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V. Van Gogh

Van Gogh
by

Maria Baccaro

on 19 March 2016

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Transcript of V. Van Gogh

Il periodo londinese
V. Van Gogh
Periodo impressionista
Il periodo giallo : la Provenza
"La casa gialla"
La camera di Arles
L'esplosione del colore
Il periodo londinese

Il periodo realista

Il periodo impressionista

Il periodo giallo e la Provenza

I notturni e l'inquietudine

Il periodo a Auvers-sur-Oise
La passione per l'arte fin dall'infanzia
L'assunzione alla casa d'arte Goupil & co di Londra
La conoscenza e l'approfondimento delle tematiche artistiche
Rinuncia del lavoro alla Goupil
L'avvicinamento alla religione e il trasferimento nella regione del Borinage (Belgio) per la predicazione della Bibbia ai minatori
Il periodo realista
Nel 1883 si trasferisce nei Paesi Bassi per tornare dalla sua famiglia
Realizza una serie di dipinti che hanno come soggetti i più umili e il loro lavoro
Nasce il capolavoro "I mangiatori di patate "
Nel 1887 si trasferisce Parigi ospitato dal fratello Theo.
Ha contatti con gli impressionisti.
Dipinge "en plein air"
Incomincia ad usare colori tipo i gialli e gli azzurri
Per Van Gogh l'autoritratto è un'operazione in cui deve emergere l'animo umano
"Il ponte di Langlois"
la permanenza ad Arles e l'affitto di una parte di place Lamartine : la casa gialla
L'opera si ispira allo stile delle stampe orientali (in particolare di Hiroshige) a cui si deve la composizione e la gamma di colori di queste tele, che raffigurano il ponte levatoio sul canale di Arles con le lavandaie.
Ci fù un'offerta del fratello Thèo Van Gogh del pagamento del soggiorno ad Arles a Gouguin che accettò quindi di lavorare con Vincent.
Nell'attesa Vincent si preoccupò di arredare con qualche mobile l'appartamento e ornò con propri quadri la camera da letto
Gauguin quando arrivò ad Arles rimase deluso dal posto defininendolo illuogo più sporco della Provenza.
Cominciarono i primi dissapori fra i due, finchè una sera dopo che i due furono ubriacati, Vincent scagliò un bicchiere addosso a Gauguin che schivò per poco. Fu allora che quest'ultimo decise di andar via
L'episodio più grave accadde il pomeriggio del 23 dicembre: van Gogh - la ricostruzione del fatto è tuttavia controversa - avrebbe rincorso per strada Gauguin con un rasoio, rinunciando ad aggredirlo quando Gauguin si voltò, affrontandolo. Tornato a casa, mentre Gauguin andò in albergo preparandosi per lasciare Arles, van Gogh, in preda ad allucinazioni, si tagliò metà dell'orecchio sinistro, lo incartò, lo consegnò a Rachele, una prostituta del bordello che i due pittori erano soliti frequentare, tornando poi a dormire a casa sua.
Alternava periodi di serenità, nei quali era in grado di valutare lucidamente e ironicamente tutto quello che gli era successo, a momenti di ricadute nella malattia: il 9 febbraio, dopo una crisi nella quale credette che qualcuno volesse avvelenarlo, fu nuovamente ricoverato in ospedale. Uscito, vi fu ricondotto in marzo dalla polizia a seguito di una petizione firmata il 26 febbraio da ottanta cittadini di Arles

L'8 maggio 1889 van Gogh, accompagnato dal pastore Salles, entrò volontariamente nell' ospedale psichiatrico a Saint-Rémy-de-Provence, a venti chilometri da Arles. La diagnosi del direttore della clinica, il dottor Peyron, fu di epilessia.
A giugno cominciò a dipingere cipressi: «il cipresso è bello come legno e come proporzioni, è come un obelisco egiziano. E il verde è di una qualità così particolare. È una macchia nera in un paesaggio assolato
Notte stellata
Piante di Iris
In primo piano l’artista ha dipinto un alto cipresso scuro. In una piccola valle è situato un paesino dominato dalla cuspide di un campanile. Sullo sfondo, alte colline tagliano la tela diagonalmente, così che la maggior parte della superficie pittorica è occupata dalla falce di luna e dal vasto cielo stellato. Nel periodo di realizzazione di questa tela, i quadri di Van Gogh si caricano di significati simbolici: il cipresso rappresenta quasi l’aspirazione all’infinito, la forza della pace cercata, specchio dell’anima del pittore; il paesaggio, a prima vista idilliaco e riconciliante, manifesta invece la personalità tormentata di Van Gogh. Le colline, trattate con linee ondulate e parallele, sembrano minacciose acque ribollenti, mentre il cielo vorticoso, con stelle più o meno splendenti, pare percorso da pericolose palle di fuoco trascinate dalla corrente dello spazio
I NOTTURNI E L'INQUIETUDINE
Auvers-sur-Oise (1890)
Vincent arrivò a Parigi il 17 maggio e conobbe per la prima volta il nipotino e la signora van Gogh, che definì il cognato un uomo «forte, largo di spalle, con un colorito sano, un'espressione allegra e un'aria decisa». Passò tre giorni in casa del fratello, riesaminando i tanti suoi quadri che nel tempo gli aveva mandato, visitò il Salon. Poi, come convenuto, il 21 maggio partì per stabilirsi a Auvers-sur-Oise, un villaggio a 30 chilometri da Parigi dove risiedeva un medico amico di Théo, il dottor Paul-Ferdinand Gachet (1828-1909), che si sarebbe preso cura di lui.
l sessantaduenne dottor Gachet, omeopata, darwinista, favorevole alla cremazione dei defunti - un'opinione scandalosa a quei tempi - repubblicano, socialista e libero pensatore, era un personaggio molto noto ad Auvers, dove abitava in un villino che dominava il paese. Laureatosi a Montpellier in medicina generale e con un particolare interesse per la psichiatria, esercitò lungo a Parigi, dove conobbe molti artisti, da Victor Hugo a Gustave Courbet, da Manet a Renoir e a Cézanne, e la sua casa conservava parecchie tele di impressionisti,
Ebbe una violenta lite con Gachet per motivi banali
Sembra che stia arrivando un temporale ,il cielo è molto cupo. I corvi neri, i protagonisti di questo quadro, volano basso, altro segno di brutto tempo e sono raggruppati in fondo al quadro . In primo piano troviamo una strada che si divide in tre parti e che divide il campo di grano in due grandi fette


CAMPO DI GRANO CON CIPRESSI (1889)
La sera del 27 luglio 1890, una domenica, dopo essere uscito per dipingere i suoi quadri come al solito nelle campagne che circondavano il paese, rientrò sofferente nella locanda e si rifugiò subito nella sua camera: Ravoux, non vedendolo a pranzo, salì in camera sua, trovandolo disteso e sanguinante sul letto: a lui van Gogh confessò di essersi sparato un colpo di rivoltella al petto in un campo vicino[

Al dottor Gachet - che, non potendo estrarre il proiettile, si limitò ad applicare una fasciatura mentre gli esprimeva, comunque, la speranza di salvarlo - rispose che aveva tentato con coscienza il suicidio e che, se fosse sopravvissuto, avrebbe dovuto «riprovarci»: «volevo uccidermi, ma ho fatto cilecca». Rifiutò di dare spiegazioni del suo gesto ai gendarmi e, con il fratello Théo che, avvertito, era accorso la mattina dopo, trascorse tutto il 28 luglio, fumando la pipa e chiacchierando seduto sul letto: gli confidò ancora che la sua «tristezza non avrà mai fine».

Sembra che le sue ultime parole siano state «ora vorrei ritornare»

Poco dopo ebbe un accesso di soffocamento, poi perse conoscenza e morì quella notte stessa, verso l'1:30 del 29 luglio
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