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Pascal

filosofia
by

Eleonora Bellesi

on 21 January 2013

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Transcript of Pascal

La vita Blaise Pascal Il problema del senso della vita Secondo Pascal la questione più importante e decisiva dell'uomo è l'interrogativo sul senso della vita. Proprio di questo argomento si parla in una parte dell'opera "I pensieri" del filosofo: I limiti La filosofia e la religione secondo Pascal Dio e l'uomo Blaise Pascal nacque a Clermont il 9 giugno 1623.
I suoi primi interessi furono diretti alla matematica e alla fisica.
A sedici anni compose il "Trattato delle sezioni coniche".
A diciotto anni inventò una macchina calcolatrice.
Anche dopo la sua conversione al cristianesimo, il suo interesse per le scienze non svanì; inventò la teoria della roulette e il calcolo delle probabilità.
Dal 1654 la sua vocazione cristiana divenne chiara in lui e da quel momento Pascal entrò a far parte dei solitari di Port-Royal che seguivano la dottrina giansenista.
Dopo la condanna papale alle cinque proposizioni nelle quali la facoltà teologica di Parigi aveva condensato la dottrina di Giansenio, Pascal iniziò a scrivere le "lettere Povinciali" in cui vengono criticati alcuni aspetti della dottrina dei gesuiti (es. politica accomodante secondo cui i peccati dell'uomo farebbero parte di una casistica e che ci sarebbe possibilità di salvezza per la maggior parte delle anime).
In seguito iniziò a comporre quella che sarebbe dovuta essere la sua grande opera "Apologia del cristianesimo" ma a causa delle sue condizioni di salute non riuscì a terminarla. Così dopo la morte del filosofo, avvenuta il 19 agosto 1662, i frammenti della sua opera furono raccolti e riordinati dai suoi amici di Port-Royal e pubblicati nel 1669 con il nome di "Pensieri". Limiti della mentalità comune:
il divertissement Limiti del pensiero scientifico:
esprit de géométrie e esprit de finesse Limiti della filosofia "Non so chi mi abbia messo al mondo, né cosa sia il mondo, né che cosa io stesso. Sono in un’ignoranza spaventosa di tutto. Non so che cosa siano il mio corpo, i miei sensi, la mia anima e questa stessa parte di me che pensa quel che dico, che medita sopra di tutto e sopra se stessa, e non conosce sé meglio del resto. Vedo quegli spaventosi spazi dell’universo che mi rinchiudono, e mi trovo confinato in un angolo di questa immensa distesa, senza sapere perchè sono collocato qui piuttosto che altrove, né perchè questo pò di tempo che mi è dato di vivere mi sia assegnato in questo momento piuttosto che in un altro di tutta l’eternità che mi ha preceduto e di tutta quella che mi seguirà. Da ogni parte vedo soltanto infiniti che mi assorbono come un atomo e come un’ombra che dura un istante, e scompare poi per sempre. Tutto quel che so è che debbo presto morire; ma quel che ignoro di più è, appunto, questa stessa morte, che non posso evitare."
(Pensieri, 194) Pascal ritiene che l'atteggiamento della mentalità comune nei confronti dei problemi esistenziali sia quello del "divertissement". Questo termine non ha il significato di sollazzo, ma bensì di oblio e stordimento di sè nella molteplicità delle occupazioni quotidiane e degli intrattenimenti sociali. "Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l'ignoranza, hanno creduto meglio, per essere felici, di non pensarci."
(Pensieri, 168) Se l'uomo non potesse fare affidamento sul divertissement cadrebbe in uno stato di disperazione, tristezza, la noia. “Noia. Niente è tanto insopportabile per l'uomo come il rimanere in un riposo assoluto, senza passione, senza affari, senza divertimento, senza applicarsi. Allora avverte il proprio nulla, l'abbandono, l'insufficienza, la dipendenza, l'impotenza, il vuoto. Dal fondo della sua anima uscirà quanto prima la noia, l'orrore, la tristezza, il dolore, il dispetto, la disperazione.”
(Pensieri, 131) Ma il divertimento, essendo una continua fuga da noi stessi, nel tentativo illusorio di raggiungere una situazione di completo appagamento, non genera certo felicità. L'uomo non deve chiudere gli occhi di fronte alla sua miseria, ma deve saper accettare, lucidamente, la propria condizione. Proprio in questo consiste la sua grandezza. "La grandezza dell’uomo è grande in questo, che egli si riconosce miserabile.
E’ dunque esser miserabile il conoscersi miserabile; ma è essere grande il conoscere che si è miserabile.”
(Pensieri, 397) Il primo limite della scienza è l'esperienza; infatti essa frena e circoscrive i suoi poteri, che non sono mai assoluti.
Il secondo limite della scienza è l'indimostrabilità dei suoi principi primi; questo perchè nel campo del sapere non risulta mai possibile una regressione all'infinito dei concetti per cui bisogna porre dei principi primi, o assiomi. L'antagonismo tra cuore e ragione viene spesso espresso attraverso il binomio : esprit de géométrie e esprit de finesse. Esprit de géométrie Esprit de finesse Ha per oggetto le realtà fisiche e gli enti astratti della matematica. Procede in modo discorsivo e dimostrativo. Ha per oggetto specifico l'uomo e le realtà morali e religiose. Si fonda sul cuore, sul sentimento e sull'intuito. I filosofi e il problema di Dio Al contrario di ciò che ritenevano i metafisici, l'ordine e le meraviglie del creato non provano di per sè l'esistenza di Dio. "Come! Non dite anche voi che il cielo e gli uccelli provano Dio? - No. - E la vostra religione non lo dice? - No: perché, sebbene ciò in un certo senso sia vero per alcune anime, alle quali Dio dona questa luce, nondimeno è falso per i più."

(Pensieri, 244) Pascal critica inoltre le prove che Cartesio aveva fornito dell'esistenza di Dio, ritenendo che giungessero a una divinità puramente astratta. "Non posso perdonare a Descartes. Avrebbe pur voluto in tutta la sua filosofia, poter fare a meno di Dio; ma non ha potuto esimersi dal fargli dare un colpetto per mettere in movimento il mondo: dopo di che, non sa che farsi di lui."

(Pensieri, 77) I filosofi e la condizione umana L'uomo è compreso tra l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo, tra il tutto e il nulla, l'uomo è un nulla di fronte al tutto e un tutto di fronte al nulla, un misto di essere e non essere.
L'uomo è in una via di mezzo tra l'ignoranza assoluta e la scienza assoluta; non così ignorante dal non sapere nulla, nè così dotto da sapere tutto. Pur avendo un illimitato desiderio di conoscere, è nell'impossibilità di cogliere il principio e la fine delle cose e deve accontentarsi di apprendere qualche cosa della zona mediana dell'universo.
L'uomo non fa che proporsi il bene e inseguire la felicità totale, ma nello stesso tempo risulta inetto a realizzare effettivamente il bene e ottenere la felicità. "Tutti gli uomini, nessuno eccettuato, cercano di essere felici: per quanto impieghino mezzi diversi, tutti tendono a questo fine."

(Pensieri, 425) I filosofi e i principi pratici L'uomo è incapace di appagarsi di quel che è, come di attingere quel che vorrebbe essere, l'uomo pascaliano, preso tra volere e non volere, si trova in uno strutturale dissidio con se medesimo, che ha qualcosa di tragico. "Desideriamo la verità, e non troviamo in noi se non incertezza. Cerchiamo la felicità, e non troviamo se non miseria e morte. Siamo incapaci di non aspirare alla verità e alla felicità, e siamo incapaci di certezza e di felicità." L'essenza dell'uomo sta proprio in questa ambigua compresenza di miseria e grandezza, che fa di lui un "mostro incomprensibile", "una chimera", "un prodigio", un "paradosso di fronte a se stesso". Su tutto ciò che riguarda il bene, regna da sempre la massima confusione e gli uomini non sanno dominarla. Che cosa può esser chiamato un bene? La castità? No, perché il mondo si spegnerebbe. Il matrimonio? No, perché è migliore la continenza.Il non uccidere? No, ché ne seguirebbero orribili disordini, e i malvagi ucciderebbero i buoni. L'uccidere, allora? No, perché la natura ne sarebbe distrutta."

(Pensieri, 385) I cosiddetti principi "universali" del comportamento, sono nient'altro che frutto di convenzione, abitudine, storia, interesse, forza o arbitrio. "Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce."

(Pensieri, 177) Alla ragione scientifica Pascal oppone la comprensione istintiva, il cuore.
Egli intende il cuore come l'organo capace di captare gli aspetti più profondi e problematici dell'esistere. Il cuore "La giustizia é quel che é stabilito."
(Pensieri, 312) "La moda, come determina il piacevole, così il giusto."
(Pensieri, 309) "Tutto é effetto della consuetudine, la quale violenta la natura."
(Pensieri, 97) La filosofia si pone i massimi problemi, però non li risolve. Pascal individua la perfetta filosofia in una filosofia consapevole dei suoi limiti.

"Beffarsi della filosofia é filosofare davvero."
(Pensieri, 4) Questa filosofia unisce ragione e religione, in quanto introduce una concezione del cristianesimo visto come qualcosa che va al di là della ragione. Quest'ultima, da sola, non riesce a comprendere la dottrina cristiana. La filosofia, lasciando irrisolti i massimi problemi, stimola a cercare altrove le risposte, precisamente nella fede. Il cristianesimo, pur non proveniendo dalla ragione, é pur sempre ragionevole, essendo conforme alla ragione. Secondo Pascal la religione é così aderente alla ragione da essere in grado di risolvere, ciò che la ragione non riesce a risolvere. "La ragione non si sottometterebbe se non ritenesse che ci sono casi in cui si deve sottomettere."
(Pensieri, 270) Nonostante ciò, Pascal ritiene che il cristianesimo:
non può essere completamente riportato alla ragione e giustificato da essa
non può fondarsi sulla ragione Dunque tra ragione e fede vi é passaggio, rottura e salto. "Il cuore e non la ragione sente Dio. Ecco che cos'è la fede: Dio sensibile al cuore, non alla ragione."
(Pensieri, 278) La filosofia La religione La concezione di Dio e della religione in Pascal é ambigua. La fede é data:
dalla ragione, persuadendosi
da Dio, essendo un dono
Le azioni dell'uomo sono:
dell'uomo, in virtù del libero arbitrio
di Dio, in virtù della grazia Dottrina del Deus absconditus Dio si manifesta e si nasconde al tempo stesso, risultando per gli uomini non così manifesto da non poter essere negato e non così occulto da non poter essere affermato. "Se il mondo esistesse per istruire l'uomo intorno a Dio, la divinità risplenderebbe dappertutto in maniera incontestabile [...] Quel che in esso appare non indica né un'esclusione totale, né una presenza manifesta della divinità, ma la presenza di un Dio che si nasconde."
(Pensieri, 556) La scommessa su Dio Scommettendo su Dio Se Dio esiste, si guadagna all'infinito (=beatitudine eterna) Se Dio non esiste, si perde in finito (= i piaceri del mondo) Scommettendo contro Dio Se Dio esiste, si perde l'infinito (=beatitudine eterna) Se Dio non esiste, si guadagna il finito (=piaceri del mondo) " Dovunque ci sia l'infinito, e non ci sia un'infinità di probabilità di perdere contro quella di vincere, non c'è da esitare." Bisogna quindi mettere a rischio il finito per guadagnare l'infinito. L'uomo é un essere paradossale poiché in lui coesistono: Grandezza Miseria "Se si abbassa, lo esalto" "Se si esalta, lo deprimo"
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