patetismi sentimentali, no all'andamento cantilenante, no ai perosonaggi secondari. Alfieri riduce tutto all'essenziale per mettere in risalto l'azione tragica in tutta la sua incalzante dinamicità;
uso di
parole aspre e antimusicali
, di variazioni di ritmo, di pause di fratture per evitare il raffreddamento della tensione.
Tematiche:
intreccio tra affetti famigliari e potere;
scontro eroe-tiranno.
!!
Fra le altre ragioni di cui abbiamo parlato (vedi: Le opere, Le ragedie), Alfieri scriveva tragedie -che sono il genere teatrale più sublime e arduo anche al fine di escludere il pubblico borghese che affollava i teatri e che tanto amava Goldoni.
VITTORIO ALFIERI
Analizziamo ora qui due celebri tragedie alriane "Mirra" e "Saul", le quali, più di altre, sono utili per comprendere da vicino le caratteristiche che rendono la poesia tragica di questo autore così peculiare.
Mirra
TRAMA
: Mirra, promessa sposa di Pireo, è ossessionata da una passione segreta per il padre Ciniro, che cerca di soffocare sposando il promesso e allontanandosi dalla reggia. Tuttavia l'ossessione la spinge al delirio e fa intendere di non gradire il matrimonio, così Pireo si suicida. Mirra si dichiara al padre, lasciandolo attonito. Avendo confessato la sua empietà, la filgia si toglie la vita con la spada del padre.
TEMI
: nella Mirra culmina la focalizzazione sul conflitto interiore. Il tema è tratto dalla mitologia, ma riprende anche le Metamorfosi di Ovidio. La protagonista si isola per nascondere la sua passione inammissibile. Il tema del combattimento viene qui presentato in uno spazio intimo, psichico e la rivelazione finale appare quasi come una liberazione interiore.
Saul
Vita scritta da esso
scritta a Parigi nel 1790; rivista a Firenze tra il 1798 e il
1803
, anno della morte;
è un'
autobiografia
il cui intento primario è ricostruire il delirsi della
vocazione

poetica
, vista il centro attorno cui l'inera esistenza di Alfieri si organizza, acquistando senso e valore.
TRAMA
: la scena si svolge sul campo di battaglia di Gelboè, che vede opposti Ebrei e Filistei. Saul, il vecchio re d'Israele, ha disubbidito al volere di Dio risparmiando la vita a un nemico sconfitto e avverte di aver perso il favore divino. Il genero di Saul, David,è propenso a diventare il nuovo re, ma viene cacciato dal primo che si sente minacciato. David allora torna nell'esercito e dichiara lealtà al re, ma Saul ascolta le preghiere della sposa del soldato e lo riaccoglie. Ma la sua mente è offuscata dall'insicurezza e sconvolta da visioni di congiure che spingono David a fuggire. In un momento di lucidità Saul si toglie la vita per preservare la sua dignità di re.
TEMI:
nel Saul vengono condensati e portati ai massimi termini i grandi temi della poetica alfieriana.: il titanismo supermano e l'umano conflitto di foe interiori.
Saul è il titano che si scontra con l'esterno, che qui è un esterno eccezionalmete grande: Dio.
Non vi è tuttavai trascendenza: lo scontro con Dio non èavveien infatti sul piano oggettivo, ma viene percepito soggettivemente da Saul. Quello che Saul chiama Dio non è altro che una funzione del suo animo. L'io si scinde ed entra in conflitto con se stesso, la tragedia si svolge tutta nella psiche dell'eroe. Per questo alla tensione titanica si unisce il senso di colpa che porta Saul alla sconfitta (pessimismo alfieriano).
Alfieri e la Stolberg
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