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A zonzo per le vie dell'antica Atene

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by

Luca Morichi

on 8 January 2016

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Transcript of A zonzo per le vie dell'antica Atene

Autore:
Paolo Venti
Casa editrice:
Agenzia Libraria Editrice
Editio princeps : 2004
Redattore/Redattrice:
Mirella Lirussi e Stefano Sigismondi
Ekklesìa
INTRODUZIONE
Il libro racconta le avventure di due giovani ragazzi, Agamédes e Theophànes, che vivono nell'antica Atene del IV secolo a.C. ,che spinti da una grande curiosità viaggiano per le tappe fondamentali della società greca. In ogni capitolo viene affrontato e approfondito ognuno di questi temi grazie alle spiegazioni di persone e esperti che i ragazzi troveranno durante il loro viaggio.
Il primo tema che viene affrontato è il pilastro fondamentale della politica ateniese,
l'ekklesìa
. L'ekklesìa nella Grecia antica era l'assemblea di tutti i cittadini convocata periodicamente per deliberare intorno a problemi della
polis
. Ad Atene essa si svolgeva nell' agorà, poi fu trasferita sul colle della Pnice. Gli ateniesi vi partecipavano numerosi perché era lo spazio in cui più chiaramente si esercitava il proprio ruolo di cittadino.
agorà di Atene
la piattaforma degli oratori sul monte della Pnice
Nel racconto i protagonisti sono incuriositi dall'assemblea alla quale non hanno mai partecipato e cercano di entrare di nascosto per assistervi. In un primo momento vengono fermati dalle guardie ma successivamente vengono introdotti dall' arconte Euthymìdes che loda e colma la loro curiosità.
Thèion
Il secondo capitolo tratta di un altro tema fondamentale nella società greca, quello della vita religiosa della città. Più nello specifico viene riportata la Festa delle Panatenee, festa in onore della dea Atena Polìade. Ogni quattro anni c'erano le Grandi Panatenee negli altri anni invece le Piccole Panatenee. Le celebrazioni si svolgevano nel mese di agosto nel mese di Ecatombeòne e duravano giorni fino nove giorni
Frammento di fregio dal Partenone con la gara dei cavalieri nella processione delle Panatenaiche
Nel racconto i due giovani assistono alla festa in onore alla Dea, dove per la prima volta attraverso le spiegazioni di un sacerdote il vero significato della
thèion
(il sacro) che non è presente solo nel tempio o nella statua bensì ovunque.
Pellegrinaggio a Delfi
Il capitolo terzo ci porta all'
omphalos
(all'ombelico del mondo) presentandoci un argomento di estrema importanza nella cultura religiosa greca, il pellegrinaggio a Delfi. Gli uomini interpellavano la pizia spinti dal desiderio di conoscere il futuro, questa era interrogata su ogni genere di argomento dall'esito di una guerra alla possibilità di avere figli.

Tempio di Atena
Nel racconto Agamédes e Theophànes si recano insieme al padre in pellegrinaggio a Delfi per interpellare l'oracolo su alcune questioni di stato. Mentre il padre è occupato con l'oracolo i ragazzi vengono lasciati a
Okikles
un sacerdote con il quale riflettono sulle due incisioni presenti nel tempio:
MEDEN AGAN
(nulla di troppo) ovvero la legge della misura con la quale il Dio invita le persone ad evitare ogni eccesso (hybris) e
GNÒTHI SAUTÒN
(conosci te stesso).
La commedia
La risata, il divertimento, la capacità di accettare con ironia la vita furono aspetti molto importanti per la civiltà greca.Il sorriso era segno di impermutabilità e perfezione, la democrazia stessa accettava la possibilità di schernire le persone di rilievo.
Nel racconto viene presentata la festa delle
Lenèe
in onore del
Dio Dioniso Lenèo
che si svolgeva nel mese di
Gamelione
(gennaio/febbraio). In questa occasione venivano rappresentate commedie in cui si prendevano in giro gli uomini politici, i vizzi degli ateniesi, e gli dei.

Durante la rappresentazione ai due giovani sorgono dubbi riguardo alla derisione di istituzioni e riguardo alla risata vista come una cosa "malvagia". A questi dubbi interviene un vecchio il quale li aiuta a comprendere il fondamentale bisogno della risata.
L'AUTORE IN SINTESI
Paolo Venti È nato a Spilimbergo (Pn) il 30 novembre 1963, risiede a Travesio (Pn), insegna lettere classiche al Liceo “Leopardi Majorana” di Pordenone. Ha pubblicato una antologia dei poeti friulani della Destra Tagliamento Quatri fues di argjelut nel 1998, ha tradotto dal greco in friulano le Opere e i giorni di Esiodo. Ha pubblicato testi scolastici relativi al mondo classico (Il nostro greco quotidiano per Le Monnier, A zonzo per le vie dell’Antica Grecia e A zonzo per le vie dell’antica Roma per Agenzia Libraria), organizza mostre d’arte con l’Associazione Medianaonis e partecipa a varie iniziative culturali nel territorio. Si è interessato in vario modo di poesia e volontariato. Nel 2009 ha percorso in bicicletta il cammino di Santiago fino a Finisterre con tanto di vuelta per la via del Norte, rigorosamente da solo. Pedalerà ancora un po’ perché la disperazione non gli è passata ancora.


IL PRIMO SIMPOSIO DI AGAMEDES
Il termine simposio indica etimologicamente il fatto di bere insieme. Ci si trovava a casa di un ospite e dopo la cena si iniziava a bere una mistura di acqua e vino. Le regole venivano stabilite da un "
simposiarca
" una sorta di capotavola nominato all'inizio della serata. Questa particolare celebrazione era aperta solo ai maschi è estremamente fondamentale nel mondo greco perché è il momento in cui i ragazzi facevano il loro ingresso nella società. Il simposio ci viene documentato principalmente da scrittori e da raffigurazioni vascolari.
Una scena di simposio su un vaso attico a figure nere (VI secolo a.C.)
Nel racconto viene riportato il primo simposio dei protagonisti. Essi si recano insieme ai padri a casa di Kallisthénes e dopo la cena una volta scelto
Philìppos
come simposiarca il quale aveva deciso come tema della serata "
il bene della polis
" si diede inizio alla celebrazione alternata da canti (accompagnati dalle
auletrìdes
,"musiciste" l'unica pres enza femminile) e bevute di vino.
Rapsodo
Il termine rapsodo indica il cantore-improvvisatore di versi epici in esametri. Il nome deriva probabilmente o dal fatto che il rapsodo portava come segno distintivo un bastone ricurvo noto come
rhabdos

o dal fatto che nel cantare egli univa diversi pezzi imparati a memoria e riadattati alla circostanza (
rhapto
=
cucire).Il rapsodo per antonomasia in Grecia era
Omero
, il poeta dell'Iliade e dell'Odissea
Nel racconto si narra l'incontro tra Agamédes e Theophànes. I tre discutono su cosa sia davvero la poesia, ossia un dono delle muse, che sono figlie di Zeus e Mnemosyne, la dea della memoria, perché la poesia nasce dal bisogno di ricordare. In aiuto alla memorizzazione dei versi ci sono il metro, il ritmo e le figure retoriche che servono a conservare oltre alle parole anche i suoni in modo preciso.
A zonzo per le vie dell'antica Atene
La dura fatica del vivere
Il lavoro è stato da sempre molto importante presso tutti i popoli, ma in ogni civiltà ha assunto connotazioni differenti. Per i Greci il lavoro fisico non era molto considerato poiché svolto da
schiavi
.
Agamedés e Theophànes in questo capitolo vengono attratti dal duro mondo del lavoro, si soffermano principalmente nella bottega dove si lavorava il marmo. Un marmista spiega loro la vera fatica del lavoro e la differenza sostanziale tra un uomo libero e uno schiavo, il fatto che il primo pensa, riflette e si confronta con le altre persone mentre il secondo vive per tutta la vita facendo un lavoro meccanico. Successivamente Theophànes riferisce al marmista la celebre frase di Esiodo :"Il lavoro rende liberi" ma l'uomo replica affermando al contrario che il lavoro ti rende meno libero perché ti fa dipendere dagli altri. Così i due ragazzi tornano a casa riflettendo sulla fortuna di essere "privilegiati"
Sulle ali della Nike
Nel capitolo si tratta un argomento molto popolare in Grecia, i
giochi
istmici
.
Si trattava di giochi in onore di
Poseidone
, si svolgevano ogni due anni nel mese di aprile, presso la città di Corinto, sull'istmo.
Comprendevano gare di vario genere dalle sportive alle drammatiche. Era usanza dare al vincitore un premio simbolico come una corona di pino. Durante il loro svolgimento le ostilità tra le polis erano sospese e gli atleti si sfidavano seguendo i principi della lealtà sportiva. Il vincitore portava grande gloria a lui, alla propria famiglia e alla
polis
.
Nel libro Agamédes Theophànes si recano insieme al padre a Corinto per assistere ai Giochi Istmici. Incontreranno gli atleti di tutte le polis e avranno l'onore di parlare con il loro idolo Chàmailos il quale spiegherà loro che la vittoria durante le gare è l'unica cosa che conta e era degna di essere celebrata con onore poiché il quelle occasioni l'uomo raggiungeva l'apogeo della bravura in quella determinata disciplina, senza dimenticare però il senso della misura ricordandosi di essere un semplice uomo.
La voce del mendicante
Nel capitolo IX si tratta un argomento prettamente greco,
la filosofia
. Con il termine filosofia si indicano tutte le riflessioni e le ricerche che mirano a comprendere la realtà vera delle cose, il significato dei valori sui quali basare la nostra vita, il modo corretto di ragionare e di dialogare con gli altri
La scena ci riporta dapprima un incontro filosofico tra un pensatore platonico e un ecclettico sul tema dell'
aretè
intesa come una sola o una composizione di più parti e se sia possibile possedere solo una parte o di necessità bisogna possederla intera. Poi visti gli argomenti alquanto difficili i due ragazzi si allontanano dalla disputa verbale che si è venuta a creare e si recano fuori nell'atrio dove però incontrano un vecchio che li fa ragionare attraverso vari esempi sulla concezione che tutto ciò che vediamo non è sempre come appare.
Il grande libro sulla natura
In questo capitolo i due protagonisti si troveranno per le mani un complesso problema di geometria proposto agli umani per la prima volta dal Dio Apollo attraverso gli oracoli. Il problema della duplicazione del cubo ha dato alito a anni di ragionamento. Agamédes e Theophànes si recano dal maestro e gli chiedono se ci sia una soluzione all'enigma. Il maestro risponde presentando due modelli, quello di un artigiano che per duplicare un cubo si accontenta di un approssimazione e quello dello scienziato che invece pretende una regola, per farlo non è necessario avere il cubo davanti a se tutto è nell'immaginarselo davanti a noi (theorein= sguardo della mente)
Uno dei campi oltra alla filosofia dove i Greci hanno lasciato un segno non indifferente è il campo della scienza, quel particolare modo di guardare il mondo scoprendo in esso delle immutabili e delle regolarità assolute
Statua in marmo di Asclepio
Il momento dell'addio
Nel capitolo finale troviamo due focus sulla famiglia di Agamédes, il ritorno del fratello maggiore che celebrava la fine dell' ephebeìa (adolescenza) momento in cui si diventava cittadino a tutti gli effetti, e la morte del nonno, che per quanto poteva essere aspettata è sempre un momento doloroso per i familiari. Il dolore per la morte di un proprio caro è sempre la stessa in tutte le civiltà ciò che cambia però è il modo in cui viene celebrato.
Nel racconto si contrappone alla scena felice del ritorno del fratello maggiore come oplita, accolto da tutti con grande calore da tutti, la morte del nonno. Appena capito l'accaduto come da usanza il corpo venne lavato e profumato e avvolto in un lenzuolo di lino, nel cuore della notte venne portato al tempio con la rituale moneta in bocca ed un dolce accanto per tenere a bada il feroce Cerbero.
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