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DIVINA COMMEDIA E ORLANDO FURIOSO A CONFRONTO

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Kaboom

on 1 June 2015

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Transcript of DIVINA COMMEDIA E ORLANDO FURIOSO A CONFRONTO

INTENTO, FINALITA' delle opere
STRUTTURA dei poemi
TEMI dei poemi
LUOGHI CARATTERIZZANTI dei poemi
DIVINA COMMEDIA E ORLANDO FURIOSO A CONFRONTO
TRATTAZIONE DELL'AMORE
Divina Commedia
(D. Alighieri)
3 cantiche, una per ciascun regno
33 canti per cantica + proemio (=100 canti)
versi endecasillabi ordinati per terzine
struttura verticale ascendentale: movimento indirizzato verso il cielo, quindi verso Dio
Orlando Furioso
(L. Ariosto)
46 canti (nella 3° edizione del 1532)
versi endecasillabi ordinate per ottave
struttura orizzontale: movimento indirizzato verso l'uomo
struttura complessa: si rispecchia la psiche umana; si sospendono la narrazione dei personaggi per incominciarne un'altra, o per inserire una digressione
Divina Commedia
Dante compie un viaggio "ultraterreno", passando per Inferno, Purgatorio e Paradiso
ambientata ai tempi stessi di Dante
Orlando Furioso
Follia di Orlando in primo piano, e relazioni tra i personaggi, sullo sfondo le guerre
di Carlo Magno contro i Saraceni
v. citazione
3 filoni narrativi (pazzia di Orlando e ricerca del suo senno da parte di Astolfo; vicende della guerriera cristiana Bradamante e cavaliere saraceno Ruggiero; tema della magia: presenza di giganti, castelli, e viaggio sulla Luna)
Dante è prescelto da Dio (mentalità medievale)
ANALISI DELL'UOMO
Divina Commedia
Orlando Furioso
giudicato in base
alle sue azioni
(se buono, cattivo
o pentito)
analizzato "fenotipo"
comportamento + psiche
"entralacement", intreccio tra i personaggi,
anacronia della narrazione
complesso (non ha certezze mediavali)
presenti certezze
di cos'è
bene e cosa male
coll. architettura gotica
(costruzioni si sviluppano
in altezza)
coll. arte rinascimentale (Leonardo, Gioconda)
in entrambi i poemi è presente una concezione errata di questo sentimento
Divina Commedia
Orlando Furioso
sentimento di amore eccessivo,
che supera l'amore verso Dio, verso l'eros (lonza), verso se stessi (leone), verso gli averi (lupa)
v. citazione
amore smisurato, forte
emozione che conduce
alla follia, alla perdita di senno
v. citazione
Selva
Castello
Divina Commedia
Orlando Furioso
Orlando Furioso
luogo di perdizione
spirituale
dell'intelletto
luogo di magia
e seduzione
luogo di riparo per Angelica quando fugge dai corteggiatori

(proemio, ottava 35)

e quando sta con Medoro
(canto XIX, ottava 34)
è facile perdersi
e rimanervici
dimostrazione che i desideri sono illusori
luogo sfruttato per "parcheggiare"
temporaneamente alcuni personaggi
per dar spazio anche agli altri
Dante voleva insegnare
alla gente che non poteva
studiare
Ariosto scrive per diletto e
per ricostruire la dinastia della famiglia degli Estensi
insegnamento religioso (cos'è bene,
cos'è male, come fare per ritornare
sulla via di Dio)
(canto I, vv. 1/9)
scrive in volgare per dare a tutti
la possibilità di imparare
uomo rinascimentale non ha una mentalità impaurita dal giudizio divino
durante le 3 edizioni
Ariosto ha effettuato
un lavoro di
toscanizzazione
Citazione (proemio, canto I):
"Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto,
ce furo al tempo che passaro i Mori
d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l'ire e i giovenil furori
d'Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano."
Citazione (canto I, vv.31/36-44/54):
1) LONZA:
"Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta,
una lonza leggera e presta molto,
che di pel macolato era coverta;
e non mi si partia dinanzi al volto,
anzi 'mpediva tanto il mio cammino,
ch'i' fui per ritornar più volte vòlto."
2) LEONE:
"ma non sì che paura non mi desse
la vista che m'apparve d'un leone.
Questi mi parea che contra me venisse
con la test'alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l'aere ne tremesse."
3) LUPA:
"Ed una lupa, che di tutte brame
sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fé già viver grame,
questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch'uscia di sua vista,
ch'io perdei la speranza de l'altezza."
Citazione (canto XXIII, ottave 102-103-129-132-133):
102:
"Volgendosi ivi intorno, vide scritti
molti arbuscelli in su l'ombra riva. [...]
Questo era un di quei lochi già descritti,
ove sovente con Medor veniva
da casa del pastore indi vicina
la bella donna del Catai regina."
103:
"Quante lettere son, tanti son chiodi
coi quali Amore il cor gli punge e fiede."
129:
"Pel bosco errò tutta la notte il conte;
e allo spuntar de la diurna fiamma
lo tornò il suo destin sopra la fonte
dove Medoro isculse l'epigramma.
Veder l'ingiuria sua scritta nel monte
l'accese sì, ch'in lui non restò dramma
che non fosse odio, rabbia, ira e furore;
né più indugiò, che trasse il brando fuore."
132:
"Afflitto e stanco al fin cade ne l'erba,
e ficca gli occhi al cielo, e non fa motto.
Senza cibo e dormir così si serba,
che 'l sole esce tre volte e torna sotto.
Di crescer non cessò la pena acerba,
che fuor del senno al fin l'ebbe condotto.
Il quarto dì, da gran furor commosso,
e maglie e piastre si stracciò di dosso."
133:
"Qui riman, l'elmo, e là riman lo scudo
lontan gli arnesi, e più lontan l'usbergo:
l'arme sue tutte, in somma vi concludo,
avean nel bosco differente albergo.
E poi si squarciò i panni, e mostrò ignudo
l'ispido ventre e tutto 'l petto e 'l tergo;
e cominciò la gran follia, sì orrenda,
che de la più non sarà mai ch'intenda."
Citazione (canto I, vv.1/9):
"Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Tant'è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
dirò de l'altre cose che v'ho scorte."
Citazione (proemio, ottava 35):

"Quel dì e la notte a mezzo l'altro giorno
s'andò aggirando, e non sapeva dove.
Trovossi al fin in un boschetto adorno,
che lievemente la fresca aura muove.
Duo chiari rivi, mormorando intorno,
sempre l'erbe vi fan tenere e nuove;
e rendea ad ascoltar dolce concento,
rotto tra picciol sassi, il correr lento."

Citazione (canto XIX, ottava 34):

"Fersi le nozze sotto all'umil tetto
le più solenni che vi potean farsi;
e più d'un mese poi stêro a diletto
i duo tranquilli amanti a ricrearsi.
Più lunge non vedea del giovinetto
la donna, né di lui potea saziarsi;
né, per mai sempre pendergli dal collo,
il suo disir sentia di lui satollo."
Romeo Lettini, III SA,
A.S. 2013-14, IISS G. Marconi, Bari
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