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Il Gattopardo

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by

Bernardo Proner

on 18 September 2013

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Transcript of Il Gattopardo

Il Gattopardo
I personaggi
«Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra.»
«Ero un ragazzo cui piaceva la solitudine, cui piaceva di più stare con le cose che con le persone»


Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Palermo, 23 dicembre 1896 – Roma, 23 luglio 1957
"La figura di Don Fabrizio, in parte autobiografica e in parte ispirata al personaggio storico di Giulio Fabrizio Tomasi, rappresenta la disillusione e l'impotenza di un'intera classe sociale di fronte ai cambiamenti della storia. Don Fabrizio è la figura di un uomo che seppure dotato di una forza epica e di una statura intellettuale superiore a quella dei suoi pari, non riesce a integrarsi nella società a lui contemporanea, cui guarda con scetticismo e altera lucidità. Emblematico è il suo rifiuto ad accettare la carica di senatore del neo-regno sabaudo, non certo perché mosso da lealismo borbonico, ma per una sostanziale incapacità intellettuale, che Tomasi chiama "rigidità morale", ad assumersi la responsabilità politica di un cambiamento, di cui in fondo, non si sente partecipe."

Gioacchino Lanza Tomasi
Don Fabrizio Salina
Per l'azione del matrimonio del giovane, inizia a stagliarsi sempre più precisamente nella mente del Principe (e del lettore) quello che Tancredi Falconeri è veramente: una persona certo affascinante, capace di rapire il cuore di chiunque, (forse) anche buona e per di più veramente aristocratica; ma di certo anche calcolatrice, ambiziosa, furba, non sempre candida. D'altro canto il Principe non se la sente di criticare il ritratto cinico e realistico di Tancredi e degli altri personaggi, magistralmente orchestrati da Tomasi di Lampedusa, in cui nessuno è veramente buono e ognuno conduce la sua parte di vita sostanzialmente falsa e inutile, perché sente di appartenere anche lui, almeno in parte, alla natura oscura di quel genere umano a cui appartiene Tancredi.
Tancredi Falconieri
Il personaggio di Don Calogero Sedara si erge ad emblema delle condizioni della borghesia siciliana alla fine del XIX secolo, una borghesia che, pur nel tentativo di guadagnarsi un posto nel nuovo ordine piemontese, adottando i valori della gioventù garibaldina e repubblicana, non rinuncia a cercare di "legittimare" la propria ascesca sociale, sciommiottando gli atteggiamenti della nobiltà e tentando di guadagnarsi ad ogni costo un posto fra i grandi aristocratici.
La goffa entrata di Don Calogero a casa Salina è sottolineata da una vivace musica e il suo grossolano frack è motivo di ironia per gli invitati a cena.
Il suo comportamento reverenziale nei confronti del principe è esasperato e inopportuno considerando la sua appartenenza ad un ceto sociale, la borghesia, in crescente ascesa ai danni della nobiltà. Questo suo atteggiamento è evidente al momento della votazione; Sedara dopo aver democraticamente annunciato: "....il primo che arriva vota per primo, perchè qui non si fanno.." (la frase fa intuire che la parola di chiusura sia preferenze) viene interrotto dall'arrivo di Don Fabrizio. Non curante delle sue ultime parole, Don Calogero cerimonioso invita il principe a votare prima degli altri.
Molto divertente è la dichiarazione di Don Calogero di una presunta nobiltà della famiglia Sedara. Intuibile è la reazione di Don Fabrizio e di Padre Pirrone, i due fuggono trattenendo a stento le risate, lasciando il povero Sedara solo mentre l'eco delle sue parole rimbomba ancora fra le mura dell'alta stanza.
Don Calogero Sedara
E' sempre timoroso nei confronti del Principe Salina e si preoccupa di non offenderlo. Gli è affezionato, nonostante alcune volte abbia sperimentato la sua collera o la sua impudenza, come quando è costretto ad accompagnarlo nel viaggio per Palermo, dove il principe incontra Mariannina.
Nella scena della locanda, espone esplicitamente la propria concezione sugli aristocratici: come vivono, come la pensano. In realtà, Pirrone funge da strumento per l'espressione del pensiero di Tomasi stesso, che, trmite le perole del curato, esprime la propria concezione dell'aristocrazia contemporanea.
Padre Pirrone
Il racconto inizia con la recita del rosario in una stanza della casa gentilizia del Principe Don Fabrizio Salina, dove egli abitava con la moglie Maria Stella e i loro sette figli. Don Fabrizio è un personaggio particolare, molto alto e con la pelle molto pallida, dedito allo studio dell'astronomia e a pensieri su amore e morte. Egli è testimone del lento decadere del ceto dell'aristocrazia, di cui è rappresentante. Infatti, con lo sbarco in Sicilia di Garibaldi e del suo esercito, si afferma una nuova classe, quella dei borghesi, che il principe - come tutti gli aristocratici - disprezza. Il nipote di don Fabrizio, Tancredi, pur combattendo nelle file garibaldine, cerca di rassicurare lo zio sul fatto che alla fine le cose andranno a vantaggio suo e degli aristocratici. Tancredi inoltre aveva sempre mostrato interesse amoroso verso la cugina Concetta, figlia del principe, che ricambiava i suoi sentimenti. Il principe e la sua famiglia trascorrono un po' di tempo nella loro residenza estiva, a Donnafugata; il nuovo sindaco di questo paese è Don Calogero Sedàra, un uomo borghese di modeste origini e profondamente patriottico. Non appena Tancredi vede la bella figlia del sindaco, Angelica, se ne innamora perdutamente. La ragazza è però una borghese e non ha perciò i modi degli aristocratici, per questo Concetta trova quasi ripugnante il suo comportamento. Angelica però ammalia tutti con la sua bellezza, tanto che Tancredi finirà per sposarla, attratto oltre che dalla sua bellezza anche dal suo denaro. Arriva il momento di votare in un importante plebiscito il cui esito decreterà se verrà effettuata o meno l'annessione della Sicilia al Regno di Sardegna. A quanti chiedano al principe un parere su cosa votare, il principe affranto dice di essere favorevole a questa entrata. I voti del plebiscito alla fine vengono comunque truccati dal sindaco Sedàra e si arriva perciò all'annessione. Dopo di questo un funzionario piemontese, il cavaliere Chevalley, offre a don Fabrizio la carica di senatore del Regno d'Italia, ma il principe rifiuta l'incarico in quanto egli si sente un vero e proprio aristocratico e non si vuole sottomettere alla caduta del suo tempo. Il principe ora conduce una vita desolata fino a quando muore circondato dai suoi cari in una stanza d'albergo a Palermo durante il viaggio di ritorno da Napoli, dove si era recato per visite mediche. L'ultimo capitolo del romanzo, ambientato nel 1910, descrive la situazione delle tre figlie superstiti del principe, che conducono una vita dedita a una formalistica devozione religiosa e nell'illusione che il nome della famiglia Salina conti ancora come nel passato, ma quel passato è irrimediabilmente perduto.
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