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Giacomo Leopardi

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by

susanna loche

on 19 April 2016

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Transcript of Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi
Giacomo Leopardi
Recanati 1798-Napoli 1837
Il contesto storico
La Rivoluzione francese
L’Impero napoleonico
La Restaurazione
L’Italia è divisa in piccoli stati, alcuni dei quali sono sotto la dominazione austriaca
Nascita di movimenti liberali e patriottici

L'infanzia del poeta
Leopardi era figlio di Adelaide Antici e del conte Monaldo Leopardi
Ebbe 10 fratelli ( i più amati furono Carlo, Paolina e Pierfrancesco)
Visse in un ambiente familiare severo e povero d’affetti

Biografia
Giacomo Leopardi nasce a Recanati il 29 giugno del 1798.
La chiusura e la bigotteria dell'ambiente parentale, portano il giovane ad appassionarsi sempre di più e in modo estremamente solitario ai suoi studi. Impara da solo diverse lingue:latino, greco, francese ed ebraico.
Si esercita in traduzioni scolastiche dei classici ma anche in piccoli saggi come "
La storia dell'astronomia" e "Saggio sopra gli errori popolari degli antichi
", che già mostrano l'assorbimento della cultura illuministica.
Nel 1816 avviene la sua
«conversione letteraria»
: Leopardi si dedica alla poesia, diventa amico di Pietro Giordani e progetta una fuga da Recanati, dove ormai non riesce più a vivere. In questi anni annota pensieri di ogni tipo nello
Zibaldone
(che raccoglierà scritti dal 1817 al 1832); scrive le canzoni patriottiche come "All'Italia"; un saggio di poetica, "Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica", e tra il 1819 e il 1821 i primi Idilli (tra cui
L'infinito, La sera del dì di festa, Alla luna
) e varie canzoni. Il suo fisico è ormai minato e ha anche una grave malattia agli occhi che lo costringe a un riposo forzato.
Nel 1822 finalmente esce da Recanati per recarsi a Roma, ma rimarrà deluso e annoiato dal clima di corruzione e di cultura bigotta che vi domina. Tornato a Recanati scrive quasi tutte le
Operette morali
(tra i più grandi esempi di prosa filosofica italiana). Tra il 1825 e il 1828 compie diversi viaggi tra Milano, Bologna e Firenze (dove conosce il Viesseux) nel tentativo di rendersi autonomo con la propria attività di traduttore, ma senza successo. Dal '21 al '27 c'è un quasi totale «silenzio poetico» che verrà rotto con la composizione de
Il risorgimento e A Silvia e poi dei Grandi idilli.
Torna diverse volte a Recanati e infine nel '33 si reca a Napoli coll'amoco Antonio Ranieri dove morirà il 14 giugno del 1837.
Le mappe concettuali
Adelaide Antici
Monaldo Leopardi
Paolina
Carlo
Pierfrancesco
Gli amatissimi fratelli

La marchesa Adelaide Antici, di famiglia illustre, ma di scarsa dote, sposò a diciannove anni, il conte Monaldo. Ella non riuscì mai a creare un rapporto affettuoso con i figli, forse per la sua aridità di temperamento o perchè si dedicò con anima e corpo alla difesa del patrimonio familiare, messo in pericolo dalla cattiva amministrazione del marito.
Di famiglia nobile, ebbe idee conservatrici; pur ricoprendo saltuariamente ruoli nell'amministrazione locale, condusse una vita principalmente dedita agli studi, costituendo nel tempo una cospicua biblioteca di famiglia. Ha lasciato numerosi scritti di carattere storico, letterario, religioso e filosofico.
Lo studio matto e disperatissimo…
Cresciuto con una rigida educazione religiosa, Giacomo Leopardi trovò presto la strada dell'accogliente biblioteca paterna che occupò il posto dei giochi dell'infanzia. A 15 anni Giacomo Leopardi conosceva già diverse lingue e aveva letto quasi tutto: lingue classiche, ebraico, lingue moderne, storia, filosofia e filologia (nonché scienze naturali e astronomia). Gli insegnanti che avrebbero dovuto prepararlo al sacerdozio dovettero presto ammettere di non avere molto da insegnargli. Nei sette anni che seguirono, Leopardi si buttò in uno studio «matto e disperatissimo», in cui tradusse i classici, praticò sette lingue, scrisse un dotto testo di astronomia e scrisse un falso poema in greco antico, sufficientemente convincente da ingannare un esperto.

La gioventù del poeta
1817: inizia la sua corrispondenza con Pietro Giordani ( le lettere più significative sono: “Qui tutto è morte” e “Sono come una canna secca”)
1817:Inizia a scrivere lo Zibaldone, una raccolta di pensieri personali e riflessioni letterarie, note e commenti, (continuerà a scriverlo fino al 1832)
1818: conosce personalmente Pietro Giordani
1819:
fase dal bello al vero (dalla poesia alla filosofia)
1819: compone L’infinito
1819: tentata fuga da Recanati
Conversione alla dottrina materialistica derivante dal razionalismo settecentesco conseguente rifiuto della religione cattolica.
Inizia la composizione dei Piccoli idilli: L’infinito – Alla luna- La sera del dì di festa
1820: inizia a comporre le Canzoni civili e filosofiche


Le principali fasi della produzione di Leopardi
1822-26
:Esperienze fuori da Recanati - Roma – Pisa- Firenze
Silenzio poetico
1824
: composizione della maggior parte delle Operette morali: periodo «dell’arido vero» Dialogo della natura e di un islandese - Dialogo della moda e della morte
1827-30
:Vive a Firenze, Pisa e poi rientro a Recanati « esilio di rabbia, noia e malinconia»
Risorgimento poetico
1828-30
: composizione dei Grandi idilli ( chiamati anche canti pisano-recanatesi)- Il passero solitario- La quiete dopo la tempesta – Il sabato del villaggio- Canto notturno di un pastore errante dell’Asia

1830-33:
Definitivo abbandono di Recanati e secondo periodo fiorentino
Prima edizione dei Canti
Amicizia con Antonio Ranieri e infelice amore con Fanny Targioni Tozzetti
Dall’amore non ricambiato con Fanny Targioni Tozzetti ( che Leopardi chiama Aspasia) nascono i canti del Ciclo di Aspasia, costituito da 5 poesie:
Il pensiero dominante
Amore e morte
Consalvo
A se stesso
Aspasia
1833-37:
Trasferimento a Napoli
Muta l’atteggiamento del poeta di fronte alla virile consapevolezza del «male di vivere»; non più ripiegamento, ma invito alla fraternità fra tutti gli uomini in un’eroica sfida titanica contro la Natura malvagia e empia.
Compone :
La ginestra ( il suo testamento spirituale)
Il tramonto della luna

Pensiero e poetica
Arte e meditazione filosofica caratterizzano tutte le opere di Leopardi, c’è da parte del poeta un continuo cercare risposte sul significato dell’esistenza umana e della condizione dolorosa che caratterizza la vita dell’uomo.
La riflessione porterà Leopardi a una concezione pessimistica della vita.
L’evoluzione del pensiero e della poetica del L. vengono convenzionalmente divisi in 3 fasi:
Pessimismo storico ed individuale ( 1817-22)
Pessimismo cosmico (1823- 30)
Pessimismo eroico ( 1830-1837
Il pessimismo storico
1817 -1822
Nel 1817 Leopardi abbandona gli studi eruditi e dei classici ( fase dell’erudizione) per dedicarsi alla poesia ( fase del bello), intreccia un’amicizia epistolare con Pietro Giordani, grazie a questo abbandona le posizioni conservatrici della famiglia per approdare a idee più progressiste
Il contrasto tra Natura e Ragione
Tutto il pensiero leopardiano poggia sul contrasto tra
natura – ragione
In questa fase Leopardi concepisce la Natura come una mamma buona che crea l’uomo felice destinandolo a compiere nobili azioni.
Il dolore e l’infelicità sono causati dalla ragione, pertanto:
La natura è:

La ragione è:
Grande Piccola
Madre benigna Principio dell’infelicità crea gli uomini felici Regno del vero: distrugge i
È il regno del bello, sogni e le illusioni dell’uomo
delle illusioni, degli eroici Inaridisce la poesia
entusiasmi e della poesia

L
eopardi in questa fase idealizza le civiltà antiche, più vitali e felici, e afferma che in esse gli uomini sono stati felici perché erano in armonia con le leggi della natura. Le società moderne sono invece decadenti e infelici.
Principali responsabili di questa infelicità sono:
La religione cristiana con: Illuminismo con:
Concetto dell’immortalità affermazione della
dell’anima centralità della ragione
Entrambi hanno allontanato l’uomo dallo stato di natura, in cui era felice, per elevarlo ad una condizione di superiorità, pertanto:
La natura è madre benigna dell’uomo

La ragione è sua nemica

Il pessimismo individuale
Nel 1819 un fallito tentativo di fuga da Recanati e una grave malattia agli occhi fanno cadere Leopardi in una grave crisi depressiva che lo conduce a cupe meditazioni sul senso dell’esistenza umana:
Riflessione sul dolore
Riflessione sulla fanciullezza( età felice)
Riflessione sull’età adulta ( inevitabile contatto con la sofferenza)

Il poeta vive in prima persona il contrasto fra i sogni e le illusioni del bambino e le sofferenze dell’età adulta.

La ragione
Il bambino vive una condizione di felicità, coltiva illusioni, ha desideri che pensa possano realizzarsi quando sarà grande.
Molto presto, però,
la ragione distrugge le illusioni, le speranze che ognuno ha nutrito da bambino.
Le
illusioni vengono trasformate in nulla
e tutto ciò che si sperava di realizzare si traduce in
noia.
L. condanna l’evoluzione del genere umana che a causa della ragione ha visto distrutte le illusioni.
Gli uomini antichi potevano contare su una
natura benigna
e compassionevole che nascondeva la realtà fatta di dolore, cosa su cui gli uomini contemporanei e lui stesso non possono contare.

La poesia
La poesia degli antichi era perfetta perché vicina alla natura e alla fantasia dei primitivi, gli unici capaci di attingere alle immagini infantili, non corrotte dalla ragione.
La poesia di immaginazione verrà, inevitabilmente, anch’essa corrotta dalla ragione.
Quale poesia è allora possibile?, si chiede Leopardi:
La poesia di sentimento, che non nasce dalla fantasia ma dalla riflessione e dall’esperienza del dolore, dalla consapevolezza che la realtà e la vita sono fatte di sofferenza.
Poesia di sentimento:
Piccoli idilli
Temi:
commozione per il senso del vago e dell’indefinito
Emozioni che scaturiscono dal ricordo del tempo passato grazie al quale si possono recuperare le illusioni dell’infanzia:
Poesia della rimembranza
( legata a ciò che è lontano, solo attraverso il ricordo è possibile rivivere le emozioni più intime )

La teoria del piacere
Il piacere e la sua ricerca sono la molla principale dell’agire umano.
Il desiderio di piacere è sconfinato, anche se prova un grande piacere, l’uomo desidera qualcosa di ancora più forte, questa continua ricerca si trasforma presto in qualcosa di doloroso.
Il piacere infinito può quindi appartenere solo al mondo dell’immaginazione, pertanto la più grande soddisfazione dell’uomo sarà l’attesa della felicità ( Il sabato del villaggio) o l’assenza di dolore
( La quiete dopo la tempesta).
1820
Dalla teoria del piacere scaturisce il concetto di noia, uno stato in cui è completamente assente il piacere e in cui è presente il dolore, causato dal desiderio inappagato. Si fa strada nel poeta l’idea che il destino dell’uomo sia solo l’infelicità.

Il pessimismo cosmico
Leopardi presto distrugge il mito della natura madre benigna dimostrando che il dolore non è una condizione vissuta solo dagli uomini a lui contemporanei, ma un’esperienza che conoscevano anche gli antichi. Ci stiamo avvicinando alla 2° fase del suo pessimismo, quello cosmico.
1823: Leopardi rientra da Roma
Silenzio poetico
Riflessione sulla inevitabile sofferenza dell’uomo.
Il poeta prende le mosse dalla distruzione del mondo poetico delle illusioni;
analizza, da ateo quale era, la realtà alla luce della sua visione materialistica della vita
. Egli modifica nuovamente l’idea della natura, questa non è più concepita come una madre buona, ma come una
forza creatrice e contemporaneamente distruttrice che crea gli uomini solo per farli invecchiare e morire nella sofferenza, non preoccupandosi minimamente del terribile destino del genere umano.
Natura matrigna crudele
L’infelicità dell’uomo è connessa alle leggi del mondo fisico, il mondo cesserebbe di esistere se venisse a mancare il ciclo di creazione e distruzione della materia.

Nelle
Operette morali
è particolarmente evidente il passaggio dal pessimismo storico a quello cosmico.
Leopardi condanna le ideologie rassicuranti e guarda, gli inutili sforzi che compie l’uomo per fronteggiare la natura, con distacco e ironia.
Le ottimistiche prospettive degli Illuministi si scontrano con:
L’interpretazione materialistico –meccanicistica della realtà

Nelle Operette morali( strutturate sotto forma di dialogo) vengono evidenziati i limiti dell’uomo di fronte all’Universo, ma anche la necessità di non soccombere alle disgrazie della vita.
In quest’opera Leopardi parla anche del suicidio.
1824
Il suicidio
Per Leopardi il suicidio non era come per Foscolo uno strumento di libertà, di ribellione contro il meccanicismo della natura, in cui l'uomo aveva il ruolo di misero frammento destinato a morire come ogni altra parte della materia che forma il cosmo, ma un atto legittimo e giustificabile solo da un punto di vista egoistico; appena però si voleva tenere in conto le conseguenze che questo gesto avrebbe avuto sulle persone care al suicida, ecco che tutto ciò che era valido in una visione soggettiva non lo era più in una visione collettiva, e veniva a crollare in nome di quell'aiuto reciproco che gli uomini dovevano darsi l'un l'altro per affrontare insieme un malessere comune per tutti.
Leopardi pur giudicando irrazionale il rassegnarsi alla vita e ragionevole il suicidio, inteso come liberazione dalla sofferenza, tuttavia ritiene che l'uccidersi sia atto inumano, poiché non tiene conto del dolore altrui.
Il suicidio è un atto d’egoismo, poiché il suicida cerca solo la propria utilità, disprezzando l'intero genere umano ed agisce come un disertore, che abbandona i compagni impegnati in una lotta impari contro la natura nemica.

Il risorgimento poetico:1828-30
1828-30
Soggiorno a Pisa
Risorgimento poetico e disgelo dell’anima
Canti pisano- recanatesi: i Grandi idilli:
A Silvia
La quiete dopo la tempesta
Il sabato del villaggio
Canto notturno di un pastore errante dell’Asia
Temi:
La rimembranza
Il piacere come assenza di dolore o attesa della felicità
Ricerca del senso della vita
Rimpianto della giovinezza
Cupo pessimismo
La natura matrigna
La natura si è definitivamente tramutata per Leopardi in una matrigna crudele.
La rimembranza ( il ricordo) non ha più una funzione consolatrice ma solo l’ingrato compito di ricordare agli uomini che il tempo passato è assolutamente irrecuperabile.

Il pessimismo eroico
1830
1830: allontanamento definitivo da Recanati
Nuova fase della riflessione leopardiana: il pessimismo eroico
Amore frustrato per Fanny Targioni Tozzetti ispirerà il Ciclo di Aspasia
Aiuto degli amici fiorentini grazie ai quali può tornare in Toscana
Scontro con gli intellettuali cattolici e positivisti

Amore passionale contribuiscono alla formazione
Amicizia e solidarietà di uno spirito combattivo ed eroico
Impegno e furore intellettuale

Il poeta è consapevole del destino dell’uomo e sente l’esigenza di promuovere una società più giusta fondata sulla solidarietà e amore fra gli uomini.
La «Ginestra» e «Il tramonto della luna» sono 2 liriche composte nel 1836, a cui il poeta affida un importante messaggio:
Gli uomini devono allearsi per combattere la malvagità della Natura.
Egli rifiuta il mito del progresso umano e invita gli uomini a prendere coscienza delle leggi della natura ( materialismo meccanicistico) che determinano la vita breve e marginale dell’uomo.
Opere di questo periodo:
Palinodia
Paralipomeni
Ciclo di Aspasia
I nuovi credenti
La ginestra
Il tramonto della luna

L’amicizia con Antonio Ranieri
Durante il secondo soggiorno fiorentino Leopardi incontra nuovamente Antonio Ranieri e di comune accordo essi decidono di unire le poche risorse economiche di cui dispongono per trasferirsi insieme a Napoli.

Nel 1836 per sfuggire all’epidemia del colera il Ranieri si trasferisce con Giacomo a Torre del Greco nella villa di un parente e qui forse il poeta scrive “La ginestra” ed “Il tramonto della luna”. Tornato a Napoli stanco e sofferente, non può realizzare il nuovo desiderio di un ritorno a casa perché le sue condizioni di salute peggiorano. Assistito dal Ranieri e dalla sorella di questi, Paolina, Giacomo Leopardi si spegne a Napoli il 14 giugno del 1837, aveva 39 anni.

Leopardi sul letto di morte
La ginestra
La Ginestra o fiore del del deserto è il testamento spirituale di Leopardi.
Nella canzone si parla della resistenza coraggiosa, e allo stesso tempo fragile , che la ginestra oppone alla lava del Vesuvio, simbolo della natura crudele e distruttiva.
Il delicato fiore coraggiosamente risorge sulla lava impietrata, e con la fragranza dei suoi arbusti sembra rallegrare le lande desolate. Ma il suo destino è tragicamente segnato da una nuova eruzione, capace di annullare non solo la sua consolante presenza ma - ben più drammaticamente - la presenza dell'uomo in questi luoghi. La ginestra diviene simbolo della condizione umana.
La vera lotta che l'uomo deve ingaggiare è contro la Natura crudele, che non esita a devastare ogni opera umana con la sua inarrestabile forza. Nell' eterno, impari, confronto con la natura l'uomo deve avere ben presente la sua debolezza, ma anche la sua dignità. Non deve essere né arrogante né supplice, ma dignitosamente pronto a farsi da parte quando lo strapotere delle forze di natura lo opprime. Prima di quel momento deve unirsi "
in una solidal catena
" con i suoi simili per affrontare i dolori della sua condizione, sostenuto dalla solidarietà degli altri uomini.
La madre
Il padre
Le opere
Traduzioni
Traduce molte opere dal latino e dal greco:
Virgilio
Orazio
Lucrezio
Omero
Esiodo

Poesie
Canzoni civili e filosofiche

Piccoli Idilli
Grandi idilli

Ciclo di Aspasia
La ginestra


Prosa narrativa
Operette morali

Epistolario
Prosa saggistica
Zibaldone

Pensieri
Le poesie
Canzoni civili e filosofiche

Nel 1818 Leopardi compone due canzoni civili, All'Italia e Sopra il monumento di Dante; in questi due componimenti viene presentata la crisi politico-sociale italiana dell'epoca, contrapponendola alla grandezza del passato: viene espressa l'esigenza di incitare gli italiani a rinnovare i fasti della Roma imperiale, che Leopardi rimpiange nostalgicamente. Nelle due canzoni è evidente l'invito a seguire l'esempio degli antichi.
Questo confronto tra la felicità del passato e la decadenza presente si sviluppa anche in altre canzoni, come Ad Angelo Mai, in cui al tema patriottico si aggiungono riflessioni filosofico-esistenziali.
La Natura in queste odi appare come madre benigna che si prende cura degli esseri da lei generati, facendo sorgere piacevoli illusioni nell’uomo.
Il termine “idillio” deriva dal greco eidos (visione) e in effetti l’idillio greco consiste per lo più nella visione di scene di vita campestre o pastorale. In Leopardi, tuttavia, cambia notevolmente il concetto di “visione”, che non è più, come nella tradizione greca, la rappresentazione di un scena esterna, ma è, invece, la rappresentazione di una situazione interiore o, come lui stesso definisce l’idillio, “un’avventura storica dell’anima”.
Piccoli e grandi idilli
I "Piccoli Idilli" sono sei componimenti scritti tra il 1819 e il 1821 e chiamati da Leopardi semplicemente “Idilli” (“piccoli” è un aggettivo dato dalla critica successiva): “L’infinito” del 1819, “La sera del dì di festa” del 1820, “Alla luna” del 1820, “La vita solitaria” del 1821, “Il sogno” del 1821, “Lo spavento notturno” del 1821.
I piccoli idilli
I piccoli idilli rappresentano il tentativo del Leopardi di esprimere una poesia pura, immune cioè da elementi intellettualistici, eruditi, retorici, ed espressione ingenua, semplice, ed essenziale del sentimento.
I grandi idilli
I "Grandi Idilli" nascono dal recupero degli affetti, non già dalle illusioni: il dolore degli uomini è causato dalla Natura e non potrà mai mutare, quindi risulta inutile illudersi in un mutamento della propria condizione. Il poeta denuncia questa situazione e prova pietà per tutti gli esseri viventi destinati a soffrire per natura, utilizzando però una forma infinitamente dolce che sminuisce la durezza dei contenuti, quasi avesse voluto consolarsi della situazione con un bel linguaggio. Muta anche il suo modo di porsi di fronte alla società e al mondo; egli si dimostra più aperto, combattivo, convinto delle proprie idee e pronto a difenderle ed a comunicarle agli altri, affinché tutti possano conoscere la verità.
Ne fanno parte:

Il risorgimento
A Silvia
Il passero solitario
Le ricordanze
La quiete dopo la tempesta
Il sabato del villaggio
Canto notturno di un pastore errante dell'Asia,
Il ciclo di Aspasia
Il Ciclo di Aspasia è formato da una serie di componimenti poetici i cui temi principali sono l'amore, la morte e la vanità di ogni illusione.

L'ispirazione per le liriche provenne dalla traumatica vicenda d'amore vissuta dal poeta con Fanny Targioni Tozzetti, a cui il poeta fa riferimento usando lo pseudonimo di Aspasia.
Nell'Antica Grecia, Aspasia di Mileto divenne nota come la concubina di Pericle, la cui vicenda sentimentale troverebbe, nelle intenzioni del poeta recanatese, un corrispettivo nel suo amore per la nobildonna di origini inglesi.

Le poesie che compongono il ciclo sono:
Il pensiero dominante, Amore e Morte, Consalvo, A se stesso, Aspasia.


La ginestra o fiore del deserto
La Ginestra o fiore del deserto, composta a Torre del Greco (Napoli) nella primavera del 1836, conclude il pensiero filosofico di Leopardi ed è in pratica il suo testamento spirituale. Nella canzone si parla della coraggiosa e allo stesso tempo fragile resistenza, che la ginestra oppone alla lava del Vesuvio, il monte sterminatore, simbolo della natura crudele e distruttiva.
LO ZIBALDONE
Lo Zibaldone, o Zibaldone di pensieri, è un diario personale che raccoglie una grande quantità di appunti scritti tra luglio/agosto 1817 e dicembre 1832 da Giacomo Leopardi, per un totale di 4526 pagine.

II temi trattati sono: la religione cristiana, la natura delle cose, il piacere, il dolore, l'orgoglio, l'immaginazione, la disperazione e il suicidio, le illusioni della ragione, lo stato di natura del creato, la nascita e il funzionamento del linguaggio , la lingua adamica e primitiva, la caduta dal Paradiso, il bene e il male, il mito, la società, la civiltà, la memoria, il caso, la poesia ingenua e sentimentale, il rapporto tra antico e moderno, l'oralità della cultura poetica antica, il talento, e, insomma, tutta la filosofia che sostiene e nutre la propria poesia
LE OPERETTE MORALI
Le Operette morali sono una raccolta di ventiquattro componimenti in prosa, soprattutto sotto forma di dialoghi, scritte tra il 1824 ed il 1832.
Costituiscono sicuramente l'opera letteraria in prosa più importante di Leopardi. Il fine dell'opera è quello di mostrare il vero, ma anche di ironizzare su tutte le sue mistificazioni illusorie e colpevoli.
Questo spiega il significato del titolo: morali perché servono a mostrare nuovi atteggiamenti possibili all'uomo; operette per denotare l'abbassamento stilistico dal registro filosofico a quello satirico.
Obiettivi delle Operette sono pertanto:
1- rappresentare senza veli la necessità del dolore per gli uomini;
2- smascherare e deridere le illusioni consolatorie;
3- indicare un modello di reazione all'infelicità (nell'azione e nella passione umana).
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