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LA DIVINA COMMEDIA

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on 30 April 2014

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Transcript of LA DIVINA COMMEDIA

Dante Alighieri
FORMA DELL'OPERA
FORMA DEL TRATTARE
LA DIVINA COMMEDIA
FORMA DEL TRATTATO
cantiche
canti
gruppi
ritmici
STRUTTURA GENERALE
"Poetica, inventiva, descrittiva, digressiva, transuntiva e insieme definitiva, divisiva, probativa, reprobativa ed esemplificativa”.
SENSI DELLA SCRITTURA
LETTERALE
"AL DILA' DELLE COSE"
Allegorico
Morale
Anagogico
SOGGETTO DELL'OPERA
LETTERALE
ALLEGORICO
Stato delle anime
dopo la morte
L'uomo che sceglie in base al libero arbitrio, come comportarsi ed è soggetto al giudizio della giustizia divina
IL TITOLO!
COMMEDIA
MATERIA
MODO DI ESPRIMERSI
Inizio difficoltoso
e fine felice
compresenza di livelli stilistici diversi, che permette di adeguarsi alla varietà della materia.
Differenza tra COMMEDIA
e TRAGEDIA
STRUTTURA FORMALE INTERNA
6^ libro di Virgilio (Enea negli inferi)

Tono del messaggio

Apocalisse

Letteratura mistica

Bonaventura

Tema del Viaggio

Romanzo cavalleresco e ciclo bretone

Letteratura didattico-enciclopedica

Brunetto Latini

Roman de la Rose

Poema allegorico

Bouvesin della Riva: Libro 3 scritture
Giacomo da Verona de Jerusalem Caelesti


Opere che rappresentavano la visione dei tre regni dell’oltretomba

ANTECEDENTI CULTURALI

Descrizione degli inferi

INCONTINENTI
VIOLENTI
FRAUDOLENTI
INFERNO
CANTO I
Dante è a circa metà della sua vita, si ritrova in una selva oscura.
Dopo avervi passato la notte si ritrova ai piedi di un colle e, una volta riposatosi comincia l’ascesa.
All’improvviso ecco pararsi davanti a lui tre fiere:
Questo canto e' ambientato nella selva oscura, i personaggi sono Dante e la sua guida spirituale, Virgilio.
LONZA
LEONE
LUPA
Avarizia e ingordigia
Superbia
Lussuria
Dante, spaventato torna verso la selva dove incontra Virgilio, il quale gli spiega che per raggiungere la salvezza del paradiso è necessario passare per un’altra «strada», poiché le tre fiere spaventose che ha incontrato impediscono alle anime di raggiungere la salvezza fino a quando non giungerà un «veltro» che la farà perire.
IL VELTRO E' L'UNICA PROFEZIA PER DANTE NARRATORE:
LE INTERPRETAZIONI PIU' ACCREDITATE DICONO CHE IL VELTRO POTREBBE ESSERE SIA DANTE STESSO OPPURE:
-CRISTO
-LO SPIRITO SANTO
-CANGRANDE DELLA SCALA
-L'IMPERATORE ARRIGO O ENRICO VII
-IL PAPA BENEDETTO XI
Il poeta latino si offre come guida per i tre regni dell’oltretomba, Dante accetta e comincia il suo «viaggio dell’anima».
CANTO III
Dante, seppur con esitazione giunge davanti alla porta dell’Inferno, la quale porta sulla sommità una scritta oscura la quale turba molto il Poeta.
Virgilio gli consiglia di abbandonare ogni viltà e Dante è condotto nel primo regno dell’oltretomba.
I due entrando odono immediatamente un rumore infernale, bestemmie e battiti di mani Dante ne è talmente sconvolto da essere indotto al pianto.
Questo canto e' ambientato nell'antimferno, i personaggi sono Dante, Virgilio e Caronte, il traghettatore infernale delle anime dannate;
viene citato "colui che fece per viltade il gran rifiuto"
(le interpretazioni attiribuiscono questa figura a Celestino V)
(peccati capitali)
Virgilio spiega che quelle anime sono quelle degli ignavi, coloro che non hanno mai meritato ne infamia ne lode e gli angeli che non presero nessuna posizione quando Lucifero si ribellò a Dio. Queste anime non sono degne ne dell’ammirazione di Dio ne di quella del Demonio.
Gli ignavi sono costretti a correre dietro ad una bandiera mentre sono continuamente punti da vespe e mosconi.
Tra di loro Dante nota anche «colui che per viltade fece il gran rifiuto».
Narra il viaggio immaginario di Dante
il percorso
dell'anima
dal peccato
alla salvezza
insegna
all'uomo
i valori
cristiani
tutta l'umanità dallo stato di infelicità e disordine giunge alla salvezza eterna
I due poeti giungono alla riva dell’Acheronte, fiume infernale che delimita l’Inferno; le anime dei dannati vengono trasportate da Caronte.

Il traghettatore, riconoscendo un’anima viva intima loro di andarsene ma Virgilio gli spiega che il viaggio di Dante è voluto da Dio e di non fare più domande.
Le anime dei dannati che dovevano essere traghettati sembravano
come le foglie che d’autunno cadono fino a quando il ramo le vede tutte a terra e come uccelli che giungono al proprio richiamo
. Virgilio spiega che le anime giungono da tutto il mondo e nel momento in cui arrivano in quel luogo il timore si trasforma in desiderio.
"Caron, non ti crucciare: vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare"
CANTO V
Questo canto e' ambientato nel secondo cerchio, i personaggi sono Dante, Virgilio, Minosse, Paolo Malatesta e Francesca da Rimini.
Dante, sceso nel secondo cerchio, un luogo più stretto e con un dolore maggiore, trova Minosse, giudice infernale, il quale, come Caronte, gli intima di retrocedere. Virgilio, come con Caronte, risponde che non deve interessarsi perché quello è un viaggio voluto da Dio.
Minosse
I poeti giungono in un posto privo di luce che muggisce come il mare a causa di una tempesta. Una bufera infernale spingeva innalzava e faceva girare i dannati. Dante comprende che si tratta dei lussuriosi, che preferiscono seguire il desiderio al posto della ragione.
E' posto all’ingresso del secondo cerchio per sentire le confessioni delle anime dannate e per decidere (in base al numero degli avvolgimenti della sua coda) dove le anime devono essere poste.
Dante utilizza due similitudini per descrivere lo stato delle anime dei dannati:
"Come le ali portano gli stormi in lungo e in largo il vento impetuoso trascinava le anime in ogni direzione."
Come le gru vanno emettendo i loro versi lamentosi, anche le anime andavano verso Dante emettendo versi lamentosi.
Virgilio gli mostra molte anime di donne che si sono lasciate trascinare dalla passione amorosa,
Semiramide
(che rese lecito per legge ciò che ognuno voleva),
Cleopatra
(nota per la sua lussuria),
Elena
(causa della guerra di Troia).
Dante desidera parlare con due anime che procedono insieme, Paolo e Francesca. E' Francesca che parla, spiega che, in vita, era sposata con Gianciotto Malatesta, fratello di Paolo.
Essi raccontano che:
<<Amor, al cor gentil ratto s'apprende>>
cioè che Amore si attaccò immediatamente al suo cuore gentile e lo fece innamorare di Francesca
<<Amor, ch'a nullo amato amar perdona>>
ovvero, che amore non permette a nessuno che è amato di non amare a sua volta, e quindi si "giustifica" per avere a sua volta amato Paolo
<<amor condusse noi ad una morte>>
sia reale (infatti sono stati entrambi uccisi dal geloso Gianciotto) sia dell'anima.
Dante, dopo questo racconto è estremamente sconvolto perché, ripensando a Beatrice ed alla sua passione amorosa per lei, capisce quale rischio ha corso.
Dante seppur con fatica chiede a Francesca i motivi per cui ha capito che erano innamorati.
Ella, con dolore, ricorda che un giorno, mentre leggevano dell'amore tra Lancillotto e Ginevra, per più volte i loro sguardi si incrociarono e quando lessero del bacio tra i due protagonisti Paolo baciò Francesca.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse, ovvero il libro e il suo scrittore spinsero i due amanti a dichiararsi (come Galeotto spinse Lancillotto e Ginevra).


Mentre Francesca raccontava Paolo piangeva, Dante, preso dallo sconforto svenne.
CANTO VI
CANTO XXVI
ANALISI DEL CANTO
Il significato dei luoghi:
Selva Oscura
Diritta via
Il Colle
Peccato dell'umanità
Via della salvezza
Difficoltà del cammino
La funzione dei personaggi:
Virgilio
Beatrice
Ragione
Fede
l'anima dal peccato alla grazia
l'anima liberata dal corpo, può salvarsi
Quando Dante riacquista i sensi si trova intorno altre anime, altre pene.
Nel terzo cerchio i dannati vengono ricoperti da una pioggia eterna maledetta dura ed ininterrotta, si rovesciano a terra grandine acqua nera e neve, e la terra che accoglie questo miscuglio puzza.
Il guardiano di questo cerchio è Cerbero, mostro mitologico a tre teste che secondo le più accreditate interpretazioni allegoriche rappresentano:
I tre modi del vizio di gola
Le lotte intestine tre fazioni appartenenti ad una stessa città
qualità
quantità
continuità
Questo mostro latra con le sue tre gole tra i dannati immersi nella melma, mentre li graffia, li spella e li squarta.
Quando cerbero li vede apre le bocche e mostra i denti ma Virgilio prende la terra sudicia e la lancia nelle bocche avide di Cerbero.
Non appena si acquieta anche le sue teste si acquietano dopo aver in eterno assordato le anime.
Le anime stavano chine, sdraiate a terra, tranne una che si mise a sedere quando li vide passare.
L'anima "sfida" Dante a riconoscerlo, ma, dato che non ci riesce, il dannato si presenta, si chiama Ciacco, soprannome forse derivato dal fiorentino ciac (maiale).
Egli è stato in vita un morditore di costumi e ha, nella commedia, il compito di profetizzare ciò che accadrà.
Dante pone a Ciacco tre domande:
A quale punto giungeranno i cittadini della città divisa
se c'è qualcuno di onesto
la causa per cui tanta discordia l'ha invasa
dopo una lunga lotta arriveranno allo scontro, i bianchi cacceranno i neri ma, il partito dei bianchi cadrà dopo tre anni e quello dei neri prenderà il potere; la parte nera sarà a lungo padrona tenendo quella bianca in uno stato di grande oppressione
gli onesti sono due, ed inoltre non sono ascoltati.
i tre vizi che hanno portato la città in questo stato sono superbia, invidia e avarizia.
Ciacco chiede a dante di ricordarlo ai vivi quando uscirà dall'inferno.
Virgilio spiega che egli non si sveglierà più prima del giudizio universale, quando tutti i dannati riprenderanno le loro sembianze "umane" e quando la loro pena diventerà ancora maggiore.
Dante comincia il XXVI canto con un'apostrofe ironica a Firenze (nella precedente bolgia ha incontrato ben tre ladri fiorentini), egli dice che la fama di Firenze è talmente grande che si ode dappertutto, anche nell'inferno.
Dante dice inoltre che la città sperimenterà presto le sventure che Prato e le altre città toscane le augurano, spera anche che accadano presto dato che più invecchia più gli sarà difficile sopportare tali sciagure.

Dante ci presenta le anime che si martirano nell'ottava bolgia con queste similitudini:
Tante lucciole vede il contadino nella valle dove ara, al calare della sera in una notte d'estate, quante fiammelle vedeva il poeta risplendere nella bolgia.

Come il profeta Eliseo vide il carro di Elia staccarsi da terra e librarsi in aria, così ciascuna fiammella si muove per il fondo stretto della bolgia senza mostrare all'esterno il peccatore.

Dante viene colpito da una fiamma che al suo apice si divide, Virgilio gli spiega che all'interno si martirano Ulisse e Diomede.
Ulisse viene punito per tre ragioni:
L'inganno del cavallo di Troia
Il furto della statua di Pallade
Perché, insieme a Diomede, con l'inganno convinse Achille a guerreggiare contro i troiani, inducendolo ad abbandonare la sposa Deidamia
Dante chiede di parlare con loro, Virgilio crede che sia meglio che lui stesso faccia da tramite, dato che essi, essendo stati greci non si degnerebbero di parlar con lui.
Ulisse racconta che, quando si dipartì da circe, nulla, ne la devozione verso il padre, ne l'amore verso il figlio, ne l'amore coniugale vinsero in lui il desiderio di avventurarsi oltre i "confini".

Per convincere i suoi compagni vecchi e stanchi utilizza una famosa frase.
con questo breve discorso li rese desiderosi di proseguire il viaggio.
"fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza"
Passarono cinque mesi prima di arrivare ai piedi di una montagna, essi si rallegrarono ma subito si rattristarono perché un turbinio di acque li avvolse e li trascinò giù, finché il mare si chiuse sopra di loro.
PURGATORIO
CANTO VI
Dante apre il canto facendo un paragone tra un vincitore a zara (gioco di dadi) che viene "assalito" dalla folla per ricevere un obolo ed egli per liberarsene glielo offre, e se stesso che viene assalito dalla folla dei negligenti (peccatori di questa schiera) che gli chiedono delle indulgenze ed egli le promette solo per farle allontanare.
Poi Dante chiede al suo maestro la funzione delle preghiere per i defunti e Virgilio afferma che esse abbreviano il periodo di pena delle anime, ma le preghiere hanno valore solo in un mondo in cui è riconosciuta l'esistenza di Dio
Successivamente Virgilio indica a Dante un'anima solitaria che guarda verso di loro, i due pellegrini si avvicinano, e Dante è colpito dall'aspetto dignitoso ed austero di quell'anima, che seguiva i loro passi solo con lo sguardo. Virgilio si accosta chiedendo indicazioni sul cammino, ma l'anima invece di rispondere chiede chi siano essi e di che origine. La risposta di Virgilio inizia con la parola "Mantua" ovvero Mantova; è sufficiente questa sola parola perché l'anima esca dal suo atteggiamento distaccato: balza in piedi esclamando di essere concittadino di chi gli sta dinanzi. Subito Sordello da Goito e Virgilio si abbracciano.
L'improvviso abbraccio tra Sordello e Virgilio, suscita nel poeta un'energica ed amara apostrofe all'Italia, si rivolge a cinque principali interlocutori:
L'Italia
che viene definita come una "
donna di bordello
", per denunciarne la bassezza morale e spirituale, e per mettere in luce le infinite lotte intestine che la dilaniano e che hanno vanificato anche la grande e mirabile operazione legislativa dell'imperatore Giustiniano e del suo Corpus Iuris Civilis.
L'ordine ecclesiastico
che ha mostrato il più completo disinteresse per il buon governo e per la pace comune, con il risultato di rendere selvaggia e ribelle l'Italia, paragonata ad un
cavallo che non vuol essere domato
.
L'imperatore Alberto I d'Austria
che, nonostante il titolo che porta, non è mai sceso in Italia preferendo lasciarla in completo e totale abbandono, anziché prenderne le redini e riportarla sulla retta via.
Il quarto interlocutore è
Dio
stesso cui si chiede, retoricamente, se questa situazione di degrado e corruzione non sia forse un passaggio doloroso e necessario per un futuro diverso.
Firenze
su cui si riversano le accuse più pesanti e sarcastiche al tempo stesso. Dopo l'elenco dei mali italiani, Dante afferma ironicamente che la città toscana non deve preoccuparsi, perché è piena di virtù civili, senso della rettitudine e della legge e perché i suoi cittadini accorrono in massa per ricevere cariche pubbliche (ovviamente, per la loro sete di potere e denaro). La conclusione tuttavia è amarissima: Firenze, se avesse un po' di lume di ragione, capirebbe che si comporta come il malato che non vuole affrontare la sua condizione.
PRESENTAZIONE A CURA DI:
Alessandro Maffioletti
&
Simone Rossi
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