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Giovanni Boccaccio

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susanne lenz

on 12 October 2015

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Transcript of Giovanni Boccaccio

Giovanni
Boccaccio !

Vita
Nacque nel 1313 in Toscana. Figlio del mercante Boccaccino di Chellino.
La sua vita venne influenzata da due periodi
Periodo napoletano
Nel 1327 si trasferì con il padre a Napoli, capitale del regno Angioino. Attraverso lui frequentò la corte di Roberto d'Angio. Sempre a Napoli conobbe Maria dei Conti d'Aquindo, della quale si innamorò celebrandola nelle sue opere come Fiammetta.
La corte di Roberto d'Angio
Distinta per la vita mondana e intellettuale, era caratterizzata dalla presenza letterale cortese provenzale e francese. Frequentando l'ambiente Bocaccio maturò l'interesse per la poesia e incontrò Dionigi di Borgo San Sepolcro, che gli fece conoscere le opere di Petrarca. Qui vi trascorse quattordici anni e compose le sue prime opere.
Prime opere:
prime Rime;
poemi Filocolo;
Filostrato;
Tèseida.
(tutti scritti in lingua volgare)
.
Periodo fiorentino
1340. A causa della crisi finanziaria Boccaccio fu costretto a ritornare a Firenze. Continuando la sua produzione letteraria, influenzata dalla tradizione allegorica e da Dante, compose nuove opere.
Opere :
Ninfale d'Ameto;
l'Amorosa Visione o Comedìa delle ninfe fiorentine;
l'Elegia di madonna Fiammetta;
Ninfale fiesolano
Missioni diplomatiche
Grazie alla sua fama letteraria il comune di Firenze gli affidò diverse missioni. Venne inviato a Padova, dove rincontrò Petrarca, suo stretto amico. Si recò anche a Napoli dalla regina e poi di nuovo a Firenze dove si dedicò agli studi eruditi, abbandonando la narrativa e il volgare (decisione influenzata anche da Petrarca).
1335
A partire da quest'anno compilò i trattati enciclopedico-divulgativi:
De casibus virorum illustrium;
De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagni seu paludibus et de domininus maris liber.
La sua casa divenne punto di riferimento intellettuale che pose le basi per la civiltà umanistica.
A questi anni risale anche la sua ultima opera creativa in prosa volgare, Corbaccio.
La peste
È il 1348 quando Boccaccio si trova a Firenze e scoppia l'epidemia di peste. A causa di essa assisterà alla morte del padre e della sua seconda matrigna. Per sdrammattizare questi eventi scriverà il Decameron.
1360
Sospettato di far parte di una congiura antiguelfa abbandona gli incarichi diplomatici e si trasferisce a Certaldo dove scrisse:
Genealogia deorum gentilium
De claris mulieribus
Venne sollecitato ad abbandonare la poesia dal frate Pietro Petrosi per gli scritti licenziosi (essendo Boccaccio molto realista nel presentare la vita del Trecento, compresi anche gli istinti passionali). Meditò anche sulla distruzione del Decameron ma verrà dissuaso da Petrarca.
Gli ultimi anni
Dal governo ebbe l'incarico di compiere un ambasceria presso Urbano V e nel 1373 venne invitato a commentare la Commedia di Dante ma si dovette ritirare a Certaldo per le scarse condizioni di salute. Infatti morì nel 1375.
Formazione culturale
Boccaccio ebbe una formazione disomogenea e anche contradditoria.
A Napoli la sua esperienza umana e letteraria si arrichì dopo i primi studi a Firenze.
Cino da Pistoia gli fece approfondire la poesia stilnovistica.
Alla corte di Roberto d'Angiò incontrò diversi intellettuali e conobbe la novellistica araba , la letteratura di Bisanzio, i romanzi cavallereschi francesi e provenzali, i classici latini e le opere erudite medioevali.
A Firenze si immerse nel mondo borghese e nella tradizione letteraria confrontandosi con Dante che ammirava. L'età dell'autore medievale però era troppo distante e concepì per quella società la letteratura come intrattenimento e istruttiva.
Produzione Napoletana
Bocaccio sperimentò diversi generi mescolandoli con quelli classici ma rivisitando la tradizione mitologica e la prospettiva amorosa.
Caccia di Diana
Poema mitologico composto nel 1334 con la struttura delle terzine dantesche in diciotto brevi canti, che celebra l'amore sensuale ma anche sentimentale e spirituale.
Prese spunto dal mito di Diana e immagina le ninfe che disobbediscono all'obbligo imposto dalla vergine cacciatrice, ponendosi al servizio di Venere.
Filostrato
Un poema narrativo in nove canti composto nel 1335-1340, in ottava rima con un tono elegiaco-amoroso. All'ottava venne conferita dignità letteraria e musicalità diventando metro dei poemi cavallereschi dell'età umanistico-rinascimentale.
È ispirato a un cantare francese e l'atteggiamento nei confronti della donna è contraddittorio. Viene esaltato l'aspetto laico e relastico e il fascino della bellezza femminile ma è priva di virtù e incosciente come la visione medievale.

"Vinto d'amore"
Filocolo
"Fatica d'amore"
Prima opera in prosa di Boccaccio composta tra il 1336 e il 1339 in sette libri.
È caratterizzata dallo stile elegante e della sintassi latina. Il tema è la ricerca dell'amata ed è ispirato ad un romanzo cortese mentre tutta l'opera è ispirata a una leggenda orientale e da un cantare toscano.
I personaggi sono fantastici in un ambiente che riporta alla corte angioina mentre la capacità ci penetrazione psicologia la si rivela negli episodi d'amore dei protagonisti.

Il poema narra di Troilo e del suo infelice amore per Criseide. La donna lo tradisce con Diomede, quindi cerca di uccidere il suo rivale ma viene ucciso da Achille.
Trama
La trama narra dell'amore contrastato di Florio, figlio del re di Spagna, e di Biancifiore, ragazza cristiana di nobile famiglia romana.
I due cresceranno insieme alla corte del padre di Florio, il quale venderà la ragazza come schiava. Suo figlio prenderà il nome di Filocolo e partirà per salvare l'amata, riuscendo poi a sposarla. Florio e il padre Felice si convertiranno e alla morte di quest ultimo il figlio gli succederà al trono.
Trama
Teseida
Il poema in ottave, composto da dodici libri nel 1340, è l'ultima opera del periodo napoletano. Ispirato all'Eneide di Virgilio e anche alle Tèbaide, con l'intento di creare un' opera epica volgare. Boccaccio però si concentra sull'aspetto amoroso e al motivo dell'amicizia non riuscendo a fondere omogeneamnte i diversi spunti.
Produzione fiorentina
Riaccostandosi alla tradizione letteraria della città, senza dimenticare ciò che aveva appreso alla corte angioina, Boccaccio realizza opere allegoriche e morelaggianti in una dimensione di favola e mito. Opere che saranno destinate ad un pubblico più colto e desideroso di essere intrattenuto.
Ninfale d'Ameto
Romanzo pastorale di carattere dottrinale-allegorico, formato da cinquanta capitoli in prosa alternati ai canti in terzine. Nell'opera l'amore è sensuale e passionale, come i particolari delle ninfe, ma è anche fonte di elevazione spirituale. La presenza di una cornice anticipa il Decameron.
Trama
Il protagonista del romanzo è il pastore Ameto che sulle colline del Fiesole incontra sette ninfe, personificazioni delle virtù. Ascolterà le loro storie d'amore e innamorandosi dell'ultima, Lia, alla fine si troverà trasformato in un' essere nobile.
Amorosa visione
Poema allegorico-didascalico, composto nel 1344 in cinquanta canti in terzine dedicato a Fiammetta. L'episodio raccontato simboleggia la conquista di una saggezza umana.
Trama
Nell'opera il poeta immagina di visitare in sogno un castello e di vedere i trionfi allegorici di Sapienza, Gloria, Ricchezza, Amore e Fortuna, dipinti. Grazie ad essi inizierà la ricerca della virtù avendo riconosciuto la vanità terrena. Nel giardino incontrerà Fiammetta ma prima di abbracciarla la visione finirà.
Elegia di Madonna Fiammetta
Romanzo in prosa in nove capitoli del 1343. L'opera descrive le inquietudine psicologiche femminili in un tono solenne, adeguato alla nobiltà del protagonista. Vengono fusi diversi generi e il titolo rimanda ad un genere lirico che canta l'amore nei suoi sentimenti malinconici. Viene definito il primo romanzo psicologico moderno della letteratura italiana e europea.
Trama
Il romanzo narra dell'incontro fra Fiammetta, una giovane gentildonna e Panfilo. La ragazza si innamora di lui a prima vista ma vivrà una sfortunata storia d'amore inquanto lui sarà costretto a tornare in Toscana dal padre. Verrano narrate in prima persona le pene della donna che la condurrano quasi al suicidio, per poi accettare la lontananza di lui.
La storia rispecchia il legame fra Boccaccio e Maria d'Aquino ma con i ruoli invertiti. Nella realtà lui verrà abbandonato, nell'opera sarà Fiammetta a non essere corrisposta.
Il Decameron
Il pubblico
a cui si rivolge è di borghesi e mercanti, per ciò scelse l'utilizzo della prosa e non della poesia non avendo essi gli strumenti culturali per comprenderla.
Nell'opera confluisce l'unione degli stili sperimentati da Boccaccio. Dal poemetto mitologico-pastorale al romanzo-confessione.
Scritto tra il 1348-1351, durante l'epidemia di peste che colpì Firenze, fu proprio
lo stimolo
a risollevare gli animi e a voler dare conforto
che spinse Boccaccio a creare l'opera.
La struttura

del Decameron viene detta a "cornice" perchè le cento novelle che lo compongono sono inserite all'interno di un'altra narrazione, introdotta durante l'epidemia di pesta a Firenze.
Un gruppo di sette ragazze e tre ragazzi decidono di allontanarsi dall città in una villa in cui passeranno quindici giorni.
Ognuno dei dieci giovani per dieci giorni racconterà una storia, con il tema scelto da un re o da una regina, che sono varianti giornalmente. Fanno eccezione il primo e il nono giorno a tema libero. Al termine della giornata si dovrà cantare una ballata.
Creera una struttura di tre narratori: il primo narratore è Boccaccio, il secondo narratore sono i dieci giovani e il terzo narratore è chi all'interno delle storie dei giovani racconterà a sua volta una storia.
Nel proemio Boccaccio interverrà solamente quando dichiarerà la sua intenzione, nelle introduzioni delle giornata e nella conclusione.
Nell'introduzione della quarta giornata e nella conclusione ricaviamo la poetica.
Nell'opera il periodo storico è prevalentemente il presente di Boccaccio ma ci saranno storie ambientate anche in epoche passate. Ci saranno un'estrema varietà di luoghi, fra città e paesi esotici. Creerà una diversificata umanità, in un affresco di grande realismo fra luoghi esistenti e verosimili caricati di avventura.
Privilegia le donne fra il suo pubblico, offrendo a loro la sua narrazione per trovare consolazione alla solitudine e alle sofferenze amorose. Rivolgendosi a loro per farle allontanare dal pensiero della morte, entra nell'ambito della letteratura come intrattenimento.
In queste due introduzioni Boccaccio si rivolgerà al pubblico femminile chiarendo i punti centrali della sua produzione:
legame fra poesia e amore,
donne ispiratrici di poesia,
amore come forza naturale irresistibile.
Nella conclusione, continuando a rivolgersi alle donne, difende l'opera dall'accusa di essere licenziosa, in quanto Boccaccio, desccrivendo verosimilmente la realtà, racconta anche degli aspetti non casti della vita, senza essere condizionato moralmente. Esalterà diversi aspetti come la molteplicità dei punti di vista e l'adattamento del linguaggio al contenuto.
La cornice funge da macronovella introduttiva, in cui elementi reali e fantastici si fondono.
Sulla peste Boccaccio descrive minuziosamente sia gli effetti fisici che morali.
Boccaccio individua nel mondo
quattro
grandi
forze:
Fortuna, Amore, Ingegno e Virtù, che inserirà nell'opera. Solo con la giusta convivenze di esse si raggiunge un equlibrio.
La Fortuna
è il caso, sia che influisca positivamente che negativamente. Ha un ruolo fondamentale nel Decameron perchè influenzerà impredivilmente le vicende umane. La fortuna è una forza autonoma che si può o assecondare o contrastare.
L'Amore
è la forza più prepotente fra le quattro.
Non può essere repressa e travolge i destini degli uomini di ogni classe sociale e ceto. Reprimerla significa generare sofferenza.
L'Ingegno
sono le capacità dell'individuo, ossia l'intelligenza. Essa può contrastare la Fortuna e gli instinti della natura. È la massima manifestazione della forza vitale dell'uomo che, grazie ad essa, mantiene sotto controllo il proprio destino.
La virtù,
la saggezza, è quella capacità, sia nell'ambito della vita privata che pubblica, di reagire alle avversità della sorte e cogliere le occasioni proprizie. È una forza che riesce a governare la Fortuna e la natura.
Il percorso del Decameron è ascensionale.
Dalla presentazione dei massimi vizi umani, fino ad arrivare alla massime virtù morali.
La peste di Firenze
Nel testo introduttivo della prima giornata, Boccaccio descrive la peste, dall'inizio dei sintomi al corso che ha fatto; il modo in cui era facilmente contagiabile e il comportamento di chi sopravviveva al contagio. Analizzerà dettagliamente l'agire di coloro che non si erano ammalati, mettendo in rilievo come i legami fra familiari e amici si stravolgessero.
Sempre nello stesso testo, descriverà la cornice nell'incontro fra le sette ragazze e i tre ragazzi davanti alla chiesa di Santa Maria Novella. Qui una di loro terrà un discorso e tutti si convinceranno a lasciare la città per sfuggire dalla peste.
Lisabetta da Messina
È il quarto giorno, dedicato agli amori infelici. È il turno di novella per una delle ragazze, Filomena. La sua è la quinta novella della giornata.
Trama
La novella racconta di questa ragazza, Elisabetta, che aveva tre fratelli mercanti. Essa si innamorò di Lorenzo, il tuttofare e intraprese una relazione segreta. Uno dei fratelli si accorse di ciò e lo rivelò agli altri due. Decisero di uccidere Lorenzo fuori città per non destare sospetti.
Elisabetta angosciata dalla mancanza dell'amato, continuava a chiedere di lui. Un giorno le apparve in sogno Lorenzo che le rivelò della sua morte e come era avvenuta. La ragazza andò a recupare la sua testa che mise in un vaso dove piantò il basilico.
Lacrimando innaffiava la pianta, standoci ore e ore.
I fratelli si insospettirono e la esaminarono.
Trovarono la testa di Lorenzo che fecero sparire.
La ragazza, già ammalata dalla morte di Lorenzo, con la scomparsa della sua testa, morì.
La novella termina con una ballata.
Nella novella si mette in evidenza il contrasto fra la logica economica del mercato (i tre fratelli) e le ragioni amorose (Elisabetta e Lorenzo) che non conoscono distinzioni.
I personaggi sono caratterizzati indirettamente e possiamo intuirne la descrizione dalle loro azioni.
Nell'opera si ha il trionfo dell'amore anche se l'esito è tragico.
Boccaccio vuole far capire ideologicamente come si debba trovare equilibrio fra le leggi della natura e le regole civili.
Confronto letterario
Nel modo di rapportarsi con la realtà, nelle motivazioni civili e morali, possiamo definire Dante e Boccaccio gli antipodi:
La visione del mondo per Dante era trascedente, tutto seguiva la volontà divina.
Per Boccaccio è il caso a interferire con gli uomini. Non nega però, l'azione di Dio nel mondo.
Anche la visione della donna è opposta. Per Dante essa era fonte di congiungimento a Dio, donna angelo, con caratteri divini.
Boccaccio invece la caratterizza con gli instinti passionali e realistici del suo tempo.
La differenza sostanziale fra i due autori sta proprio nei loro concetti di vita. Uno legato ad una società mistica, spirituale, a stretto rapporto con la politica e Dio, l'altro in una società verso la centralizzazione dell'uomo, nella sua intelligenza e la voglia di intrattenersi e confrontarsi realisticamente con il mondo.
Il pubblico
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