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Cena di Trimalcione

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by

alice madonna

on 7 April 2015

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Transcript of Cena di Trimalcione

Trimalchione
Una "lautitia" ostentata
Arredi della casa, accessori, affreschi
Lari d'argento, mantelli da senatore e anelli da cavaliere: i simboli dell'aristocrazia come oggetti alla moda per i nuovi ricchi
Trasportato come un antipasto prezioso su una lattiga: entra in ritardo Trimalchione
Indossa una
"lactivia mappa" (segno distintivo dell'ordine senatorio)
Gli altri "strati"
Sfoggio di eurdizione infondata
Resoconto di bisogni corporali
Il banchetto come gigantesca rappresentazione di sè
Il tema della morte e la fugacità della vita
"Le cose umane sono costantamente in bilico" e "quel che non ci si aspetta arriva tra capo e collo, e la Fortuna guida gli eventi sopra la nostra testa"
Cena Trimalchionis
Le pietanze variegate del menù di Petronio
attori principali del romanzo satirico
testimoniano le poche virtù e i vizi della Roma imperiale
esprimono l'egemonia di Trimalchione
varietà ed abbondanza
enigmi ed inganni
contribuiscono alla costituzione di un' atmosfera realistica, ma anche barocca e volgare
cornice dei discorsi retorici
contrasti: attesa e realtà; contenuti e lingua
Altri personaggi
Dove si colloca?
Frammento sopravvissuto autonomo e integro in un manoscritto
Paragrafi 26-78
Ha un valore indipendente e diverso dal punto di vista della struttura: dalla mobilità dello spazio si passa trionfo della mobilità sociale
Trimalchione = liberto arricchito
Bibliografia e sitografia

Petronio Arbitro, Satyricon, prefazione di L.Canali,Bur
Petronio Arbitro, Satyricon, a cura di Andrea Aragosti, Bur
Jhon Sullivan, Il Satyricon di Petronio, uno studio letterario, La Nuova Italia,1977
Luca Canali, L'erotico e il grottesco nel Sayricon, Laterza, 1986
Gian Franco Gianotti, La cena di Trimalchione, Bonanno editoe, 2013
Gian Franco Gianotti, Società e comunicazione letteraria in Roam antica, vol 3, Loescher editore
Ettore Paratore, la letteratura latina nell'età imperiale, Sansoni, 1969
Storia e testi della letteratura latina, a cura di Italo Mariotti, Zanichelli 1980
you tube, Gian Franco Gianotti, lezione sulla Cena di Trimalchione
http://www.panorama.it/cultura/libri/a-a-tavola-con-trimalchione-nell-antica-roma/
http://archiviostorico.corriere.it/2012/agosto/23/pietanze_variegate_del_menu_Petronio_co_9_120823044.shtml
L'antipasto
Il post-antipasto
La prima portata
Il dolce
Il tema del labirinto
31 […] Ceterum
in promulsidari
asellus erat Corinthius cum
bisaccio
positus, qui habebat olivas in altera parte albas, in altera nigras. Tegebant asellum duae lances, in quarum marginibus nomen Trimalchionis inscriptum erat et argenti pondus. Ponticuli etiam ferruminati sustinebant glires melle ac papavere sparsos. Fuerunt et tomacula supra craticulam argenteam ferventia posita et infra craticulam Syriaca pruna cum granis
Punici mali
.
 
31 [...] Al centro del piatto troneggiava un
asinello in bronzo di Corinto
, con sopra un basto che da una parte era pieno di olive nere e dall’altra di chiare. Sulla groppa dell’animale c’erano due piatti sui cui orli era stato
inciso il nome di Trimalchione e il peso dell’argento
. In aggiunta c’erano poi dei ponticelli saldati insieme che sorreggevano dei ghiri conditi con miele e salsa di papavero. E ancora c’erano delle salsicce che friggevano sopra una
graticola d’argento
e, sotto la graticola, prugne di Siria con chicchi di melagrana.
 


33. [...] Interim dum ille omnium textorum dicta inter lusum consumit, gustantibus adhuc nobis repositorium allatum est cum corbe, in quo gallina erat lignea patentibus in orbem alis, quales esse solent quae incubant ova.
Accessere
continuo duo servi et
symphonia strepente
scrutari paleam coeperunt, erutaque subinde pavonina ova
divisere
convivis. Convertit ad hanc
scenam
Trimalchio vultum et: "Amici, ait, pavonis ova gallinae iussi supponi. Et mehercules timeo ne iam concepti sint. Temptemus tamen, si adhuc sorbilia sunt." Accipimus nos
cochlearia
non minus selibras
pendentia,
ovaque ex farina pingui figurata pertundimus. Ego quidem paene proieci partem meam, nam videbatur mihi iam in pullum coisse. Deinde ut audivi veterem convivam: "Hic nescio quid boni debet esse", persecutus putamen manu, pinguissimam ficedulam inveni piperato vitello circumdatam.
 
33. [...] E mentre lui continuava a giocare bestemmiando come un perfetto portuale, e noi eravamo ancora all'antipasto, viene portato un vassoio con sopra un cestino contenente una gallina di legno che aveva le ali aperte a cerchio, come di solito fanno quando covano le uova. Subito si avvicinano due servi che, sul sottofondo assordante della musica, cominciano a frugare in mezzo alla paglia e tirano fuori una serie di uova di pavone che distribuiscono tra i commensali. Di fronte al colpo di scena, Trimalchione si volta e ci comunica: “Amici, ho fatto mettere sotto la gallina delle uova di pavone ma, per dio, mi sa che ci sia già dentro il pulcino. In ogni modo vediamo un po' se si possono ancora inghiottire”. Noi allora prendiamo dei cucchiaini che non pesavano meno di mezza libbra e rompiamo quelle uova ricoperte con un impasto di farina. Io stavo quasi per buttar via il mio perché mi sembrava che dentro ci fosse già il pulcino. Ma poi, come sentii un convitato che era lì era un abituè: “Mi sa che qui dentro c'è qualcosa di buono", frugo un po' con la mano dentro al guscio e ci trovo un beccafico ben grasso immerso in un tuorlo pepato.


Legenda:
Forma parallela di Acesserunt e diviserunt
symphonia strepente: ablativo assoluto
scaenam: il lessico "teatrale" rivela che la messinscena è stata preparata accuratamente da Trimalchione
cochlearia...pendentia:
cochlear
indica il cucchiaino di piccole dimensioni usato per le uova o i crostacei. Il termine è qui in antitesi con il peso (
pendentia
)
Legenda:
in promulsidari: il promusidare era il vassoio dell'antipasto, così detto dal mulsum, vino mielato che veniva servito con la gustatio

bisaccio: il termine (da bis+saccus), attestato solo in Petronio, appartiene probabilmente al latino popolare
Punici mali: melograno
termini che esprimono lo sfarzo del banchetto
35. Laudationem ferculum est insecutum plane non pro expectatione magnum, novitas tamen omnium convertit oculos. Rotundum enim repositorium duodecim habebat signa in orbe disposita, super quae proprium convenientemque materiae structor imposuerat cibum:
super arietem cicer arietinum, super taurum bubulae frustum, super geminos testiculos ac rienes, super cancrum coronam, super leonem ficum Africanam, super virginem steriliculam, super libram stateram in cuius altera parte scriblita erat, in altera placenta, super scorpionem pisciculum marinum, super sagittarium oclopetam, super capricornum locustam marinam, super aquarium anserem, super pisces duos mullos
. In medio autem caespes cum herbis excisus favum sustinebat. Circumferebat Aegyptius puer clibano argenteo panem.
 
35. A questo elogio funebre segue una portata inferiore all'attesa, ma capace di far spalancare gli occhi a tutti per la sua assoluta originalità. Era infatti un grosso piatto rotondo che aveva tutto introno i segni dello zodiaco, sopra ciascuno dei quali il cuoco aveva piazzato una specialità appropriata al simbolo: sull’Ariete dei ceci di Arezzo; sul Toro un quarto di bue; sui Gemelli testicoli e rognoni; sul Cancro una corona; sul Leone fichi africani; sulla Vergine una vagina di scrofa; sulla Libra una bilancia con una focaccia in un piatto e un polpettone nell’altro; sullo Scorpione un pesciolino di mare; sul Sagittario un gufo; sul Capricorno un’aragosta; sull’Acquario un’oca; sui Pesci due triglie. Al centro, poi, una zolla di terra strappata con tutta l’erba attaccata sosteneva una favo di mele. Uno schiavetto egiziano distribuiva pane caldo in giro prendendolo da un forno portatile d’argento.

Legenda:
La complicatezza e sfarzosità dei piatti risulta quasi volgare
66. […] In summo habuimus caseum mollem et sapam et cocleas singulas et cordae frusta et hepatia in catillis et ova pilleata et rapam et senape.
Pax Palamedes!
Etiam in alveo circumlata sunt oxycomina, unde quidam etiam improbi ternos pugnos sustulerunt. Nam pernae missionem dedimus.
 
66. [...] Per dessert ci hanno portato formaggio fresco, sapa, lumache, una a testa, trippa, fegatini al tegamino, uova alla coque, rape e senape. Ma basta! Niente da fare: hanno fatto girare anche un vaso di olive in salamoia, e dei maleducati se ne sono prese fino a tre manciate a testa. Il prosciutto invece lo abbiamo rimandato al mittente.

Legenda:
Pax Palamedes!: locuzione latina con la quale uno dei partecipanti al convivio esprime un sentimento di ribrezzo nei confronti dell'abbondanza e complicatezza delle portate servite.
ambiguità: la casa di Trimalchione (il percorso verso il triclinio) vs. il labirinto
il rassicurante arrivo a casa di Trimalchione
le scritte ammonitrici
lo schema labirintico delle portate e larivelazione del nome del cuoco
la fuga dalla casa di Trimalcione
labirinto = viaggio di purificazione
28, 6. [...] si presenta, tutto sommato, favorevole; alla rassicurante presenza di un portinaio, si aggiunge il benevolo saluto della gazza, diretto a chi fosse sul punto di entrare. Ma ancora una volta, sulla porta (o nei pressi) si
nasconde un trabocchetto
.

28.
Quisquis servus sine dominico iussu foras exierit, accipiet plagas centum.

28. Qualunque schiavo andrà fuori senza ordine padronale, avrà cento bastonate.

29.
Cave canem.

29. Attenti al cane.


L'entrata rassicurante
Le scritte ammonitrici
70,2. [...] et ideo ingenio meo impositum est illi nomen bellissimum; nam Daedalus vocatur.


Trimalchione svela il nome del cuoco
Perchè un liberto
Crollo di prestiglio dell'aristocrazia e ascesa di nuovi ceti emergenti, tra cui i liberti:
tra forte dinamismo e presagio di morte
Fortunata
" Uxor, inquit, Trimalchionis, Fortunata appellatur, quae nummos modio metitur.
Et modo, modo quid fuit? Ignoscet mihi genius tuus, noluisses de manu illius panem accipere
. Nunc, nec quid nec quare, in caelum abiit et Trimalchionis topanta est. Ad summam, mero meridie si dixerit illi tenebras esse, credet. Ipse nescit quid habeat, adeo saplutus est; sed haec lupatria
providet omnia, et ubi non putes
.
Est sicca, sobria, bonorum consiliorum: tantum auri vides.

«Ma è la moglie di Trimalchione» specifica lui, «si chiama Fortunata e i soldi li conta a palate.
E lo sai cos'era fino all'altro ieri? Lasciamelo dire: era una che da lei non avresti accettato nemmeno un tozzo di pane.
Adesso, non chiedermi come né perché, ha toccato il cielo con il dito ed è il braccio destro di Trimalchione. Al punto che se a mezzogiorno spaccato lei gli dice che è notte, lui ci crede anche. Lui stesso non lo sa mica quanto ha, tanto è ricco sfondato. Ma quella figlia di troia
ne sa una più del diavolo e non le sfugge niente
.
Mangia poco, non beve, e ha la testa sul collo: tutto oro quel che vedi.
I commensali
Il nome:
tri-malchion
"tre volte piccolo signore",
malakos
"tre volte rammollito"
Presentazione "a strati":
Alle terme: lusso e mollezza/ disprezzo per uno schiavo, corteo funebro di segno opposto
"Lautus, lautissimus,lautitia"

"Cave canem!"
Moglie di Trimalchione
Anche lei è una liberta
La condizione precedente di schiava le insegna un sistema di valori
Condivide con il marito l'amore per le ricchezze
Grossolana e volgare
Il lautissumus padrone viene "servito in tavola"
L'orologio
"lo scheletrino d'argento"
L' "osservazione su quel vino" che ha vita più lunga dell' "omuncolo che noi siamo e che ci riduciamo a un bel nulla"
Lo sfoggio delle ricchezze
Venit ergo galbino succincta cingillo, ita ut infra cerasina appareret tunica et periscelides tortae phaecasiaeque inauratae. [...] Eo deinde perventum est, ut Fortunata armillas suas crassissimis detraheret lacertis Scintillaeque miranti ostenderet. Ultimo etiam periscelides resolvit et reticulum aureum, quem ex obrussa esse dicebat.

Così lei arriva, con il vestito tenuto su da una cintura giallo acido che le si vedeva sotto la tunica color ciliegia, gli anelli da caviglie e gli scarponcini bianchi trapuntati d'oro. […] Tra un discorso e l'altro, si arriva al punto che Fortunata si sfila i braccialetti dalle braccia grassissime e li mostra a Scintilla tutta presa dalla cosa. Poi si toglie anche gli anelli da caviglie e la reticella d'oro, oro zecchino, come diceva lei.
Mondo di Satyricon
Mondo carnevalesco
Mondo buio e nero dove le uniche fonti di luce sono il DENARO, il SESSO e la MORTE
Mondo senza dei, fatta eccezione per PRIAPO


Gruppo di veri letterati
Liberti
Parassiti affamati che si considerano retori o poeti
Espongono riflessioni sul senso della vita e della morte dove alla fine prevale l'ossessione per il denaro
Raccontano pettegolezzi di vario genere
Capeggiati dal retore Agamennone
Presentazione di Fortunata
Discorso di Dama: fugacità dell'esistenza
Dama itaque primus cum pataracina poposcisset: "
Dies, inquit, nihil est. Dum versas te, nox fit
. Itaque nihil est melius quam de cubiculo recta in triclinium ire. Et mundum frigus habuimus. Vix me balneus calfecit. Tamen calda potio vestiarius est. Staminatas duxi, et plane matus sum. Vinus mihi in cerebrum abiit."

Per primo Dama, dopo aver chiesto dei capaci boccali disse: “
Il giorno è niente. Ti volti e fa notte
. Non c’è niente di meglio che andare direttamente dal letto alla tavola. Abbiamo avuto un bel freddo; appena mi sono scaldato col bagno. Ma una bevanda calda fa da vestito. Io ne ho preso una bella sfilza e sono ubriaco. Il vino mi è andato alla testa”.
Discorso di Seleuco:
la condizione precaria dell'uomo sulla terra
Homo bellus, tam bonus Chrysanthus animam ebulliit. Modo, modo me appellavit. Videor mihi cum illo loqui. Heu, eheu! Utres inflati ambulamus.
Minoris quam muscae sumus. tamen aliquam virtutem habent; nos non pluris sumus quam bullae.

Ha tirato le cuoia Crisanto, così bravo e buono com’era. Mi aveva salutato appena ieri e mi sembra di parlare ancora con lui. Ahimè, siamo dei palloni gonfiati che camminano!
Siamo ancora da meno delle mosche: loro una qualche forza ce l’hanno, noi non siamo altro che bolle di sapone.
Pettegolezzi di Seleuco e Filerote
Se poi non avesse fatto la dieta! Per cinque giorni non ha preso né una goccia d’acqua né un boccone di pane, eppure se ne è andato lo stesso tra i più. L’hanno ammazzato i medici, o meglio ancora la sua
cattiva sorte: il medico non è altro che un conforto dell’animo. Però gli hanno fatto un bel trasporto, col cataletto e bei drappi, e lo hanno pianto benissimo (ne aveva liberati un certo numero), anche se la moglie lo ha fatto ben poco. E meno male che l’ha sempre trattata benissimo! Ma la donna, come donna, è un animale rapace. Non vale la pena che nessuno faccia del bene: come gettarlo in un pozzo. Ma un amore invecchiato è una specie di cancro”.

Diventava noioso, e Filerote esclamò: “Pensiamo ai vivi! Lui ha avuto quello che gli spettava: è vissuto decorosamente e morto decorosamente. Cos’ha da lagnarsi? È partito dal niente, era pronto a raccogliere coi denti un soldo nella merda. E però è cresciuto come è cresciuto, che pareva un favo. Secondo me ne ha lasciati centomila, e tutti in contanti. (3) Io dirò le cose come stanno, non ho peli sulla lingua, io: era scorbutico, brontolone, la baruffa fatta persona. Suo fratello sì era un valoroso, amico con gli amici, generoso, splendido a mensa. All’inizio ha avuto un mucchio di guai, ma si è rimesso in sesto con la prima vendemmia: ha venduto il vino a quanto ha voluto. Ma quello che più lo ha fatto ringalluzzire è un’eredità ricevuta, da cui ha arraffato più di quello che gli avevano lasciato.
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