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L'Italia alla vigilia della Grande Guerra

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Lavinia Bisello Ragno

on 29 March 2017

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Transcript of L'Italia alla vigilia della Grande Guerra

L'Italia di Giolitti
Politica economica
Per proteggere la nascente industria il Governo continua a condurre una politica protezionistica, limitando così la concorrenza dei prodotti stranieri contro quelli italiani.
Questo aiuta chiaramente gli industriali italiani e i grandi proprietari agricoli del Nord e del Sud che trovavano nei dazi dei cereali esti la giusta difesa del prezzo del loro grano e quindi dei profitti.
Ciò rafforza l'alleanza tra gli industriali del Nord e i latifondisti del Sud che contribuisce a consolidare strutture tradizionali e arretrate.
Crea invece un problema ai piccoli agricoltori, dediti a colture specializzate, che incontrano difficoltà a esportare i loro prodoti.
Questo provoca una seri e discioperi e un forte incremento del fenomeno migratorio sia verso altri paesi europei (Francia, Germania, Belgio, Svizzera), verso l'Australia e le Americhe (Argentina, Brasile, USA).
Chi emigra? Individui appartenenti alle classi sociali più modeste e con un grado di scolarizzazione molto basso.
Il sociale
Economia
A inizio 900 l'agricoltura aumenta la sua capacità produttiva grazie ai nuovi macchinari a motore.
I capitali provenienti dall'agricoltura e la grande disponibilità di mandopera liberata dal lavoro nei campi dai nuovi macchinari permettono molti imprenditori di potenziare le loro fabbriche, in particolare il settore tessile e gli zuccherifici.
Per permettere alle industrie di diventare grandi, Giolitti favorisce la collaborazione tra le banche ed imprenditori.
In questo modo si ha un vero e proprio sviluppo economico e industriale in vari settori:
la siderurgia già istallata a Terni si sviluppa anche in altre zone d'Italia;
Pirelli investe nei pneumatici, Olivetti nelle macchine per scrivere, Agnelli nelle automobili;
il settore tessile spazia dalla Lombardia alla Campania.
Vengono inoltre forniti ingenti finanziamenti anche a società elettriche come la Edison.
Le ferrovie, sorte per iniziativa di privati, migliorano e vengono acquistate dallo Stato.
Vengono realizzate grandi opere (il traforo del Sempione).
Politica
Nel 1912 Giolitti fa approvare nel 1912 l'allargamento del sffragio elettorale, concedendo il diritto di voto a tutti i cittadini maschi adulti, compresi gli analfabeti che avessero compiuto i 30 anni di età e avessero assolto l'obbligo del servizio militare.
L'estensione del voto a tuttii maschi obbliga quindi i partiti a diventare più moderni e a migliorare le loro organizzazioni: nasce così la tessera di partito che permetteva di sostenere economicamente le spese del partito stesso cui si era aderenti.
Dal punto di vista prettamente politico la sua è stata definita "l'epoca del trasformismo". Giolitti infatti, in cambio dell'appoggio personale dei singoli parlamentari, concedeva loro dei favori.
L'Italia alla vigilia della Grande Guerra
Dopo l'uccisione del re Umberto I a Monza succede il figlio Vittorio Emanuele III.
Contrariamente alle aspettative non affida il governo del paese a chi lottava contro il "pericolo" della Sinistra ma sceglie Giuseppe Zanardelli, un esponente della corrente moderata.
Al ministero degli Interni viene chiamato Giovanni Giolitti che tra il 1903 e il 1914 diviene Presidente del Consiglio.
La sua visione politica è molto pratica e concreta in tutti i campi: quello economico, sociale, politico.
A differenzaei governi precedenti, Giolitti si rifiuta di intervenire nella lotta tra operai ed imprenditori: per lui lo sciopero non era un reato ma una forma di lotta. Compito dello stato era secondo lui essere neutrale e garantire un ordine pubblico intervenendo solo in caso di violenze.
Egli inoltre vara alcune leggi a favore dei lavoratori.
La strada riformatrice di Giolitti gli permette inoltre di aprire dei dialoghi anche con altri partiti politici differenti dal suo: lo stesso socialista Filippo Turati, sostiene l'intesa con i liberali in Parlamento e anche all'interno del partito socialista.
Giolitti si mostra invece repressivo con i braccianti agricoli del sud che chiedevano ancora la tanto agognata riforma agraria.
Filippo Tutati
Politica e Cattolici
Leone XIII
Grazie a Giolitti i cattolici entrano in Parlamento. Lo stesso papa Leone XIII, quando nel 1904 i cattolici vennero chiamati a votare a favore del candidato liberale moderato, non si oppone.
Il patto tra cattolici e Giolitti prende ancor piùchiaramente forma
in occasione delle elezioni politiche del 1913.
Per paura che i socialisti prendessero il sopravvento Giolitti cerca l'appoggio dei voti cattolici.
Viene quindi siglato il Patto Gentiloni con il quale Giolitti ottiene l'appoggio della Chiesa in cambio dell'impegno a sostenere la scuola cattolica e a non approvare leggi contrarie alla morale cattolica (es. il divozio).
Poltica esterra: l'espansione coloniale in Libia
Giolitti reputa utile per l'Italia tentare l'avventura coloniale per riequilibrare le forze coloniali nel Mediterraneo.
In realtà egli è spinto da:
nazionalisti che dopo la sconfitta di Adua cercano la rivincita;
la grande industria che vede nell'impresa una nuova produzine di armi da vendere;
alcuni ambienti finanziari che avevano cospicui interessi in tutto l'Impero Ottomano;
una piccola parte di socialisti che si lasciano sedurre dall'idea dell'imerialismo.
Le attenzioni si rivolgono alla Libia tanto che nel 1911 l'Italia dichiara guerra alla Turchia che controllava la zona in questione.
La situazione internazionale ra favorevole ma la conquista è lunga e difficile tanto che l'esercito italiano è costretto ad adottare misure repressbìve durissime.
A conqusta effettuata la Libia viene definita "solo uno scatolone di sabbia".


La fine del governo di Giolitti
Le elezioni del 1913, nonostante l'appoggio dei cattolici, rafforzano i socialisti così Giolitti si dimette.
Al suo posto sale il moderato Antonio Salandra che nel giugno dello stesso anno non esita a usare la forza contro le manifestazioni di piazza di matrice socialista della"settimana rossa".
Gli eventi sembrano precipitare quando tutto viene sovrastato da un fatto ancora più grande: la Grande Guerra.
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