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Leopardi: Le Operette morali

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by

Simone Randes

on 26 June 2015

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Transcript of Leopardi: Le Operette morali

Giacomo Leopardi
Le
Operette morali
Prose di argomento filosofico, genere serio comico, come si evince dal titolo.

VARIETA' di:
-argomenti
-forme
-personaggi

Distacco dal <<vero>>, lucida consapevolezza

Trattazione ironica
La scommessa
di Prometeo
Concorso tra gli dei per l'invenzione migliore.
Prometeo mostra l'uomo, ma viene escluso.
Mostra a Momo l'uomo sulla Terra per avvalorare la sua tesi. Incontrano: un cannibale africano che mangia i propri figli; una vedova indiana messa al rogo affinché raggiungesse il marito; un benestante londinese che toglie la vita alla propria famiglia e a se stesso. Prometeo rinuncia alla scommessa e paga il pegno.
Dialogo della
Natura e di un Islandese
Punto di svolta del pensiero leopardiano.

Critica agli uomini che combattono tra loro.

Elencazione dei mali subiti dall'uomo.

Ricerca di un habitat naturale.

Natura noncurante dei mali dell'uomo:
meccanismo impersonale e
inconsapevole
Dialogo di un
venditore di almanacchi e di un passeggere
<<O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?>>
Le Operette morali
<<Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita
passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso
incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri,
e si principierà la vita felice.>>
L'UOMO E' PEGGIORE DELL'ANIMALE, PERCHE' UCCIDE I MEMBRI DELLA PROPRIA SPECIE.
NATURA: <<Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Ora sappi che [...] ho l'intenzione a tutt'altro che alla felicità degli uomini o all'infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo [...] io non me n'avveggo, [...]; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E [...] se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei.>>
ISLANDESE: <<Tu dei sapere che io fino
nella prima gioventù, a poche esperienze, fui
persuaso e chiaro della vanità della vita, e della stoltezza
degli uomini; i quali combattendo continuamente gli uni cogli
altri per l’acquisto di piaceri che non dilettano, e di beni che non giovano; sopportando e cagionandosi scambievolmente infinite sollecitudini, e infiniti mali, che affannano e nocciono in effetto; tanto più si allontanano dalla felicità, quanto più la cercano.>>
ISLANDESE: <<So bene che tu non hai fatto il mondo in servigio degli uomini. Piuttosto crederei che l’avessi fatto e ordinato espressamente per tormentarli. Ora domando:
t’ho io forse pregato di pormi in questo universo? o mi
vi sono intromesso violentemente, e contro tua
voglia?>>
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