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L'imperativo categorico

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by

Veronica Di Raimondo

on 26 September 2014

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Transcript of L'imperativo categorico

L'imperativo categorico
L'imperativo categorico
ordina il dovere (DEVI) in modo incondizionato
differenziandosi dall'imperativo ipotetico (se... devi...), il quale ordina il dovere di volta in volta in relazione alle condizioni empiriche
è il frutto spontaneo della volontà razionale (autonoma, autolegislatrice)
riguarda la forma del volere, non il contenuto
è universale e necessario perché concerne la natura umana
Prima formula
Agisci come se la massima della tua azione dovesse essere elevata dalla tua volontà a legge UNIVERSALE della natura
Seconda formula
Agisci in modo da trattare l'umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo
Terza formula
Agisci in modo tale che la volontà, in base alla massima, possa considerare contemporaneamente se stessa come universalmente legislatrice
La libertà
La massima "Per amore di me stesso assumo a principio di abbreviarmi la vita se la sua ulteriore durata mi fa prevedere più mali che piaceri" è impossibile che possa valere come legge universale della natura.
La massima "Quando credo di aver bisogno di denaro ne prendo a prestito promettendo di restituirlo, benché sappia che non lo farò mai" è impossibile che diventi una legge universale.
La massima "Avere un talento naturale ma essere in condizioni agiate e preferire darsi al piacere piuttosto che impegnarsi per l'ampliamento e il miglioramento delle proprie felici disposizioni naturali" non può diventare una legge universale.
La massima "L'altro sia felice quanto piace al Cielo o quanto può esserlo da solo; io non lo priverò di nulla, anzi neppure lo invidierò; ma non intendo dare alcun contributo al suo benessere e soccorrerlo nel bisogno" non può avere valore universale di legge di natura.
La natura cadrebbe in contraddizione con se stessa se avesse come legge quella della negazione della vita
Anche questa massima è autocontraddittoria perché, se fosse legge di natura, farebbe sì che le promesse non verrebbero più credute.
Questa massima non è autocontraddittoria: nulla vieta di pensare che possa costituire una legge di natura ma nessuno può volere che divenga tale.
Anche questa massima non è autocontraddittoria ma nessuno può volere che diventi universale.
le cose sono prive di ragione e hanno solo un valore relativo, strumentale; possono essere usate come mezzi per nostri fini
le persone sono dotate di ragione, hanno un valore assoluto, una dignità
"gli esseri ragionevoli prendono il nome di persone perché la loro natura ne fa fini in sé"
"Gli esseri ragionevoli sono tutti sottoposti alla legge secondo cui nessuno deve mai trattare se stesso e gli altri semplicemente come mezzi ma sempre in pari tempo come fini in sé. Dal che deriva una unione sistematica di esseri ragionevoli ossia un regno dei fini (il quale, in verità, è null'altro che un ideale)"
L'AUTONOMIA della volontà, ovvero il concetto che ogni persona deve essere legislatrice della propria condotta in armonia con le altre persone, conduce al concetto di un regno dei fini.
è il primo postulato della vita etica
è la ratio essendi della vita morale
deve essere postulata a livello noumenico come condizione necessaria per l'agire morale
la morale implica la possibilità da parte dell'uomo di autodeterminarsi al di là delle inclinazioni sensibili e di guidare la propria condotta in modo stabile
La legge morale è la ratio cognoscendi della libertà
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