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Antigone prefazione

Introduzione alla tragedia.
by

giorgia fasoli

on 16 February 2013

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Transcript of Antigone prefazione

ATENE, 496-406 a.C Si presume che Sofocle sia stato eletto stratega proprio grazie al successo ottenuto con questa tragedia. Per comprendere l'Anitgone bisogna
conoscere il mito di cui si considera continuazione:
"I sette contro Tebe", tramandatoci da Eschilo dei sette capi", Alfred Church "Giuramento Laio, re di Tebe, disubbidendo all'oracolo che aveva predetto un futuro nefasto, genera un figlio: Edipo, e lo abbandona per paura della maledizione. Egli viene trovato ed allevato da alcuni pastori. Tornando a Tebe uccide inconsapevolmente il padre e sposa la madre, realizzando la profezia. Genera poi due figli: Eteocle e Polinice, e due figlie: Ismene ed Antigone. Una volta morto la maledizione si diffonde sui figli (μιασμα). Eteocle e Polinice decidono di spartirsi il potere regnando alternamente un anno il primo e l'anno seguente il secondo. Eteocle però, nel momento in cui dovrebbe cedere il potere al fratello si rifiuta. Entrambi fratelli schierano sei guerrieri davanti a ciascuna porta e alla settima schierano se stessi. Entrambi i fratelli muoiono, l'uno per mano dell'altro. Creonte, nuovo re, decide che soltanto Eteocle, difensore della patria dovrà avere le sepolture mentre il corpo di Polinice resterà abbandonato. Antigone, nonostante il decreto del nuovo re, è decisa a voler seppellire Polinice, secondo i doveri della pietas familiare. Creonte scopre l'accaduto e ordina che il corpo di Polinice venga dissepolto. Antigone viene scoperta a coprire nuovamente il cadavere ed è condannata a morte. Viene rinchiusa in una caverna nella quale si suicida impiccandosi come era tradizione per la donna eroica.
Al suo sucidio ne conseguono quelli del figlio
e della moglie di Creonte, che resta solo. ANTIGONE 442-441 a.C Questa tragedia può essere confrontata con il Salmo 8 della Bibbia Molti sono i punti in comune dello Stasimo Primo dell'Antigone e del Salmo 8, ma anche di disunione, basti guardare al fatto che sono nati in spazi culturali diversi e per rispondere ad interrogativi diversi. Dal loro confronto si può notare quanto antiche siano le domande che da sempre spingono l'uomo ad interrogarsi sul proprio ruolo nel Creato. Il Salmo 8, al contrario, pone la domanda quasi in forma di dialogo o di preghiera: l'essere umano è in grado di pensare se stesso perchè qualcun altro l'ha pensato
(sguardo trascendente). La visione che presenta Sofocle è una sorta di antropologia umanista: l'uomo si comprende da sè o in rapporto agli altri esseri che domina. L'uomo si chiede con un lungo dubitativo perchè Dio faccia tanto per lui. L'uomo dell'Antico Testamento è "enosh" nel testo ebraico (fragilità, caducità) e, nello stesso verso, egli è "ben-adam" (figlio di uomo, connesso alla terra). Eppure, Dio ha deciso di prendersi cura di questo essere mortale: l'uomo diventa importante perchè è nei pensieri di Dio. Per Sofocle l'uomo diventa grande in quanto interlocutore privilegiato di Dio sulla Terra, quasi suo rappresentante.
L'uomo è re perchè figlio di Dio. L'uomo diventa sovrano sugli animali che popolano la terra grazie al suo prodigioso ingegno. Ma per Sofocle è l'uomo stesso ad apprendere da solo le arti e ad incoronarsi signore degli altri esseri che popolano la Terra Nel Salmo 8 è il Signore a coronare l'uomo e a dargli potere sugli animali. Tutta l’intensità della fiducia nelle umane capacità espressa da Sofocle nello stasimo dell’Antigone si può ritrovare nella statua dell’“Apoxyomenos” di Lisippo: torcendo il busto e volgendo il volto, esso infrange, per la prima volta nell’arte greca, la rigida posizione frontale per protendersi con le braccia nello spazio accanto a sé, dominandolo. Sofocle insiste particolarmente sulla fatica e sull’impegno dell’uomo. Egli ha pieno possesso sulla realtà e domina con il suo ingegno gli animali selvaggi, gli uccelli ed i pesci, con un processo che pare inarrestabile. Tutte le sue scoperte e le sue risorse, tuttavia, si risolvono in nulla: l’uomo possiede l’inventiva dell’arte , ma non sa scegliere fra bene e male; domina il mondo, ma è continuamente minacciato per il suo troppo ardire; ha inventato rimedi per malattie prima insanabili, ma su di lui incombe la morte, dalla quale non avrà scampo. Salmo 8
Per la fine, sui torchi; salmo di Davide.
Signore, Signore nostro, com’è ammirabile il tuo nome in tutta la terra!Perché è stata elevata la tua magnificenza al di sopra dei cieli.Dalla bocca dei bimbi e dei lattanti ti sei composta una lode a causa dei tuoi nemici, per distruggere il nemico ed il vendicatore.Sì, vedrò i cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fondato.Che cos’è l’uomo, che ti ricordi di lui o il figlio dell’uomo, che tu lo visiti?Lo hai reso per poco inferiore agli angeli di gloria e di onore lo hai coronato,e l’hai costituito sulle opere delle tue mani, tutto hai sottoposto ai suoi piedi,pecore e bovi tutti, come pure le bestie del campo,gli uccelli del cielo e i pesci del mare, tutto ciò che percorre i sentieri dei mari.Signore, Signore nostro, com’è ammirabile il tuo nome in tutta la terra! "L'opera d'arte più eccellente e appagante di tutti gli splendori del tempo antico e moderno"
G.W.F Hegel. La tragedia del conflitto αγραπτα νομος e Conflitto fra due tipi di φιλια "Non sono nata per odiare ma per amare" famiglia stato e Lo stasimo è, dunque, non solo un elogio delle capacità dell’essere umano, ma anche un severo monito nei confronti dei suoi limiti.
(estrema piccolezza dell'uomo di fronte all'Ade). E’ significativo che l'idea di progresso sofoclea coincida con l'idea biblica dell’emergere della superiorità dell’intelletto umano sulle bestie che cadono nelle reti. Tuttavia, mentre in Sofocle l'uomo osserva la natura che lo circonda e si sente debole ed indifeso, l’uomo biblico osserva il Creato, e, benchè si senta infinitamente piccolo rispetto a Dio, ha la certezza di esistere nei suoi pensieri. Progresso Il progresso, dunque, nasce dall’incontro delle fatiche e degli sforzi dell'uomo con il Progetto divino. Anche la morte può assumere una prospettiva diversa: non è più l’annullamento ed il buio eterno contrapposto alla vita, ma la confortante promessa della Vita Eterna. Così l’uomo, prima sicuro di sé e delle sue capacità, viene ricollocato in una dimensione ristretta, in cui ogni risposta viene cercata nel “pensiero debole” e nell’impossibilità di capire il proprio ruolo e la propria finalità, mentre i grandi ideali e le grandi proposte giacciono quasi dimenticati assieme al messaggio cristiano. Il conte Vittorio Amedeo Alfieri nacque ad Asti il 16 gennaio 1749 da una nobile famiglia; fu un drammaturgo, poeta e scrittore italiano.Ebbe un'attività letteraria breve ma prolifica e intensa; il suo carattere tormentato fece di lui uno dei principali esponenti della corrente del Romanticismo.
Morì a Firenze l'8 ottobre 1803. Il Romanticismo è stato un movimento artistico, musicale, culturale e letterario sviluppatosi in Germania nel XVIII secolo e poi diffusosi in tutta Europa nel secolo seguente.
Il termine "Romanticismo" viene dall’inglese "romantic" che nella metà del XVII secolo indicava ciò che veniva descritto in termini "romanzeschi". Accanto a questo primo significato si sviluppò e alla fine prevalse nel XVIII secolo quello di "pittoresco" riferito a ciò che veniva artisticamente raffigurato e al sentimento che ne veniva suscitato. Alfieri riscrive l'Antigone.
La tragedia risale al 1782. L'autore si muove molto bene nella mitologia. Nel 1729 era stata pubblicata un’Antigone in italiano, nel 1772-73 c’era stata quella del Werther di Goethe. Da notare è l’introduzione di un nuovo elemento femminile: Argia, la moglie di Polinice. Argia è importante perché fa scivolare Antigone in ombra. Ha un figlio, dunque qualcosa in più rispetto ad Antigone, che è sola.Argia è figlia di Adrasto, re di Argo: torna per seppellire il marito. È una figura moto determinata e consapevole di avere la precedenza sulla sorella di Polinice.Man mano aumenta la consonanza tra le due donne, anche attraverso la voce: Argia riconosce in Antigone la voce di Polinice. Le figure femminili sono caratterizzate dal tremore. Antigone è una tragedia mitologica di Vittorio Alfieri, pubblicata per la prima volta nel 1782 e rielaborata fino al 1789.La storia di Antigone rientra nel cosiddetto "ciclo di Tebe" ed è la continuazione della vicenda di Polinice ed Eteocle. I personaggi sono ridotti ai quattro principali: Antigone, Argia, Creonte ed Emone. Primo Stasimo-Sofocle
Molte meraviglie vi sono al mondo, nessuna meraviglia è pari all'uomo.Quando il vento del Sud soffia in tempesta, varca il mare bianco di schiuma e penetra fra i gorghi ribollenti; anno dopo anno rivolge, con l'aratro trainato dai cavalli, la più grande fra le divinità, la Terra infaticabile, immortale.E gli uccelli spensierati, gli animali selvatici, i pesci che popolano il mare, tutti li cattura, nelle insidie delle sue reti ritorte, l'uomo pieno d'ingegno;e con le sue arti doma le fiere selvagge che vivono sui monti e piega sotto il giogo il cavallo dalla folta criniera e il vigoroso toro montano.Ha appreso la parola e il pensiero veloce come il vento e l'impegno civile; ha imparato a mettersi al riparo dai morsi del gelo e dalle piogge sferzanti.Pieno di risorse, mai sprovvisto di fronte a ciò che lo attende,ha trovato rimedio a mali irrimediabili. Solo alla mortenon può sfuggire.Padrone assoluto dei sottili segreti della tecnica, può fare il male quanto il bene.Se rispetta le leggi del suo paese e la giustizia degli dèi,come ha giurato, nella città sarà considerato grande;ma ne sarà cacciato se per arroganzalascerà che il male lo contamini.Spero che un simile individuo non si accosti al mio focolare,non condivida i miei pensieri. La figura di Creonte opera sempre a favore del figlio Emone, c’è un legame molto forte tra padre e figlio. Emone anche qui ama Antigone, ma non ne è ricambiato. Alfieri è l’autore della libertà, quindi Creonte è il tiranno per eccellenza, che organizza una trappola contro Antigone, vista come possibile rivale al trono destinato al figlio. Di Antigone si accentua la pietà filiale, ma più affinata che in Sofocle. Anche Emone è molto legato al padre, e Antigone sorregge questo sentimento anche se odia Creonte. FINE Giorgia Giulia Giulia Grazie per l'attenzione ANTIGONE: l'eroina tragica in un mondo di uomini Eroina solitaria e implacabile che sfida le leggi della polis contro lo Stato, Antigone diventa simbolo dell' individuo che lotta di fronte a leggi autoritarie e modello della ribellione individuale contro la sopraffazione del potere.
Essa è eroina e vittima di questa tragedia: seppure soffra e sia conscia della gravità delle sue azioni, non ha nemmeno un momento di incertezza o ripensamento. Sacrifica la sua vita pur di rimanere coerente con i propri valori. Sa che ciò che sta compiendo è giusto, e sa di seguire una legge più alta, quella degli dei e della pietas familiare. E' una figura caratterizzata da una grande fermezza di principi, dalla convinzione assoluta di essere nel giusto e dalla fierezza delle proprie idee, difese a costo della propria vita. Dotate di una virtù femminile che implica forza e determinazione, essa sembra possedere quelle caratteristiche che in genere si attribuiscono agli uomini. L’eccezionale energia di cui si fa portatrice è la testimonianza di un coraggio fuori dal comune, Il dramma diventa infatti il campo di investigazione per la definizione di un modello di donna protagonista dell’azione, la cui condizione ambigua, insieme di “vittima” e di “colpevole”, consente l’affermazione di una complessità psicologica nuova. Nell’antica Grecia, come poi a Roma e nei secoli a venire, la donna visse sempre subordinata all’uomo, con un ruolo marginale nella società. il suo destino era delineato chiaramente fin dalla nascita. Da nubili vivevano sotto la tutela del padre, una volta sposate, esse passavano sotto la tutela del marito e se divenivano vedove, sotto quella di un figlio o di un fratello. PALLAKE'
(CONCUBINE) ETERA DONNA NEL MONDO GRECO DONNE NOBILI era spesso straniera , serviva per avere rapporti sessuali stabili, aveva i doveri della moglie ma non aveva protezione. era la donna libera, colta che accompagnava gli uomini nella vita sociale e ai banchetti, spesso con musica e balli. Le donne greche vivevano
abitualmente in casa, uscendo
raramente e svolgendo solo
le classice occupazioni destinate tradizionalmente alla moglie (come
la tessitura). Se apparteneva ad una famiglia ricca, controllava gli schiavi mentre svolgevano i lavori domestici e per il resto del tempo chiacchierava con le sue parenti Le donne di condizioni più umili preparavano i pasti e facevano le pulizie, ma non effettuavano le compere, un compito affidato agli schiavi.
Esse inoltre crescevano i figli finché non erano abbastanza grandi per andare a scuola. Alle donne ricche, tuttavia, era permesso uscire qualche volta: le feste religiose erano occasioni per incontrarsi, ma anche qualche particolare avvenimento della famiglia, come ad esempio la nascita di un bambino. LA VITA QUOTIDIANA DELLA DONNA vita nell'ombra. Entra scena per prima, in un dialogo con la sorella Ismene, in uno scontro di idee.
Sente tutta l’ingiustizia contenuta nel decreto di Creonte che impedisce la sepoltura del fratello Polinice, il suo legame di sangue con il fratello è più forte della legge umana.
Essa si scontra con la sorella in modo brusco, deciso, fiero, accusandola di vigliaccheria (“figlia degenere di nobili genitori”) ANTIGONE: Non ha alcun timore nel difendere le sue idee, quando Creonte trova il corpo sepolto e lo fa disseppellire, essa lo ricopre, seppure sappia che così facendo verrà scoperta.
La difesa dei suoi valori vale più della sua stessa vita.
Il suo coraggio e la sua virtù si mostrano chiaramente nella sua morte. Antigone, imprigionata in una caverna per decisione di Creonte, come era usanza per le eroine greche, si suicida impiccandosi. Il legame fraterno è per Antigone insostituibile;
le sue ultime parole sono quasi un grido, forte e deciso, che ribadisce tutto il suo carattere inflessibile: “o Tebe, città dei miei padri, o dei aviti, mi trascinano via e più non posso tardare. Guardate, o principi tebani, quale sopruso, e da quali uomini, subisco, io, dei vostri re ultima figlia, solo perchè onorai la pietà”. Di Antigone la più bella descrizione nella tragedia è quella che di lei fa la guardia: “scorgemmo la ragazza, che emetteva gemiti acuti, come un uccello desolato, che trovi il suo nido vuoto, predato dei pulcini. Così anch’ella quando vide il cadavere messo a nudo scoppiò in lacrime, scagliando imprecazioni contro gli autori di tale sacrilegio” (420). ALCESTI: Alcesti, chiese al marito di farsi madre e così facendo lo trascina fuori dalle tipiche funzioni che spettano ad un uomo e a un re del suo tempo. Alcesti invece si fa uomo, non si suicida per impiccagione: si getta sulla spada e muore così sacrificadosi per amore e per la vita di suo marito. PERSONAGGI
DELL'OPERA: CORIFEO E CORO: CREONTE: EURIDICE: LA GUARDIA: TIRESIA Il capo del coro ha una parte importante nella tragedia, sia perchè dialoga con i protagonisti, sia perchè formula talvolta dei giudizi o fornisce spiegazioni al pubblico: egli assume quindi funzioni di collegamento tra quello che avviene sulla scena e chi vi assiste.

Le ultime parole della tragedia, come suggello, sono del corifeo, che dice: “la saggezza è la prima condizione della felicità. Non si deve mai commettere l’empietà verso gli dei[...]" Nelle tragedie di Sofocle il Coro generalmente assiste all’azione e – nonostante un raggio d’azione piuttosto limitato – dà spesso consigli, formula riflessioni e parteggia di solito per il protagonista, traducendo in canti le impressioni che riceve dal dipanarsi degli eventi. Mediante il Corifeo, il Coro viene a volte a partecipare ai dialoghi, proprio come accade nell’Antigone. Creonte è l'antagonista della storia, si contrappone in tutto ad Antigone rappresentando, dal punto di vista della protagonista il "male".
Antigone aveva infatti disubbidito ad una sua legge, ma, essendo tale legge in opposizione alle leggi divine non scritte, la sua decisione di punirla ricadrà su di lui attraverso le morti di Emone (suo figlio) e di Euridice (sua moglie). Creonte ed il suo modo di governare sono mal sopportati dal popolo, è un despota e mostra tutta la sua mancanza di umanità nei confronti di Antigone. Dopo aver rinchiuso Antigone nella caverna, turbato dalla profezia di Tisia muta opinione, ma è ormai troppo tardi. L'ira degli dei è ormai accesa, e la punzione è iniziata. Quando anche la moglie si toglie la vita, la sua arroganza scompare ed egli appare solo e disarmato. Appare nella tragedia ormai alla fine, quando il dramma si è ormai compiuto in ogni sua fase. Tra le donne che compaiono nell’Antigone, è quella che meglio forse rappresenta la donna greca “normale”: appare poco, parla ancor meno, è riservata ed il suo dramma personale si svolge all’interno del palazzo, fuori dalla scena.

Mentre Antigone è fuori dagli schemi, perchè orgogliosamente tiene testa a Creonte, perchè non rinnega quanto ha fatto e non ne chiede perdono, Euridice è tutta ripiegata su se stessa, il suo dolore è intimo e non deve divenire “spettacolo” per il mondo circostante. La guardia era stata posta a custodire il corpo di Polinice perché nessuno gli desse sepoltura contravvenendo l’ordine di Creonte. Conosce bene le ire del sovrano e deve quindi avvertirlo quando qualcuno gli ha dato sepoltura: per strada si ferma a lungo a pensare ed afferma di essere stato più volte sul punto di ritornare indietro per la paura. Sa che verrà punito per la propria disattenzione La guardia, per il suo peculiare linguaggio troppo confidenziale nei confronti del re, è ben delineata da Sofocle come personaggio “popolare” rispetto agli altri più nobili protagonisti della tragedia. Egli fu uno dei più celebri indovini dell’antichità, un cieco originario di Tebe in Beozia. Il suo nome significava forse “interprete dei segni celesti”, da ricondurre etimologicamente al greco “thras”, ovvero “prodigio” Nella tragedia dell’Antigone, l’indovino è l’unico in grado di tenere testa a Creonte da pari a pari, anche se il sovrano lo tratta con asprezza e vorrebbe vedere anche lui sottomesso alla propria volontà. Tiresia avvisa il re dei pessimi presagi che ha tratto dai sacrifici da lui compiuti e gli predice
la morte dei suoi parenti. "Neppure pensavo che i tuoi decreti avessero tanta forza da poter consentire ad un uomo di calpestare le leggi degli dei, quelle leggi non scritte e indiscutibili''
Antigone. ''Ubbidire, ubbidire nel molto e nel poco, nel giusto e nell'ingiusto, sempre e comunque, all'uomo che sia posto al timore dello stato''
Creonte. Antigone contro i totalitarismi. Bertold Brecht Salvador Espriu I romantici individuarono in Antigone stessa il simbolo dell'essere umano capace di esprimere un profondo sentimento morale per cui sacrificare anche la vita.
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