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PITTURA DI PAESAGGIO

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Chiara Borrello

on 22 January 2013

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Transcript of PITTURA DI PAESAGGIO

GERICAULT DELACROIX LA PITTURA ROMANTICA FRANCESE Già durante il Medioevo avveniva di dipingere soggetti sacri o allegorici su contesti paesaggistici. Ci riferiamo ad esempio agli affreschi di Lorenzetti e di Simone Martini nel Palazzo Pubblico di Siena risalenti alla prima metà del Trecento.
Poco tempo dopo, nel Cinquecento, esistevano dei pittori specializzati nella pittura di paesaggio, che lavoravano in collaborazione con i grandi maestri e realizzavano per conto di essi gli sfondi paesaggistici alle loro opere d’arte. Questo tipo di pittura, fatta di motivi su sfondi paesaggistici, prese piede soprattutto nella pittura veneta: si ricordi La Tempesta di Giorgione opera realizzata nel 1507 che oggi si può ammirare presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia. Uscendo dal contesto italiano, i pittori tedeschi e fiamminghi come Dürer, Bosch, Bouts svolsero indubbiamente un ruolo centrale nello sviluppo del genere paesaggistico.
In realtà i primi quadri di paesaggio non rappresentavano ciò che l’artista aveva copiato dal reale, ma riproducevano una scena frutto della fantasia e dell’immaginazione dell’artista. Molto spesso in questi quadri comparivano elementi reali, come architetture e rovine effettivamente esistenti con elementi naturali di invenzione come fiumi e colline. Le origini della pittura di paesaggio tra l’altro si riferiscono a quadri con motivo biblico, dove episodi sacri venivano narrati e contestualizzati in uno sfondo naturale.

Solo nel Seicento, con un rinnovato interesse per il classicismo, i quadri di paesaggio diventarono un genere a sé, con le sue regole di equilibrio compositivo e di armonia
Il Settecento dà una nuova svolta alla pittura di paesaggio, che ora acquisisce un nuovo carattere quasi documentaristico: si cerca di riprodurre la natura non per come essa è normalmente ma per i suoi stati eccezionali, calamitosi o catastrofici; contemporaneamente c’è chi indaga i dettagli più piccoli degli elementi naturali, quali alberi e fiori. L’amore per la bellezza naturale è sempre nostalgia per qualcosa che si è perduto; sono infatti le epoche, le civiltà, i ceti che non hanno più un rapporto diretto e quotidiano con la natura a elaborarne la percezione estetica. Innanzitutto il rapporto speciale tra l’uomo e la natura: la natura diventa l'espressione del divino in terra, di cui l'uomo non è che un’effimera manifestazione. Essa, con la sua perfezione, stimola nell'uomo sentimenti talmente intensi da devastarlo, a volte spaventandolo, a volte calmandolo, ma sempre tenendolo in pugno, determinando i suoi umori e le sue vicende, facendolo vivere in un totale stato di panico.
Quando l'uomo, tuttavia, arriva a vedere nel tutto dell’universo la bellezza, quando ne sente la forza sovrannaturale, è allora che si realizza il concetto di sublime (teorizzato da Edmund Burke).

L'uomo vive in funzione di un infinito processo di automiglioramento dello spirito che immane, cioè sopravvive, alla realtà, una perenne tensione verso la perfezione. Soprattutto nella pittura il movimento romantico cercò di rompere la tradizione accademica. In Italia nacque la pittura dei macchiaioli. Ma fu in Francia, con la corrente pittorica degli impressionisti, che si compì una vera e propria rivoluzione nel campo delle arti visive. Abbandonati definitivamente i contenuti religiosi o di esaltazione dei potenti, la pittura si rivolge ai paesaggi, alle cose comuni, alle scene di vita quotidiana.
La scoperta e la diffusione della tecnica fotografica spinge però gli artisti ad allontanarsi sempre più dalle esigenze di riprodurre fedelmente la realtà. I pittori si dedicano al colore, che la fotografia non ha ancora. Una concretizzazione storicamente molto importante di questo slancio dell’uomo verso l’infinito è sicuramente l’amore della libertà, che in alcuni casi coincide con l’amor di patria.

Uno dei pittori francesi, che più si ispirò alle tematiche storiche contemporanee, facendone spesso una vera cronaca dell’ epoca nei suoi dipinti, fu Theodore Gericault. Nato a Rouen nel 1791, tutta la sua carriera si svolge in un periodo di una quindicina d'anni, perchè inizia a dipingere solo dopo gli studi e muore a quasi 33 anni. Appartiene a una famiglia benestante di proprietari fondiari. Cresce nel periodo drammatico della Rivoluzione, la sua famiglia si trasferisce a Parigi nel 1797, il padre abbandona la sua professione di avvocato per lavorare in una manifattura di tebacco. Theodore viene subito messo in un collegio. Qui riceve un'istruzione classica. Si dimostra molto portato per il disegno. Il suo professore, Bouillon, un tempo allievo di David, nota il suo talento naturale. La sua formazione si basa soprattutto sul disegno dal vero, e nelle sue opere c'è sempre un forte rapporto con la realtà.
Riesce a farsi ammettere nell'atelier di Carl Vernet, pittore di una certa fama, specializzato in scene di genere. Nel 1810 lascia l'atelier di Vernet ed entra in quello di Pierre Narcisse Guérin, un discepolo di David. Guerin è sorpreso dalla stranezza del suo stile, e soprattutto dai colori irreali che usa. Passa anche molto tempo nelle sale dei musei parigini per studiare e copiare i maestri del passato, come Raffaello, Tiziano, Poussin, Caravaggio, Rembrandt, Rubens, Van Dyck.
Nel 1812 si iscrive all'Ecole delle Belle Arti e presenta per l'ammissione, alla giuria del Salon, un ritratto equestre che viene accolto con successo. Dopo questo quadro Gericault continua a realizzare, senza uno scopo preciso studi di cavalli e soldati.
Nel 1813 apre il suo studio, vicino a Montmatre. realizza altre opere ed espone nei salons parigini, ma la critica non è benevola. L'insuccesso gli pesa, ma Gericault continua nella sua attività disordinata. Nel 1814, all'improvviso decide di entrare come moschettiere al servizio del re Luigi XVIII. Ma con la disfatta di Napoleone nel marzo 1815 e la fuga del re in Belgio viene sciolto il suo reggimento e finisce anche l'avventura militare di Gericault.
Segue un periodo difficile, caratterizzato da un affare sentimentale drammatico (diventa l'amante della moglie di uno zio) e Gericault comincia ad avere momenti di depressione, finchè abbandona l'atelier. Riprende a studiare i classici, studia Raffaello, Poussin e Michelangelo, realizza un numero imprecisato di piccole sculture in terracotta, di cui ne rimane una soltanto e alcuni quadri.
Nel 1816 soggiorna in Italia, a Firenze e a Roma, approfondisce la sua conoscenza degli artisti del Rinascimento. Disegna e dipinge quello che vede per le vie e le piazze di Roma o nel corso delle sue passeggiate. Non regge all’insuccesso per l’ esecuzione della Zattera della Medusa, particolarmente impegnativa. La delusione aggrava la sua depressione. A Parigi sarà curato da un brillante e giovane medico, specializzato in malattie mentali, Etienne-Jean Georget. A Londra espone nuovamente la Zattera ed ottiene un grande successo di critica e di pubblico. Ottiene una certa notorietà che gli fa ricevere una serie di commissioni.
Nel 1821 torna a Parigi, in questo periodo inizia una serie di Ritratti di alienati, probabilmente dipinti per il dottor Georget. Nel 1822 due cadute consecutive da cavallo gli causano una frattura al midollo spinale. Continua a lavorare finchè le conseguenze dell'incidente non lo costringono definitivamente a letto paralizzato. Muore nel 1824. La vita tormentata di un artista Stile e tecnica Géricault ha avuto una carriera brevissima e di grande intensità, con conseguenze molto forti nella pittura, perchè provoca un mutamento profondo. Il suo stile è impostato su un classicismo naturalistico che richiama Caravaggio e si ricollega a Michelangelo e al Caravaggio, aprendo coraggiosamente il filone del realismo. Egli, pur senza distaccarsi del tutto dal linguaggio della tradizione, rappresenta il dramma della condizione umana: egli riportava episodi di morte, di sacrificio, di abnegazione per la patria.
I temi preferiti da Géricault sono: cavalli in corsa e in battaglia, soldati e combattimenti furiosi, maschere stravolte di pazzi, teste di ghigliottinati. Motivi collaterali: la follia, come dispersione ultima dell'energia al di là della ragione; la morte, come brusca rottura del flusso energetico.
Realismo per Géricault è la disfatta dell'ideale, l'inutilità e la negatività della storia, l'ostilità tra l'uomo e la natura, l'incombere della morte negli atti della vita. Se ammiriamo il celebre dipinto La zattera della Medusa del 1819 notiamo infatti che il soggetto di questo dipinto, è tratto da un fatto vero, e cioè il naufragio avvenuto nel 1816 al largo delle coste Africane della nave francese “Medusa”, e di cui solo alcuni passeggeri riuscirono a salvarsi, dopo aver trascorso circa 12 giorni su di una zattera attendendo che qualcuno li salvasse.
Il pittore Gericault rappresenta, da sinistra a destra lo strazio dei corpi ormai senza vita, si può notare il vecchio che rassegnato, trattiene con una mano il cadavere di un giovane, e la speranza dei naufraghi che avvistano una nave, che poi li metterà in salvo.
La zattera della Medusa Le pennellate decise e i toni cupi comunicano un senso di vulnerabilità e solitudine, regalandoci un esempio della condizione umana. La mancanza di ogni espressione di sofferenza nel volto del soldato e l’attenzione tutta rivolta verso la perfezione formale denunciano la dipendenza dal sistema compositivo neoclassico. Il corazziere ferito rappresenta metaforicamente la Francia napoleonica sconfitta nel 1815. Il soldato che lascia il campo fra fumo e nuvole minacciose sembra la Francia ridimensionata dal Congresso di Vienna: il presagio della fine di un’epoca. Corazziere ferito che abbandona il campo di battaglia. Custodito al Museo del Louvre di Parigi I Ritratti alienati I famosi ritratti di alienati di Gericault rappresentano ancora oggi un mistero. Innanzi tutto, sembra che Gericault ne abbia dipinti dieci, ma se ne conoscono soltanto cinque. Gli altri sono dispersi. Inoltre, manca una datazione precisa, perchè è molto difficile stabilire con certezza se Gericault ha concepito i suoi ritratti di alienati prima o dopo la sua partenza per Londra. Si ignora cosa abbia spinto l'artista a dipingere questi esempi di umanità sofferente. Forse Georget, che stava conducendo importanti ricerche, gli ha proposto di illustrare i suoi libri? I quadri servivano allo psichiatra per le sue lezioni di patologia? Doveva decorare lo studio del dottore? O è un metodo terapeutico sperimentato su di lui? E’ visibile una volontà di procedere a un lavoro clinico che ha qualcosa di sistematico, come una ricerca scientifica, un'indagine scientifica sulla follia. Attraverso la pittura studia a fondo l'individuo e la sua profondità mediante una visione rigorosa e quasi spietata della realtà che ricorda gli studi di Leonardo sulla fisiognomica e i "moti dell'animo". Alla comprensione del mondo interiore, misterioso e irrazionale, si affianca il tema dell'infelicità e sofferenza umana, e della condizione sociale. E' una denuncia contro l'emarginazione dei malati mentali. Il forte realismo rende particolarmente espressivi ed inquietanti questi ritratti. Gli "alienati" sono visti come personaggi misteriosi, che incuriosiscono, colpiscono per le facce e le espressioni intense, così caratteristiche e molto particolari, ma allo stesso tempo, profondamente umane. Custodito al Museo del Louvre a Parigi Altro famoso pittore francese che fu allievo di Gericault fu, Eugene Delacroix (1798-1863) il quale privilegia i soggetti storici e letterari, con i quali esprime i valori fondamentali del Romanticismo, e cioè l’ esaltazione dell’ individualità degli ideali politici, ed anche dell’ eroismo umano. Probabile figlio naturale del marchese di Talleyrand, Eugène Delacroix nasce a Charenton-Saint Maurice il 26 aprile del 1798. Charles Delacroix, prefetto della Gironda, muore nel 1805, quando Eugène era ancora un bambino.
Di solida cultura classica, Delacroix è uno degli artisti più colti della sua generazione.
L'adolescenza di Eugéne si divide tra la scuola e l'atelier. Studia al Liceo Imperiale di Parigi fino al 1814, quando muore la madre. Pur vivendo in una difficile situazione economica, frequenta i maggiori pittori dell'epoca. In particolare, nel 1815 entra nell'atelier del parigino Pierre-Narcisse Guérin, un pittore neoclassico molto rigoroso e severo. Presso il Guérin, il giovane Delacroix apprende importanti insegnamenti, ma soprattutto avviene l'incontro con Géricault, decisivo per il suo orientamento. Nel 1817 si iscrive all'École delle Belle Arti di Parigi: una scuola nella quale viene impartito un insegnamento rigido e di stampo neoclassico, basato soprattutto sullo studio e la copia delle opere antiche. Ma è fondamentale per la sua cultura la frequentazione del Museo del Louvre, dove Delacroix trascorre molto tempo per studiare Raffaello, maestro verso il quale nutrirà sempre grande ammirazione, i maestri veneti come Giorgione e Tiziano e coloristi come Rubens. Da questi deriva il grande fascino per il colore, il gusto della bellezza classica e il naturalismo. Delacroix si dedica molto alla lettura, predilige Dante, Tasso, Shakespeare e Walter Scott, le cui opere forniranno numerosi spunti per i suoi quadri. Grazie all'amicizia e all'aiuto di Gericault, a partire dal 1819, il giovane pittore ottiene alcune commissioni. Frequenta il gruppo dei romantici, composto da personaggi come Sthendal, Alexandre Dumas, e altri capeggiati da Victor Hugo, con il quale però rompe presto i rapporti. Nel 1822 dipinge Dante e Virgilio all'inferno. Il quadro, presentato al Salon parigino nello stesso anno portò al pittore una certa notorietà e suscitò critiche molto contrastanti.
Nel 1823, in seguito alle sanguinose vicende della guerra greco-turca, Delacroix comincia a lavorare a uno dei suoi quadri più impegnativi del periodo giovanile: Il Massacro di Scio, che propone un episodio di storia contemporanea, e lo espone al Salon del 1824, ottenendo un buon successo. Nonostante sia stato solitamente abbastanza restio a schierarsi politicamente, dopo l'insurrezione popolare del 1830, in reazione alla decisione di Carlo X di sciogliere le camere e sospendere la libertà di stampa, Delacroix decide di partecipare alla rivoluzione attraverso la sua pittura. Realizza La Libertà guida il popolo, uno dei massimi capolavori del Romanticismo e quadro-simbolo della rivoluzione.
Nel 1832 viaggia in Marocco, Tunisia e Spagna, riporta le impressioni dei quei luoghi sul suo taccuino da viaggio, con una serie di acquerelli che gli forniranno lo spunto per alcune opere di genere esotico e folcloristico. Nascono capolavori come Le donne di Algeri nei loro appartamenti, Il sultano del Marocco, e la Festa di nozze ebraiche in Marocco. Gli ultimi vent'anni dalla sua vita sono segnati da importanti riconoscimenti pubblici e commissioni prestigiose, ma anche da periodi di malattia, che si alternano al lavoro del pittore. Lo stile della sua maturità si evolve in maniera estremamente libera, aumenta la carica espressionistica e l'intensità del colore, la sua pittura avrà una forte influenza sulla pittura delle generazioni successive di artisti, dalla formazione dell'impressionismo fino alle avanguardie storiche.
Delacroix muore a Parigi il 13 agosto del 1863. Con la sua pittura, Delacroix vuole scuotere gli animi, suscitare indignazione o entusiasmo di fronte ai grandi avvenimenti, che la storia e la politica presentano in quel periodo. STILE LA LIBERTA’ CHE GUIDA IL POPOLO La Libertà che guida il popolo risale al 1830 circa. Anche in questo dipinto, collocato nel celebre Museo del Louvre di Parigi, il pittore Delacroix, raffigura un fatto storico, e cioè lo scoppio della Rivoluzione di Luglio del 1830, un moto popolare per abbattere il regno dei Borboni e instaurare una monarchia costituzionale.
L’ Artista, non prese parte direttamente all’ insurrezione, ma dipinse se stesso tra i rivoltosi (l’ uomo col fucile e cappello, a sinistra), per manifestare la sua partecipazione agli ideali del suo popolo. L'artista probabilmente avrà tratto ispirazione dall'opera del maestro Gericault, intitolata La zattera della Medusa: l’ impianto compositivo tra i due dipinti è molto simile, per esempio alla base delle due tele, compaiono le vittime dei tragici fatti avvenuti, da una parte i naufraghi, e dall’ altra i rivoluzionari caduti.
Possiamo notare, anche se leggermente spostato più al centro, la figura della libertà, che sventola una bandiera, così come nella tela di Gericault, si nota un naufrago che sventola uno straccio, a mò di bandiera.
IL MASSACRO DI SCIO Il Massacro di Scio dipinto nel 1824 e conservato al Louvre, si riferisce a un fatto reale. Documenta il massacro compiuto dai Turchi il 1822 di 20.000 Greci nell'isola di Scio. È un quadro-reportage come La Zattera della Medusa di Géricault.
Come per l'altro grande artista francese, anche in questo caso ha richiesto una lunga e accurata preparazione. L'artista si è servito di interviste ai testimoni e ha eseguito vari disegni preparatori. Esiste un forte contrasto tra il realismo dei particolari, ricostruttivi della vicenda, e il deliberato irrealismo nell'assurdità dell'accostamento tra staticità e movimento. L'opera è composta da uno schieramento di figure contorte e compresse tutte in primo piano per ottenere l'esaltazione completa di colore e luce.
L'uomo morente sostenuto dalla donna, la vecchia michelangiolesca (rinvio alle sibille della Sistina), la madre morta, la donna nuda, le figure subito dietro, sono tutte affiancate tra loro e pressate in uno spazio ristretto. In questo modo il pittore evita il più possibile le parti in ombra, che obbligano il colore a smorzarsi. Delacroix fa in modo che i gruppi si pongano tutti in piena luce. Ai contrasti cromatici si aggiungono i contrasti delle situazioni emotive: Delacroix mescola orrore e tenerezza, violenza e sensualità. Da notare l'immagine voluttuosa della donna nuda sul cavallo: è usata anche per far risaltare la luminosità dell'incarnato contro il mantello più scuro del cavallo. DONNE DI ALGERI NEI LORO APPARTAMENTI Donne di Algeri nei loro appartamenti è un quadro conservato al Lovre, dipinto nel 1834. In un interno in penombra si scorgono tre donne sedute e una nera in piedi, vista di spalle, mentre sta per uscire. E' un quadro che affascina per la luce che rimbalza, accende i colori, fa risplendere i bianchi. Tutto si compone in modo armonioso e si respira un clima di silenzio, calma e sensualità, le figure sono assorte nel loro languore. L'opera, esposta al Salon del 1834 ha destato grande ammirazione, e, anche se Delacroix non voleva separarsene, venne poi acquistata da Luigi Filippo per la somma di 2.400 franchi.
E' uno dei capolavori più belli di tutti i tempi, ha rappresentato un modello per molti artisti moderni. Picasso ne ha eseguito quindici variazioni. Emerge la resa delle pennellate che costruiscono le forme e la freschezza della perfetta combinazione dei toni. Sulle pareti, sulle stoffe e in vari punti del quadro si nota lo studio dei riflessi colorati accostati tra loro in modo da ottenere la massima luminosità. E' presente una sperimentazione che precede quella sulla divisione dei colori che sarà propria dell'Impressionismo. I tendaggi, le stoffe, i costumi e i particolari d'ambiente, concorrono a ricostruire l'incantevole interno algerino. Il fascino dell'esotismo, inteso anche come fuga verso altri mondi, rifiuto della civiltà occidentale e del "progresso", o anche verso altri stili di vita, alternativi a quello occidentale, è un elemento tipicamente romantico. LA BARCA DI DANTE L’ispirazione alla letteratura del Medioevo è tipica di Delacroix e in questo caso Dante diventa il soggetto dell’opera. Tutti i personaggi sono immersi in un ambiente tenebroso dal cui fondo emergono fuoco e nuvole di fumo. Nel tratto vigoroso dei nudi ogni corpo è dotato di bagliori di luce che lo modellano. I corpi sono rappresentati con realismo senza un tratto di idealizzazione. La composizione è piramidale; le figure si protendono verso lo spettatore, come per catturare la sua partecipazione emotiva alla scena.
La figura di Dante è resa con vigore, come un eroe che supera le acque tenebrose. Il gesto della mano accompagna e fissa la sua determinazione e, quasi di conseguenza, il volto risulta meno caratterizzato. Realizzato da:

Chiara Borrello
Raffaella Borruto
Martina Giuffrè
Ilenia Romeo
Roberta Sofia III H
ANNO SCOLASTICO: 2012/2013 LORENZETTI, Allegoria degli Effetti del Buon Governo in Campagna (1338-1339), Parete di destra della Sala dei Nove, Palazzo Pubblico, Siena GIORGIONE- La tempesta (1505-1508 circa)
Gallerie dell'Accademia, Venezia Jean-Baptiste Camille Corot Corot è stato un pittore francese paesaggista; lavorò con lo stile dei realisti e dei romantici del suo tempo. Tra i pittori classificati nelle scuola di Barbizon, l'arte di Corot è più individuale di quella di Rousseau, le cui opere sono più rigorosamente tradizionali La pittura di paesaggio francese, codificata da Valenciennes e rinnovatasi nel Romanticismo, si avvale da un lato della rappresentazione "en plein air" (all'aria aperta, cioè dal vero) e dall'altro di paesaggi di composizione o storici. A questo movimento appartengono Corot e la scuola di Barbizon. Il primo cerca il "vero" fotografico per mezzo di pennellate sintetiche, tinte argentee, forme sfocate e fuggenti (come accade in "Le Coup De Vent") e accordi tonali armonici.in T.Rousseau o più drammatici ed indefiniti. La scuola di Barbizon cerca nella rappresentazione sincera del vero, l'espressione del sentimento e di valori etici arrivando, come risultato, alla raffigurazione di paesaggi lirici, più profondi ed inquieti, spinti da un irrefrenabile desiderio di conoscere i meandri della natura Corot si è accostato ai suoi paesaggi più tradizionalmente di quanto si crede di solito. Persino confrontando le sue tarde pitture e le sue disposizioni con quelle di Claude Monet, come quello esposto alla Bridgewater gallery di Londra, è visibile una somiglianza nei metodi. Oltre ai paesaggi, di cui ha dipinto diverse centinaia, Corot ha prodotto un certo numero di stimati ritratti di persona. Queste erano principalmente parti di studio, eseguite probabilmente con l'intenzione di esercitare la mano con disegni complessi, piuttosto che con l'intenzione di produrre ritratti. Tuttavia molte di loro sono composizioni fini ed in tutti i casi il colore è notevole per la forza e purezza. Corot inoltre ha eseguito alcune acqueforti e schizzi a matita. Les contrebandiers Le pont de Mantes. Department of Paintings, Sully, second floor, room 69 La Femme à la perle(1868-1870)
Tutto intorno c'è acqua in movimento. Sullo sfondo è stato dipinto un tramonto con nubi minacciose.
Le linee sono molto evidenti ed hanno un andamento spezzato.
Vi sono in prevalenza colori scuri che aumentano questa sensazione di dramma. Le luci e le ombre sono usate per creare la maggior parte delle sfumature e dei volumi.
La forma è realistica e c'è un senso di movimento; la composizione è simmetrica, la prospettiva è data dalle gradazioni di colore e dai diversi piani di profondità.
Il quadro esprime e suscita sentimenti di paura e drammaticità.
L'acqua è l'elemento che rappresenta una minaccia di morte.
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