Loading presentation...

Present Remotely

Send the link below via email or IM

Copy

Present to your audience

Start remote presentation

  • Invited audience members will follow you as you navigate and present
  • People invited to a presentation do not need a Prezi account
  • This link expires 10 minutes after you close the presentation
  • A maximum of 30 users can follow your presentation
  • Learn more about this feature in our knowledge base article

Do you really want to delete this prezi?

Neither you, nor the coeditors you shared it with will be able to recover it again.

DeleteCancel

Make your likes visible on Facebook?

Connect your Facebook account to Prezi and let your likes appear on your timeline.
You can change this under Settings & Account at any time.

No, thanks

Etica pubblica

No description
by

Gianfranco Pellegrino

on 4 March 2014

Comments (0)

Please log in to add your comment.

Report abuse

Transcript of Etica pubblica

Etica pubblica
Introduzione
Etica e politica: il problema dell'etica pubblica
Etica
Politica
Diritto
Regole o principi per la condotta privata -- per le azioni che non influenzano gli altri
L'unico scopo che autorizzi l'esercizio del potere nei confronti di un qualsiasi membro di una comunità civile contro la sua volontà è quello di evitare un danno agli altri.
C'è una sfera di azioni nella quale la società ha tutt'al più un controllo indiretto; vi rientrano tutti quei settori della vita e della condotta di una persona che riguardano lui e lui soltanto o che, se mai riguardano anche gli altri, li riguardano per loro libero, volontario, inequivoco consenso e con la loro partecipazione.
Ecco qual è la regione propria della libertà umana.
Regole o principi per la condotta pubblica
Regole o principi per la condotta pubblica, stabilite da organi riconosciuti come legittime, e accompagnate da sanzioni, o rese operative dal potere esecutivo
Modelli di etica pubblica
Teoria della legislazione
Politica economica
Pluralismo ragionevole
Contrattazione e autoregolamentazione
Lo strumento flessibile
Il diritto è lo strumento necessario per raggiungere gli scopi della politica -- intesa come etica pubblica. Il diritto non può essere neutrale, ma deve necessariamente avere una base morale -- deve essere governato dai fini stabiliti da una teoria morale. L'etica pubblica concide con la politica, e si realizza come una forma di politica del diritto.
La politica economica -- cioè la direzione dell'economia tramite legislazione e direttive politiche -- è lo strumento necessario per raggiungere gli scopi della politica, intesa come etica pubblica. La politica economica deve avere una base morale, deve essere ispirata ai fini stabiliti da una teoria morale. L'eguaglianza socio-economica, e la lotta contro la povertà e lo svantaggio, è l'orizzonte principale dell'etica pubblica.
La legislazione, le istituzioni politiche e le
policy
debbono garantire spazi di neutralità e di rispetto delle varie visioni del mondo presenti nelle società pluraliste tipiche delle nazioni industrializzate avanzate occidentali. L'etica pubblica è lo spazio dove la legislazione, o strumenti para-legislativi, garantiscono il rispetto di diritti e di libertà, soprattutto di libertà di pensiero e di opinione. L'etica pubblica coincide con una teoria politica liberale.
Ci sono sfere di azione, ed entità, che hanno rilevanza pubblica, ma la cui condotta e azione non può essere utilmente regolata da principi politici che si incarnano nella legislazione o nell'economia. Entità come le aziende, le burocrazie, e ambiti come il decoro o l'onorabilità, o la trasparenza, non possono venire regolate da leggi o da politiche economiche. Queste entità e questi corpi debbono avere norme morali che regolano la loro condotta, norme morali che si danno per auto-regolarsi, e che tengono conto degli interessi in gioco.
Ci sono sfere della vita pubblica, cioè politica e sociale, che non possono utilmente venire regolate né da leggi, né da norme della moralità privata. E' in questi ambiti che una forma differente di moralità -- di norme morali, cioè di norme non giuridiche, né simili a policy -- deve valere (e di fatto, anche se confusamente, vale -- si vedano le regole di senso comune sul decoro o le dimissioni)
Teoria della legislazione, o politica del diritto
Il diritto è lo strumento necessario per raggiungere gli scopi della politica -- intesa come etica pubblica. Il diritto non può essere neutrale, ma deve necessariamente avere una base morale -- deve essere governato dai fini stabiliti da una teoria morale. L'etica pubblica concide con la politica, e si realizza come una forma di politica del diritto.
Il modello benthamiano
Frammento sul governo
(1776), V, 7
In politica, ci sono doveri solo laddove ci sono sanzioni giuridiche. Il diritto -- che è intrinsecamente connesso con le pene o le sanzioni (non ci sono leggi senza sanzioni) -- è condizione necessaria per l'esistenza di norme e obblighi politici.
"Penso di capire abbastanza bene che cosa si intende con la parola
dovere
(dovere politico), quando viene applicata a me stesso [...]. E' mio dovere di fare ciò che, se non viene da me compiuto, mi rende passibile di pena, secondo la legge: questo è il significato originario, ordinario, e proprio del termine
dovere".
Introduzione ai principi della morale e della legislazione
(1789), XVII, 2-20
"L'etica in generale può essere definita l'arte di dirigere le azioni degli uomini verso la produzione della maggiore quantità possibile di felicità per coloro il cui interesse si ha di mira. [...] L'etica, in quanto arte della direzione delle azioni proprie di un uomo, può essere definita
arte dell'autogoverno
, o
etica privata
. [...] Quanto agli altri esseri umani, l'arte di dirigere le loro azioni verso il fine della felicità è quanto intendiamo, o almeno l'unica cosa che, in base al principio di utilità dovremmo intendere, per "arte di governo". Essa, quando si esprime con misure di natura permanente, viene generalmente indicata con il nome di legislazione, mentre lo è con quello di amministrazione quando le sue misure sono di natura temporanea, determinata dagli eventi del momento"
Etica privata = autogoverno
Etica pubblica = legislazione = governo
"Quanto all'etica in generale, la felicità di un uomo dipenderà, in primo luogo, da quelle parti del suo comportamento a cui nessuno all'infuori di lui stesso è interessato; in secondo luogo, da quelle parti che possono colpire la felicità di quelli che sono intorno a lui. Quando la sua felicità dipende dalla prima parte di questo suo comportamento, si dice che dipende dal suo
dovere verso se stesso
. L'etica, quindi, in quanto arte di dirigere le azioni di un uomo sotto questo riguardo, si può definire l'arte di compiere il proprio dovere verso se stesso, e la qualità che un uomo manifesta compiendo questo ramo del dovere (se dovere deve chiamarsi) è quella della
prudenza
. Quando la sua felicità e quella di ogni altra persona o persone i cui interessi vengono considerati dipende da quelle parti del suo comportamento che possono colpire gli interessi di quelli intorno a lui, si può dire che dipende dal suo
dovere verso gli altri
. L'etica, quindi, in quanto arte di dirigere le azioni umane sotto questo riguardo si può definire l'arte di compiere il proprio
dovere verso il prossimo
."
Doveri verso se stessi
Doveri verso gli altri
"Non c'è nessun caso in cui un privato individuo non dovrebbe dirigere la sua condotta verso la produzione della felicità sua e dei suoi simili; ma ci sono casi in cui il legislatore non dovrebbe tentare di dirigere la condotta dei vari altri membri della comunità"
"I casi in cui la pena sarebbe non proficua [...] costituiscono il grande terreno di intervento esclusivo dell'etica privata", cioè i casi in cui 1. la pena è più dannosa del reato che punisce e quelli i cui 2. esiste il pericolo di "coinvolgere un innocente nel destino riservato al solo colpevole"
I casi del tipo 1. sono quelli in cui la pena, per essere efficace, dovrebbe essere molto superiore a quanto è necessario a prevenire il reato -- e questi sono i casi in cui "il pericolo di venire scoperti è, o che è la stessa cosa, sembra talmente ridotto da rendere la pena incerta in elevato grado": se "la possibilità di non essere scoperti è così diffusa (specialmente agli occhi di chi è incantato dai moventi tentatori) da dover in generale sembrare troppo improbabile per essere tenuta in conto, la pena, anche se dovesse essere inflitta, può risultare inutile"
"Sembra dovuto in parte a simili considerazioni il fatto che la fornicazione, ad esempio, o le illecite relazioni fra i due sessi comunemente sono rimaste del tutto impunite, o punite ad un grado più lieve di quello a cui per altri versi il legislatore sarebbe stato disposto a punirle"
Nei casi del tipo 2., la difficoltà deriva "dalla difficoltà che si potrebbe incontrare nel definire l'idea dell'azione colpevole: cioè dalla difficoltà di farla rientrare in una definizione abbastanza chiara e precisa da tutelare effettivamente contro l'erronea applicazione. [...] Sembrerebbe di poter attribuire ad una sensibilità per questa difficoltà la cautela con cui la maggior parte dei legislatori, nel legiferare, si sono astenuti dal sottoporre a censura quelle azioni che vanno sotto la nozione di scortesia, slealtà o ingratitudine"
"Delle regole del dovere morale, quelle che sembrano avere meno bisogno del sostegno della legislazione sono quelle della
prudenza
. Solo per qualche difetto intellettivo un uomo può mancare al dovere verso se stesso".
"Sono pochi i casi in cui sarebbe
vantaggioso
punire un uomo per aver fatto male a
se

stesso
; ma sono pochi i casi, se ve ne sono in cui
non
sarebbe vantaggioso punirlo per aver fatto del male al prossimo"
Obiezioni e problemi
L'esiguo spazio dell'etica pubblica
Il diritto realizza l'etica, o l'evoluzione dell'etica muta il diritto?
Indeterminazione
Il modello milliano: non esiste etica privata (il privato è lo spazio della libertà); l'etica pubblica coincide pienamente con una legislazione liberale.
Il modello benthamiano: l'etica privata necessita dell'aiuto della legislazione, l'etica pubblica è residuale e sopperisce ai pochi casi in cui la legislazione è inefficace o nociva (e questo ha esiti liberali)
Art. 529 cod. pen.: «Agli effetti della legge penale, si considerano osceni gli atti e gli oggetti, che, secondo il comune sentimento, offendono il pudore».
«Agli effetti della legge penale»
(1) ... si considerano osceni gli atti/oggetti che offendono il sentimento del pudore diffuso nella maggioranza.
(2) ... si considerano osceni gli atti/oggetti che offendono il sentimento del pudore dell’uomo normale.
(3) ... si considerano osceni gli atti/oggetti che offendono il sentimento del pudore di chi non acconsente ad osservarli
Conciliazione artificiale degli interessi
Gli interessi dei privati sono sistematicamente contrapposti all'interesse pubblico. Se lasciati senza freni, gli individui agirebbero in maniera da ledere l'interesse pubblico e promuovere solo il proprio interesse -- il che produrrebbe conflitti sociali e, a lungo andare, condurrebbe a un impoverimento generale e a un deterioramento della vita civile.
Il legislatore fornisce dei motivi artificiali -- la paura delle pene -- che inducono gli individui ad agire in favore dell'interesse generale, o comunque a evitare di lederlo.
La contrapposizione di interessi privati e pubblici, tuttavia, non è pervasiva o onnipresente: ci sono interessi privati che si conciliano con l'interesse pubblico (come i sentimenti naturali di benevolenza e simpatia), e, in alcuni casi, il perseguimento di interessi privati da parte di tutti va a favore dell'interesse pubblico (ad esempio questo accade in economia: si vedano le argomentazioni di Bentham in
Difesa dell'usura
, 1787)
Il modello smithiano (conciliazione quasi-naturale) degli interessi
La ricchezza delle nazioni
, 1776
In paesi ricchi, i redditi servono a lavori produttivi, e a sostituire i capitali, e questo rende gli individui industriosi e propensi al risparmio. Industriosità e propensione al risparmio sono virtù private, mosse da interessi privati -- ma spingendo all'allargamento dell'industria e dei lavori produttivi, quindi ad assumere e impiegare più lavoratori, incrementano la ricchezza media, e quindi promuovono l'interesse pubblico. Nei paesi ricchi, dove abbondano industriosità e risparmio privato, il risparmio si trasforma in capitale, e questo si trasforma in lavoro, che di nuovo produce risparmio, e capitale, e lavoro, e così via.
In Bentham, e nella tradizione giusnaturalista che egli in parte riprendeva, l'etica privata comprende prudenza e beneficenza. La prima tendenzialmente va contro l'etica pubblica, e va raramente promossa, e sempre tenuta sotto controllo. La seconda si conforma all'etica pubblica, e va incoraggiata tramite la legislazione.
In Smith, e nella tradizione scozzese che egli in parte riprendeva, la prudenza -- che si realizza in virtù come la frugalità e l'industriosità -- produce esiti che promuovono l'interesse pubblico, e non sempre necessita di venire trattenuta e irregimentata. Sono le virtù private che fanno funzionare la macchina della ricchezza. Guidate dal perseguimento dei propri interessi le persona adottano spontaneamente condotte pubbliche che fanno aumentare il benessere collettivo.
Politica economica
La politica economica -- cioè la direzione dell'economia tramite legislazione e direttive politiche -- è lo strumento necessario per raggiungere gli scopi della politica, intesa come etica pubblica. La politica economica deve avere una base morale, deve essere ispirata ai fini stabiliti da una teoria morale. L'eguaglianza socio-economica, e la lotta contro la povertà e lo svantaggio, è l'orizzonte principale dell'etica pubblica.
La crisi del modello smithiano
Smith medesimo aveva osservato che con l'offerta di mano d'opera a basso prezzo i poveri inducono i ricchi a investire i propri risparmi, la domanda di mano d'opera fa crescere i salari e la crescita di benessere induce i poveri a riprodursi e aumentare i consumi. In questo modo aumenta la produzione di beni, ma con l'aumento della popolazione aumenta anche l'offerta di manodopera, e quindi diminuiscono i salari -- e la ricchezza media.
Per evitare esiti del genere, servono istituzioni politiche che regolino il mercato. Il meccanismo di trasformazione del capitale in salario non è automatico.
Ci possono essere varie distorsioni dell'ammontare dei salari e del processo di trasformazione del capitale in salario che porta all'aumento della ricchezza media.
i ricchi, che hanno maggior potere politico, possono imporre un numero maggiore di ore di lavoro a parità di salario, e possono utilizzare il guadagno aggiuntivo per spese improduttive -- quindi per spese che non danno lavoro agli individui, bloccando dunque la trasformazione del capitale in lavoro, e l'aumento della ricchezza media.
Political Justice
, 1793
I proprietari terrieri hanno la tendenza di prelevare dai salari quote sempre più alte, per aumentare le loro rendite. Questo avviene perché con l'aumento del numero di lavoratori, cioè con la possibilità per i lavoratori di avere più figli dato il miglioramento delle loro condizioni, aumenta la domanda di alimenti, e, dati i limiti delle risorse dei terreni, aumenta il prezzo del cibo, il che costringe gli imprenditori a pagare salari più alti: ma da quewsto non guadagnano i lavoratori, bensì i venditori di cibo, cioè i proprietari terrieri. Ma i proprietari terrieri non reinvestono il loro denaro in attività produttive, e, per di più con salari monetari sempre più alti e salari reali sempre più bassi la produttività dei lavoratori cala, così facendo calare anche l'incentivo a investire dei produttori, e inducendo a una diminuzione della crescita e della ricchezza diffusa.
Il dualismo fra etica pubblica, nella fattispecie giustizia -- giustizia negativa, principio che proibisce di fare danni agli altri --, ed etica privata, divisa fra prudenza e beneficenza, si dissolve rimuovendo gli impedimenti tipici delle società non industriali all'azione dei privati, e favorendo la nascita e il funzionamento di un mercato competitivo armonico.
W. Godwin
D. Ricardo
Principles of Political Economy and Taxation
, 1817
è inevitabile che la popolazione cresca più dei mezzi di produzione, e questo produce povertà e vizio. L'etica privata aggrava la situazione, perché induce gli uomini a legami stabili e alla riproduzione, indipendentemente dalle loro reali capacità di mantenere la prole.
T. Malthus
An essay of the principle of the population as it affects the future improvement of society
, 1798
La crescita dei salari può far crescere il numero di operai, ma non il numero di bocche che si possono sfamare, quindi una parte del salario, non potendosi convertire in risorse alimentari, non migliora le condizioni di vita dei poveri. Non basta svincolare la produzione agricola dalla proprietà fondiaria: il problema è la sproporzione naturale fra produttività della terra e capacità riproduttiva della specie umana.
Industriosità e prudenza favoriscono il singolo, ma non l'umanità, perché fanno crescere la domanda di cibo destinata a rimanere insoddisfatta. Anzi, l'etica privata crea la povertà, e anche il vizio, perché i poveri, una volta che si dissolva la loro famiglia, si danno a comportamenti viziosi. E lo stesso vale per le virtù pubbliche: istituzioni che aumentino la ricchezza, aumentando la popolazione, creeranno alla lunga povertà e vizio.
Forse ci si dovrebbe anche spingere a vietare il matrimonio fra persone che non abbiano la prospettiva di poter mantenere la prole, ed educare all'autocontrollo.
La teoria milliana dello stato stazionario
Più aumenta il fondo salari, cioè la parte di capitale destinata a pagare il lavoro, più crescono i salari. Perciò la classe lavoratrice, che non ha capitali, può migliorare le proprie condizioni controllando la propria dimensioni. Il miglioramento della condizione dei lavoratori va nella stessa direzioen della soluzione del problema demografico.
Principles of Political Economy
, 1848
La crisi del modello capitale-lavoro-salari
Mill: il capitale è lavoro accumulato -- cioè in potenza serve per pagare salari -- o anticipazione dei consumi dei lavoratori -- cioè è quello che si ricava dalle spese dei lavoratori. Quindi, in realtà tutto è trasformazione del lavoro.
Sidgwick: il capitale è ricchezza che va in cerca degli impieghi che producano il maggior profitto (capitale = terra, aspetti immateriali, come rapporti di affari e abilità, accumulazione di strumenti); i salari hanno un loro mercato, dove i lavoratori cercano i salari più alti.
The Principles of Political Economy
, 1883
Data l'esistenza di due mercati -- quello dei capitali, e quello dei salari -- diventa difficile intervenire e regolare.
si può affidare allo Stato l'accumulazione di capitale per la produzione, ma non si può controllare la distribuzione della ricchezza: una redistribuzione egualitaria diminuisce la ricchezza, perché l'accumulazione del capitale deriva dalle maggiori entrate di chi è ricco; l'aumento di ricchezza dei lavoratori induce all'ozio e produce un aumento della popolazione;
la cosa migliore è mettere a disposizione dei lavori informazioni e garantire la mobilità, per sfruttare le occasioni offerte dal mercato; meglio evitare le intese sindacali che spesso ostacolano l'aumento della produzione;
il progresso economico e quello civile non sempre andranno di pari passo e non c'è nessuna armonia di etica privata e pubblica: i consumi dei ricchi non sempre diventano salario dei poveri. Da un lato, l'intervento pubblico nell'economia rischia di frenare la produttività; dall'altro, lasciare la redistribuzione alla carità privata può essere troppo poco.
La teoria della domanda
L'ossessione nei confronti della produzione presuppone una visione errata dei bisogni: non ci sono solo bisogni elementari, ma anche il piacere di svolgere certe attività migliorando le proprie capacità fisiche e intelelttuali: i redditi dei professionisti e degli operai salariati non vengono consumati immediatamente, o sprecati in lusso -- servono piuttosto per assicurare benessere ai figli, sottoforma di istruzione, salute e cure. Una ridistribuzione a queste classi, pur diminuendo un po' la ricchezza materiale, può aumentare a lungo termine produttività e civiltà, creando efficienza, abitudini migliori e abitudini più dignitose.
A. Marshall
Principles of Economics
, 1890
L'eguaglianza assoluta potrebbe frenare la produzione, perché interventi sulla proprietà minano la fiducia: ma assicurare a tutti un livello minimo, grazie al progresso tecnologico forse sarebbe stato possibile, e questo avrebbe creato un generale progresso e innalzamento del livello medio di ricchezza, e del tasso di civilizzazione.
Il sogno di una società nella quale "la gente lavorasse piuttosto meno di ora; a condizione che la conseguente perdita di reddito materiale fosse esclusivamente fronteggiata, da tutte le classi sociali, mediante l'abbandono di tutti i metodi meno raccomandabili di consumo; e che inoltre esse imparassero a spendere bene il proprio tempo libero"
L'etica pubblica subentra dove emergono i limiti dell'etica privata che si esplica nel mercato: per esempio, quando vengono meno le condizioni di concorrenza perfetta. Quando l'etica privata non è più possibile, lì subentra l'etica pubblica sotto forma di politica economica -- cioè di regolazione dei mercati.
L'economia post-smithiana era assillata sia dall'idea che si dovessero ridistribuire beni per evitare che le ingiustizie del passato (prima fra tutte la distribuzione della terra) compromettessero la produzione, sia dal timore che le correzioni redistributive potessero rappresentare una minaccia per la produzione.
Da un lato, una volta interpretati i rapporti tra i fattori di produzione come scambi su un mercato, si capiva quanto fosse illusorio il flusso continuo dei capitali nei salari, in cui si era creduto da Smith a Mill. Dall'altro, veniva fuori che il mercato nel quale si incontrano capitale e lavoro era ben lungi dall'essere perfetto, perché i lavoratori non dispongono di tutte le informazioni e tanto meno della mobilità necessaria per andare a cercare le domande di lavoro più convenienti: è proprio la differenza fra capitalisti e lavoratori in fatto di informazione e mobilità a costituire una delle maggiori disuguaglianze della società moderna.
Non è affatto vero che gli individui sono sempre capaci di capire qual è il loro vero interesse e che basta liberarli da inutili restrizioni perché trovino la massima soddisfazione possibile dell'interesse individuale e collettivo. I governi debbono promuovere il benessere, controllando le forze economiche e servendosi di istituzioni capaci di incanalare l'autointeresse in percorsi benefici.
The Economics of Welfare
, 1920
A.C. Pigou
I governi debbono intervenire per favorire investimenti in certi rami industriali e scoraggiarli in altri, come per procurare informazioni ai lavoratori in cerca di impieghi e per agevolare i loro spostamenti
La critica ai confronti interpersonali di utilità come critica all'etica pubblica come politica economica: non si può misurare il benessere soggettivo, né comparare la soddisfazione di persone diverse, e quindi non ci sono misure di politica economica che possano garantire l'aumento del benessere collettivo.
Essay on the Nature and Significance of Economic Science
, 1932
L. Robbins
Quindi, non spetta all'economia dettare regole etiche e dare indicazioni per costruire un'etica pubblica: neppure indirettamente, neppure supponendo correlazioni vaghe fra benessere economico e felicità individuale.
La questione delle regole e della pianificazione: non solo non è vero che certi comportamenti auto-interessati non conducono alla promozione dell'interesse generale; certe volte, anche comportamenti individuali volti a fini benefici possono avere conseguenze negative. In questi casi, si deve considerare l'utilità complessiva di sistemi di regole.
R. Harrod
L'assunzione: un aumento della produzione conduce a un aumento della ricchezza, questo conduce a un aumento del benessere economico, e quest'ultimo conduce a un aumento del benessere in generale.
Il criterio dell'ottimo paretiano
Un certo assetto economico A è migliore di un assetto differente o alternativo B se e solo se nessuno si oppone a passare a B e almeno un inividuo vuole farlo.
V. Pareto
La questione della misura delle preferenze
Una misura cardinale, non ordinale, che però varia a seconda dei contesti
La teoria di J. Von Neumann e O. Morgestern
i
preferisce
C
ad
A
e
A
a
B
. Assegnamo a
C
la probabilità
a
, e a
B 1-a
. Così possiamo assegnare indici numerici alle preferenze di
i
.
Se una persona preferisce il burro alla marmellata e la marmellata al pane, l'ordine delle sue preferenze può cambiare, se il burro gli viene offerto solo alla sera e il pane al mattino. Inoltre, se le quantità degli alimenti fossero tutte aumentate nella stessa misura, quella persona potrebbe preferire il pane al burro e alla marmellata, visto che potrebbe consumare mezzo chilo di pane, ma non mezzo chilo di burro o di marmellata.
Se
i
preferisce il tè (
C
) al caffè (
A
) e il caffè (
A
) al latte (
B
), e tuttavia scambia il caffè (
A
) con il tè al latte (
CB
) se
a
= 0,75 e
1-a
= 0,25, cioè se la miscela di tè e latte ha lo 0,75 di tè e lo 0,25 di latte, 0,25 indica di quanto la preferenza di
i
per il tè rispetto al latte superi la sua preferenza per il caffè rispetto al latte, perché egli è disposto ad accettare lo 0,25 di latte pur di avere tè.
Di fronte a ognuna delle alternative presenti in un ordinamento la persona interessate deve essere in grado di dire quale sia l'alternativa che la precede, quella che la segue o quella che occupa il suo stesso posto nella scala delle preferenze -- ottenendo così un ordinamento completo. Inoltre, se X è preferito a Y e Y a Z, X deve essere preferito a Z -- ottenendo così un ordinamento transitivo.
In questo modo si stabilisce una corrispondenza fra una preferenza e l'aspettativa matematica inerente alla sua probabilità -- passando così da una disposizione ordinale a un ordinamento cardinale.
Come raffrontare preferenze, e ordinamenti di preferenze, di individui diversi?
Come tenere conto, soprattutto, delle interazioni complesse e reali, dove le azioni e le preferenze di ognuno dipendono dalle azioni e dalle preferenze degli altri?
In queste situazioni, gli individui si comportano come nei giochi, eseguono mosse, che dipendono dalle regole del gioco e dalle strategie, dai piani di gioco, degli altri giocatori.
Ma quale sarebbe una strategia razionale, cioè una strategia che ottiene la soddisfazione delle proprie preferenze?

Consideriamo i giochi a due persone a somma zero, cioè quelli dove un giocatore vince quel che l'altro perde e la somma delle vincite di uno e delle perdite dell'altro è zero. Ogni giocatore tenderà a rendere massima la sua vincita e minima la sua perdita. In questo caso la strategia razionale, cioè l'equilibrio, si ha quando chi perde ritiene di aver vinto tutto ciò che poteva e chi vince ritiene di non poter più ridurre le proprie vincite per indurre l'avversario ad accettare l'esito del gioco: a questo punto nessuno ha più interesse a mutare la propria strategia.
Ma il problema si ha nei giochi a somma non zero. Si consideri per esempio
Il dilemma del prigioniero
La polizia arresta due persone sospettate di un reato, ma non ha prove. Le mette in due celle separate, in modo che non comunichino, dopo aver fatto loro queste proposte: a) se nessuna confessa, verranno entrambe condannate a un mese di reclusione per un'infrazione di poco conto; b) se entrambe confessano verranno condannate a sei mesi di reclusione ciascuna; c) se una confessa e l'altra no, quella che confessa verrà subito liberata, mentre l'altra sarà condannata a nove mesi di reclusione.
Prigioniero A
Prigioniero B
Non confessa
Confessa
Non confessa
Confessa
-1, -1
-9, 0
0, - 9
- 6, - 6
Se uno dei prigionieri confessa, accettando la prospettiva di una condanna a sei mesi, anche all'altro converrà confessare e farsi sei mesi di carcere anziché nove. Ma se uno non confessa, rischiando un mese di carcere, all'altro conviene confessare ed essere subito liberato; ma così il primo subirà una condanna a nove mesi. Perciò per il prigioniero A sarebbe meglio confessare che non confessare, perché confessa ha le vincite '0 e - 6, secondo che il prigioniero B confessi o non confessi, e (0, -6) è un esito più vantaggioso di (-1, 9), che avrebbe non confessando, Ciascuno dei due prigionieri, se sceglie di confessare, ha la prospettiva di farsi al massimo sei mesi di carcere, ma potrebbe anche essere liberato subito, mentre se non confessa ha la prospettiva di farsi o un mese o nove mesi di prigione.
Pertanto due persone 'razionali' che si trovassero nella condizione dei due prigionieri A e B, dovrebbero decidere di confessare. Ma questa non è la condotta più efficiente, perché, se nessuno dei due confessasse, i prigionieri avrebbero la certezza di farsi un mese di carcere ciascuno, in tutto due mesi, ma eviterebbero la prospettiva di restare in prigione per sei o nove mesi.
Fallimenti del mercato e beni pubblici
In un mercato competitivo, le aziende hanno un interesse comune, avere il prezzo più elevato per il proprio prodotto. In un mercato del genere, prevalgono prezzi uniformi, quindi ciascuno azienda non si può aspettare un prezzo più alto solo per sé. Ma ogni azienda ha anche l'interesse a vendere quanto più può, fino a quando i costi di produzione sono minori del ricavo. Questo non è un interesse comune: più vendono le altre aziende, più i prezzi si abbassano. Le aziende alzano la produzione; così facendo, si abbassano i prezzi e i ricavi. Quindi, ogni azienda guadagna di meno.
Etica privata/etica pubblica
il problema della demarcazione fra etica privata e pubblica
il problema della relazione fra etica privata e pubblica
Etica privata = prudenza e beneficenza;
Etica pubblica = giustizia.
Sfera privata = le azioni che non danneggiano gli altri;
Sfera pubblica = azioni che possono creare danni.
L'etica pubblica subentra quando l'etica privata non basta più;
L'etica pubblica serve a permettere l'armonico esplicarsi dell'etica privata.
Il problema della dimensione, o dello spazio, dell'etica pubblica
Etica pubblica/politica
L'etica pubblica coincide con la politica, o meglio con la politica che si serve del diritto, o che regola l'economia
L'etica pubblica subentra negli spazi in cui il diritto o la politica economica non arrivano, per manifesta inefficienza o mancanza di flessibilità
Pluralismo
Visioni diverse dell'etica privata e della demarcazione fra etica privata e pubblica
Pluralismo ragionevole
La legislazione, le istituzioni politiche e le
policy
debbono garantire spazi di neutralità e di rispetto delle varie visioni del mondo presenti nelle società pluraliste tipiche delle nazioni industrializzate avanzate occidentali. L'etica pubblica è lo spazio dove la legislazione, o strumenti para-legislativi, garantiscono il rispetto di diritti e di libertà, soprattutto di libertà di pensiero e di opinione. L'etica pubblica coincide con una teoria politica liberale.
Teoria del pluralismo
Nelle società democratiche moderne è inevitabile avere un pluralismo di dottrine religiose, filosofiche e morali, che sono incompatibili fra loro, pur accettando una base comune che coincide con la scelta di partecipare alla vita democratica -- e di rispettare principi come l'eguaglianza (eguaglianza di libertà e di diritti di partecipazione, per esempio)
Nessuna di queste dotttrine è universalmente accettata dai cittadini, né c'è da attendersi che in un futuro prevedibile una di esse, oppure qualche altra dottrina, sia mai affermata da tutti i cittadini, o da quasi tutti.
Una pluralità di dottrine comprensive ragionevoli ma incompatibili è il risultato normale dell'esercizio della ragione umana entro le libere istituzioni di un regime democratico.
Il problema è proporre soluzioni -- principi di condotta -- che la pluralità delle dottrine possa far propria. L'intenzione non è sostituire tali visioni, né dar loro un fondamento ulteriore.
Pluralismo e conflitto di interessi
Il caso dell'obiezione di coscienza
La teoria degli
stakeholder
Obiezione di coscienza: la mancata osservanza di un'ingiunzione giuridica o di un provvedimento amministrativo
Evasione consapevole: un'obiezione che rimane segreta (es. violazioni segrete delle leggi sulla schiavitù)
Disobbedienza civile: un atto di obiezione di coscienza fatto in pubblico per protestare contro una legge ingiusta e fare appello al senso di giustizia dei propri concittadini
Contrattazione e autoregolamentazione
Ci sono sfere di azione, ed entità, che hanno rilevanza pubblica, ma la cui condotta e azione non può essere utilmente regolata da principi politici che si incarnano nella legislazione o nell'economia. Entità come le aziende, le burocrazie, e ambiti come il decoro o l'onorabilità, o la trasparenza, non possono venire regolate da leggi o da politiche economiche. Queste entità e questi corpi debbono avere norme morali che regolano la loro condotta, norme morali che si danno per auto-regolarsi, e che tengono conto degli interessi in gioco.
Etica applicata
Insufficienza del diritto
Necessità del'autoregolamentazione
Pluralismo
Necessità della regolazione
Inadeguatezza dei principi generali
Eccezioni
Nessuna copertura
Specificità
Elasticità e sanzioni sociali
Priorità del giudizio sui casi particolari
Autonomia
Punto di vista professionale
Codici etici, legittimità e reputazione
Ci sono sfere della vita pubblica, cioè politica e sociale, che non possono utilmente venire regolate né da leggi, né da norme della moralità privata. E' in questi ambiti che una forma differente di moralità -- di norme morali, cioè di norme non giuridiche, né simili a policy -- deve valere (e di fatto, anche se confusamente, vale -- si vedano le regole di senso comune sul decoro o le dimissioni)
Full transcript