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Tesina Esame 3° media

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Giada Greco

on 22 April 2016

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Transcript of Tesina Esame 3° media

Il Mahatma Gandhi e la storia dell'India
Gandhi e l'India
La parte di storia dell'India che approfondirò è quella che riguarda il personaggio forse, più significativo del Paese, il Mahatma Gandhi.

Mohandas Karamchard Gandhi, detto il Mahatma (soprannome datogli dal poeta indiano R.Tagore che in sanscrito significa “Grande Anima”), è il fondatore della nonviolenza e il padre dell’indipendenza indiana.
Nasce a Portbandar in India il 2 ottobre 1869. Dopo aver studiato nelle università di Ahmrdabad e Londra ed essersi laureato in giurisprudenza, esercita brevemente l’avvocatura a Bombay.
Nel 1893 si reca in Sud Africa con l’incarico di consulente legale per una ditta indiana e vi rimane per 21 anni. Qui si scontra con una realtà terribile, in cui migliaia di immigrati indiani sono vittime della segregazione razziale. L’indignazione per le discriminazioni razziali subite dai suoi connazionali (e da lui stesso) da parte delle autorità britanniche, lo spingono alla lotta politica. Il Mahatma si batte per il riconoscimento dei diritti dei suoi compatrioti e dal 1906 lancia, a livello di massa, il suo metodo di lotta basato sulla resistenza nonviolenta- “satyagraha”: una forma di non-collaborazione radicale con il governo britannico, concepita come mezzo di pressione di massa. Gandhi giunge all’uguaglianza sociale e politica tramite le ribellioni pacifiche e le marce. Alla fine, infatti, il governo sudafricano attua importanti riforme a favore dei lavoratori indiani (eliminazione di parte delle vecchie leggi discriminatorie, riconoscimento ai nuovi immigrati della parità dei diritti e validità dei matrimoni religiosi).
Nel 1915 Gandhi torna in India, dove circolano già da tempo fermenti di ribellione contro l’arroganza del dominio britannico (in particolare per la nuova legislazione agraria, che prevedeva il sequestro delle terre ai contadini in caso di scarso o mancato raccolto, e per la crisi dell’artigianato). Egli diventa il leader del Partito del Congresso, partito che si batte per la liberazione dal colonialismo britannico.
- 1919:
Prima grande campagna satyagraha
di disobbedienza civile, che prevede il boicottaggio delle merci inglesi e il non-pagamento delle imposte. Il Mahatma subisce un processo ed è arrestato.
- 1921:
seconda grande campagna satyagraha
di disobbedienza civile per rivendicare il diritto all’indipendenza. Incarcerato, rilasciato, Gandhi partecipa alla Conferenza di Londra sul problema indiano, chiedendo l’indipendenza del suo paese.
- 1930:
terza campagna di resistenza. La marcia del sale
: disobbedienza contro la tassa sul sale (la più iniqua perché colpiva soprattutto le classi povere). La campagna si allarga con il boicottaggio dei tessuti provenienti dall’estero. Gli inglesi arrestano Gandhi, sua moglie e altre 50.000 persone.
 
Spesso incarcerato negli anni successivi, la “Grande Anima” risponde agli arresti con lunghissimi scioperi della fame (importante è quello che egli intraprende per richiamare l’attenzione sul problema della condizione degli intoccabili, la casta più bassa della società indiana).
 All’inizio della Seconda Guerra Mondiale, Gandhi decide di non sostenere l’Inghilterra se questa non garantisce all’India l’indipendenza. Il governo britannico reagisce con l’arresto di oltre 60.000 oppositori e dello stesso Mahatma, che è rilasciato dopo due anni. Il 15 agosto 1947 l’India conquista l’indipendenza. Gandhi, però, vive questo momento con dolore, pregando e digiunando. Il subcontinente indiano è diviso in due stati, India e Pakistan, la cui creazione sancisce la separazione fra indù e musulmani e culmina in una violenta guerra civile che costa, alla fine del 1947, quasi un milione di morti e sei milioni di profughi.
L’atteggiamento moderato di Gandhi sul problema della divisione del paese suscita l’odio di un fanatico indù che lo uccide il 30 gennaio 1948, durante un incontro di preghiera.
 
Il suo pensiero..
Il pensiero di Gandhi si basa su tre punti fondamentali:
 
 
Autodeterminazione dei popoli
: Gandhi riteneva fondamentale il fatto che gli indiani potessero decidere come governare il loro paese, perché la miseria nella quale si trovava dipendeva dallo sfruttamento delle risorse da parte dei colonizzatori britannici.
 
Nonviolenza
: è necessario precisare che tale precetto non si ferma ad una posizione negativa (non essere causa di male agli altri) ma possiede in sé la carica positiva della benevolenza universale e diventa l’”amore puro” comandato dai sacri testi dell’Induismo, dai Vangeli e dal Corano. La nonviolenza è quindi un imperativo religioso prima che un principio dell’azione politico-sociale. Il Mahatma rifiuta la violenza come strategia di lotta in quanto la violenza suscita solamente altra violenza. Di fronte ai violenti e agli oppressori, però, non è passivo, anzi. Egli propone una strategia che consiste nella resistenza passiva, il non reagire, in altre parole, alle provocazioni dei violenti, e nella disobbedienza civile, vale a dire il rifiuto di sottoporsi a leggi ingiuste. “La mia non-cooperazione non nuoce a nessuno; è non-cooperazione con il male,… portato a sistema, non con chi fa il male” (Gandhi, Gandhi Parla di Stesso, p.128).
Tolleranza religiosa
: ”… il mio più intimo desiderio” dice Ghandhi “… è di realizzare la fratellanza … tra tutti gli uomini, indù, musulmani, cristiani, parsi e ebrei” (M.K.Gandhi, Gandhi Parla di Se Stesso, p.83). Gandhi sognava la convivenza pacifica e rispettosa dei tantissimi gruppi etnici e delle diverse professioni religiose presenti in India. Queste erano delle ricchezze che dovevano convivere e non dividere politicamente la nazione. Purtroppo, gli eventi non andarono come sperava Gandhi.
Il messaggio
Il messaggio che il Mahatma ci lascia è molto attuale e la storia contemp
oranea, purtroppo,
continua ad essere macchiata dalla guerra e dalla violenza.
Gandhi, “piccolo grande uomo”, riesce con le sue sole forze, a scon
figgere il potente Impero
britannico e a realizzare il suo grande sogno dell’indipendenza pe
r il suo paese. Come? Con la forza
sbalorditiva della nonviolenza, del boicottaggio pacifico, della resi
stenza passiva e della ricerca
della Verità (Dio).
Come possiamo rendere attuale Gandhi? Come possiamo essere an
che noi portatori di pace?
Gandhi dimostra che la forza di un singolo uomo può diventare la
forza di un popolo intero. Non
dobbiamo quindi disperare se ci sembra che poteri superiori voglia
no decidere per noi e armarci la
mano. Gandhi stesso, con le sue parole, ci incoraggia a “cercare … la propri
a strada e … seguirla
senza esitazioni” e a “non avere paura”. Rivolgendosi a ciascuno di noi aggi
unge: “…affidati alla
piccola voce interiore che abita il tuo cuore e che ti esorta ad abba
ndonare …, tutto, per dare la tua
testimonianza di ciò per cui hai vissuto e di ciò per cui sei pronto a
morire” (The Bombay Chronicle,
9 agosto 1942).
 
Il precetto della seguente strofa didattica di Gajarati – rispondere al male con il bene – fu il principio guida di Gandhi:
 
“Per una scodella d’acqua,
rendi un pasto abbondante;
per un saluto gentile,
prostrati a terra con zelo;
per un semplice soldo,
ripaga con oro;
se ti salvano la vita,
non risparmiare la tua.
 
Così parole e azione del saggio riverisci;
per ogni piccolo servizio,
dà un compenso dieci volte maggiore:
 
Chi è davvero nobile,
conosce tutti come uno solo
e rende con gioia bene per male”.
(M.K.Gandhi, L’Arte di Vivere, p.90).
 
Relazione del film
FILM
Titolo Film:
GANDHI
Genere:
Drammatico
Durata:
188 minuti
Anno:
1982
Regia:
RICHARD ATTENBOROUGH
Attori:
BEN KINGSLEY-MAHATMA GANDHI ROHINI HATTANGADY-KASTURBA ROSHAN SETH-PANDIT NEHRU CHARLIE ANDREWS-IAN CHARLESON
Trama:
Il film presenta fin dalle prime sequenze la morte di Gandhi e l'apoteosi dei suoi funerali. Chi hanno ucciso? La coscienza dell'umanità. Egli che aveva sempre lottato per la non violenza fu vittima della violenza. .Inizia nel 1893 in Sud-Africa a Maritzburg ove un poliziotto getta dal treno il giovane avvocato Mohandas Karamichad Gandhi perché viaggiava nella prima classe del treno ,come indiano doveva viaggiare in terza classe, da qui in poi Gandhi inizia la pratica della non violenza e vince le prime battaglie contro la discriminazione razziale in Sud Africana. Ritorna a Bombay ,assieme alla moglie Kasturba, e si impegna a scoprire l' India dei settecentomila villaggi. Con l'uso intelligente della stampa e la potenza dell'opinione pubblica vengono le prime vittorie; ma inizia anche la reazione violenta degli Inglesi che culmina nella strage di Amritsar del 13 aprile 1919. La non-collaborazione continua.Gli Indiani sono invitati a vestirsi semplicemente come Gandhi, con un pezzo di stoffa bianca, fatta in casa,gli abiti europei sono bruciati ;in seguito inizierà la campagna del sale. Nel frattempo si manifestano i primi contrasti fra Indù e Musulmani: e inizia un digiuno ad oltranza. Le lotte fratricide cessano. L'opinione pubblica mondiale, sensibilizzata dalla stampa, è tutta per Gandhi, contro gli Inglesi. Gandhi ha vinto l'India è indipendente. Ma il problema più grave è la divisione all'interno dell'India in Induisti e Mussulmani. Il conflitto Indo-pakistano ha il suo duro prezzo di un milione di morti. Gandhi reagisce con un ultimo digiuno, disposto a morire per la non violenza del suo popolo ed i conflitti terminano. Un estremista indù (bramino), lo uccise con tre colpi di rivoltella ,avvenne il 30 gennaio 1948 a Godse. Gandhi si accasciò sul terreno intriso di pioggia, mormorando "He Rama!" (Oh, Dio!). Note Premi: 9 Oscar: miglior film, regia, attore ,sceneggiatura, fotografia, scenografia, sonoro,costumi, montaggio (1982).
PREMI: 9 OSCAR:
MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGIA, MIGLIOR ATTORE (BEN KINGSLEY), MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE, MIGLIOR FOTOGRAFIA, MIGLIOR SCENOGRAFIA, MIGLIOR SONORO, MIGLIORI COSTUMI, MIGLIOR MONTAGGIO, 3 DAVID DI DONATELLO, MIGLIORE FILM STRANIERO, MIGLIORE PRODUTTORE STRANIERO (RICHARD ATTENBOROUGH) E DAVID EUROPEO.
L'India, ufficialmente Repubblica dell'India, è uno Stato dell'Asia meridionale, con capitale Nuova Delhi. È il settimo paese per estensione geografica al mondo e il secondo più popolato con 1 210 193 422 abitanti.
INDIA
Nome completo: Repubblica dell'India
Nome ufficiale: Republic of India
Lingue ufficiali: hindi, inglese, sanscrito e altre 21 lingue a livello regionale
Capitale: Nuova Delhi
Forma di governo: Repubblica parlamentare federale
Indipendenza: dal Regno Unito avvenuta il 15 agosto 1947
Valuta: Rupia indiana
È uno dei 51 Stati che hanno dato vita all'ONU nel 1945.
Suddivisioni amministrative e sociali
L'India è una federazione di stati con parlamenti e governi autonomi. Ci sono 28 stati federati e 7 territori, fra cui quello della capitale, Nuova Delhi, e ognuno di essi è suddiviso in distretti; in alcuni stati federati i distretti sono riuniti in divisioni, che rappresentano così il secondo livello amministrativo di questi stati. Nel 1956, sotto States Reorganisation Act gli stati vennero formati su base linguistica. Da ricordare che alcuni stati e distretti sono dotati di Maragià (Maharaja, "grande re"), tradizionale titolo dei sovrani indiani. Questi sono dotati di poteri eminentemente rappresentativi e simbolici.
Esistono in India da 2.500 anni, non hanno più un valore giuridico, ma sono ancora molto considerate nella vita quotidiana. Possono essere individuati quattro grandi gruppi:
-
Brahamani
(sacerdoti/intellettuali: esegeti e controllori dei testi sacri, insegnanti con il compito di tramandare la tradizione).
-
Kshatryia
(capi guerrieri: aristocratici militari)
-
Vaishya
(commercianti, contadini e pastori)
-
Sudra
(artigiani, servitori, operai ecc.)
In fondo alla gerarchia si trovano i fuoricasta (Paria o Candala o intoccabili), persone che svolgono lavori ritenuti religiosamente impuri e il contatto con i quali è ritenuto motivo di impurità. Bisogna considerare che ogni gruppo è articolato al proprio interno in molte sottocaste per un totale di alcune migliaia. Le relazioni tra membri di gruppi di caste diverse sono regolate in modo assai preciso e ritualizzato (con chi mangiare, da chi accettare cibo, con chi fumare ecc.). Il sistema delle caste  è fondato sulla tradizione religiosa dei testi Veda di cui i Brahamani sono i custodi e gli esegeti. Tre sono le caratteristiche di questo sistema di stratificazione:
1. La casta è uno strato chiuso. La relazione sociale è stata definita chiusa come quella relazione che esclude, limita o condiziona, in misura e grado variabile, la partecipazione all'agire sociale reciproco che è peculiare dei membri della relazione stessa. Della casta si fa parte per nascita e si è vincolati ad essa anche nella scelta del partner matrimoniale.
2. Specializzazione lavorativa ereditaria. Ogni casta è vincolata ad uno o più mestieri, trasmessi ereditariamente.
3.   La gerarchia definisce la distanza in gradi di purezza (fondamento religioso-rituale). (I Brahamani sono puri come le vacche sacre, la casta più numerosa del gruppo dei Paria è quella dei lavoratori del cuoio, il cui compito è lavorare la pelle delle vacche sacre morte).
Gandhi fu un vegetariano rigoroso (diremmo oggi vegano) e sperimentò, nel corso della sua vita, svariate diete alla ricerca di un'alimentazione minima sufficiente per soddisfare i fabbisogni corporei in maniera da esercitare la minore violenza possibile sulla natura.
Gandhi e il vegetarianismo
Il vegetarianismo o vegetarismo, nell'ambito della nutrizione umana, designa un insieme di diverse pratiche alimentari accomunate dalla rigorosa esclusione delle carni di qualsiasi animale.
Si parla in generale di « vegetariani », anche se all'interno di tale gruppo gli individui sono distinti in base al tipo specifico di dieta seguita (latto-ovo-vegetariani, latto-vegetariani, ovo-vegetariani, vegetaliani o vegani, crudisti vegani e fruttariani).
Le ragioni che comunemente sono alla base di una scelta vegetariana includono motivazioni etiche di rispetto per la vita animale, principi religiosi, attenzione per la salute e preoccupazione per l'ambiente. Tali motivazioni non sono tutte necessariamente adottate insieme, e anche se spesso due o più di loro possono coesistere negli stessi soggetti, solitamente una prevale sulle altre.
Le diete vegetariane
Le diete vegetariane più diffuse sono basate su cereali, legumi, verdura e frutta (sia fresca che secca) e, in misura ridotta, comprendono latte, latticini e uova per coloro che ne fanno uso. Molti prodotti comunemente usati in una dieta vegetariana sono normalmente diffusi in tutto il mondo, ad esempio pasta, pane, riso, fagioli o piselli. Molti altri prodotti, non indispensabili ai fini dell'equilibrio della dieta ma comunque solitamente usati nella preparazione dei pasti vegetariani, sono invece normalmente assenti in una classica dieta occidentale e appartengono ad altre tradizioni quali quelle dei paesi asiatici, arabi, centro e sud americani o dell'area mediterranea, configurando così le diete vegetariane come diete multietniche e senza barriere nazionali. Ad esempio, troviamo cereali come kamut, miglio e quinoa, preparazioni a base di cereali quali bulgur, cous-cous e seitan, soia e prodotti a base di soia (tofu, tempeh e proteine vegetali ristrutturate), alghe alimentari, semi oleaginosi di varia natura (anche sotto forma di crema, come il tahin), condimenti come shoyu, miso e tamari, dolcificanti come il malto. Prodotti a base vegetale, quali ad esempio hamburger, yogurt o latti vegetali, possono essere usati in sostituzione dei corrispettivi prodotti con carne, latte e uova.
La vacca sacra
In India esiste una vera e propria venerazione nei confronti delle vacche, esse possono pascolare e circolare liberamente per le strade delle città. Krishna, la divinità più popolare in India, è il protettore delle vacche.

La sacralità dei bovini è strettamente connessa con la dottrina della reincarnazione. Secondo questa dottrina le anime devono attraversare una lunga catena di trasmigrazioni da una specie animale all’altra e l’ultimo gradino prima di arrivare a reincarnarsi nell’uomo è rappresentato proprio dalle vacche.

Ma le motivazioni del divieto di macellare i bovini e di cibarsi della loro carne sono più profonde e affondano le radici in tempi più remoti. Le ragioni di questo tabu risiedono nella grande importanza assunta dai bovini nel mantenimento della popolazione indiana, la quale ha un’alta densità demografica.
Aspetti nutrizionali
I carboidrati, contenuti per la maggior parte nel regno vegetale, e in particolare quelli assimilabili nei cereali (e negli ortaggi e nella frutta per quelle diete vegetariane prive di cereali), costituiscono il principale componente di una dieta vegetariana e la maggiore fonte energetica, così come correttamente previsto nell'ambito di una dieta ben bilanciata. Le diete vegetariane risultano generalmente adeguate nei livelli di proteine e, in particolare le diete vegane, hanno tipicamente un contenuto medio di grassi, grassi saturi e colesterolo minore e un maggiore apporto di grassi polinsaturi.
Le diete vegetariane risultano generalmente adeguate anche nei livelli di calcio e vitamina D; rispetto alle diete a base di prodotti animali, si presentano ricche in magnesio, potassio, vitamina B9, vitamina C e vitamina E e, in particolare le diete vegane, hanno tipicamente un maggiore apporto di fitocomposti e fibra.
Poiché nessun cibo di origine vegetale può essere considerato una fonte affidabile di vitamina B12, i vegani e altri vegetariani stretti possono ottenere questa vitamina con l'uso di cibi addizionati quali latti vegetali, cereali per la colazione o prodotti a base di soia. Poiché l'utilizzo costante di tali prodotti può risultare poco pratico, medici e ricercatori che si occupano di nutrizione vegetariana consigliano l'uso (giornaliero o settimanale a seconda del prodotto scelto) di un supplemento vitaminico di B12.
Allattamento, adolescenza e sport
L'evidenza scientifica dimostra che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete vegane, sono anche in grado di soddisfare adeguatamente le richieste nutrizionali in gravidanza e in allattamento, nella prima e seconda infanzia e nell'adolescenza, e non indica carenze nutrizionali conclamate. Durante la gravidanza e l'allattamento è importante che la dieta delle madri vegane contenga delle fonti quotidiane e affidabili di vitamina B12 (cibi fortificati e/o integratore) in quanto durante queste fasi della vita la B12 immagazzinata nell'organismo della donna è poco disponibile per il bambino. La mancata assunzione di cibi fortificati e/o integratore di B12 da parte della madre durante la gravidanza e l'allattamento conduce a gravi effetti avversi sul bambino, quali arresto o regressione della crescita, ipotonia, atrofia cerebrale, anemia megaloblastica, riduzione delle capacità motorie e difetti neurologici permanenti. Le diete vegetariane, grazie al loro elevato contenuto in carboidrati e basso contenuto in grassi, si configurano anche come diete ottimali per chi pratichi sport e sono in grado di soddisfare anche il fabbisogno degli atleti agonisti.
Vegetarianismo nella storia
Una figura importante di questo periodo è l'inglese Henry Stephens Salt, vegetariano etico instancabile difensore con numerose opere di quelli che l'autore stesso comincia a chiamare animal rights (diritti animali). Salt vedeva anche una evidente contraddizione in chi dichiarava di battersi per la protezione degli animali continuando a seguire una dieta carnea.
Tra le figure celebri del vegetarianismo tra l'Ottocento e gli inizi del Novecento si distinguono tra gli altri: il politico indiano Mohandas Gandhi, trasferitosi a Londra a vent'anni per studiare legge dove entrò presto in contatto con i membri della Vegetarian Society, di cui divenne prima socio e poi dirigente.
In Inghilterra questo fermento del vegetarianismo nel panorama culturale del paese porterà, nella prima metà dell'Ottocento, alla nascita di un movimento vegetariano inglese e alla costituzione della Vegetarian Society, fondata il 30 settembre 1847 a Ramsgate. Nei decenni successivi sorsero altre società vegetariane anche in altri paesi : quali Germania, Francia e infine Italia.
Ragioni
Le ragioni che comunemente sono alla base di una scelta vegetariana includono motivazioni etiche di rispetto per la vita animale, principi religiosi, attenzione per la salute e preoccupazione per l'ambiente. Tali motivazioni non sono tutte necessariamente adottate insieme, e anche se spesso due o più di loro possono coesistere negli stessi soggetti, solitamente una prevale sulle altre. Inoltre, l'influenza delle diverse motivazioni può variare in relazione al sesso (ad esempio in Italia la scelta etica è più sentita tra le donne, mentre gran parte degli uomini scelgono di seguire un regime vegetariano per il benessere fisico e una maggiore attenzione per la salute), al paese (ad esempio in India la motivazione religiosa è quella prevalente), nonché in relazione allo specifico regime vegetariano.
La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali.
- M. K. "Mahatma" Gandhi (1869-1948)
Decolonizzazione
Il processo storico che ha portato alla fine degli imperi coloniali e all'indipendenza dei popoli sottomessi si chiama decolonizzazione. La decolonizzazione ha interessato i continenti asiatico e africano. Si può dire che ha seguito una specie di tragitto :
- è iniziata, prima e durante la seconda guerra mondiale, nel Medio Oriente e nel mondo arabo ;
- è proseguita nel secondo dopoguerra in Asia con l'indipendenza di Paesi come l'India, il Pakistan, l'Indonesia, il Vietnam ;
- è giunta infine in Africa tra gli anni Cinquanta e Sessanta, prima nel Maghreb (cioè nell'Africa settentrionale) e poi nell'Africa nera.
La decolonizzazione non si è sviluppata ovunque allo stesso modo. Diversi, infatti, erano i sistemi di decolonizzazione adottati dai Paesi dominatori. E diverse erano anche le colonie che si potevano dividere in : -colonie di popolamento, dove minoranze di Europei si erano insediate impadronendosi delle terre migliori ;
-colonie di sfruttamento, cioè destinate a fornire materie prime o sbocchi commerciali all'economia dei Paesi colonizzatori.
A seconda delle situazioni, dunque, l'indipendenza è stata raggiunta per via pacifica, dopo una trattativa tra la madrepatria e i gruppi dirigenti locali ; oppure per via violente, attraverso una guerra di liberazione.
In generale, i Paesi colonizzatori hanno raramente accettato di buon grado l'indipendenza dei Paesi colonizzati . Spesso concedevano un'indipendenza soltanto politica, badando a mantenere la colonia in condizioni di dipendenza economica.
In questo caso il colonialismo si trasformava in neo-colonialismo, cioè in una forma di controllo della ex colonia basata sull'economia piuttosto che sull'occupazione militare.

La Gran Bretagna lasciò sempre un certo spazio alle forze locali nel governo delle sue colonie. Ciò facilitò la decolonizzazione, e solo in pochi casi si ebbero violente lotte per l'indipendenza. All'inizio degli anni Sessanta, così, tutte le colonie inglesi d'Africa ed Asia erano ormai indipendenti.
Le ex colonie restarono comunque legate alla madrepatria da un'alleanza commerciale chiamata Commonwealth.
Un discorso particolare merita la vicenda dell'India.
Ragione di antichissima e raffinata civiltà, l'India era da un secolo il cuore di tutto l'Impero Britannico. Nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale, la richiesta d'indipendenza si fece sempre più presente. La lotta per l'indipendenza era sotenuta dal Partito del Congresso (nato nel 1885), la cui influenza sulle masse indiane si era accresciuta in virtù dell'azione instancabile del Mahatma (la grande anima) Gandhi. Gandhi maturò e diffuse una nuova concezione della lotta politica basata sull'idea della nonviolenza, della resistenza passiva, della disobbedienza civile e di massa a tutte le leggi che non rispettassero la dignità di ogni uomo. Divenuto figura di primo piano del Partito del Congresso, Gandhi condusse varie campagne non violente basate sulla disobbedienza civile. Queste iniziative raggiunsero un duplice obiettivo :
-resero meno conveniente per gli Inglesi la dominazione dell'India, perchè mantenerne il controllo iniziava a costare troppo ;
-trasformarono il Partito del Congresso da gruppo di intellettuali a movimento popolare di massa.


Giada Greco 3°E
Storia: Decolonialismo - Storia dell'India basata sul Mahatma Gandhi
Italiano: Gandhi biografia e storia - Film Gandhi
Geografia: India
Scienze: Vegetarianismo
Tecnologia: Centrale eolica
Scienze Motorie: Cricket
Lingua Inglese: Presentazione
Lingua Francese: I diritti dell'uomo
Musica: George Gershwin - Shall we dance
Storia dell'Arte: Salvador Dalì e la persistenza della memoria
Taj Mahal
Gange
Tempio d'oro
Kumbh Mela
Rupia Indiana
Caste
Centrale Eolica
Fonte utilizzata :

vento.
Componenti principali 
- Torre :
sostegno verticale per « navicella » a rotazione ;
- Rotore :

pale che ruotano al soffiare del vento ;
- Supporto-Cuscinetto :
meccanismo per l'orientamento della « navicella » in base alla direzione del vento ;
- Anemometro :

strumento che misura la direzione e l'intensità del vento ;
- Moltiplicatore di giri :
mecanismo che trasforma la rotazione lenta delle pale in una rotazione veloce (1500 giri), in grado di azionare il generatore di corrente ;
- Alternatore :
generatore di corrente prodotta grazie al fenomeno dell'induzione magetica ;
- Sistema di controllo :
componente che serve per monitorare il funzionamento generale della aerogeneratore.
In India la fonte di energia maggiormente utilizzata e fiorente attualmente è proprio l'energia eolica. Ma com'è costruita e come funziona la centrale eolica?
Un impianto eolico è costituito da un gruppo di aerogeneratori, disposti sul territorio per meglio sfruttare la risorsa eolica del sito ; gli aerogeneratori sono connessi fra loro elettricamente attraverso un cavidotto interrato. All'impianto eolico è associata una cabina stazione di consegna che, a sua volta, è connessa alla rete elettrica nazionale. Gli aerogeneratori sono costituiti essenzialmente da una navicella o gondola sostenuta da una struttura metallica, alla quale è connesso un rotore ; il rotore è costituito dalla pale fissate su di un mozzo e progettate per sottrarre al vento parte della sua energia cinetica per trasformarla in energia meccanica. Al soffiare del vento il rotore gira e aziona un moltiplicatore di giri che è collegato al generatore elettrico, che ha la funzione di trasformare l'energia meccanica in energia elettrica. Dal rotore, l'energia cinetica del vento viene trasmessa ad un generatore di corrente collegato ai sistemi di controllo e trasformazione, tali da regolare la prduzione di elettricità e l'eventuale allacciamento in rete. L'energia elettrica prodotta in navicella viene convogliata suolo attraverso cavi elettrici ; sempre al suolo vengono inviati, mediante opportuni cavi, i segnali necessari per il controllo del corretto funzionamento della aerogeneratore.

Ciclo di funzionamento
Trasformazioni dell'energia
1. Cinetica vento ---> 2. Meccanica rotore ---> 3.Elettrica alternatore
Vantaggi
Utilizza una fonte insauribile, non danneggia l'atmosfera con emissioni inquinanti, può produrre quote significative di energia in sostituzione dei combustibili fossili.
Svantaggi
L'impianto occupa grandi spazi di territorio con conseguente variazione del paesaggio, provoca emissioni acustiche ed interferenze elettromagnetiche.
Cricket
Lo sport nazionale dell’India è il cricket.
Il cricket è uno sport di squadra giocato fra due gruppi di undici giocatori ciascuno.
La lunghezza delle partite (possono durare dalle ore a vari giorni), i numerosi intervalli e la terminologia complicata rendono difficilmente comprensibile questo sport agli spettatori poco esperti.
È nato, almeno nella sua forma moderna, in Inghilterra ed è praticato principalmente nei paesi del Commonwealth e anglofoni.

Storia
Le origini del cricket sono sconosciute anche se sembra accertato che giochi simili all'attuale cricket fossero praticati nell'Inghilterra del sud-est già a partire dal 1300, importati in quella regione da pastori fiamminghi.
Vi sono molte teorie sull'origine del nome cricket. Potrebbe derivare dalla parola fiamminga krick bastone, a testimonianza degli scambi culturali ed economici tra il sud est dell'Inghilterra e le Fiandre. Durante il 1600 numerose fonti testimoniano la crescita della pratica di questo gioco nel sud est dell'Inghilterra e al termine del secolo già vengono registrate le prime partite con squadre organizzate. Nel 1700 il gioco si sviluppò fino a diventare lo sport nazionale inglese e come tale si diffuse in tutto l'impero coloniale britannico. Anche negli USA il cricket rappresentò lo sport dominante fino alla guerra di secessione. Nel 1900 il cricket fece parte dei Giochi olimpici. Dopo la seconda guerra mondiale il cricket ha avuto una sorta di globalizzazione, con la concessione dell'indipendenza ai Dominions britannici e l'istituzione del Commonwealth. Attualmente figurano come Full Members dell'International Cricket Council dieci paesi: L'Asia è rappresentata da quattro paesi del subcontinente indiano (Bangladesh, India, Pakistan e Sri Lanka); l'Africa da due (Sudafrica e Zimbabwe); l'Oceania da altri due (Australia e Nuova Zelanda); l'Europa da Inghilterra ed infine l'America da uno solo (Indie Occidentali). Solo in queste 10 nazioni si gioca il Test cricket, cioè il gioco nella sua forma originale, caratterizzato da partite che possono durare anche cinque giorni. Nel 2003 la lega professionale inglese adottò una versione di gioco chiamata Twenty20, definita così poiché ogni squadra dispone di un solo innings e può battere al massimo 20 overs.

Spirito di gioco
« Il cricket deve molto della sua unicità al fatto che dovrebbe essere giocato non soltanto secondo le proprie regole ma anche secondo lo Spirito del Gioco. Qualsiasi azione che sia vista come contraria a questo Spirito causa un danno al gioco stesso. La responsabilità principale di assicurarsi che il gioco sia condotto secondo lo spirito del fair play è dei capitani. »
Questo è il preambolo che precede l'elenco delle "Regole del Cricket" e che introduce il breve paragrafo dal titolo Lo spirito del gioco, nel quale si elencano le regole che solitamente negli altri sport non sono "scritte" ma affidate al buon senso dei giocatori. Queste regole comprendono, ad esempio, il rispetto verso l'avversario, verso gli umpires (arbitri) e i valori tradizionali del gioco; il divieto di indirizzare verso un umpire e verso gli avversari parole irrispettose o offensive (è addirittura vietato avanzare verso un umpire con passo aggressivo); e soprattutto la condanna assoluta di qualsiasi atto violento tra giocatori.

La partita viene disputata tra due squadre di undici elementi. Si gioca su un campo in erba dalla forma ovale o rettangolare, e dalle dimensioni non precisate (solitamente tutto lo spazio disponibile). Al centro del prato vi è una corsia, nella quale l'erba è rasata molto corta, lunga ventidue metri e larga tre, chiamata pitch, che rappresenta l'area di lancio, ai cui due estremi sono posti tre paletti che formano il wicket. Ogni frazione di gioco (innings), vede impegnati undici giocatori nel lanciare la palla e difendere il campo (fielding) e due avversari alla battuta i quali, una volta eliminati, sono sostituiti da un compagno di squadra fino all'eliminazione del decimo battitore. Tra un innings e l'altro, le squadre invertono i propri ruoli.

Scopo del gioco è quello di mettere a segno più punti possibile e di non farsi eliminare quando si è in battuta, e viceversa di non far segnare punti e di eliminare i battitori avversari quando questi sono al lancio. Per vincere, è necessario, oltre a segnare più punti, anche l'eliminazione di tutti gli avversari per ogni innings disponibile.

La fase al lancio è divisa in "over", cioè serie di 6 lanci legali eseguiti da un giocatore da un estremo del pitch. Al termine, l'over successivo verrà lanciato dall'altro estremo. I giocatori responsabili del lancio vengono scelti dal capitano, con la limitazione che nessun giocatore possa lanciare due over consecutivi.
I punti si segnano correndo tra i due estremi del pitch. Per segnare una corsa il battitore deve, dopo aver colpito la palla, correre al lato opposto dell'area di lancio pitch, mentre contemporaneamente il suo compagno che non ha eseguito la battuta e si trova al lato opposto del pitch correrà verso la linea di battuta (batting crease). Entrambi i corridori devono toccare il terreno oltre la popping crease (la linea che demarca un estremo del pitch) con la mazza. Ogni volta che i battitori si scambiano di base viene assegnato un punto chiamato anche corsa. Se la palla raggiunge il bordo campo vengono automaticamente assegnati 4 punti, nel caso in cui lo superi senza aver toccato terra i punti diventano 6. Se il colpo è stato particolarmente difficile da recuperare per la squadra avversaria, i due corridori possono provare anche a scambiarsi nuovamente, mettendo a segno tante corse per quante volte riescono a scambiarsi di posto. Non c'è un numero massimo di corse effettuabili in una singola battuta. Va ricordato che nel caso i giocatori in campo riescano a rilanciare la palla al wicket prima che il battitore riesca a completare la corsa, questi sarà eliminato. Ogni corsa messa a segno da un battitore contribuisce al punteggio finale della squadra. Questo punteggio include, inoltre, un certo numero di punti aggiuntivi (extra-runs) che vengono accreditati senza che ci siano battute in caso di penalità o situazioni particolari di gioco.
Ruoli e giocatori
Battitore
Il battitore è posizionato sulla linea di battuta in attesa del lancio della palla. Ci sono diverse tecniche per colpire la palla, a seconda del tipo e della direzione del lancio. A seconda di quella che è la strategia della squadra e il tipo di lancio ricevuto, il battitore può decidere se effettuare un colpo difensivo, oppure un colpo aggressivo che mira principalmente a segnare quante più corse possibili.

Lanciatore
Il lanciatore è colui che lancia la palla ai battitori, usando quella che è conosciuta come "azione di bowling". Ogni partita di cricket è suddivisa in "over". Ogni over il capitano seleziona il giocatore che andrà al lancio; una volta che questi ha esaurito questi sei lanci, la squadra dovrà necessariamente scegliere un altro lanciatore per l'over successivo. Il lanciatore lancia solitamente la palla in modo che questa rimbalzi prima di raggiungere il battitore. Il lanciatore deve effettuare il lancio con il proprio piede posteriore all'interno dell'area delimitata dalle crease e con l'altro non oltre la linea. La palla deve anche seguire una traiettoria tale da rendere possibile per il battitore il metterla in gioco, se questo non accade il lancio viene dichiarato wide (largo). L'obiettivo primario del lanciatore è di eliminare il battitore, e di conseguenza concedere il minor numero di corse possibili.
I lanciatori si dividono principalmente in due categorie:
Pace Bowlers (che utilizzano la velocità come elemento primario dei loro lanci)
Spin Bowlers (che utilizzano la capacità di far variare il movimento della palla al contatto col terreno imprimendole un effetto)

Fielder
Il compito principale dei fielder è quello di recuperare le palle battute e limitare così il più possibile il numero di corse subite.

Wicket-keeper
Il wicket-keeper è un fielder specializzato nello stare dietro il wicket del battitore durante il gioco. I loro compiti primari sono fermare qualunque palla passi oltre il battitore, sia che questi l'abbia mancata sia che questi l'abbia toccata .
Inoltre, data la sua posizione subito dietro il battitore, il wicket-keeper è uno dei giocatori più importanti della squadra, trovandosi nella situazione migliore per rendersi conto delle condizioni del pitch e delle preferenze dei battitori; non è raro quindi che i capitani chiedano consigli al loro wicket-keeper per quanto riguarda l'approccio tattico.
A causa del loro logorante lavoro, i wicket-keeper sono gli unici giocatori cui sia concesso indossare sia particolari protezioni per le gambe nonché degli speciali guanti per proteggersi le mani.

Capitano
L'abilità del capitano nel decidere la strategia è cruciale per il successo della squadra.

Runner
Nel caso un battitore, ancora in grado di battere, sia però infortunato e quindi impossibilitato ad effettuare l'eventuale run, può chiedere di essere sostituito nella corsa da un runner. Il giocatore che funge da runner per il battitore, è solitamente un membro della squadra che ha già battuto in quell'innings.

Sostituto
In tutte le forme di cricket, se un giocatore rimane infortunato o diventa indisponibile durante il match, è possibile far giocare un sostituto al suo posto; benché questo non possa lanciare, battere, o fungere da capitano o wicket-keeper.


Gli strumenti di gioco

La mazza

La mazza deve essere di lunghezza non superiore a 96,5 cm mentre la parte piatta, fatta esclusivamente di legno, non deve superare i 10,8 cm in larghezza. La parte piatta può inoltre essere ricoperta con un materiale di protezione o di riparazione, purché questo non superi 1,56 mm di spessore e non sia fatta di materiale in grado di danneggiare gravemente la palla. Secondo le leggi del cricket, sia il guanto che la mano del battitore fanno parte integrante della mazza, purché siano a contatto con questa.

Palla da cricket
La palla deve avere un peso compreso tra 155,9 g e 163 g e una circonferenza tra 22,4 cm e 22,9 cm. Questi valori cambiano però per il "cricket femminile" e quello "junior", dove peso e circonferenza sono leggermente inferiori.

I wickets
I due wickets sono tra gli elementi più importanti del cricket. Sono disposti uno di fronte all'altro sulle due bowling crease (cioè alle due estremità più lontane del pitch).
Un wicket è composto da tre stumps di legno (i paletti verticali) inseriti in fila nel terreno.

Il campo di gioco
Le partite di cricket si giocano in un campo in erba di forma circolare o ovale. Non ci sono delle dimensioni precise, ma il diametro di questo spazio varia solitamente tra 137 m e 150 m.

Il pitch nel cricket
Nonostante le notevoli dimensioni del campo gran parte delle azioni di gioco si svolgono in uno spazio molto più piccolo detto pitch.
Il pitch è un'area rettangolare del campo che misura 3,05 m in larghezza e 20,12 m in lunghezza, limitato alle due estremità dalle bowling creases e ai lati da due linee immaginarie e parallele fra loro.
Al centro delle bowling creases verranno poi inseriti i paletti (stumps) che formano il wicket.


Cosa si prova?
Perché il cricket è diventato una passione nazionale indiana? E come ha sconvolto i valori coloniali?
Il cricket indiano ha potuto gradualmente staccarsi dalla struttura di valori vittoriana e decolonizzarsi definitivamente grazie alla particolare alleanza tra il sostegno statale – attraverso la copertura mediatica – e gli interessi commerciali privati (patrocinio aziendale, pubblicità…).
Quel che rimane ancora da chiarire è perché questa disciplina sportiva tipicamente britannica, per secoli sinonimo della cavalleria e della lealtà dell'englishman, sia invece diventata una passione nazionale indiana.
Innanzitutto il cricket va considerato una forma di gioco agonistico e di sport organizzato che ha saputo catturare con successo l'immaginazione del pubblico indiano, poiché è riuscito a mobilitarne efficacemente i sentimenti nazionalisti.
Tuttavia, il contributo più originale di Appadurai alla comprensione di questo fenomeno consiste nel riconsiderare il ruolo centrale di questo sport dal punto di vista del legame tra il genere sessuale, l'appartenenza nazionale, l'immaginazione e il piacere fisico .
Infatti il cricket è un'attività dominata – in campo, sugli spalti, nella stampa, nel management – esclusivamente da uomini: lo spettatore maschile è coinvolto profondamente anche a livello corporeo, giacché la maggior parte dei maschi indiani al di sotto dei 40 anni ha visto partite di cricket, ha praticato qualche versione locale del gioco (non ultimo il beach-cricket) ovvero ha letto qualcosa sull'argomento.
Il piacere di assistere ad un match di cricket è quindi per gli uomini indiani basato sul piacere fisico della pratica o dell'immaginazione della pratica.
La più volte citata convergenza di interventi statali, mass-media e interessi privati ha inoltre fatto sì che il cricket fosse identificato con l'India e con le qualità ed abilità indiane, determinando una coincidenza di piacere fisico dell'esperienza visiva e di “erotismo della nazionalità”. Questa forma particolare di erotismo a sua volta è collegata strettamente alla violenza, poiché lo sport agonistico stimola l'inclinazione all'aggressività e perché le molteplici – e spesso contrastanti – pretese di classe, razziali, linguistiche e regionali rendono la nazione in realtà una comunità frazionata e contestata. L'insieme dei legami appena detti ha avuto luogo solo grazie alle contingenze storiche dell'Impero, del patrocinio privato, del boom mediatico e della commercializzazione, vicende concrete che hanno determinato dunque il livello di piacere fisico per il cricket in India.
Si può allora affermare che il cricket, sebbene forma culturale “dura” che legava rigorosamente pratiche e valori, si sia indianizzato (de-vittorianizzato, si potrebbe dire) perché nel processo di interiorizzazione e vernacolarizzazione è assurto ad emblema della nazionalità indiana mentre si sviluppava come pratica tipica della popolazione maschile della nazione.
Questa combinazione di genere, fisicità ed erotismo, in generale, è però comune ad altri sport di squadra – peraltro, come il calcio e l'hockey su prato, molto diffusi e popolari in India – e non solo una prerogativa esclusiva del kriket: ciò che invece rende il cricket una profonda passione nazionale (e nazionalista) è la sua capacità di fornire a più gruppi della società indiana la possibilità di sperimentare i “mezzi della modernità”, gli interessi pubblici e privati veicolati dalla riproduzione mediatica della passione sportiva e dallo stesso entusiasmo di masse eterogenee.
Il cricket, difatti, permette allo Stato e alle burocrazie di manipolare il sentimento nazionalista tramite il controllo televisivo; offre ai professionisti dei mass-media (giornalisti, pubblicitari, editori) la possibilità di controllare e indirizzare adeguatamente l'attenzione del pubblico e i mezzi di comunicazione in quanto tali; fornisce agli investitori privati un mezzo per legare sentimenti nazionalistici, esigenze di svago e divismo, padroneggiando le tecniche di commercializzazione e di promozione; regala al pubblico degli stadi e televisivo il piacere di uno spettacolo affascinante, cosmopolita e al contempo radicato nella coscienza nazionale; ai gruppi proletari e sottoproletari, ai giovani, alle classi lavoratrici, offre una sensazione di appartenenza di gruppo, ma anche di violenza latente e di piacere fisico; attraverso la sua vernacolarizzazione dà agli spettatori delle zone rurali un senso di controllo sulla vita dei campioni e sulla quotidianità delle aree urbane.






MUSICA: George Gershwin
George Gershwin (Brooklyn, 26 settembre 1898 – Hollywood, 11 luglio 1937) è stato un compositore, pianista e direttore d'orchestra statunitense.
La sua opera spazia dalla musica colta al jazz. È considerato l'iniziatore del musical americano.
Le composizioni di Gershwin hanno attraversato i generi blues e musica classica, e le sue melodie più popolari sono ampiamente conosciute. Tra le sue opere più note ci sono le composizioni orchestrali Rapsodia in blu (1924) e Un americano a Parigi (1928), così come l'opera Porgy and Bess (1935)
Ha scritto la maggior parte delle sue opere vocali e teatrali, tra cui più di una dozzina di spettacoli teatrali di Broadway, in collaborazione con il suo fratello maggiore, paroliere Ira Gershwin. George Gershwin compose la musica sia per Broadway, sia per le sale da concerto europee, così come per il grande pubblico che ha portato la sua opera ad un pubblico ancora più ampio. Le sue composizioni sono state utilizzate in numerosi film e in televisione, e molte sono diventate standard jazz registrati in numerose varianti. Innumerevoli i cantanti e musicisti che hanno registrato le canzoni di Gershwin.
Salvador Dalì
Salvador Domènec Felip Jacint Dalí i Domènech, marchese di Púbol (Figueres, 11 maggio 1904 – Figueres, 23 gennaio 1989), è stato un pittore, scultore, scrittore, cineasta, designer e sceneggiatore spagnolo.
Dalí era un pittore tecnicamente abile e virtuosissimo disegnatore ma è celebre anche per le immagini suggestive e bizzarre delle sue opere surrealiste. Il suo peculiare tocco pittorico è stato attribuito all'influenza che ebbero su di lui i maestri del Rinascimento. Realizzò una delle sue opere più famose, La persistenza della memoria, nel 1931. Il talento artistico di Dalí trovò espressione in svariati ambiti, tra cui il cinema, la scultura e la fotografia, portandolo a collaborare con artisti di ogni settore.
Faceva risalire il suo "amore per tutto ciò che è dorato ed eccessivo, la mia passione per il lusso e la mia predilezione per gli abiti orientali"ad una auto-attribuita "discendenza araba", sostenendo che i suoi antenati discendevano dai Mori.
Dalí fu un uomo dotato di una grande immaginazione ma con il vezzo di assumere atteggiamenti stravaganti per attirare l'attenzione su di sé. Tale comportamento ha talvolta irritato coloro che hanno amato la sua arte tanto quanto ha infastidito i suoi detrattori, in quanto i suoi modi eccentrici hanno in alcuni casi catturato l'attenzione del pubblico più delle sue opere.
Persistenza della memoria
Analisi dell'opera
Attraverso La persistenza della memoria di Salvador Dalì è possibile attribuire al tempo una dimensione diversa da quella che solitamente gli viene data: esso non è solamente un ente che scorre inesorabilmente veloce e provoca in noi il senso della precarietà, ma rappresenta in qualche modo anche una dimensione interiore puramente soggettiva. Ma per poter comprendere questo concetto è necessaria un’analisi dell’opera.
“La persistenza della memoria”, conosciuto anche come “Gli orologi molli”, è un dipinto ad olio su tela di cm 24 x 33, realizzato nel 1931 dal pittore spagnolo Salvador Dalì. È conservato al Museum of Modern Art di New York.
Ce ne sono altri due quasi identici: uno che scivola dal bordo del parallelepipedo ed un altro, in primo piano, abbandonato su uno strano oggetto grigio, dalle cui pieghe crescono inspiegabilmente lunghe e folte ciglia come se fosse un occhio di un uomo addormentato (per alcuni trattasi di un allucinato e appiattito autoritratto dell’artista). Un unico orologio, forse perché ancora chiuso nel suo coperchio dorato, non ha subito il processo di fusione degli altri e tuttavia, in luogo delle consuete cesellature, è un cumulo di formiche brulicanti a decorarlo.
La cosa che più colpisce l’osservatore guardando quest’opera è l’impianto composito fortemente asimmetrico. Gli elementi del quadro, infatti, sono distribuiti in maniera disorganica nello spazio aperto e si trovano adagiati su di un paesaggio che l’artista decide di ritrarre dall’alto. La luce è frontale e genera ombre profonde sulla superficie degli oggetti. I colori, infine, sono accostati in maniera bizzarra nello schema compositivo dell’opera: notiamo infatti, la presenza di colori sia caldi, che freddi, che scuri.
È solito pensare a questo dipinto come ad una geniale interpretazione della memoria e del tempo. L’orologio è lo strumento per eccellenza che permette di misurare il tempo e di dividerlo in modo da piegarlo alle esigenze pratiche e quotidiane. Ma questi tre orologi sul punto di sciogliersi al sole rappresentano l’aspetto psicologico del tempo, il cui trascorrere, nella soggettiva percezione umana, assume una velocità e una connotazione diversa, interna, che segue solo la logica dello stato d’animo e del ricordo. Dalì invita l’osservatore a riconsiderare le dimensioni del tempo, della memoria, del sogno e del desiderio, non sottoposte alle regole apparentemente logiche, ma dove il prima e il dopo si mescolano e lo scorrere delle ore dei giorni accelera e rallenta a seconda della percezione soggettiva. Il tempo meccanico, misurabile con gli orologi, è messo in crisi dalla memoria umana, che del tempo ha una sua percezione ben diversa. In altre parole questi orologi molli rappresentano l’aspetto psicologico del tempo, il cui trascorrere, calcolabile scientificamente in modo univoco, assume connotazioni e velocità diverse nella percezione umana.
Il mio pensiero...
Ho scelto l'India come argomento di questo lavoro d'esame per concludere questi tre splendidi anni di medie, perchè sono stata affascinata e colpita dalla raffinatezza, dalla profondità d'animo, dalla grandezza e superiorità di questo Paese. Ho avuto la fortuna di poter visitare parte di questa meravigliosa nazione durante le vacanze di Natale dell'anno scorso e posso pienamente affermare che, a mio parere, l'India è il miglior paese, inteso come popolo. Gli indiani hanno un grande animo, ti darebbero tutto anche se non hanno niente. Nonostante la maggior parte di loro, si trova in pessime condizioni e la vita sembra non ricambiare i loro sforzi, hanno sempre quel magnifico e contagioso sorriso che esprime una voglia di vivere infinita. L'India con i suoi colori, i suoi sorrisi e le sue tradizioni rappresenta molto la vera persona che sono, aperta a tutto e a tutti. Sempre con un'immensa gioia di vivere e affrontare la vita. Perchè tutto è un passaggio.
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