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Attività 9 filosofia Beatrice Matteo

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by

beatrice matteo

on 18 November 2015

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Transcript of Attività 9 filosofia Beatrice Matteo

Aristotele
Tra filosofia e scienza
Aristotele nacque a Stagira nel 384 a.C. ed entrò nell'accademia di Platone. Vi rimase fino alla morte dal maestro, cioè fino a venti anni circa. In seguito si trasferì ad Asso dove, probabilmente, per la prima volta insegnò e iniziò a scrivere. Nel 342 a.C. divenne precettore del principe di Macedonia destinato poi a diventare il grande conquistatore Alessandro Magno. Dopo tredici anni Aristotele tornò ad Atene e fondò la sua scuola. Fu chiamata
liceo
poichè edificata nel territorio dove, un tempo, stava un tempio dedicato ad Apollo Licio. Insegnò fino al 322 a.C., anno in cui morì per una malattia di stomaco.
Nonostante la stima che Aristotele ha dimostrato per il suo maestro in molti suoi scritti la sua dottrina si distaccherà nettamente da quella platonica sotto vari aspetti.
Uno dei primi fra questi sono gli obbiettivi che questi pongono come fine della ricerca filosofica. Mentre la dottrina platonica ha come fine la rigenerazione politica ateniese, Aristotele fissa l'obbiettivo della filosofia nella conoscenza disinteressata della realtà. La filosofia è inutile secondo Aristotele, poichè è conoscenza pura e speculativa. Per Platone è fondamentale per vita sociale perchè serve per governare.
Appurato che l'obbiettivo aristotelico è quello di conoscere la realtà, si pone il problema di come fare a ordinare tutte le cose per poi analizzarle. Poichè non c'è motivo di credere che il nostro pensiero non rispecchi correttamente le cose, Aristotele sostiene che un'analisi del nostro modo di pensare e del nostro linguaggio ci possa rivelare l'ordine della realtà. Da qui comincia lo sviluppo della logica aristotelica.
Vita
La questione degli scritti
La produzione aristotelica si compone di due tipi di opere: gli scritti 'esoterici' (ovvero, "racchiudenti una dottrina segreta") e quelli 'essoterici' (ovvero destinati al pubblico). Di questi non abbiamo che qualche frammento, mentre ci sono pervenuti quelli esoterici, pubblicati nel I secolo a.C. da Andronico da Rodi. A seconda dell'argomento trattato sono stati così divisi:

-
Organon
, ovvero 'strumento', nel quale sono raccolti gli scritti di logica;
- Gli scritti riguardanti le scienze teoretiche (ovvero che si occupano di ciò che non può non essere com'è) ovvero la
Metafisica (
termine coniato da Andronico), un insieme di scritti contenenti la teologia e l'ontologia aristotelica e gli scritti di fisica, psicologia e matematica;
-Gli scritti riguardanti le scienze pratiche (da
praxi
, 'agire') e poietiche (da
poesis
, 'fare') che si occupano di ciò che è possibile ovvero di etica, politica, economia per le prime e poetica e retorica per le seconde.
Obbiettivi
Analitica
Dottrina delle
categorie
Logica delle proposizioni
I Sillogismi
Scienze teoretiche
La Fisica
Psicologia
La Metafisica
Teologia
Ontologia
Aristotele non parla mai di 'logica', termine coniato dalla corrente filosofica degli stoici, ma indica lo studio delle strutture linguistiche e dei procedimenti argomentativi col termine 'analitica'.
Aristotele elabora la dottrina delle categorie a partire dall'analisi della definizione delle cose. Il termine "categoria", deriva dal verbo greco
kategoreo
che significa letteralmente 'dire qualcosa di qualcuno' in questo senso 'categoria' può essere reso col termine 'predicato'. La corretta definizione deve quindi soddisfare dieci categorie: sostanza (suddivisa in prima e seconda), quantità, qualità, relazione, luogo, tempo, stare, avere, agire e patire. All'interno delle categorie si possono individuare termini più o meno estesi. Quanto più questi sono estesi tanto meno essi saranno compresi e viceversa. Aristotele chiama 'genere' il termine più esteso e meno compreso e 'specie' il meno esteso e più compreso. Generi e specie non sono però fissi, il genere più esteso coincide con la categoria mentre la specie meno estesa è ciò che Aristotele indica con '
tode ti
', ossia "questo qui". Questa espressione può essere tradotta col termine 'essenza' se con questo intendiamo il carattere specifico di ogni cosa, ovvero ciò che rimane nel tempo, ciò che per sua natura è sempre soggetto e mai predicato.
Aristotele suddivide il linguaggio in tre parti: le parole, le proposizioni o giudizi e i ragionamenti o sillogismi. Le parole non sono ne vere ne false, sono solamente suoni della voce, afferma Aristotele, fino a che non entrano in relazione nelle proposizioni. In particolare, egli studia le proposizioni assertorie ovvero quelle che affermano o negano un certo stato di cose (le proposizioni non assertorie come preghiere, le domande, le esortazioni non interessano alla logica). Le asserzioni si distinguono in base alla qualità secondo affermative o negative e alla quantità secondo plurali, particolari o singolari (queste ultime non riguardano la logica in quanto non interessa lo studio degli enti individuali). Le proposizioni possono quindi essere universali affermative o negative, o particolari, affermative o negative. I rapporti che persistono tra le proposizioni con stesso soggetto e stesso predicato sono illustrati nell'immagine. Se le proposizioni sono tra loro contrarie allora possono essere entrambe false, ma non entrambe vere, se sono subcontrarie possono essere entrambe vere ma non entrambe false, quelle contraddittorie sono una necessariamente vera e l'altra necessariamente falsa.
Il quadrato delle proposizioni risale al filosofo Severino Boezio anche se è più conosciuto come 'quadrato di Apuleio'.
Più proposizioni messe in relazione compongono dei sillogismi. In particolare quelli aristotelici sono composti da una premessa maggiore, una premessa minore e una conclusione. In tutti i sillogismi compaiono tre termini, ovvero il soggetto (della conclusione), il predicato (della conclusione) e il termine medio che compare nelle due premesse ma scompare nella conclusione. I sillogismi si distinguono in tre tipi a seconda della posizione del temine medio. Nel sillogismo di prima figura il termine medio compare come soggetto nella premessa maggiore e predicato nella premessa minore, il quello di seconda figura funge da predicato in entrambe e in quello di terza figura è in entrambe soggetto.
I sillogismi possono poi essere veri o falsi, validi o fallaci. La validità e la fallacia si riferiscono esclusivamente alla correttezza formale del sillogismo, metre la verità e falsità al riscontro che questi hanno con la realtà. C'è solo un caso, infatti, in cui il sillogismo non è valido: quando partendo da premesse vere arriva a conclusioni false, in tutti gli altri casi i sillogismi sono validi. Quelli sia veri che validi sono detti 'scientifici', mentre quelli che si basano su premesse solo probabili si dicono 'dialettici'. Aristotele si chiede quale sia la natura dei principi primi dai quali partiamo per costruire i sillogismi. Egli risponde che sono sostanzialmente assiomatici e che per aumentarne la credibilità ci affidiamo al senso comune, o meglio, agli esperti del settore.
Formalizzazione dei sillogismi
Se indichiamo con le lettere S, P e M rispettivamente il soggetto, il predicato e il termine medio allora per costruire un sillogismo universale affermativo di prima figura diremo "se P si predica di tutti gli M e M si predica di tutti gli S allora P si predica di tutti gli S". Gli aristotelici medioevali inventarono un ulteriore grado di formalizzazione del sillogismo indicando con A l'asserzione di carattere universale affermativo, con I quella particolare affermativa (vocali del verbo latino
affirmo
); con E l'universale negativa e con O la particlare negativa (vocali del verbo latino
nego
). Ad esempio: "se PAM e MAS allora PAS". Questo tipo di sillogismo viene detto "in Barbara".
Aristotele afferma che per spiegare qualcosa bisogna identificarne le cause. Ne individua in particolare quattro: causa materiale (ciò di cui un oggetto è fatto), causa formale (la forma che gli è stata data), causa efficiente (il principio che l'ha prodotta) e causa finale (il fine per cui è stata fatta). Si tende a unificare causa formale e finale quando si parla di esseri viventi poichè si intende la causa finale come la completa realizzazione della sua forma.

Le cause
Gli oggetti e il mutamento
Ogni oggetto secondo la fisica aristotelica è un sinolo di materia e forma. Quando un qualsiasi corpo muta, questo muta la sua forma. Non passa tuttavia da matera a forma, poichè la materia la possiede già, passa da privazione a forma. La privazione rappresenta non solo ciò che un oggetto non è ma anche ciò che un oggetto potrebbe essere, ciò che è in potenza. In questo modo Aristotele introduce due concetti fondamentali: la potenza e l'atto. Per 'potenza' intende la possibilità della materia di assumere una determinata forma, per 'atto' si intende la realizzazione di tale forma. Aristotele ritiene che l'atto sia superiore alla potenza sia dal punto di vista logico che cronologico. Infatti solo ciò che è già atto può far avvenire il passaggio dalla potenza all'atto, inoltre la conoscenza della potenza presuppone la conoscenza dell'atto. Ciò equivale a dire che l'atto è ontologicamente superiore alla potenza, in quanto ne costituisce la causa e il fine.
I quattro elementi
Secondo Aristotele, tutti i corpi terrestri sono composti da quattro elementi: acqua, aria, fuoco e terra. Ai quattro elementi sono associate due caratteristiche per ognuno: freddo e umido all'acqua, caldo e umido all'aria, caldo e secco al fuoco, freddo e secco alla terra. Gli elementi si possono trasformare l'uno nell'altro attraverso il cambiamento di queste caratteristiche. I quattro elementi si muovono di moto rettilineo uniforme dall'altro verso il basso quelli più pesati (terra e acqua) e dal basso verso l'alto i più leggeri (fuoco e aria). Esiste poi un altro elemento chiamato etere che si trova nel mondo lunare (sopra l'orbita della luna) il quale era poi racchiuso dal cielo delle stelle fisse. Questo quinto elemento che compone i corpi celesti, a differenza degli elementi sublunari, si muove seguendo un'orbita circolare.
Questa visione della fisica sembra derivare direttamente dalla concezione del pluralista Empedocle che aveva riconosciuto le quattro radici proprio in acqua, terra, fuoco e aria. Tuttavia la fisica aristotelica compromise le scoperte scientifiche per lungo tempo, facendo dimenticare, ad esempio la visione atomistica di Democrito fino all'età moderna.
Negli scritti relativi alla psicologia Aristotele tratta riguardo allo studio della
psyché
, ovvero l'anima. Egli afferma che l'anima è la forma di cui il corpo è materia. Si esclude così ogni forma di metempsicosi poichè la forma è inseparabile dalla materia. Esistono tre funzioi dell'anima. Quella vegetativa, propria di ogni essere vivente, detita al nutrimento e alla riproduzione. Quella sensitiva, propria degli animali, che coglie il conoscibile attraverso i sensi. Quella razionale, propria solo degli uomini, si suddivide in intelletto potenziale e intelletto attivo. Questo è responsabile della conoscenza razionale, tuttavia Aristotele non è chiaro riguardo natura dell'intelletto attivo, così alcuni critici hanno ipotizzato che questo intelletto sia solo uno, comune a tutti gli uomini.
Aristotele non parla mai di 'Metafisica', questo termine fu coniato in seguito da Andronico da Rodi poichè non sapeva come classificare questi scritti. Aristotele ci parla di 'filosofia prima', poichè si occupa di ciò che è primario al sapere. Questo termine indica quindi quella parte della filosofia che si occupa dello studio delle strutture ultime e dei principi primi della realtà. Si divide per questo in due parti:
I principi
L'analitica di Aristotele presuppone la validità di tre principi logici:
-il principio di identità (ogni ente esistente è uguale a se stesso.)
-il principio di non contraddizione (non si può affermare che uno stesso soggetto sia e non sia allo stesso tempo.)
-il principio del terzo escluso (ogni concetto è uguale a se stesso e diverso da un altro. Una terza ipotesi non è data.)
Quando Aristotele elabora l'analitica, tuttavia, non cita mai questi tre principi bensì altri due, ovvero:
-il principio di determinazione (se penso a una determinata cosa penso a quella e a nessun'altra).
-il principio di contraddizione (non posso affermare e negare nello stesso tempo, e prendendo i termini nello stesso senso, un predicato di un soggetto)
L'oggetto degli studi fisici sono gli oggetti mobili e materiali, a differenza della matematica che si occupa di concetti più astratti.
Nella Metafisica Aristotele presenta una prova dell'esisteza di un concetto limite a partire dall'esistenza del moto. Questo infatti non potrebbe essere originato da qualcosa che si muove perche si dovrebbe ancora risalire alla causa del suo movimento. Perciò tale concetto limite viene chiamato, appunto 'motore immobile'. Per spiegare come un oggetto immobile possa essere causa del movimento, Aristotele lo paragona ad un oggetto d'amore. L'oggetto amato, pur rimanendo fermo, provoca il movimento dell'amante verso di se. Secondo quest'ottica esso non è una causa efficiente, bensì una causa finale. Tale costruzione viene anche detta 'atto puro'. Può essere infatti definita come ciò che è sempre atto e mai potenza, in quato non può essere soggetto alla possibilità del movimento. A questo concetto così perfetto non può che corrispondere un genere di vita altrettanto perfetto: la vita intellettuale, il pensiero. Egli tuttavia non può che pensare alla perfezione, ossia se stesso. Per questo viene anche chiamato 'pensiero di pensiero'.
Aristotele crea questa costruzione al fine di trovare un principio d'ordine del mondo, quindi da un certo punto di vista elabora tutto ciò per trovare un senso al mondo. Per questo motivo durante il Medioevo la teologa aristotelica venne interpretata in senso cristiano e fu considerata una valida dimostrazione dell'esistenza di Dio.
L'ontologia è quella scienza che studia l'essere in quanto tale. Aristotele aveva già parlato degli enti nella fisica, definendoli come sinoli di materia e forma. Egli, a differenza di Platone, si avvale di un metodo di pensiero induttivo, a partire dal particolare arriva all'universale. Sostiene anche, però, che la conoscenza sia universale. Si arriverebbe quandi alla conclusione che l'essere individuale non è conoscibile. Aristotele afferma, però, che l'individuo diventa conoscibile partecipando in qualche modo dell'universale.
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