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LEOPARDI GIACOMO

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by

anna maria tomasello

on 5 January 2015

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Transcript of LEOPARDI GIACOMO

IL PENSIERO...
A partire dagli anni del cosiddetto "silenzio poetico" Leopardi opera un progressivo ribaltamento della concezione, giungendo a riabilitare la ragione contro la natura.
Giacomo continuando ad analizzare le cause dell’infelicità umana, osserva che la vita è contrastata e ostacolata da un limite, l’egoismo, che egli definisce "peste della società". Il limite consiste debolezza dell’uomo, il quale, è dipendente dal materialismo. Da qui riscopre la sua solitudine e fragilità.
Leopardi sostiene che la natura crea un'irrefrenabile tensione da parte dell’uomo verso la felicità. Ma secondo Leopardi la felicità è irraggiungibile, siccome dovrebbe essere infinita e pienamente appagante, così che il cercarla provoca una finita e concreta infelicità.
Per comprendere meglio questi ragionamenti bisogna far riferimento alla teoria leopardiana del piacere, secondo la quale il piacere non né è assoluto né infinito, anzi, il piacere in sé non esiste: esiste solo nel desiderio, essendo un "subbietto speculativo", vale a dire un puro concetto. Il desiderio è immaginazione, speranza, sogno, proiettato sempre al futuro e sempre destinato ad essere deluso. Invece del piacere esistono i piaceri, intesi in senso negativo come cessazione dell’affanno, brevi momenti di assenza del dolore. La teoria del piacere, è strettamente legata alla teoria dell’amor proprio. L’amor proprio, infatti, implica la ricerca della felicità, ma questa ricerca è senza esito, non può avere fine, quindi non può mai appagarsi.
Leopardi sostiene che l’uomo è destinato alla ricerca dell’infinito, nella ricerca del piacere non c’è una fine perché secondo egli il piacere è finito ma l’uomo è destinato a cercare il piacere in qualcosa di sempre diverso, di nuovo: ciò significa che non lo trova mai.

LA SUA SALUTE

Giacomo Leopardi venne colpito in età adolescenziale da una malattia infettiva, molto probabilmente la tubercolosi ossea o morbo di Pott (lo ha ipotizzato una ricerca condotta nel 2005 da due pediatri Recanatesi), che minò il suo fisico e fu la causa di malformazioni alla colonna vertebrale.
La causa della deformità e delle sofferenze di Leopardi non si può certo attribuire alle fatiche dello studio -come invece lui stesso riteneva.
In molti nel passato hanno attribuito il pessimismo di Leopardi alla sua sfortunata condizione fisica.
In realtà il Poeta tende a inserire le considerazioni sulla propria infelicità personale nel più ampio quadro della condizione dell'umanità nel suo complesso.
Semmai, come sostenne il critico Sebastiano Timpanaro, la malattia poté accrescere la consapevolezza "del pesante condizionamento che la natura esercita sull'uomo", la consapevolezza cioè "dell'infelicità dell'uomo come essere
umano".
LA SUA ADOLESCENZA
Giacomo a 11 anni scrisse il suo primo tentativo poetico. Dopo
aver letto Omero scrisse un sonetto sulla morte di Ettore.
A 14 anni, alla vigilia di Natale, presenta al padre una tragedia, Pompeo in Egitto, tutta contro Cesare il "roman tiranno".
Due anni dopo, successivamente ad aver studiato Esichio Milesio, scrisse il primo lavoro di filologia.
Nel 1815, l'abate Francesco cancellieri, pubblicando "Disertazione intornoagli uomini dotati di gran memoria" scrive anche di Giacomo chiedendosi "Quali progressi non dovranno aspettarsi in età più matura da un giovine di merito sì straordinario?".
Nel giugno 1816, finalmente pubblica, per la tipologia di Ilario Rossi in Loreto, Notizie istoriche e geografiche sulla città e chiesa arcivescovile di Diamata.
Il 30 giugno e il 15 luglio appare in due puntate il Saggio
dell'Odissea per lo Spettatore itliano e straniero.
LA SUA INFANZIA
LEOPARDI GIACOMO
LA SUA FAMIGLIA
LO STUDIO DISPERATO...
Durante la sua adolscenza cresce sempre di più la passione per lo studio. Così che l'applicazione allo studio diventa curiosa e appassionata, ma diventa anche più severa e continua, anche se con pause non banali.
Anche il fratello Carlo testimonia ciò nei Ricordi detti a Prospero Viani. Parlando: dei grandi studi che fa Giacomo e del fatto che fin da quando era pccolo di potevano notare queste sue caratteristiche, aveva un'indole alle azioni grandi, quando facevano le battaglie romane ui era sempre il primo...
Carlo, inoltre, ricorda un gioco che Giacomo faceva
come di nacchere con tutte e due le mani,
che facevano gli antichi diceva egli.
Giacomo Leopardi, ossia Iacobus Taldegardus Franciscus Sales Xaverius Petrus, nacque il 29 giugno del 1898 a Recanati, nel palazzo dei conti Leopardi.
Durante la sua infanzia Giacomo visse due esperienze che lo segnarono: la morte del fratello Luigi e la vista di alcuni confrati, che accompagnavano i missionari nei fervorini notturni, vestiti col sacco nero e col cappuccio sopra le testa. Nel suo diario, il padre racconta di Giacomo, che per settimane non riesce a dormire e ripete sempre di temere i "bruttacci".
Durante la giovinezza di Giacomo le persone più vicino lui non furono il padre e la madre. La madre, tra un parto e l'altro, assume le redini della famiglia con attenzione e severità, ma finisce per non essere più madre; così che il padre, nel 1807, decide di chiamare in casa il signor Don Sebastiano Sanchini, che insegnò a Giacomo e a suo fratello Carlo fino al 20 luglio del 1812, siccome i due fratelli avevano finito gli studi scolastici e ormai il precettore non aveva più nulla da insegnargli.


Giacomo fu figlio di Monaldo Leopardi, conte di grandi idee conservatrici, e di Adelaide Antici, donna di nobile famiglia. Adelaide aveva vari corteggiatori, ma ebbe la meglio Leopardi.
Essi di conobbero il 15 giugno del 1797, per volere della madre di Monaldo, Virginia Mosca Leopardi. Il 27 settembre 1797 si sposarono.
Dopo nove mesi dal matrimonio nacque Giacomo, l'anno dopo Carlo e quello ancora dopo Paolina. Nel 1803 nacque Luigi Gradolone che morì dopo pochi giorni, Luigi Morione, nato nel 1804, morirà giovane nel 1828; dopo un aborto, nel 1807 venne alla luce Francesco Saverio, che si spegnerà infante due anni dopo, e nel 1808 Raimondo visse un giorno solo. Poi fu la volta di Pierfrancesco (1813-1851), mentre i successivi Giuseppe e Ignazio ebbero il destino di non diventare adulti.
DA MATURO...
OPERE MORALI
Le Operette morali sono una raccolta di ventiquattro componimenti in prosa, divise tra dialoghi e novelle dallo stile medio e ironico, scritte tra il 1824 ed il 1832 da Leopardi.
Le Operette sono l'approdo letterario di quasi tutto lo Zibaldone.
Già nel 1820 aveva avuto l'idea di scrivere prosette satiriche, poi nel 1824 muturò quest'idea.
I principali argomenti sono: il rapporto dell'uomo con la storia, con i suoi simili ed in particolare con la Natura, di cui Leopardi matura una personale visione filosofica.
In quest'opera Leopardi parla anche dell'importanza della ragione per l'uomo.

LO ZIBALDONE
Lo Zibaldone si può dire che sia l'insieme dei pensieri di Leoardi, ci scrivavi quasi quotidianamente dal 1817 al 1832.
Lo pubblicò Ranieri, è formato da 4526 pagina, da cui spesso il poeta traeva materiale per le sue maggiori opere.
All'intero di esso si può notare il cambiamento di pensiero nella religione (da cristianesimo a ateismo), e poi si parla delle idee di leopardi riguardo agli uomini e le differenze fra loro.
CANTI
I canti si suddividono in tre parti:
-la prima fase tratta di temi eroici, delle canzoni del suicidio, temi della natura e sul senso della vita. La voce poetica sembra giungere dall'antico e dalla natura, laddove anche morire diventa necessario per durare poeticamente, l'umanità è eroica e decaduta, e l'io è ricordo.
-la seconda fase è nominata canti pisano-recanatesi.
-la terza fase, nominata ciclo di Aspasia, dedicata a Fanny Targioni Tozzetti conosciuta a Firenze, di cui egli s'innamorò. Il nome Aspasia si riferisce al suo soprannome.
Alcuni di essi sono L'Infinito, Alla luna, La quiete dopo la tempesta, A Silvia, All'Italia, Amore e morte.
Durante i suoi spostamenti Leopardi conobbe persone come Ranieri, egli lo accompagno fino alla fine della sua vita, sostenendolo e aiutandolo.
Insieme nel andarono a Napoli, dove a causa della colera, nel 1837 Giacomo morì.
Il suo più grande amore fu Fanny Targioni Tozzetti, che sfortunatamente non ricambiava i suoi stessi sentimenti; Leopardi a causa della sua mancaza di affetto nel passato non aveva capacità di relazione con le altre persone, inoltre Fanny era una donna di società che probabilmente non trovava fascino in Leopardi.
LEOPARDI E IL ROMANTICISMO
Leopardi pur avendo ricevuto una formazione classica, appartenne al gruppo dei poeti romantici. Ma Leopardi non era un vero e proprio romantico...sosteneva che la ragione non è più un ostacolo all'infelicità, ma l'unico strumento umano per sfuggire alla disperazione, ed è un ragionamento illuminista che contrasta quello dell'immaginazione del Romanticismo.
Inoltre esaltava i classici scontrandosi all'idea dei romantici che sosteneva l'imporazione di modelli di letteratura nordica, Giacomo amava l'originalità e la creatività all'interno delle opere,
e non l'imitazione.

LA NATURA PER LEOPARDI
La natura per Leopardi era molto importante.
Come Foscolo, pensava che fosse molto potente e che l'uomo non potesse aver alcun effetto su di essa.
Egli all'interno delle sue opere ne parla molto, essa spesso esprime la sua situazione, le sue emozioni e la sua vita. Per esempio nell'idillio La quiete dopo la tempesta la natura esprime la sua situazione e il suo pensiero riguardo alla felicità, perciò la natura non fa più da sfondo con l'obbiettivo di aumentare l'atmosfera, ma diventa il soggetto con il compito di esprimere indirettamente il significato che il poeta vuole trasmettere al lettore, pur esprimendolo indirettamente lo rappresenta in modo più armonioso e delicato che rende la lettura più piacevole.
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