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Dal Manoscritto al Capolavoro

Dal Manoscritto al Capolavoro
by

Carlo Mariani

on 23 March 2016

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Transcript of Dal Manoscritto al Capolavoro

Una recente antologia scolastica per le scuole superiori
si intitola
Rosa fresca aulentissima
: ma che cosa significa questo titolo?


È l'inizio di un celebre testo poetico del XIII secolo, meglio conosciuto come il
Contrasto di Cielo d'Alcamo
.

Rosa fresca aulentissima ch'apari inver'la state,
Le donne ti disiano, pulzell' e maritate...

Testi poetici
Tu pria che l'erbe inaridisse il verno,
da chiuso morbo
combattuta e vinta,
perivi, o tenerella.
Giacomo Leopardi, A Silvia, vv. 40-42
Piú di me lieta non si vede a terra
nave da l’onde
combattuta et vinta,
quando la gente di pietà depinta
su per la riva a ringratiar s’atterra;
Francesco Petrarca, Canzoniere, XXVI
Vaticano
Latino 3195
Rosa fresca aulentissima ch'apari inver la state le donne ti disiano pulzelle
Un esempio di intertestualità
Il Laurenziano Rediano 9 è un prezioso codice manoscritto conservato nella Biblioteca Mediceo-Laurenziana di Firenze. Composto di 144 carte, contiene circa 430 testi (soprattutto le opere di Guittone d'Arezzo ma anche di poeti siciliani, siculo-toscani e di Guido Guinizzelli).
Laurenziano Rediano 9
Conosciuto anche come Palatino 418, è conservato nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Composto di 78 carte riccamente miniate, venne realizzato in Toscana probabilmente in ambiente pistoiese. Contiene canzoni, ballate e sonetti con una forte predominanza delle opere di Guittone d'Arezzo.
Banco Rari 217
La Pagina Miniata
Deve il suo nome dall'utilizzo del
minio,
un minerale impiegato per ottenere il colore rosso con il quale si tracciavano i titoli, le didascalie e le lettere iniziali.
L'Illustrazione
Con una punta di metallo o con la grafite si disegnavano i contorni, quindi si riempiva il soggetto con diversi colori ottenuti da minerali mescolati al bianco d'uovo come legante.
In questa illustrazione è riprodotta la scena di una battaglia navale.
Il Capolettera
La lettera iniziale del testo era sempre posta in evidenza, più grande e colorata, talvolta impiegando anche l'oro zecchino. Spesso era arricchita con scene tratte dal testo.
La Vignetta
Talvolta il bordo della pagina era abbellito con motivi vegetali, soprattutto pampini d'uva. Da qui deriva il termine
"vignetta"
per indicare ancora oggi un'llustrazione disegnata.
La Rubrica
Dal latino
ruber
(rosso), la rubrica comprendeva i titoli e il riassunto del testo, generalmente tracciati con il
minio.
Vegezio, De re militari
Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg.Lat. 1512
Manoscritto francese del XIV sec., c. 48 (Anonimo, De re militari)
Com'è fatto un codice manoscritto?
Dalla pergamena al codice
Giacomo Leopardi, A Silvia.
Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,
da chiuso morbo combattuta e vinta,
perivi, o tenerella.
Francesco Petrarca, Canzoniere
Più di me lieta non si vede a terra
Nave da l’onde combattuta e vinta,
Quando la gente di pietà dipinta,
Su per la riva a ringraziar s’atterra;
Un esempio di Intertestualità
Il laboratorio dello scrittore e la tradizione dei testi
Dal Manoscritto al Capolavoro
Fine
Siamo agli inizi del 1200 durante il periodo in cui regnò il grande imperatore
Federico II di Svevia
. La capitale dell'impero è Palermo,
e
la poesia italiana nasce in Sicilia
.

Il Contrasto di Cielo d'Alcamo
Proviamo a decifrarlo
e le opere di
Dante Alighieri
come sono arrivate fino a noi?
Divina Commedia
Vita nuova
Convivio
De vulgari eloquentia
De Monarchia
Rime
Questo ha consentito la divulgazione dell’opera in tutta l’Italia, ma ha determinato allo stesso tempo la
corruzione del testo
.
Di
Dante Alighieri
non possediamo nessun documento autografo, né delle opere minori né della Divina Commedia.

Però la
Divina Commedia
ebbe una grande e immediata diffusione. Molte copie del libro si moltiplicarono in tutta la penisola e sono arrivati fino a noi quasi
800 manoscritti
, redatti nel corso del Trecento e del Quattrocento da scrittori importanti come Giovanni Boccaccio o da copisti di professione.
... e allora?
bisogna ricostruirlo con un lungo lavoro ...
... che ovviamente è stato già fatto.
Così oggi possiamo leggere la
Divina Commedia
direttamente sui libri o addirittura scaricarla da Internet.
Insomma i copisti hanno riempito il testo di
errori.

Un po' come quando noi dobbiamo ricopiare sul quaderno il tema di un nostro compagno di classe.
Un fatto importante nella trascrizione dei codici della
Divina Commedia
è che quasi subito si diffuse la tendenza ad arricchire il testo con
illustrazioni
che raffiguravano scene del poema.
Chigiano L.VIII.305
Di fattura e mano fiorentina, risale alla metà - o forse seconda metà - del Trecento. Conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana, il codice è miniato e decorato con iniziali arabescate.
In apertura abbiamo le canzoni degli stilnovisti (Guinizzelli, Cavalcanti, la Vita nuova, Cino, ecc.) seguite dai sonetti dei corrispettivi autori; quindi le canzoni di Cino, Gianni Alfani, Bonagiunta Orbicciani e Onesto da Bologna, seguite a loro volta dai sonetti di Cino, Dino Frescobaldi, e altri. Seguono le canzoni dei rimatori siciliani; sonetti di poeti siculo-toscani e infine sonetti di poeti comico-realistici, tra i quali è un’ampia silloge di Cecco Angiolieri.
In questa carta è riprodotto l'inizio della
Vita Nuova
di Dante Alighieri.
È il più ricco dei canzonieri duecenteschi: contiene 999 componimenti, divisi in due sezioni, la prima dedicata alle canzoni e la seconda ai sonetti. Concepito come grande antologia e con intenti storiografici, il Vaticano Latino 3793 si apre con la canzone "Madonna, dir vo voglio" del Notaro Giacomo da Lentini.
Il testo è stato composto non da un solo copista ma addirittura da 14 mani diverse: prodotto nell'ambiente culturale fiorentino della fine del XIII secolo, rappresentò il frutto di un lavoro "collettivo" probabilmente per un uso interno alla cerchia di poeti e scrittori che si raccolse attorno allo Stilnuovo.
Vaticano Latino 3793
L'episodio del Conte Ugolino
Che cosa c'è scritto?
Manoscritto Chigiano L.VIII.305
In quella parte del libro de la mia memoria dinanzi a la quale pocho si
potrebbe leggere, si trova una rubrica la quale dice Incipit vita nova.
è l'inizio della
"Vita Nuova" di Dante Alighieri
Un altro esempio
è l'autografo del Canzoniere
di Francesco Petrarca
Proviamo a capire cosa c'è scritto
Più di me lieta non si vede a terra nave da l'onde combattuta e vinta
Un sonetto di Petrarca
Il laboratorio dello scrittore
e la tradizione dei testi

Dal Manoscritto al Capolavoro
Che cos'è la "tradizione" letteraria?
Argomento 1
Argomento 2
I testi degli autori antichi che noi oggi leggiamo nei libri scolastici o nelle edizioni che acquistiamo in libreria come sono arrivati fino a noi?
Il termine tradizione viene dal latino
"traditio"
che significa infatti "consegna". La
tradizione dei testi
indica cioè il processo mediante il quale
le opere letterarie vennero "consegnate"
al pubblico dei lettori e tramandate nel corso degli anni, dapprima in maniera manoscritta e poi a stampa.
Di molti autori - e tra questi Dante Alighieri - non possediamo neppure un
testo autografo
, cioè scritto di propria mano dallo scrittore.
Eppure le opere sono giunte fino a noi grazie al lavoro di copisti e studiosi che hanno raccolto, nel corso dei secoli, i testi letterari e li hanno ricopiati nei cosiddetti
"codici manoscritti"
.
Il termine tradizione viene dal latino
"traditio"
che significa infatti "consegna".
La
tradizione dei testi
indica cioè il processo mediante il quale
le opere letterarie vennero "consegnate"
al pubblico dei lettori e tramandate nel corso degli anni, dapprima in maniera manoscritta e poi a stampa.
Di molti autori - e tra questi Dante Alighieri -
non possediamo neppure un
testo autografo
,
cioè scritto di propria mano dallo scrittore.
Eppure le opere sono giunte fino a noi grazie al lavoro di copisti e studiosi che hanno raccolto, nel corso dei secoli, i testi letterari e li hanno ricopiati nei cosiddetti
"codici manoscritti"
.
Il manoscritto del Decameron
Si tratta del cosiddetto «Ottimo»: codice cartaceo scritto in
mercantesca
copiato da
Francesco Mannelli
.
Si compone di 190 cc. (mm 390x285): il testo del Decameron è alle cc. 5r-172r, seguito dal Corbaccio (cc. 174r-191v). Alla c. 172r troviamo la firma del copista «Scripto per me Francesco d’amaretto mannelli, dì xiij d’agosto 1384».

È il più celebre testimone del Decameron prima della scoperta del codice autografo
Hamilton 90
conservato alla Deutsche Staatsbibliothek di Berlino. Il codice «Ottimo» entrò a far parte della Biblioteca Medicea verso il 1560 per merito di Baccio Baldini, medico e bibliotecario di Cosimo I.
Il
Decameron
di Giovanni Boccaccio circolò e si diffuse molto rapidamente non solo tra gli ambienti letterari, ma anche tra quelli «mercanteschi».

Le vicende, spesso comiche e a sfondo erotico, evidentemente contribuirono alla sua fortuna.

Ma come si diffuse il Decameron?

e soprattutto, chi lo ricopiò in forma manoscritta?
Il codice «Mannelli»
Giovanni Boccaccio, Decameron, 1384. Firenze, Biblioteca Mediceo-Laurenziana, XLII. 1, c. 5r.
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