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La Scherma nel periodo fascista

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Andrea Polidoro

on 2 July 2014

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Transcript of La Scherma nel periodo fascista

“La lotta è l'origine di tutte le cose perché la vita è tutta piena di contrasti: c'è l'amore e l'odio, il bianco e il nero, il giorno e la notte, il bene e il male e finché questi contrasti non si assommano in equilibrio, la lotta sarà sempre nel fondo della natura umana, come suprema fatalità. E del resto è bene che sia così. Oggi può essere la lotta di guerra economica, di idee, ma il giorno in cui più non si lottasse, sarebbe giorno di malinconia, di fine, di rovina. Ora, questo giorno non verrà. Appunto perché la storia si presenta sempre come un panorama cangiante. Se si pretendesse di ritornare alla calma, alla pace, alla tranquillità, si combatterebbero le odierne tendenze dell'attuale periodo dinamico. Bisogna prepararsi ad altre sorprese, ad altre lotte. Non ci sarà un periodo di pace sino a quando i popoli si abbandoneranno ad un sogno cristiano di fratellanza universale e potranno stendersi la mano oltre gli oceani e le montagne. Io, per mio conto, non credo troppo a questi ideali, ma non li escludo perché io non escludo niente: tutto è possibile, anche l’impossibile e l’assurdo” (dal discorso pronunciato da Benito Mussolini al Politeama Rossetti di Trieste il 20 settembre 1920, in occasione del cinquantesimo anniversario della breccia di Porta Pia).
Tra il fascismo e la scherma ci fu simpatia a prima vista. A giudicare col senno di poi, era inevitabile. Il duello era ancora pratica corrente, e lo stesso Mussolini, prima di prendere il potere, scese cinque volte sul terreno, e fu ferito, anche se leggermente.
In seguito, divenuto il capo del governo, era ancora vivo in lui e in tutti gli italiani il ricordo dell’epica impresa del campione di scherma Nedo Nadi, vincitore di cinque ori alle Olimpiadi di Anversa: non c’era sport che meglio della scherma potesse simboleggiare la “potenza della stirpe italica”.

Nedo Nadi
Il superuomo italiano di Nietzsche
Il fascismo, il Duce e la scherma
Image by Tom Mooring
Benito Mussolini
Il Duce
La Scherma nel periodo fascista
"...Per dare un cenno sulla sua prodigiosa attività ecco qualche episodio che abbiamo raccolto, che n'è la prova più eloquente:
E' solamente da un paio d'anni che l'on. Mussolini ha incominciato ad esercitarsi nella scherma, da quando cioè gli piovvero addosso parecchi duelli per le sue ardenti polemiche giornalistiche: in meno di un anno si è battuto cinque volte; un vero record! Suo maestro di scherma è il valoroso maestro d'armi Cav. Camillo Rodolfi, uno dei migliori allievi di Agesilao Greco, che l'on. Mussolini conobbe a Milano a mezzo del suo amico avv. Gherardi.
Egli prendeva lezione tutti i giorni dalle 11 alle 12,30, e siccome nei locali di redazione del «Popolo d'Italia» non era possibile fare una sala di scherma, l'on. Mussolini fece mettere una pedana in un locale aperto, senza tetto, che si trovava in una casa in costruzione adiacente alla redazione del suo giornale, ed ivi anche d'inverno e se pioveva, prendeva la lezione dal maestro Rodolfi.
Fra i numerosi duelli fatti dall'on. Mussolini ricordiamo quelli con l'on. Ciccotti Scozzese, con l'on. Treves, con Mario Missiroli e con il Maggiore Baseggio, degli Arditi."
(A questi c’è da aggiungere ancora il duello con l’avv. Merlino, il primo in ordine di tempo, avvenuto a Milano il 25/02/1915)
Tratto dal'articolo
“La vita sportiva dell’On. Mussolini”
Alfredo Rocco
Il quinto presidente della FIS (1923-1924)
Nato a Napoli, il 9 settembre 1875, morì a Roma, il 28 agosto 1935, dopo una brillante carriera politica, che lo portò a ricoprire ruoli di primissimo piano. Giurista e politico, il suo nome è legato al codice penale e a quello di procedura penale predisposti nei primi anni Trenta, noti anche come “codici Rocco”.Aveva una visione politica favorevole al fascismo, di cui fu uno dei principali interpreti e sostenitori, dando forma e sostanza al movimento. Nel 1923 le redini del CONI vengono affidate ad Aldo Finzi, sottosegretario all’Interno: con la sua nomina, iniziava il controllo del Partito Fascista sullo sport italiano. Passarono pochi mesi e Montù, allora presidente della Federazione lasciò, o fu obbligato a lasciare, la scherma (dicembre 1923). La presidenza fu offerta ad Alfredo Rocco, che accettò. Ma non durò a lungo: troppi, e ben più importanti e gravosi erano gli incarichi a lui affidati, per cui aveva ben altra competenza e passione.
Fra gli aspetti ideologici principali vi sono:

-Il culto di Roma: Il fascismo si propone come ideale rinnovatore dei fasti di Roma antica;
- Il culto della giovinezza: Il fascismo si considerava innanzitutto una rivoluzione generazionale; in particolare il mito della gioventù venne ripreso dal Futurismo;
- Il culto della violenza: Nascendo dagli arditi e dai futuristi, il fascismo faceva suo ed esaltava il culto della violenza;
- Il culto del capo: Prevede una concezione gerarchica e piramidale della società. Viene dunque esaltata l'obbedienza cieca, irrazionale e totale.

Il superuomo (Übermensch) è un concetto di cui si serve il celebre filosofo tedesco Friedrich Nietzsche per esprimere il progetto di un tipo di uomo qualificato da una serie di caratteristiche, che coincidono anche con i temi di fondo del suo pensiero.
Il superuomo non può che stagliarsi sull’orizzonte del futuro. Infatti, sebbene Nietzsche si sforzi di trovare nel passato i precursori del superuomo, l’ Übermensch di cui egli parla è irriducibile a tali modelli. Egli è piuttosto il tipo nuovo, cioè un essere radicalmente altro da quello che ci sta di fronte. Tant’è vero che, volendo evidenziare la differenza tra il superuomo e l’uomo, si può tradurre con oltreuomo. Infatti, l’espressione Übermensch, dove il prefisso Über, più che per indicare un tipo di uomo “potenziato”, sta ad indicare un uomo-oltre-l’uomo, cioè un uomo che si colloca al si là di ogni tipo antropologico dato e capace di creare un nuovo mondo e nuovi valori attorno a sé.
Nedo Nadi ha saputo sicuramente mostrare tutte queste qualità nel corso della sua gloriosa vita, dall’età giovanile, prodigiosa sportivamente parlando, alla vecchiaia, in cui si pose come guida e modello per le nuove generazioni, avviando la tradizione e il culto vincenti nella scherma italiana.

“Parlare della vita sportiva del Presidente del Consiglio, vuol dire non solo mettere in evidenza le preclari qualità fisiche di quest'uomo eccezionale, ma ricordare quanto sia necessario l'esercizio delle membra e dei muscoli per irrobustire le energie personali, perché esse servano alle necessità intellettuali e morali.
L'on. Mussolini, tempra di lavoratore indefesso, ha compreso che egli non potrebbe reggere all'enorme sforzo che quotidianamente compie per provvedere agli immensi bisogni dello Stato se non equilibrasse tutte le sue forze fisiche e psichiche con ben misurate ed ordinate esercitazioni sportive.
Ed è perciò che egli fino dal primo giorno in cui fu assunto al potere, intensificò la sua vita sportiva e non si spaventò della sua giornata piena di occupazioni e di preoccupazioni poiché seppe usufruire di quel tempo che altri consacra agli svaghi inutili e deprimenti..."
Tratto dall'articolo
“La vita sportiva dell’On. Mussolini”

A cura di Andrea Polidoro
Liceo Scientifico L.Respighi
Classe 5A A.S. 2013-2014
Il Fascismo
L’importanza della lotta
Futurismo
Dinamismo e velocità
Tra le avanguardie artistiche europee che furono maggiormente affascinate dalle innovative tesi del filosofo francese Henri-Louis Bergson sul concetto di tempo, uno spazio rilevante è certamente occupato dal futurismo.
Corrente artistica che si colloca negli anni precedenti alla prima guerra mondiale, si caratterizza per il desiderio di rottura con il passato e per un nuovo modo di intendere l’arte.
Il dinamismo e la velocità della società moderna ne sono i temi preponderanti. Nella tradizione classica, contro la quale si pone dichiaratamente il futurismo, il concetto di bellezza era legato alla forma dell’armonia e dell’equilibrio; per i futuristi, invece, alla base del bello troviamo la velocità naturalmente pura, essenza della sintesi intuitiva di tutte le forze in movimento con tutta la loro dinamicità che tutto agita nella deformazione dell’immagine e delle cose.
Parafrasando il caposcuola futurista Filippo Tommaso Marinetti, velocità, volontà, ordine, disciplina, metodo, ottimismo aggressivo come risultato del culto dello sport, passione per il successo, istinto del record, felice precisione degli ingranaggi e dei pensieri rappresentano la concorrenza di energie convergenti in una sola traiettoria vittoriosa. La scherma, perfetta geometria dei movimenti, non poteva che essere un tema privilegiato del futurismo.

Quest’olio su tavola (150x107 cm) del perugino Alessandro Bruschetti, intitolato “A fondo” (1933), permette di cogliere le sensazioni di velocità, di dinamismo e di simultaneità proprie del duello d’armi. Per l’artista, la cifra stilistica è la cattura della forma unitaria del corpo in movimento e dello spazio in cui questo si muove, il gesto nel suo infinito succedersi; l’azione stessa intuita nelle sue trasformazioni intrinseche. Bruschetti rappresenta così l’azione schermistica in tutta la sua incessante dinamicità, traducendola nelle linee-forza che la caratterizzano; il convergere su linee opposte dei ferri che si incrociano in seconda, il movimento circolare della parata, la vibrazione al contatto delle lame, il deformarsi dei corpi nello sforzo ultimo del toccare.
Gabriele D’Annunzio
Oltre il Vate
Nei confronti del celebre scrittore Gabriele D'Annunzio, al di là dell’indiscusso valore letterario, persiste ancora una certa diffidenza, se non addirittura una vera e propria ostilità, per certi suoi atteggiamenti da «superuomo», emulo del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Superato questo suo modo di essere e di porsi, è difficile non riconoscere in D'Annunzio una notevole capacità di cogliere - prima e meglio di altri suoi contemporanei - gli aspetti più significativi della nascente società di massa, con i suoi miti e i suoi riti collettivi. Un esempio di questo, in apparenza secondario, e invece particolarmente rivelatore di un cambiamento in atto fin dagli ultimi anni dell'Ottocento, riguarda l'indubbia sensibilità anticipatrice del Vate nei confronti dello sport, destinato a diventare nel tempo da privilegio di poche élites a consistente e straordinario fenomeno di massa. Fin da giovane - per fornire prova di una vitalità prodigiosa, e contagiosa - Gabriele D’Annunzio impara a “tirare” di scherma, va a cavallo, frequenta corsi di ginnastica, confessando la sua ripugnanza «contro l’immobilità della sedia, contro l'irritante esercizio della scrittura».
Nel 1938 l'invenzione del fioretto elettrico vince il concorso indetto dalla Federation International d'Escrime e rivoluziona il mondo della scherma: è il risultato dello studio di un appassionato schermidore e insieme tecnico scrupoloso e brillante, l'ingegnere milanese Sergio Carmina.
Il sistema di segnalazione viene definitivamente adottato nel 1952 ed è tuttora in uso in tutto il mondo schermistico. Insieme al brevetto del fioretto elettrico nasce a Milano l'azienda Carmimari, fondata da Carmina con l'amico Lucio Marini. Attraverso la figlia di Carmina Emma, anche lei schermitrice, l'azienda continua nella tradizione, con lo stesso spirito del fondatore.
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