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Canto XI Paradiso

Anna Fumagalli e Noemi Papini
by

on 6 May 2014

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Transcript of Canto XI Paradiso

La Divina Commedia
Paradiso
Canto XI

IL CANTO DI SAN FRANCESCO
Autore: Dante Alighieri
Presentazione del canto
a cura di
Anna Fumagalli e Noemi Papini
Tempo
Luogo
13 aprile 1300, mercoledì dopo Pasqua
cielo quarto: Sole
Spiriti Beati
spiriti sapienti
Intelligenze motrici
Potestà
Personaggi
Beatrice

Dante
San Tommaso
San Francesco
Di CHE cosa parla questo canto?
dubbi di dante

(vv. 28-42)
San Tommaso si accinge a risolvere il primo dubbio, affermando che la Provvidenza, al fine di aiutare la Chiesa, dispose la nascita di due persone che la guidassero e le stessero al fianco: san Francesco e san Domenico.
San Tommaso introduce, quindi, il panegirico di San Francesco.

Dante osserva che i ragionamenti degli uomini sono fallaci e li inducono a volgersi alle cose terrene; invece il poeta è libero da tutte queste cose.
I dodici spiriti sapienti della prima corona si fermano e il beato che aveva parlato prima (san Tommaso d'Aquino) riprende la parola.
Egli dichiara che conosce i pensieri di Dante e sa che il poeta dubita riguardo a due sue affermazioni:
quando aveva parlato del proprio Ordine (u' ben s'impingua, se non si vaneggia)
accennando a Salomone, l'uomo più saggio mai vissuto.

(vv.43-54)
Tommaso spiega che tra i fiumi Topino e Chiascio digrada la fertile costiera del monte Subasio. Dalla parte opposta del monte ci sono invece Nocera Umbra e Gualdo Tadino, in posizione svantaggiosa.
Da questa costiera del monte (ad Assisi), nacque un Sole per il mondo (Francesco), come il Sole vero e proprio sorge talvolta dal fiume Gange.
Perciò, se qualcuno parla di quella città, non la deve chiamare Ascesi (Assisi), ma Oriente, poiché ha dato i natali al santo.

(vv. 55-75)
(vv. 1-27)
san francesco e san domenico
luogo di nascita di san francesco
le mistiche nozze con la poverta'
Francesco sin da giovane cominciò a riverberare sulla Terra le sue benefiche virtù: infatti volle sposare una donna (la Povertà) alla quale nessuno voleva unirsi e a causa di essa venne in contrasto con il padre. Francesco si unì a lei in mistiche nozze, spogliandosi dei beni e vivendo poi con la Povertà che amò sempre di più.
Tommaso precisa che sta parlando di Francesco e di Madonna Povertà, la quale era rimasta sola e disprezzata da tutti.
(vv. 76-117)
vita di francesco:
dalla predicazione alla morte
L'amore di Francesco per la Povertà indussero Bernardo di Quintavalle a unirsi a loro.
Il suo esempio fu presto seguito da Egidio e Silvestro, che aderirono all'ideale francescano di povertà; Francesco fu a capo di quella famiglia che ormai portava i fianchi cinti da una corda.
Francesco si recò poi a Roma per illustrare a papa Innocenzo III la sua severa Regola ottenendone la prima approvazione. I seguaci aumentarono di numero, così papa Onorio III diede la seconda approvazione.
Il santo si recò in Terrasanta, trovando però le genti non ancora pronte alla conversione; tornò in Italia e si ritirò sul monte della Verna dove ricevette l'ultimo e definitivo sigillo alla Regola: le stimmate.
Alla sua morte, Francesco raccomandò ai confratelli la sua donna, la Povertà, quindi la sua anima lasciò il corpo ed egli fu seppellito nudo nella nuda terra, secondo le sue volontà.

tommaso biasima i difetti dei domenicani
(vv. 118-139)
Tommaso invita Dante a pensare quale fu il degno collega di Francesco nel governare la nave della Chiesa in alto mare e questi fu, appunto, san Domenico.
Tuttavia, Tommaso denuncia la corruzione contemporanea di molti frati domenicani che, invece di seguire gli insegnamenti del santo fondatore, inseguono falsi beni mondani (similitudine con il gregge di pecore).
A questo punto Dante può ben capire quali sono i difetti dell'Ordine domenicano ed è in grado di intendere il biasimo di san Tommaso quando ha detto «dove ci si arricchisce spiritualmente, se non si devia dalla Regola».

Dipinto di Angelo Lion
"San Francesco rinuncia ai beni terreni", Giotto
"Le stimmate di san Francesco", Gentile da Fabriano
Come riconoscere il santo?
Ai tempi di Dante la comunicazione culturale avveniva prevalentemente attraverso forme iconiche più che verbali.
Da quì deriva la rappresentazione figurativa dei santi, riconoscibili sempre da precisi simboli e particolari che rimasero nella tradizione come loro "segni particolari" di identià e riconoscimento.
Capestro
Stigmate
Saio marrone
Francesco diceva: "La santa povertà fa vergognare la cupidigia, l'avarizia e le preoccupazioni di questo mondo. La povertà è quella virtù celeste per la quale viene calpestato tutto ciò che è terreno e transitorio; è quella virtù per cui vengono tolti gli impedimenti, affinché lo spirito umano si possa unire liberamente con l'eterno Iddio. Essa fa che l'anima, ancora pellegrina sulla terra, conversi con gli angeli nel cielo e nel momento della morte sciolta da ogni vincolo se ne vada a Cristo"
La parola del canto:
POVERTA'
Lettura dell'immagine
Da "Legenda Maior", biografia di Francesco scritta da San Bonaventura da Bagnoregio
"Andando il beato Francesco verso Bevagna, predicò a molti uccelli; e quelli esultanti stendevano i colli, protendevano le ali, aprivano i becchi, gli toccavano la tunica; e tutto ciò vedevano i compagni in attesa di lui sulla via."
Approfondimenti
FONTI
Libro di testo "La Divina Commedia", Jacomuzzi, Dughera, Ioli.
Google immagini
Sito Internet: La Divina Commedia
Enciclopedia Treccani
Fine!
O insensata
cura
de’ mortali,
quanto son difettivi silogismi
quei che ti fanno in basso batter l’ali! 3

Chi
dietro a
iura
, e
chi
ad amforismi
sen giva, e
chi
seguendo sacerdozio,
e
chi
regnar per forza o per sofismi, 6

e
chi
rubare, e
chi
civil negozio,
chi
nel diletto de la carne involto
s’affaticava e
chi
si dava a l’ozio, 9

quando, da tutte queste cose sciolto,
con Beatrice m’era suso in cielo
cotanto gloriosamente accolto. 12

Poi che ciascuno fu tornato ne lo
punto del cerchio in che avanti s’era,
fermossi, come a candellier candelo. 15

E io senti’ dentro a quella lumera
che pria m’avea parlato, sorridendo
incominciar, faccendosi più mera: 18

«Così com’io del suo raggio resplendo,
sì, riguardando ne la luce etterna,
li tuoi pensieri
onde
cagioni apprendo. 21

Tu dubbi, e hai voler che si
ricerna
in sì aperta e ‘n sì distesa lingua
lo dicer mio, ch’al tuo sentir si
sterna
, 24

ove dinanzi dissi "U’ ben s’impingua",
e là u’ dissi "Non nacque il secondo";
e qui è
uopo
che ben si distingua. 27
O desiderio folle degli uomini, quanto sono fallaci i ragionamenti che ti inducono a volgerti verso il basso (ai beni terreni)!



Chi seguiva gli studi giuridici, chi quelli medici, chi si dedicava al sacerdozio, chi cercava di regnare con la violenza o con l'inganno,



chi rubava, chi si dedicava agli affari politici, chi si lasciava andare ai piaceri carnali, chi all'ozio,



quando io, libero da tutte queste lusinghe, venivo accolto con Beatrice in Cielo in maniera così gloriosa.



Dopo che ogni luce fu ritornata nel punto della corona in cui si trovava prima, si fermò, simile alla candela di un candelabro.



E io sentii che dentro quella luce (san Tommaso) che prima mi aveva parlato, il beato ricominciava a parlare, perché sorridendo diventava più luminosa:

«
Poiché io risplendo del raggio della luce eterna (Dio), guardando in essa capisco da dove derivano le tue incertezze.



Tu hai dei dubbi, e desideri che ti sia spiegato in un discorso aperto e chiaro quello che ho detto prima, in modo tale che sia comprensibile alla tua intelligenza, quando poco fa ho detto



"Dove ci si arricchisce di beni spirituali" e quando ho detto "Non nacque un altro uguale"; e qui è necessario operare una distinzione.

Legenda:
rosso
latinismi
verde
anafore
Apostrofe
Sillogismi: indica i ragionamenti propri della logica aristotelica e scolastica
Quando: l'avverbio segna il forte stacco tra la meschina condizione degli uomini peccatori e la beatitudine di Dante
Similitudine
Legenda:
rosso
latinismi

Mera: chiara, pura, intensa
Sternare: livellarse, spianare, chiarire un dubbio e rendere adatto al livello di Dante
U' ben s'impingua:
u= dove
ben s'impongua=ci si arricchisce spiritualmente
La provedenza, che governa il mondo
con quel consiglio nel quale ogne aspetto
creato è vinto pria che vada al fondo, 30

però che andasse ver’ lo suo diletto
la
sposa di colui ch’ad alte grida

disposò lei col sangue benedetto, 33

in sé sicura e anche a lui più fida,
due principi
ordinò in suo favore,
che quinci e quindi le fosser per guida. 36

L’un fu tutto serafico in ardore;
l’altro per sapienza in terra fue
di cherubica luce uno splendore. 39

De l’un dirò, però che d’amendue
si dice l’un pregiando, qual ch’
om
prende,
perch’ad un fine fur l’opere sue. 42

La Provvidenza, che guida il mondo con quella saggezza (di Dio) nella quale la vista di ogni creatura si perde prima di arrivare al fondo (è inconoscibile),

affinché andasse verso il suo amato la sposa (Chiesa) di Colui (Cristo) che la sposò fra le alte grida col suo sangue benedetto (sulla croce),
sicura si se stessa e ancora più fedele a Lui, dispose in suo favore due principi, che la guidassero da un lato e dall'altro.

Uno (Francesco) fu pieno di ardore come i Serafini; l'altro (Domenico) per la sua saggezza in Terra fu uno splendore di luce come i Cherubini.
Parlerò solo del primo, poiché elogiando uno dei due (qualunque si scelga) è come se si parlasse di entrambi, in quanto le loro opere ebbero il medesimo fine.
Legenda:
rosso
latinismi
blu
perifrasi
Tema centrale del Paradiso
Aspetto/creato: la vista di ogni creatura, umana o angelica
Sposa: è la Chiesa
Colui ch'ad alte grida: Cristo
Quinci: san Francesco, vita contemplativa
Quindi: san Domenico, vita attiva virtuosa
San Francesco
San Domenico
Legenda:
arancione
francesismo
Intra Tupino e l’acqua che discende
del colle eletto dal beato Ubaldo,
fertile costa d’alto monte pende, 45

onde Perugia sente freddo e caldo
da Porta Sole; e di rietro le piange
per grave giogo Nocera con Gualdo. 48

Di questa costa, là dov’ella frange
più sua rattezza, nacque al mondo un sole,
come fa questo tal volta di Gange. 51

Però chi d’esso loco fa parole,
non dica
Ascesi
, ché direbbe corto,
ma Oriente, se proprio dir vuole. 54

Fra il fiume Topino e il Chiascio, che scorre dal monte Ausciano dove il beato Ubaldo pose il suo eremo, digrada la fertile costiera di un alto monte (il Subasio),

dal quale Perugia sente il freddo e il caldo dal lato di Porta Sole; e dalla parte opposta piangono, perché in posizione più svantaggiosa, Nocera Umbra e Gualdo Tadino.
Da questa costiera, nel punto in cui essa diventa meno ripida (ad Assisi), nacque un Sole per il mondo (Francesco) come questo (il Sole vero e proprio) talvolta nasce dal Gange.
Dunque, chi parla di questo luogo, non lo chiami "Assisi", poiché direbbe poca cosa, ma lo chiami "Oriente", se proprio vuole parlarne.
Perifrasi: Assisi
Riferimento con il canto successivo (vv. 46 e successivi)
Posizione geografica infelice, causa di sofferenze
Sole: come il sole illumina il mondo, Francesco con le sue opere (raggi) illuminò tutta la terra
Questo: il Sole fisico
Legenda:
viola
toscanismo
Oriente: San Francesco
Occidente: San Domenico
Non era ancor molto lontan da l’
orto
,
ch’el cominciò a far sentir la terra
de la sua gran virtute alcun conforto; 57

ché per
tal donna
, giovinetto, in guerra
del padre corse, a cui, come a la morte,
la porta del piacer nessun diserra; 60

e dinanzi a la sua spirital corte
et coram patre
le si fece unito;
poscia di dì in dì l’amò più forte. 63

Questa, privata del primo marito,
millecent’anni e più dispetta e
scura

fino a costui si stette sanza invito; 66

né valse udir che la trovò sicura
con Amiclàte, al suon de la sua voce,
colui ch’a tutto ‘l mondo fé paura; 69

né valse esser costante né feroce,
sì che, dove Maria rimase giuso,
ella con Cristo pianse in su la croce. 72

Ma perch’io non proceda troppo chiuso,
Francesco e Povertà per questi amanti
prendi oramai nel mio parlar diffuso. 75

Non era ancora molto lontano dalla sua nascita, quando Francesco cominciò a riflettere in Terra la sua luminosa virtù;

infatti, ancora giovane, si scontrò col padre per una donna (la Povertà) alla quale nessuno vuole unirsi, come se fosse la morte;

e di fronte al tribunale episcopale e in presenza del padre le si unì in nozze; in seguito, l'amò sempre di più ogni giorno.

Essa, privata del primo marito (Cristo), era rimasta per più di millecento anni da sola, disprezzata da tutti, fino a Francesco;

non le servì che gli uomini udissero che Cesare, che fece paura a tutto il mondo, trovasse la Povertà sicura al suono della propria voce, insieme al pastore Amiclàte;

e non le servì neppure essere fedele e fiera, al punto che, quando Maria rimase ai piedi della croce, lei invece pianse insieme allo sposo Cristo.

Ma affinché io non parli in modo troppo oscuro, intendi in tutto il mio discorso che questi amanti furono Francesco e la Povertà.
Legenda:
rosso
latinismi
marrone
personificazione
Metafora
Tensione: Dante non svela la vera identità fino al vv. 74
Curia episcopale di Assisi
Espressione del linguaggio giuridico e notarile
Questa: la Povertà
Marito: San Francesco
Parallelismo Cristo-San Francesco
Legenda:
rosso
latinismo
Riferimento all'episodio di Lucano
Esempio dell'eccezionale virtù della Povertà
Dante svela l'identità della donna di cui parlava nei versi precedenti
La lor concordia e i lor lieti sembianti,
amore e maraviglia e dolce sguardo
facieno esser cagion di pensier santi; 78

tanto che ‘l venerabile Bernardo
si scalzò prima, e dietro a tanta pace
corse e, correndo, li parve esser tardo. 81

Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!
Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro
dietro a lo sposo, sì la sposa piace. 84

Indi sen va quel padre e quel maestro
con la sua donna e con quella famiglia
che già legava l’umile capestro. 87

Né li gravò viltà di cuor le ciglia
per esser fi’ di Pietro Bernardone,
né per parer
dispetto
a maraviglia; 90

ma regalmente sua dura intenzione
ad Innocenzio aperse, e da lui ebbe
primo sigillo a sua religione. 93

Poi che la gente poverella crebbe
dietro a costui, la cui mirabil vita
meglio in gloria del ciel si canterebbe, 96

di seconda corona
redimita

fu per Onorio da l’Etterno Spiro
la santa voglia d’esto
archimandrita
. 99

E poi che, per la sete del martiro,
ne la presenza del Soldan superba
predicò Cristo e li altri che ‘l seguiro, 102

e per trovare a conversione acerba
troppo la gente e per non stare indarno,
redissi al frutto de l’italica erba, 105

nel crudo sasso intra Tevero e Arno
da Cristo prese l’ultimo sigillo,
che le sue membra due anni portarno. 108

Quando a colui ch’a tanto ben sortillo
piacque di trarlo suso a la mercede
ch’el meritò nel suo farsi pusillo, 111

a’ frati suoi, sì com’a giuste rede,
raccomandò la donna sua più cara,
e comandò che l’amassero a fede; 114

e del suo grembo l’anima preclara
mover si volle, tornando al suo regno,
e al suo corpo non volle altra bara. 117

La loro concordia, il loro lieto aspetto, l'amore, la meraviglia e il loro dolce sguardo producevano negli altri dei santi pensieri;

al punto che il venerabile Bernardo di Quintavalle fu il primo a togliersi le calzature e corse dietro a quella pace (seguì il santo) e, pur correndo, gli sembrava di essere lento.
O ricchezza sconosciuta! o bene fecondo! Egidio e Silvestro si tolgono anch'essi i calzari e seguono lo sposo (Francesco), tanto piace la sposa (Povertà).

In seguito quel padre e quel maestro se ne va (a Roma) con la sua donna e con la sua famiglia, che già cingeva i fianchi con l'umile cinto.

E la viltà d'animo non gli fece abbassre lo sguardo, essendo figlio di Pietro Bernardone, né per essere tanto umile da suscitare meraviglia;

ma svelò a papa Innocenzo III la sua severa Regola con atteggiamento regale, e da lui ebbe il primo avallo al suo Ordine.

E dopo che i seguaci poveri aumentarono dietro a Francesco, la cui vita ammirevole si canterebbe meglio a gloria del Paradiso,

la volontà santa di questo pastore venne coronata dallo Spirito Santo con una seconda corona, attraverso papa Onorio III.

E dopo che, per desiderio del martirio, predicò Cristo e i suoi discepoli alla presenza superba del Sultano d'Egitto,


e dopo che, avendo trovato quei popoli restii alla conversione e per non stare lì invano, era tornato in Italia,

sul monte della Verna tra Tevere e Arno ricevette da Cristo l'ultimo sigillo (le stimmate), che il suo corpo portò per due anni.

Quando a Dio, che l'aveva destinato a un tale bene, piacque di chiamarlo in Paradiso alla ricompensa che egli aveva meritato nel farsi umile,

raccomandò ai suoi confratelli, come a legittimi eredi, la sua donna più cara (la Povertà) e comandò loro che l'amassero restandole fedeli;

e dal grembo della Povertà la sua anima illustre volle muoversi, tornando in Paradiso, mentre al suo corpo non volle altra bara che non fosse la nuda terra.
Bernardo da Quintavalle: primo seguace
Regola dei frati minori
Egidio e Silvestro: altri seguaci
Oh ben ferace: esclamazione di lode alla Povertà
Oh ignota ricchezza: polemica contro la curia papale
Donna: Madonna Povertà
Famiglia: seguaci di san Francesco
Gravò le ciglia: segno di vergogna o paura, viltà di cuore
Papà di San Francesco
Legenda:
rosso
latinismo
azzurro
grecismo
Contrasto con i vv. 88 (gravò le ciglia)
Dante vuole attribuire al santo un'immagine eroica e cavalleresca
sigillo=riconoscimento ufficiale
Archimandrita=pastore
Soldan=re d'Egitto
Superba=orgogliosa ed ostile
Ultimo sigillo= stigmate
Sul monte della Verna, Francesco ricevette le stigmate da Cristo in forma di serafino
Sortillo: lo destinò, lo scelse
Mercede: (termine evangelico) ricompensa celeste
Rede= erede (antico italiano)
Donna sua più cara= Madonna Povertà
Grembo (della Povertà)=terra
Pensa oramai qual fu colui che degno
collega fu a mantener la barca
di Pietro in alto mar per dritto segno; 120

e questo fu il nostro patriarca;
per che qual segue lui, com’el comanda,
discerner puoi che buone merce carca. 123

Ma ‘l suo pecuglio di nova vivanda
è fatto ghiotto, sì ch’esser non puote
che per
diversi salti
non si spanda; 126

e quanto le sue pecore remote
e vagabunde più da esso vanno,
più tornano a l’ovil di latte vòte. 129

Ben son di quelle che temono ‘l danno
e stringonsi al pastor; ma son sì poche,
che le cappe fornisce poco panno. 132

Or, se le mie parole non son fioche,
se la tua audienza è stata attenta,
se ciò ch’è detto a la mente revoche, 135

in parte fia la tua voglia contenta,
perché vedrai la pianta onde si scheggia,
e vedra’ il corrègger che argomenta

"U’ ben s’impingua, se non si vaneggia"». 139
A questo punto puoi capire chi fu colui (san Domenico) che fu degno collega di Francesco nel mantenere la nave della Chiesa nella giusta rotta, in alto mare;

e questo fu il nostro patriarca; e chi lo segue attenendosi alla sua Regola, non può che imbarcare buona merce (arricchirsi spiritualmente).

Ma il suo gregge è diventato ghiotto di nuovi cibi (i beni terreni), per cui è inevitabile che si disperda in diversi pascoli;

e quanto più le pecore se ne allontanano vagabonde, tanto più povere di latte tornano all'ovile.


Certo, ce ne sono alcune che temono il danno e si tengono strette al pastore (seguono la Regola), ma sono così poche che serve poco panno a confezionare le loro cappe.
Ora, se le mie parole non sono oscure, se mi hai ascoltato con attenzione, se richiami alla tua mente quanto ho detto prima,

in parte il tuo desiderio sarà soddisfatto, perché vedrai da dove ha origine la corruzione dell'Ordine domenicano, e capirai la correzione che argomenta

"Dove ci si arricchisce spiritualmente, se non si devia dalla Regola"».
Tutto il panegirico di san Francesco si riflette a gloria ed esaltazione di san Domenico
Metafora: alto mar=chiesa
dritto segno=la giusta via che porta la Chiesa verso Gesù Cristo
nostro=san Tommaso appartiene a quest'ordine
patriarca=san Domenico
Metafora della barca:
barca=uomo
preziose mercanzie=beni eterni di salvezza
Ma=avversativa che separa la parte logiativa dalla polemica finale
gregge
Legenda:
rosso
latinismo
Ovil=monastero, la giusta scelta di vita
latte=dottrina
danno= il male che deriva dall'abbandono del cammino del santo
Idea dell'esiguità numerica dei domenicani ortodossi
Cappe= i loro tipici mantelli
Metafora
"La predica agli uccelli"
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