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Esistono ancora i media? I problemi della creatività nella società contemporanea

Intervento Corso Licei Brescia
by

Ruggero Eugeni

on 25 November 2013

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Transcript of Esistono ancora i media? I problemi della creatività nella società contemporanea

"Con mia immensa sorpresa mi resi conto che queste reti informatiche ad alta tecnologia non soffocavano la mente di quei primi utilizzatori (che eravamo noi); al contrario, la elevavano. C’era qualcosa di inaspettatamente biologico in quegli ecosistemi fatti di persone e di cavi. Dal nulla più totale stavamo facendo crescere una comunità virtuale. Quando poi arrivò internet, alcuni anni dopo, mi sembrò quasi una cosa amish.
Quando capii cosa avrebbero potuto fare dei computer collegati in rete (ispirare nuove idee, moltiplicare le possibilità e via dicendo), mi resi conto che anche le altre tecnologie, come l’automobile, la motosega, la biochimica e, perché no, anche la televisione, facevano lo stesso, solo in maniera leggermente diversa. Questo significò per me guardare alla tecnologia sotto una luce molto diversa"

Kevin Kelly, Quello che vuole la tecnologia, 2010

ESISTONO ANCORA I MEDIA?
I problemi della creatività nella società contemporanea

La "condizione postmediale" in cui siamo immersi implica un ripensamento dell'idea di creatività. Nascono da qui almeno tre "sfide"
«Siamo alla ricerca di beni che ci proteggono, ci piacciono e ci danno agio. Ma sembra che ci stiamo dimenticando dell’anima. [Con questa parola intendo] le capacità di pensiero e immaginazione che ci rendono umani, e che fanno delle nostre relazioni qualcosa di umanamente ricco, non relazioni di semplice uso e manipolazione. Quando ci troviamo in società, se non abbiamo imparato a vedere noi stessi e gli altri in questo modo, a immaginare le reciproche capacità di pensiero e di emozione, la democrazia è destinata a cadere, perché è costruita sul rispetto e la cura, e questi a loro volta sono costruiti sulla capacitò di vedere le altre persone come esseri umani, e non come oggetti».
Marta Nussbaum, Non per profitto, 2010

A partire dagli anni Ottanta del Novecento si rompe il legame strutturale tra territorio fisico, autorità e costituzione di gruppi comunitari e sociali che aveva caratterizzato l'età degli Stati - Nazione
Le nuove forme di territorialità sono assemblaggi molteplici e fluidi di ambienti e spazi fisici e virtuali, locali e globali.
(Saskia Saasen, Territory, Authority, Rights: From Medieval to Global Assemblages', 2006)
La naturalizzazione dell'esperienza tecnologica
Il pensiero qualitativo
I nuovi radicamenti territoriali
Prof. Ruggero Eugeni - Università Cattolica di Milano e Brescia
A livello individuale e soggettivo questo implica nuove forme di esposizione personale e di "estimità" (intimità pubblica). A livello oggettivo questo implica la nascita di nuove forme di potere legate alla costruizone e mantenimento di reti (Manuel Castells, Comunicazione e potere, 2009)
Henry Jenkins et al., Confronting the Challenges of Partipatory Culture. Media Education for the 21st Century, Chicago, MacArthur Foundation, 2006
The humanities remind us where we have been and help us envision where we are going. Emphasizing critical perspective and imaginative response, the humanities — including the study of languages, literature, history, film, civics, philosophy, religion, and the arts—foster creativity, appreciation of our commonalities and our differences, and knowledge of all kinds. The social sciences reveal patterns in our lives, over time and in the present moment. Employing the observational and experimental methods of the natural sciences, the social sciences—including anthropology, economics, political science and government, sociology, and psychology—examine and predict behavioral and organizational processes. Together, they help us understand what it means to be human and connect us with our global community.

Commission on the Humanities & Social Sciences, The Heart of the Matter The Humanities and Social Sciences for a vibrant, competitive, and secure nation, Cambridge (Mass.), 2013.
Avatar (James Cameron, Usa, 2009)
I media otto e novecenteschi erano guidati dall'idea di una alterità radicale e costitutiva tra il bios del soggetto e la technè del medium.
L'età contemporanea annulla questa distinzione e spinge a considerare il rapporto con i media in quanto relazione tra soggetti / oggetti di pari natura.
La naturalizzazione dell'esperienza tecnologica altera la percezione della natura progettata delle esperienze mediali e dell'"iperconsumo" di prodotti mediali che intesse la vita quotidiana. La creatività diviene pervasiva, estesa all'intera sfera dell'esperienza.
I legami relazionali (da quelli politici e amministrativi fino a quelli di tipo affettivo e fiduciario) non si giocano più solamente sulla base di una coappartenenza a un territorio fisico e locale, ma si intrecciano su basi variabili (fandom, interessi, ecc.) in una dimnesione globale e virtuale
Al tempo stesso, tendono a eclissarsi le forme di potere, prestigio e affidamento della fiducia ("reputazione") legate a uno statuto gerarchico sanzionato all'esterno dei territori virtuali:
“La rete per sua natura è fondata su collegamenti orizzontali e non gerarchici: potere e autorità defluiscono da un centro alle periferie.
In questa logica non c’è passato o sapienza da consegnare (tradere) di padre in figlio , perché vige il principio di identicità, di perfetta simmetria.
Tuttavia occorre sottolineare che la base della conoscenza in rete è radicalmente relazionale. In questo ambiente mediale appare determinante il principio della testimonianza."
A. Spataro, Cyberteologia. Pensare il Cristianesimo al tempo della rete, Milano 2012
La ridefinizione dei radicamenti territoriali pone almeno due ordini di problemi ai professionisti della creatività:
(a) la creatività agisce all'interno di nuove forme relazionali, (creatività condivisa, collettiva)
(b) La creatività ha un prospettiva "glocale" in cui elementi e caratteri delle culture locali si intersecano a aspetti globali
Mentre gli interventi di prima generazione sui nuovi meida digitali e sociali insistevano sugli aspetti "quantitativi" e scientifici della formazione, e gli interventi di seconda generazione insistevano sugli aspetti "relazionali" (le varie "culture partecipative"), le posizioni più recenti sottolineano la necessità di recuperare gli aspetti "qualitativi" del pensiero, propri della cultura umanistica.
La sfida maggiore riguarda oggi non solo il recupero del pensiero qualitativo, ma altresì le sue relazioni con le altre forme del pensiero e soprattutto con gli aspetti ludici delle attività mediali
Essere professionisti della creatività chiede oggi una capacità di ridefinire costantemente il proprio status sociale: l'artista o il creativo sono espressione di sentimenti, modi di vivere, valori, esperienze comuni e lontane al tempo stesso
Il creativo si trova oggi a confrontarsi costantemente con l'esperienza del gioco: la ludification / gamification, corrisponde all'esigenza di sovrapporre vita quotidiana e esperienza mediale
Il creativo è oggi soprattutto un "designer dell'esperienza": risponde all'esigenzapropria del soggetto contemporaneo di connettere la propria esperienza a progetti condivisi e in parte coltivati collettivamente
Le teorie allarmistiche (e il rischio del determinismo tecnologico): le pratiche multitasking, l'ossessione dell'"allways on" e lo schiacciamento dell'attenzione sul presente modificano negativamente il nostro modo di pensare (Nicholas Carr, Internet ci rende stupidi?, 2011)
La pervasività del gioco nei media contemporanei consente meccanismi più agevoli di assegnazione di sensatezza all'esperienza e di sviluppo di legami sociali (Janet McGonigall, Reality Is Broken: Why Games Make us Better and How they Can Change the World, 2011)
Conclusioni
Grazie della vostra attenzione!
ruggero.eugeni@unicatt.it
http://ruggeroeugeni.com
http://prezi.com/user/ruggeroeugeni
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