Loading presentation...

Present Remotely

Send the link below via email or IM

Copy

Present to your audience

Start remote presentation

  • Invited audience members will follow you as you navigate and present
  • People invited to a presentation do not need a Prezi account
  • This link expires 10 minutes after you close the presentation
  • A maximum of 30 users can follow your presentation
  • Learn more about this feature in our knowledge base article

Do you really want to delete this prezi?

Neither you, nor the coeditors you shared it with will be able to recover it again.

DeleteCancel

Make your likes visible on Facebook?

Connect your Facebook account to Prezi and let your likes appear on your timeline.
You can change this under Settings & Account at any time.

No, thanks

Umanesimo e Rinascimento: analisi e comparazione

Umanesimo e Rinascimento: analisi e comparazione - OPTIMUM
by

Eu Do

on 12 October 2014

Comments (0)

Please log in to add your comment.

Report abuse

Transcript of Umanesimo e Rinascimento: analisi e comparazione

L'Umanesimo e il Rinascimento
Politica, economia e società
Geografia
Intellettuali e pubblico
Visione del mondo e filosofia
La lingua
Centri di produzione e diffusione della cultura
La corte
Nel corso del Quattrocento le corti dei signori sono ambienti culturalmente molto attivi. Con il rafforzarsi del mecenatismo, sempre più intellettuali e artisti trovano protezione presso le corti dei signori. Rispetto quindi al Trecento, dove gli intellettuali erano generalmente indipendenti dal governo, ora sono costretti a contraccambiare la protezione offerta dal signore. Questo fenomeno comporta diversi rischi.
Rischi dell'organizzazione cortigiana della cultura:
- vivendo presso le corti, gli intellettuali sono in un certo senso distaccati dalla realtà del tempo;
- il circuito di produzione-fruizione della produzione letteraria è chiuso: infatti le opere prodotte all'interno della corte sono destinate alla fruizione all'interno della stessa;
- mancanza di indipendenza di artisti e intellettuali.
L'accademia
L'istituzione dell'accademia, nata nel Quattrocento, funge da luogo di incontro, confronto e discussione per intellettuali. Le accademie svolsero un ruolo chiave nell'elaborazione e diffusione della cultura Umanistica.
Spesso le accademie ottengono il patrocinio di un signore, appoggio che nel corso del Cinquecento le rende sempre meno indipendenti, trasformandole in vere e proprie istituzioni.

Esempi sono l'Accademia Platonica di Firenze che con Cosimo I si trasforma in un'organismo ufficiale, L'Accademia fiorentina


Le università
Le università continuano a conservare un indirizzo aristotelico, nonostante il platonismo si diffonda sempre maggiormente. Vengono così fondate università ispirate ai princìpi umanistici, che hanno come obiettivo una formazione più completa della persona.
Le biblioteche
Nel corso del Quattrocento iniziano a formarsi e diffondersi le prime biblioteche 'pubbliche', che a differenza di quelle dei secoli precedenti (volte solamente alla conservazione dei volumi e non accessibili al pubblico), permettono la circolazione dei volumi (nonostante il 'pubblico' che può avere accesso al materiale è composto solamente da studiosi).
Botteghe di artisti e stampatori
Nel corso del Quattrocento-Cinquecento, con l'invenzione e diffusione della stampa e il cambiamento - che si ha con l'Umanesimo della collocazione sociale degli artisti, le botteghe degli stampatori e degli artisti diventano dei centri significativi di produzione e discussione culturale.
Aspetti sociali e culturali della diffusione della stampa e dell'editoria
L'affermazione della stampa nel corso del Cinquecento ha fondamentali effetti e conseguenze sulla letteratura del tempo. Tra questi effetti troviamo una circolazione molto più rapida rispetto ai secoli precedenti l'invenzione della stampa: viene introdotto il concetto moderno di pubbblico. L'attività letteraria si evolve diventando una possibile fonte di profitto: nasce l'editoria di mercato.
La nascita di questo 'mercato' editoriale da una parte comporta l'esigenza di prevedere e venire incontro agli interessi del pubblico (per generare profitto), dall'altra la possibilità di promuovere la crescita culturale.
Contesto politico del Quattrocento
Nel corso del Quattrocento si assiste nella penisola italiana ad un fondamentale cambiamento nella forma di governo: la diffusione delle signorie cittadine.

Durante il corso del Duecento e Trecento le istituzioni comunali furono messe a dura prova dal generarsi di conflitti intestini al comune. Inizialmente si fece ricorso alla figura del podestà, che rapidamente evolse dando origine alle prime signorie.

La tendenza delle Signorie ad espandersi territorialmente portò, nei primi decenni del Quattrocento, ad una forte frammentazione politica della penisola. Con la Pace di Lodi (1454) iniziò un periodo di pace che contribuì significativamente allo sviluppo artistico-letterario del Rinascimento.
Contesto economico del Quattrocento
La forte crisi economica iniziata negli ultimi decenni del Trecento termina con I primi decennti del secolo successivo, con una costante e graduale ripresa.

Nel corso del Quattrocento si assiste ad un ritorno consistente agli investimenti in attività agricole e in beni immobili.
Questo porta la borghesia quattrocentesca a distaccarsi sempre maggiormente dalla borhesia comunale dei comuni duecento-trecenteschi, avvicinandosi invece a quella che era stata l'antica aristocrazia “tradizionale”, la cui fonte di ricchezza erano proprio le rendite terriere e immobiliari.
Nel corso del Trecento la maggioranza dei comuni della penisola vede il crollo delle istituzioni comunali e l'instaurazione di una forma di governo signorile.
Ciononostante Firenze mantenne la forma repubblicana fino al 1435, quando Cosimo de Medici diventò de facto signore di Firenze, avendo sotto il suo controllo le elezioni, la creazione di nuove magistrature e il sistema erariale.
Contesto politico nel Cinquecento
Gli anni tra il Quattrocento e il Cinquecento sono segnati dalla perdita di indipendenza degli stati della penisola italiana, che nei primi decenni del secolo rivelano apertamente la loro fragilità politica.

Con la morte di Lorenzo de Medici (1492) terminò quel periodo di pace iniziato con la Pace di Lodi che permise lo sviluppo delle arti che avrebbe trionfato nel corso del Rinascimento.
Nel 1559 viene stipulata tra francia, Spagna e Inghilterra la Pace di Cateau-Cambresis, che sancì la fine delle guerre d'Italia (una serie di otto conflitti iniziati con la discesa francese nella penisola). Nel corso del conflitto la Spagna si affermò come maggiore potenza europea, con una parte significativa della penisola italiana sotto il suo controllo.
Nel corso del Cinquecento si assiste ad una totale sottomissione degli stati nazionali italiani alle potenze Europee, in prims Francia e Spagna.

Negli ultimi decenni del 1500 comincia a delinearsi in Europa un assetto politico che esisterà e influenzerà la politica europea per secoli, che vede la Spagna, la Francia, l'Inghilterra, I domini asburgici e l'Impero Ottomano come potenze, mentre la penisola italiana rimane debole e frammentata, senza un reale potere e influenza politici.
Contesto economico del Cinquecento
Nel Cinquecento si assiste al proseguimento del processo di riconversione degli invesimenti in beni immobili e attività agricole.

La profonda spaccatura tra l'assetto polico di grandi Stati nazionali come Francia e Spagna e quello italiano influirà anche sul nascente fenomeno economico che darà origine al capitalismo moderno.

Nel corso del 1500 si assiste inoltre allo spostamento del centro europeo del commercio dal Mar mediterraneo all'Atlantico.
Introduzione
Nonostante sia possibile individuare dei caratteri fondanti comuni nel corso del Rinascimento, si è soliti distinguere all'interno di questo due fasi, L'Umanesimo e il Rinascimento, per via di eventi storici cruciali avvenuti tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento.
La prima fase, L'Umanesimo, coincide approssimativamente con il Quattrocento, ed è caratterizzata dalla riscoperta dei classici e dalla rinascita di interesse verso l'antichità. Durante il Rinascimento, invece, si assiste al consolidamento della nuova civiltà e cultura originatesi nel secolo precedente.
E' tuttavia di fondamentale importanza ricordare che trattandosi di fenomeni strettamente legati alla società e alla cultura è impossibile effettuare una periodizzazione accurata, in quanto sono numerosi gli elementi e i tratti che evolvono lentamente o che si mantengono costanti.
Intellettuali nel Quattrocento-Cinquecento
Intellettuale-cittadino

Intellettuale-cortigiano
Intellettuale-chierico
L'intellettuale-cittadino è legato e partecipa alla vita politica del comune, non trae sostentamento dalla sua attività intellettuale-letteraria, ed è significativamente indipendente rispetto al governo. Nei primi decenni del Quattrocento sopravvive ancora, ma solo nell'eccezione di Firenze, che - come gli altri comuni - si sarebbe trasformata in pochi decenni in una signoria.
La figura dell'intellettuale-cortigiano diventa predominante con l'affermazione e la diffusione delle signorie. Le caratteristiche principali di questa figura sono la subordinazione al potere, la dipendenza economica dal signore, la completa dedizione ad attività letterarie-intelettuali. L'intellettuale cortigiano, a differenza dell'intelletuale-cittadino, trae sostentamento dalla sua professione letteraria.

Mentre nel Quattrocento la figura dell'intellettuale-cittadino è ancora diffusa, seppur in modo molto limitato, nel Cinquecento si assiste alla scomparsa de facto di questa figura, sostituita dal letterato cortigiano.
Con la crisi politica dei primi decenni del Cinquecento, e la conseguente instabilità politica delle corti, ai letterati vengono sempre più frequentemente assegnate mansioni di tipo burocratico. La carriera religiosa viene quindi vista da molti intellettuali come possibilità, che - oltre a garantire maggiore sicurezza rispetto alla vita di corte - permette anche una maggiore indipendenza per quanto riguarda i contenuti e le opinioni espresse nelle opere.
Nonostante queste diverse 'tipologie' di intellettuali, si possono osservare alcuni tratti generali che li accomunano: l'assoggettamento al potere, che sia questo laico o religioso; un distacco dalla realtà politico-sociale del tempo, fattori che contribuiscono alla produzione di una letteratura sostanzialmente aristocratica ed elitaria.
Pubblico nel Quattrocento-Cinquecento
Un pubblico elitario
Ritorno al latino come lingua letteraria
La cultura umanistica è estremamente elitaria
Esiste un netto distacco tra la cultura di elite e la cultura di massa
Tuttavia, con l'introduzione e la diffusione della stampa, questa condizione di elitarismo della cultura umanistica inizia a scomparire, nonostante - per via degli elevatissimi tassi di analfabetizzazione della maggioranza della popolazione - è inevitabile che l'accesso alle risorse letterarie e culturali resti rispervano ad un'elite.
Introduzione
Tra l'Umanesimo e il Rinascimento non è possibile distinguere un netto cambiamento nella visione del mondo e nella concezione l'uomo e della vita, in quanto è sostanzialmente identica.

Nel primi decenni del Quattrocento, con l'affermarsi dell'Umanesimo, si assiste ad una forte rinascita di interesse verso i classici latini e greci, che vengono visti come un modello al quale ispirarsi per costruire una società migliore.

Nel corso del Rinascimento il Medioevo viene considerato come un'età buia, un'età che si è frapposta fra l'antichità e il periodo presente. Da qui nasce la necessità di recuperare e di rivivere l'antica civiltà classica, che tuttavia, nel corso del Medioevo, non fu affatto ignorata, ma assimilata alla visione del mondo corrente.
Visione teocentrica e antropocentrica
Mentre nel corso del Medioevo predominò una concezione teocentrica del mondo, che concepiva l'uomo che una creatura fragile e la vita sulla terra solo come un passaggio temporaneo, con il Rinascimento si affermò una visione antropocentrica del mondo e dell'uomo, secondo la quale l'uomo è in grado di determinare da sé il proprio futuro e in grado di contrastare "
il gioco capriccioso della fortuna
": una visione ottimistica della vita.
Il principio di imitazione
Gli intellettuali Quattrocenteschi scoprono nella letteratura classica una visione del mondo simile alla propria, e volgono quindi la loro attenzione allo studio di questi testi, visti come un modello al quale ispirarsi.
Si afferma così il principio di imitazione, che vede i classici come un modello e una guida dai quali trarre insegnamento per avvicinarsi più possibile alla perfezione, che viene riconosciuta nella civiltà classica.
Tuttavia, l'imitazione dei classici non è affatto passiva: infatti gli intellettuali del tempo si rendono conto di come, per poter costruire un proprio mondo civile e spirituale adatto alle esigenze del tempo presente, sia necessario un processo di imitazione attiva e creativa, piuttosto che meccanica senza alcuna rielaborazione.
Esigenze del principio di imitazione
Sono due le necessità principali del principio di imitazione: la disponibilità di una notevole quantità di testi classici da leggere e conoscere, e la necessità di collocare nel suo tempo la classicità riscoperta.
In quanto precursori della letteratura e cultura latina, si afferma il bisogno di conoscere e studiare la letteratura e la filosofia greche, necessità che richiede lo studio della lingua greca.
C'è inoltre una sostanziale differenza tra il modo di accostarsi ai classici diffuso nel Medioevo e quello in uso nel Rinascimento: durante il primo, infatti, non si aveva coscienza del distacco tra la classicità e il tempo presente (tendendo quindi ad assimilare il mondo classico alla propria visione del mondo), mentre durante il Rinascimento il distacco tra classicità e presente viene fortemente riconosciuta e considerata.
La filologia
Per rispondere quindi alle diverse esigenze prospettate dal principio di imitazione dei classici, sorge un nuovo modo di studiare le opere letterarie antiche. Con l'Umanesimo si assiste quindi alla nascita di una nuova scienza, la filologia, che studia i testi letterari con l'obiettivo di ricostruire la loro forma originaria, analizzando e comparando le diverse fonti disponibili.
La pedagogia umanistica
Nella nuova prottiva umanistica, lo studio delle discipline letterarie assume un ruolo centrale nella formazione di un individuo. Gli studi delle lettere classiche vengono considerati
studia humanitas,
ossia studi che permettono la formazione dell'uomo in modo armonico. Anche per questo allo studio delle discipline letterarie viene affiancata l'attività fisica.

Due ulteriori caratteri contraddistinguono l'educazione umanistica: la sua elitarietà e la sua impronta fortemente laica.
Durante il periodo dell’Umanesimo e del Rinascimento, il modo di pensare platonico, l’osservazione delle cose materiali come tentativo di ricongiunzione con Dio in particolare, divenne il principale modello di pensiero.
Il Platonismo
La figura dell' Umanista è quella di un individuo caratterizzato da una grande mobilità, tratto che ha reso possibile una certa omogeinizzazione della cultura umanistica nella penisola italiana. Tuttavia, ciascun centro ha mantenuto alcune caratteristiche peculiari.
L'influenza di Petrarca è ancora viva in Veneto, luogo in cui passò i suoi ultimi anni; infatti una delle caratteristiche dell'Umanesimo veneto furono proprio gli interessi filologici e antiquari.

Inoltre, il forte legame con l'Oriente (Venezia) favorì lo studio del greco. In particolare nella città di Venezia si assiste ad una
fioritura artistica
, con le figure di Mantegna, Bellini e Carpaccio, e all'attività editoriale di Aldo Manuzio (stampa).
Venezia
Milano
A Milano, presso i Visconti e successivamente gli Sforza, è presente l'umanesimo cortigiano, caratterizzato dall'esaltazione della corte e in polemica contro l'ideale umanistico di Firenze, contrario a quello milanese, celebrando la libertà intellettuale. Come Venezia, anche qui si ha uno sviluppo artistico, con principali figure quelle di da Vinci e Bramante.
Roma
Nella città di Roma è fondata l'Accademia Romana, centro di studi archeologici e filosofici atti alla ricostruzione dell'antico. Da ricordare anche gli stimoli forniti da Niccolò V e Pio II, quest'ultimo grande umanista.
Napoli
Dell'umanesimo cortigiano di Napoli (corte aragonese) sono da ricordare le tre figure di Beccardelli, fondatore dell'Accademia Antoniana, Pontano, che introduce l'uso del latino come lingua per la creazione poetica e non limitata alla prosa erudita (l'Accademia Antoniana verrà rinominata Pontaniana in suo onore), e Sannazzaro, creatore del genere romanzo pastorale con l'opera “Arcadia”.
La cultura fiorentina è ancora fortemente radicata alla tradizione comunale.

Firenze è fortemente orgogliosa della propria tradizione, e questo ha numerose conseguenze.
Rifiuta il fiorentino letterato proposto da Bembo a favore del fiorentino parlato, in quanto lingua dei grandi fiorentini del passato.
Conserva una linea di riflessione politica e di ricerca storiografica;
Conserva un senso di municipalismo che porta alla scelta di generi quali comico, novella, poesia satirica e burlesca.


Firenze
Introduzione
Nel corso del Quattrocento il latino torna a essere usato nuovamente come lingua letteraria, mentre durante l'età comunale era stato il volgare a dominare la scena linguistica.

Tuttavia, però, verso la metà del secolo il volgare torna nuovamente ad essere utilizzato come lingua letteraria. Viene però modellato sulla lingua dei classici latini.


La questione linguistica: punti in comune tra Umanesimo e Rinascimento
C'è una netta differenza tra la lingua utilizzata in ambito letterario e quella comunemente parlata;
Gli autori del passato vengono visti come un modello a cui ispirarsi.
La questione linguistica: differenze tra Umanesimo e Rinascimento
nel periodo Umanista la lingua presa a modello è il latino (il volgare verrà riscoperto solo in un secondo momento), mentre in quello Rinascimentale la lingua ideale è il volgare (con relativa questione della lingua);
conseguentemente, i modelli di rifermento sonno differenti, quelli umanisti appartengono all'epoca antica mentre quelli rinascimentali sono del Basso Medioevo oppure contemporanei;
nel periodo Umanista si hanno sia attività di sperimentazione, che di riscoperta di generi andati perduti. In quello Rinascimentale il tratto più saliente è la discussione per trovare la lingua più adatta;
nel periodo Umanista Firenze ha un ruolo chiave nelle attività intellettuali, mentre nel periodo Rinascimentale la sua influenza svanisce.
La scelta di una lingua modello
Una delle principali caratteristiche dell'attività intellettuale del Cinquecento è la ricerca di una lingua che funga da modello. Infatti, dopo il ritorno al uso del volgare la letteratura prodotta con esso venne considerata al pari di quella latina. Diverse le tesi.
Pietro Bembo
La proposta di maggior diffusione fu quella di Pietro Bembo. Come modello per la poesia propone l'opera “il Canzoniere” di Petrarca, che presentava un linguaggio rarefatto, selezionato, scorrevole, musicale, e con un vocabolario ristretto, e per la prosa propone le novelle tragiche del “Decameron” di Boccaccio, caratterizzate da uno stile elevato e ricercato.
Gian Giorgio Trissino
Altra proposta è invece quella di Gian Giorgio Trissino, con la proposta “cortigiana ”. Trissino ritiene che la lingua ideale da seguire sia quella parlata nelle corti italiane, quindi, ad differenza di Bembo, una lingua effettivamente parlata ed utilizzata. Una simile proposta però, poneva il problema di quale corte seguire, in quanto nelle varie corti si parlava in maniera diversa e non era possibile identificare una corte che fosse già di riferimento per l'intera penisola.
Niccolò Macchiavelli
L'ultima teoria proposta è quella “fiorentinista”, che trovò tra i suoi sostenitori Machiavelli, che proponeva come modello il fiorentino parlato comunemente. Questa proposta presentava due punti di debolezza; Anzitutto, è una lingua troppo limitante, e inoltre Firenze aveva ormai perso la sua influenza sulla cultura.
Full transcript