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giacomo leopardi

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pietro fabbri

on 9 March 2014

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Transcript of giacomo leopardi

giacomo leopardi
l' infanzia
il poeta, nasce e cresce a recanati,nelle marche.egli scrisse gran parte delle sue opere nel palazzo di famiglia, nel quale fin da bambino si dedicò ad uno studio matto e disperato. che rovinò irrimediabilmente la sua salute.
la solitudine
dalla finestra di casa sue egli spiava uomini e cose cercando di cogliere il significato più segreto riconoscendo il sentimento umano che vi era nascosto.nelle sue poesie fa riemergere questa soltudine.
il pessimismo
secondo giacomo leopardi non c' è spazio per la felicità e neppure per le illusioni; l' unica forma di felicità per l' uomo si può trovare solo in due stati d' animo: quando si esce da un' infelicità maggiore e quando si assapora la speranza di provare una felicità futura.
stile:tradizione ed innovazione
quanto a metrica e linguaggio leopardi è andato A ELABORARE UNO STILE ORIGINALE:
l' infinito
« Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare. »

il sabato del villaggio
« La donzelletta vien dalla campagna,
in sul calar del sole,
col suo fascio dell'erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e di viole,
onde, siccome suole,
ornare ella si appresta
dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dì della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch'ebbe compagni dell'età più bella.
Già tutta l'aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
giù da' colli e da' tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore:
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dì del suo riposo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l'altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d'allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave. »


LA FORMA ADOTTATA IN PREVALENZA è LA CANZONE, CON PERò ALCUNI CAMBIAMENTI: I VERSI, ENDECASILLABI E SETTENARI, CREANO UN RITMO LIBERO DA SCHEMI SEGUENDO L' EVOLVERSI DEL PENSIERO.
NEL LESSICO, ACCANTO A TERMINI RAFFINATI ED ARCAICI SI INSERISCONO PAROLE SEMPLICI E QUOTIDIANE, CON UN RISULTATO ALTAMENTE POETICO E SUGGESTIVO.
BY PIETRO FABBRI
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