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CRITICA DEL GIUDIZIO

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federica sargolini

on 24 July 2018

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CRITICA DEL GIUDIZIO
Obiettivo della Critica del Giudizio: sanare le contraddizioni emerse tra la CRPura e la CRPratica
Critica Ragion Pura
Critica Ragion Pratica
- meccanicismo, determinismo, causalità
- il noumeno è inconoscibile
libertà, finalismo (bene)
la natura non ha un fine, non ha alcuno scopo, essa è solo un gioco di cause ed effetti senza finalità
natura meccanicista e uomo dotato di finalismo
CDG: tentativo di
- rintracciare la FINALITA' DELLA NATURA (in questo modo si supererebbe la contraddizione)
- considerazione della natura che ci faccia andare oltre la conoscenza fenomenica
Esiste un’unica realtà di cui l’uomo è parte, allo stesso titolo di tutti gli altri enti, oppure l’uomo è qualche cosa di qualitativamente diverso dal resto della realtà?
- Cristianesimo: mondo materiale vs mondo spirituale
- platonismo: mondo sensibile vs mondo intellegibile
- Cartesio: res cogitans vs res extensa
Innovazione anche linguistica: Urteilskraft, composto da: - - Kraft = forza, facoltà, capacità
- Urteil = giudizio
CRITICA DELLA CAPACITA' DI GIUDICARE
Sfera del sentimento, del gusto
Giudizio nel CRPura: DETERMINANTE
Giudizio nella CDG: RIFLETTENTE
in un oggetto della natura, o in un’opera creata dall’uomo, esso ci permette di cogliere riflessa la finalità che ci portiamo dentro di noi
permette di ritrovare una finalità negli oggetti belli, cioè gli oggetti belli sembrano essere fatti al fine di suscitare emozioni estetiche, di suscitare un senso di armonia in chi li contempla, quindi danno l’impressione di avere una finalità rivolta verso chi fruisce dell’opera d’arte, cioé verso l’osservatore, il soggetto
LA FINALITA' SEMBRA ESSERE RIVOLTA AL SOGGETTO
GIUDIZIO TELEOLOGICO
si riferiscono alla considerazione degli organismi viventi, cioè le parti sembra siano finalizzate al tutto: un organo di un organismo vivente (pianta, animale, essere umano...) non ha senso se non in vista del fine della vita dell’organismo nella sua interezza; il braccio, la mano, il fegato, le radici, le foglie, non hanno senso di per se stessi, ma solo in quanto servono al fine di mantenere in vita un determinato organismo vivente
IL FINALISMO SEMBRA ESSERE RIVOLTO ALL'OGGETTO
Il fiorire della biologia mostra che c’è un mondo molto più complesso di quello fisico: il mondo del vivente, in cui il meccanicismo non spiega tutto
FISICA: considera parti di materia, corpi che agiscono su altri corpi dall’esterno, dando luogo a tantissimi fenomeni: gravità, accelerazione, attrito, dinamica dei fluidi, incidenza dei raggi luminosi, ecc. MECCANICISMO
BIOLOGIA: in un organismo il rapporto delle parti col tutto non è un rapporto di esteriorità, bensí di implicazione reciproca e di relazione col tutto (un organo divelto da un organismo vivente -un ramo staccato da un albero, un petalo staccato da un fiore- non ha una sua consistenza autonoma: esso ha vero significato solo all’interno del tutto
In biologia il tutto precede le parti, nella fisica invece le parti possono essere autonome
Giudizio in generale è la facoltà di pensare il particolare come contenuto nel generale. Se è dato il generale (la regola, il principio, la legge) [in termini kantiani la categoria] il giudizio che a questo sussume il particolare è determinante. Se è dato invece soltanto il particolare [il fiore, il tramonto, l’arcobaleno, la statua, ecc.], il giudizio che deve trovare il generale [a cui sussumerlo] è riflettente
CRPratica: siamo esseri che si danno fini, si danno il fine morale del bene
CRG: nel giudizio riflettente vediamo riflesso questo nostro finalismo all’interno di certi tipi di oggetti della realtà
LA MIA ESIGENZA DI FINALISMO VIENE RIFLESSA NEGLI OGGETTI BELLI E NEGLI ORGANISMI VIVENTI
GIUDIZIO ESTETICO
GIUDIZIO TELEOLOGICO
GIUDIZIO ESTETICO
il giudizio determinante è un giudizio in cui l’universale è già dato sotto la forma di una categoria, invece nel giudizio riflettente ho di fronte a me il particolare e devo riflettere per trovare qual è la sua finalità, sotto quale universale finalistico ricondurlo
RIVOLUZIONE COPERNICANA ESTETICA
Il giudizio per cui una cosa viene qualificata come bella (giudizio estetico) non ha niente a che vedere con un giudizio empirico, quindi non ha niente a che vedere con la materialità, con la fattualità della cosa; è, come sempre in Kant, un giudizio trascendentale
Non ci sono oggetti belli di per sé: è l’uomo, il soggetto, che proietta l’esteticità, il finalismo estetico sugli oggetti
BELLO GRADEVOLE
De gustibus non disputandum est
È soggettivo nel senso di universale e trascendentale
IL BELLO
Bello è ciò che piace senza interesse
– Il gusto è la facoltà di giudicare un oggetto o una rappresentazione mediante un piacere o un dispiacere, senza alcun interesse. L’oggetto di tal piacere dicesi bello
L’arte e la bellezza in generale non hanno niente a che vedere con la reale esistenza delle cose di cui si occupano, in quanto la bellezza è qualche cosa di trascendentale, non è legata alla materialità, all’empiria, alla fattualità, e neppure all’esistenza
Qualità autonoma, disinteressata rispetto all’esistenza dell’oggetto, quindi disinteressata rispetto a ogni finalità pratica
Quando ci troviamo di fronte a un’opera che per esempio produce effetti di utilità, o di bontà, non per questo siamo di fronte all’arte. Quando un artista ricerca un fine di utilità, per esempio di suscitare un sentimento patriottico, di dare un insegnamento, ecc., non c’è la bellezza, non siamo in contatto con l’arte. Anche nel caso in cui l'oggetto artistico muova la volontà buona, esso è estraneo alla pura contemplazione estetica
NO INTERESSE PRATICO
Bello è ciò che piace universalmente senza concetto
. Circa il gradevole ciascuno riconosce che il suo giudizio, fondato su di un sentimento personale, si limita, quanto al valore, alla sua persona. (...) Tutt’altrimenti sta la cosa per il bello (...) Perché egli non può chiamare bello ciò che piace solo a lui… Egli dice perciò: la cosa è bella, e non attende l’accordo degli altri circa il suo giudizio perché li ha trovati più volte d’accordo con sé, ma lo esige.
Comè possibile essere d'accordo sul gusto, in modo universale?
Per Kant si può entrare in sintonia con la bellezza, si può emettere il giudizio estetico, soltanto quando si sono messe da parte tutte le pesantezze dell’empiria
Come una persona non colta, non avendo avuto coltivata la propria razionalità, non riesce a risolvere un problema, così, non avendo avuto coltivata la propria facoltà di giudicare, non riesce ad apprezzare un’opera d’arte; ciò non toglie che la capacità di risolvere il problema e la capacità di apprezzare l’opera d’arte siano universali, a patto che però queste potenzialità umane vengano educate ed esercitate
«Bello è ciò che piace universalmente senza concetto»: in maniera intuitiva, senza un ragionamento, senza uno sforzo di carattere concettuale, senza riferimento alla conoscenza.
Come non ha niente a che vedere con la pratica, così l’arte non ha niente a che vedere con la teoria. Ciò che è bello non riguarda la pratica, l’utile, il piacevole e la morale, ma non riguarda neppure la conoscenza, la teoria: un romanzo non ci dà una conoscenza sul reale
Se avesse uno scopo, ricadremmo nell’empirico: se avesse lo scopo di arricchirci, di darci piacere, ecc., sarebbe un fatto empirico. Il bello nasce quando c’è una finalità di armonia, di proporzione tra le parti che compongono la cosa bella; questa finalità si manifesta poi nella finalità di rispondere al nostro senso di armonia, di proporzione. Il bello è finalistico nel senso che ha il fine di attivare il senso di armonia del soggetto, di mettere in moto il finalismo interno al soggetto.
il bello è finalistico senza scopo
Il bello è ciò che, senza concetto, è riconosciuto come oggetto di un piacere necessario
Ribadisce che tutti devono riconoscere, se si mettono in sintonia con la cosa bella, che essa è bella, quindi il bello è appunto universale e necessario insieme
BELLO LIBERO
BELLO ADERENTE
La musica senza tema, gli arabeschi, le greche, ecc., che non mirano a far immaginare niente e non sono la riproduzione di un’immagine, sono le forme di bellezza più pure, in quanto non presentano il pericolo di inquinamento dell’emozione estetica da parte di un interesse
Così i disegni à la grecque [i disegni geometrici che si ripetono in maniera armoniosa indefinitamente], gli arabeschi [Maometto impediva la venerazione delle immagini, per cui gli Arabi svilupparono la decorazione per arabeschi, motivi ornamentali vegetali che si ripetono indefinitamente, senza rappresentare niente di preciso], nelle incorniciature o nelle tappezzerie non significano nulla per sé: essi non rappresentano nulla, non rispondono ad alcun oggetto secondo un concetto determinato, e sono bellezze libere. Si può anche ricondurre al medesimo genere di bellezza le fantasie musicali (senza tema), anzi tutta la musica senza testo. Nella valutazione di una bellezza libera (secondo la pura forma) il giudizio di gusto è puro
Un cavallo perfettamente proporzionato, un essere umano come quelli che disegnava Leonardo da Vinci, oppure una casa armoniosa, ecc., rispondono pur sempre al modello di cavallo perfettamente elegante, di casa perfettamente proporzionata, ecc.
Il bello aderente è meno puro di quello libero in quanto cerca di rispondere alla perfezione di un
modello
, di aderire a un modello, al concetto della cosa di cui è immagine, mentre invece il bello libero non pretende di riprodurre alcuna immagine.
Nel bello aderente c’è la tendenza a che la bellezza corrisponda a un modello che altera il giudizio estetico, non lo fa essere perfettamente puro
IL GENIO
è colui che possiede una tale creatività originaria che sembra dare luogo a fenomeni naturali
Non può sottostare a regole
La vera opera d’arte deve dare l’impressione di una tale perfezione, di una tale organicità, da sembrare un organismo vivente nato dalla forza generatrice della natura. La forza generatrice della natura è eguagliata soltanto da pochi uomini eccezionali, che hanno una sensibilità particolare, i geni, la cui creazioni danno l’idea di un che di spontaneo come un organismo naturale
IL SUBLIME
- BELLO: ha una forma, caratterizzata da proporzione e armonia
- SUBLIME: è informe (es. distesa dell’oceano, massiccio montuoso, una nevicata, un’eruzione vulcanica...)
è tendenzialmente INFINITO
Ci spaventa, ci dà il senso della nostra piccolezza, della nostra insignificanza fisica, a cui, però, subentra immediatamente dopo il senso della grandezza morale, della grandezza spirituale dell’uomo
SUBLIME
MATEMATICO
DINAMICO
estensione
immensa: il mare, il deserto, un ghiacciaio, un massiccio montuoso...
forza, potenza
straordinaria che sembra doverci travolgere e di fronte a cui, invece, acquistiamo poi il senso della nostra grandezza morale (l’eruzione vulcanica, il mare in tempesta, un uragano, una tormenta di neve...)
Il sentimento estetico del sublime è un piacere o senso di esaltazione che segue a un senso di depressione delle nostre energie vitali. Il piacere del sublime è diverso da quello del bello; questo infatti produce direttamente un sentimento di esaltazione della vita; quello invece è un piacere che ha solo un’origine indiretta, giacché esso sorge dal sentimento di un momentaneo arresto delle energie vitali, seguito da una più intensa loro esaltazione
Questa concezione influenzerà l'estetica fino ad oggi
anche l’informe e l’illimitato rientrano nella sfera estetica
Kant per primo ha colto una sfera dell’estetica che non implica semplicemente la soddisfazione di veder riflessa l’armonia, di godere l’intensificazione delle energie vitali, ma può essere anche la conseguenza di un sentimento contrapposto; su questa strada poi alcuni romantici arriveranno a teorizzare l’
estetica del brutto
Il sublime è anch’esso trascendentale
(è una proiezione umana sull'oggetto): la natura si presenta come sublime non perché sia sublime in se stessa (infatti se mi trovo non di fronte a un uragano, ma dentro, se mi trovo ad assistere a un’eruzione vulcanica, ma troppo da vicino, questo non mi dà il senso del sublime)
La Natura dunque è detta sublime in questo caso solo perché essa eleva l’immaginazione a rappresentare quei casi in cui l’anima può sentire la sublimità della sua destinazione, anche al di sopra della Natura. La sublimità dunque non sta in nessuna cosa della Natura, ma solo nell’animo nostro
Sembra che gli organismi viventi contribuiscano a un regno della natura, che sembra fatto apposta per l’uomo, e quindi favoriscano il fine dell’uomo che è il fine razionale, cioè morale. Il finalismo degli organismi biologici si amplia nel finalismo di tutta la natura. La natura sembra fatta al fine di favorire l’esistenza dell’uomo e il dispiegarsi dell’attività dell’uomo, ma l’attività dell’uomo ha il fine della morale, quindi sembrerebbe che la natura sia fatta apposta per agevolare la capacità dell’uomo di inserire fini morali nel suo agire
La natura sembra fatta al fine di favorire la cultura
La natura sembra fatta apposta per essere dominata dall’uomo, perché l’uomo possa erigere la civiltà, ma la civiltà implica la creazione di un mondo pienamente umano, cioè di un mondo in cui tutti gli uomini siano rispettati come fini in sé, in cui sia coltivata l’umanità in tutti gli uomini, e quindi si affermi un regno dei fini, in cui ogni uomo si veda riconosciuta la dignità di persona ragionevole, rispettata per la sua razionalità
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