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Il viaggio (come metafora)

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by

mattia gualandi

on 26 May 2015

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Transcript of Il viaggio (come metafora)

°Moby Dick°
Il Battello Ebbro
_Emigrante per diletto_
Emigrante per diletto; Stevenson Robert L.( Edimburgo 13/11/1850 - Vailima 3/12/1894 )
temi: prigionia, fame, paura, povertà.


Citazione
:["Seppure desiderassi di vedere il peggio della vita degli emigranti, avevo del lavoro da portare a termine durante il viaggio"]

:L'ultimo Viaggo:
L'ultimo Viaggio; Pascoli (San Mauro di Romagna 31/12/1855 - Bologna 6/04/1912)
temi trattati: la morte, l'illusione, la disperazione, il pericolo, l'ignoto, conoscenze, l'inganno, curiosità, cambiamento, speranza.

la forma metrica è in decasillabi scioldi, questi consistono in versi senza rima.
Itaca...
temi: il viaggio, i marinai, il mare, il capitano, avventura, paura, astuzia, itaca.


Citazione
:["Capitano che risolvi con astuzia ogni avventura, ti ricordi di un soldato che ogni volta a più paura ? Ma anche la paura in fondo mi dà sempre un gusto strano se ci fosse ancora mondo sono pronto,dove andiamo. "]
"Laus Vitae "
Laus Vitae; D'annunzio (Pescara 12/03/1863 - Gardone Riviera 1/03/1938)
temi risconrati: paura, mistero, pericolo, fermezza

Si compone di 8400 versi ineguali in strofe libere di 21 versi ciascuna.


Scrittori...
"sogno l'orizzonte..."
I
l
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a
g
g
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(
c
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e

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r
a
)

Giorgia Grillini, Kristal Saputo, Lucio Carnevale, Mattia Gualandi
Moby Dick (pubb. nel 1851) dallo scrittore Herman Melville( New York 1/08/1819 - New York 28/09/1891
i temi affrontati sono: il bisogno di viaggiare, partire alla scoperta di nuovi orizzonti, la tristezza, la debolezza, l'orgoglio dello scrittore, la fatica del lavoro svolto da un marinaio ed i pericoli che comporta, e l'avventura del viaggio in sè.

Citazione
:[ "Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un bel gesto filosofico Catone si getta in mare: io cheto cheto mi metto in mare".]
Pascoli
D'annunzio
Rimbaud

Lucio Dalla
Herman Melville
Appena presi a scendere lungo i Fiumi impassibili,
Mi accorsi che i bardotti non mi guidavan più:
Ignudi ed inchiodati ai pali variopinti,
I Pellirosse striduli li avevan bersagliati.

Non mi curavo più di avere un equipaggio,
Col mio grano fiammingo, col mio cotone inglese.
Quando assieme ai bardotti si spensero i clamori,
I Fiumi mi lasciarono scender liberamente.

Dentro lo sciabordare aspro delle maree,
L'altro inverno, più sordo di una mente infantile,
Io corsi! E le Penisole strappate dagli ormeggi
Non subirono mai sconquasso più trionfante.

La tempesta ha sorriso ai miei risvegli in mare.
Più lieve di un turacciolo ho danzato sui flutti
Che eternamente spingono i corpi delle vittime.
Dieci notti, e irridevo l'occhio insulso dei fari!
Ho visto gli arcipelaghi siderei e delle isole
Dai cieli deliranti aperti al vogatore:
- È in queste notti immense che tu dormi e t'esili
Stuolo d'uccelli d'oro, o Vigore futuro?

Ma basta, ho pianto troppo! Le Albe sono strazianti.
Ogni luna mi è atroce ed ogni sole amaro:
L'acre amore mi gonfia di stordenti torpori.
Oh, la mia chiglia scoppi! Ch'io vada in fondo al mare!

Se desidero un'acqua d'Europa, è la pozzanghera
Nera e gelida, quando, nell'ora del crepuscolo,
Un bimbo malinconico abbandona, in ginocchio,
Un battello leggero come farfalla a maggio.

Non posso più, bagnato da quei languori, onde,
Filare nella scia di chi porta cotone,
Né fendere l'orgoglio dei pavesi e dei labari,
Né vogar sotto gli occhi orrendi dei pontoni.

i temi riscontrati sono: la paura, la nostalgia, pianto, perdite, transizione, solitudine e disperazione.

Citazione
:[" Le albe sono strazianti, ogni luna mi è atroce e ogni sole[...] che la mia chiglia scoppi!che vada in fondo al mare! "]
Poiché discendevo i Fiumi impassibili,
mi sentii non più guidato dai bardotti:
Pellirossa urlanti li avevan presi per bersaglio
e inchiodati nudi a pali variopinti.

Ero indifferente a tutti gli equipaggi,
portatore di grano fiammingo e cotone inglese
Quándo coi miei bardotti finirono i clamori
i Fiumi mi lasciarono discendere dove volevo.


Nei furiosi sciabordii delle maree
l'altro inverno, più sordo d'un cervello di fanciullo,
ho corso! E le Penisole salpate
non subirono mai caos così trionfanti.

La tempesta ha benedetto i miei marittimi risvegli.
Più leggero d'un sughero ho danzato tra i flutti
che si dicono eterni involucri delle vittime,
per dieci notti, senza rimpiangere l'occhio insulso dei fari!
Ho veduto siderali arcipelaghi! ed isole
i cui deliranti cieli sono aperti al vogatore:
È in queste notti senza fondo che tu dormi e ti esìli, milione d'uccelli d'oro, o futuro Vigore?

Ma è vero, ho pianto troppo! Le Albe sono strazianti.
Ogni luna è atroce ed ogni sole amaro:
l'acre amore m'ha gonfiato di stordenti torpori.
Oh, che esploda la mia chiglia! Che io vada a infrangermi nel mare!

Se desidero un'acqua d'Europa, è la pozzanghera
nera e fredda dove verso il crepuscolo odoroso
un fanciullo inginocchiato e pieno di tristezza, lascia
un fragile battello come una farfalla di maggio.

Non ne posso più, bagnato dai vostri languori, o onde,
di filare nella scia dei portatori di cotone,
né di fendere l'orgoglio di bandiere e fuochi,
e di nuotare sotto gli orrendi occhi dei pontoni.
PARAFRASI
Capitano che hai negli occhi
il tuo nobile destino
pensi mai al marinaio
a cui manca pane e vino
capitano che hai trovato
principesse in ogni porto
pensi mai al rematore
che sua moglie crede morto
Itaca, Itaca, Itaca
la mia casa ce l'ho solo la

Itaca, Itaca, Itaca
ed a casa io voglio tornare
dal mare, dal mare, dal mare

capitano le tue colpe
pago anch'io coi giorni miei
mentre il mio piu' gran peccato
fa sorridere gli dei
e se muori e' un re che muore
la tua casa avra' un erede
quando io non torno a casa
entran dentro fame e sete
Itaca, Itaca, Itaca
la mia casa ce l'ho solo la

Itaca, Itaca, Itaca
ed a casa io voglio tornare
dal mare, dal mare, dal mare

capitano che risolvi
con l'astuzia ogni avventura
ti ricordi di un soldato
che ogni volta ha piu' paura
ma anche la paura in fondo
mi da' sempre un gusto strano
se ci fosse ancora mondo
sono pronto dove andiamo
Itaca, Itaca, Itaca
la mia casa ce l'ho solo la

Itaca, Itaca, Itaca
ed a casa io voglio tornare
dal mare, dal mare, dal mare

Itaca, Itaca, Itaca
la mia casa ce l'ho solo la
Itaca, Itaca, Itaca
ed a casa io voglio tornare...
Arthur Rimbaud
Rimbaud, considerato l'incarnazione del poeta maledetto, nacque a Charleville (Francia), il 20 ottobre 1854 in una tipica famiglia borghese, dove però non ebbe né l'affetto del padre che abbandonò la famiglia, né quello della madre, tiranna e inflessibile.

Educato in famiglia ed a scuola secondo gli schemi più tradizionali, a 16 anni rifiutò di colpo tutti gli schemi secondo cui era stato educato, fuggì ripetutamente di casa e visse tra esperienze di ogni genere (senza escludere alcol, droga e carcere).

Nel periodo in cui visse a Parigi incontrò Verlaine, e compose lì le sue opere più importanti oltre all'instaurazione di una bella amicizia col "collega".

Morì a Marsiglia il 10 novembre 1891.
Fonti:
-http://spazioinwind.libero.it/lalcova/arthur_rimbaud.htm
-http://lafavolablu.it/easyNews/NewsLeggi.asp?IDNews=283
-http://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Dalla
-http://www.riflessioni.it/enciclopedia/stevenson.htm
-http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Pascoli#Biografia
- http://it.wikipedia.org/wiki/Gabriele_D%27Annunzio
-http://it.wikipedia.org/wiki/Herman_Melville


Per dettagli aggiuntivi sulla biografia:
http://spazioinwind.libero.it/lalcova/arthur_rimbaud.htm
Robert Louis Stevenson
Robert Louis Stevenson, nato a Edimburgo nel 1850, dopo una giovinezza ribelle e in polemica con il padre e con il puritanesimo (movimento religioso che predicava la stretta osservanza delle Sacre Scritture e una condotta di vita rigidamente controllata) divenne avvocato ma senza mai esercitare la professione.
Per ragioni di salute, malato di tubercolosi, e per spirito di avventura, viaggiò a lungo in Europa e in America.
Nel 1879 sposò una americana divorziata, madre di due figli e di dieci anni più grande di lui. Raggiunto un certo benessere economico, nel 1888 partì per una lunga crociera nel Pacifico.
Si stabilì nel 1891 nelle isole Samoa, facendovi una vita tranquilla, lavorando fino alla morte, circondato dall'amore e dal rispetto degli indigeni che difese più volte dalle prepotenze dei bianchi. Morì a Upolu (Isole Samoa) nel 1894.
Herman Melville ...
fu scrittore, poeta e critico letterario statunitense. Scrisse il capolavoro letterario Moby Dick nel 1851.
la sua passione per l'avventura gli viene trasmessa direttamente dal padre, Allan Melville, noto commerciante, la quale gli raccontava avvincenti storie dei suoi viaggi. La vita di Melville non fu tutta rosa e fiori, quando il padre morì la condotta finanziara della famiglia crollò, ed esso ,con madre (Maria Gansevoort) e altri sette fratelli , si trasferì nel villaggio di Lansingburgh.
Qui Herman lasciò definitivamente la scuola; dapprima lavorò nell'azienda di uno zio, poi nel negozio del fratello maggiore, infine come insegnante.
La vita dello scrittore rimase tale fin che in lui sembrò risvegliarsi la curiosità di viaggiare che aveva fin da piccolo così decise di arruolarsi come mozzo e partì per Londra. Quando tornò ancora la sua voglia di viaggiare non era soddisfatta così il 1º gennaio 1841 si arruolò nuovamente e partì dal porto di New Bedford (Massachusetts) sulla baleniera Acushnet, diretta verso l'Oceano Pacifico.



LE SIRENE

Indi più lungi navigò, più triste.
E stando a poppa il vecchio Eroe guardava
scuro verso la terra de' Ciclopi,
e vide dal cocuzzolo selvaggio
del monte, che in disparte era degli altri,
levarsi su nel roseo cielo un fumo,
tenue, leggiero, quale esce su l'alba
dal fuoco che al pastore arse la notte.
Ma i remiganti curvi sopra i remi
vedeano, sì, nel violaceo mare
lunghe tremare l'ombre dei Ciclopi
fermi sul lido come ispidi monti.
E il cuore intanto ad Odisseo vegliardo
squittiva dentro, come cane in sogno:
Il mio sogno non era altro che sogno;
e vento e fumo. Ma sol buono è il vero.
E gli sovvenne delle due Sirene.
C'era un prato di fiori in mezzo al mare.
Nella gran calma le ascoltò cantare:
Ferma la nave! Odi le due Sirene
ch'hanno la voce come è dolce il miele;
ché niuno passa su la nave nera
che non si fermi ad ascoltarci appena,
e non ci ascolta, che non goda al canto,
né se ne va senza saper più tanto:
ché noi sappiamo tutto quanto avviene
sopra la terra dove è tanta gente!

Gli sovveniva, e ripensò che Circe
gl'invidiasse ciò che solo è bello:
saper le cose. E ciò dovea la Maga
dalle molt'erbe, in mezzo alle sue belve.
Ma l'uomo eretto, ch'ha il pensier dal cielo,
dovea fermarsi, udire, anche se l'ossa
aveano poi da biancheggiar nel prato,
e raggrinzarsi intorno lor la pelle.
Passare ei non doveva oltre, se anco
gli si vietava riveder la moglie
e il caro figlio e la sua patria terra.
E ai vecchi curvi il vecchio Eroe parlò:
Uomini, andiamo a ciò che solo è bene:
a udire il canto delle due Sirene.
lo voglio udirlo, eretto su la nave,
né già legato con le funi ignave:
libero! alzando su la ciurma anela
la testa bianca come bianca vela;
e tutto quanto nella terra avviene
saper dal labbro delle due Sirene.
Disse, e ne punse ai remiganti il cuore,
che seduti coi remi battean l'acqua,
saper volendo ciò che avviene in terra:
se avea fruttato la sassosa vigna,
se la vacca avea fatto, se il vicino
aveva d'orzo più raccolto o meno,
e che facea la fida moglie allora,
se andava al fonte, se filava in casa.

Lucio Dalla
Nasce a Bologna il 4 marzo 1943. Da giovane si appassiona di musica jazz, esibendosi in alcuni gruppi locali come clarinettista.

Solo dopo la prima partecipazione al Festival di Sanremo del 1966 insieme alla sua band “Gli Idoli” inizia ad essere conosciuto meglio.

Nel 1971 partecipa per la terza volta al Festival di Sanremo con 4/3/1943, piazzandosi alla fine al terzo posto della classifica finale ed ebbe un riscontro di fama notevolissimo.

Verso gli anni ’80 decide di diventare sia paroliere che compositore delle sue produzioni, avvalendosi comunque di collaborazioni con poeti e scrittori e soprattutto continua con quelle già intraprese con Ron e Francesco De Gregori ed altri famosi artisti di quegli anni. In questo periodo incide la Caruso (1986).

Morto a Montreux (Svizzera) il 1 marzo 2012.

E' uno dei simboli del cantautorato italiano conosciuto in tutto il mondo.

Giovanni Pascoli
http://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Dalla (per altre informazioni)
Gabriele D'Annuzio
Figlio di Luisa de Benedictis e Francesco Paolo Rapagnetti fu terzo di cinque figli, visse un'infanzia felice, distinguendosi per intelligenza e vivacità.Il giovane D'Annunzio non tardò a manifestare un carattere ambizioso e privo di complessi e inibizioni, portato al confronto competitivo con la realtà.
Nel 1879 il padre finanziò la pubblicazione della prima opera del giovane studente,Primo vere, una raccolta di poesie che ebbe presto successo. Accompagnato da un'entusiastica recensione critica sulla rivista romana Il Fanfulla della Domenica.
Pascoli, nonostante la sua formazione eminentemente positivistica, è, insieme a Gabriele D'Annunzio, il maggior poeta decadente italiano.
Nacque all'interno di una famiglia agiata, quarto dei dieci figli - due dei quali morti molto piccoli - di Ruggero Pascoli e di Caterina Vincenzi Alloccatelli. I suoi familiari lo chiamavano affettuosamente "Zvanì". Il 10 agosto 1867, quando Giovanni aveva quasi dodici anni, il padre Ruggero venne assassinato con una fucilata mentre sul proprio calesse tornava a casa da Cesena.
A quattordici anni Giovanni Pascoli dovette lasciare il collegio Raffaello dei padri Scolopi di Urbino; si trasferì a Rimini, per frequentare il liceo classico Giulio Cesare. Pascoli terminò infine gli studi liceali a Cesena dopo aver frequentato il ginnasio ed il liceo al prestigioso Liceo Dante di Firenze, ed aver fallito l'esame di licenza a causa delle materie scientifiche.



ulteriori informazioni su Pascoli :http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Pascoli#Biografia
per ulteriori informazioni:-http://it.wikipedia.org/wiki/Herman_Melville
informazioni: http://it.wikipedia.org/wiki/Gabriele_D%27Annunzio
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