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LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

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Giulia Negri

on 3 May 2017

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LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE


La rivoluzione industriale comportò una profonda ed irreversibile trasformazione che parte dal sistema produttivo fino a coinvolgere il sistema economico nel suo insieme e l'intero sistema sociale. L'apparizione della fabbrica e della macchina modifica i rapporti fra i settori produttivi. Nacque così la
classe operaia
che ricevette, in cambio del proprio lavoro e del tempo messo a disposizione per il lavoro in fabbrica, un
salario
.
I cambiamenti iniziali riguardarono principalmente il benessere economico: l’applicazione delle scoperte scientifiche alla produzione industriale, produsse beni di consumo sempre più competitivi, le vendite di tali prodotti, rigenerarono l’economia interna della Nazione producendo un maggiore benessere economico che andò a beneficio della nascente borghesia produttiva, una nuova classe economicamente forte, costituita principalmente dai proprietari delle fabbriche e dai loro investitori.
Ci furono 2 Rivoluzioni industriali. La prima interessò prevalentemente il settore tessile-metallurgico con l'introduzione della macchina a vapore nella seconda metà del '700.
La seconda rivoluzione industriale iniziò nel 1870 con l'introduzione dell'elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio.
[fu quella dell'imperialismo, culminata non a caso nella Prima guerra mondiale]
La rivoluzione industriale fu un processo di evoluzione economica o industrializzazione della società che da sistema agricolo-artigianale-commerciale divenne un sistema industriale moderno caratterizzato dall'uso di macchine azionate da energia meccanica e dall'utilizzo di nuove fonti energetiche inanimate (come ad esempio i combustibili fossili), il tutto favorito da una forte componente di innovazione tecnologica e accompagnato da fenomeni di crescita, sviluppo economico e profonde modificazioni socio-cultural.
Attraverso la rivoluzione industriale è avvenuta l'affermazione del capitalismo negli aspetti economici, a discapito della struttura sociale preesistente e politicamente con l'affermazione della borghesia come classe dominante a discapito di quella nobiliare.
la rivoluzione industriale inglese

Il Paese che diede origine al processo di rivoluzione industriale in Europa fu la Gran Bretagna, la quale si prestò meglio all’evoluzione del mercato produttivo, grazie alla congiunzione di più condizioni favorevoli, prima tra tutte, l’approvazione nel 1800 del pacchetto di leggi denominato Enclosures acts. Queste leggi sull’agricoltura, di fatto, favorirono gli interessi dei grandi proprietari terrieri a discapito dei piccoli agricoltori i quali, in breve tempo, si trovarono costretti a mutare la loro condizione sociale diventando la nuova forza lavoro
CONSEGUENZE
La Germania, il Belgio, l’Olanda, la Francia seguirono la Gran Bretagna.
Ognuna di queste nazioni trasformò la propria struttura a livello economico, sociale e politico nella prospettiva di acquisire maggiore benessere a livello economico, e poter diventare competitivo in campo commerciale, ma nonostante gli sforzi giuridici, l’investimento di forti capitali e lo sfruttamento della forza lavoro, nessuna di queste Nazioni riuscirà a eguagliare il predominio che la Gran Bretagna avrà per innovazione tecnica e per capacità organizzativa sia lavorativa che sociale.


La rivoluzione industriale provocò complessivamente un impressionante aumento della ricchezza, che andò principalmente a favore delle classi alte, anzitutto della borghesia capitalistica. Gli operai dal canto loro ricevevano bassi salari, e le donne e i bambini - impiegati su vasta scala - retribuzioni ancora inferiori; i lavoratori in generale non potevano fare affidamento su un impiego stabile poiché ogni fase sfavorevole del ciclo produttivo causava ondate di disoccupazione senza che essi potessero contare su alcuna forma di protezione sociale. Gli orari di lavoro erano mediamente da 13 a 15 ore giornaliere. I ragazzi con più di 6 anni erano impiegati in larga misura in fabbrica; e con essi persino bambini di 5 o addirittura di 4 anni.
Solo nel 1831 la giornata lavorativa per i ragazzi sotto i 10 anni fu ridotta a 10 ore; nel 1833 venne limitato il lavoro notturno; nel 1847 fu stabilita la giornata lavorativa di 10 ore anche per le donne.
FONTI

WIKIPEDIA
TRCCANI
STUDENTI.IT
ROSSI CATERINA, GURAU LAVINIA, NEGRI GIULIA
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