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Il legame tra matematica e poesia

La fredda e arida matematica, legata alla bellezza della poesia? Sì, perchè no!
by

Giacomo Coppari

on 6 April 2017

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Transcript of Il legame tra matematica e poesia

Conclusioni
Possiamo quindi concludere che Smith aveva proprio ragione. La matematica e la poesia sono tutte e due prodotti dell'immaginazione e che in fondo le due si "amano" da ogni ragionevole e poetico dubbio. E inoltre possiamo concludere che la poesia è stata tanto usata dai matematici quanto la matematica è stata usata dai poeti.
Il legame tra matematica e poesia
L'affermazione di Smith sembra quasi un paradosso: confondere l'arida e fredda matematica con la bellezza della poesia; Ma se ci addentrassimo nell' argomento scopriremmo che egli non ha tutti i torti....
Ma l'idea di Kant...
...era destinata a naufragare, infatti le leggi della geometria e della fisica si dimostrarono di essere ben lontane da quel meccanismo formulato in precedenza. Effettivamente i dubbi sono molti e le certezze sull' argomento davvero poche. Ma quali sono i pochi punti i comune che le legano la matematica e la poesia?



Leopardi e la matematica
Nelle produzioni Leopardiane si trovano riferimenti alla matematica, delle quali il più significativo è un passo dello Zibaldone in cui il poeta afferma:
<<
Nulla di poetico si scopre quando si guarda alla natura con la pura e fredda ragione
>>
Poeta:matematica=matematico:poesia
La citazione di David Eugene Smith
"La matematica è considerata generalmente agli antipodi della poesia, non c’è dubbio. Ciononostante la matematica e la poesia hanno una stretta relazione di parentela perché entrambe sono figlie dell’immaginazione. La poesia è creazione, finzione, e la matematica è stata definita da uno dei suoi ammiratori come la più sublime delle finzioni”.
Smith associa la matematica alla poesia; afferma che la poesia è “creazione”; l’artista osserva la realtà in cui vive e, attraverso l’immaginazione, la razionalità e il sentimento, la reinterpreta a suo modo, dando vita a qualcosa di nuovo. È possibile dimostrare che il compito della matematica sia proprio questo?
Per capire ciò dobbiamo volgere uno sguardo nel passato. Per i razionalisti del XVIII secolo la realtà era in forma matematica e quindi essa la rispecchiava, Kant, in seguito cercò di dimostrare che le scienze come la geometria e la fisica si basano su dei principi presenti nel nostro intelletto (una sorta di astrattismo). Secondo questo pensiero quindi il compito dei matematici era proprio quello di capire la realtà.
Entrambe sorgono e partono da un' aspirazione in comune orientata verso la conoscenza;
Entrambe investigano di fatto il dilemma con l'infinito;
Speculano sui paradossi della vita e del cosmo;
Metrica: Rima (AABB,ABAB) = logica matematica, regole di misura;
Secondo molti studiosi Leopardi nascondeva la sua natura illuministica e quindi anche quella scientifica a causa dell' avvento del pensiero filosofico e poetico ed ecco il perché di quello che scrisse Giacomo nello Zibaldone riguardo alla matematica. Anche se questa idea emerge dagli studi realizzati su tutto il percorso artistico del poeta, egli non ha completamente perso la sua "scienza". In poche parole possiamo dire (secondo i numerosi studi realizzati nei componimenti leopardiani) che la matematica e le scienze non sono affatto estranee a Leopardi, anzi, esse prendono parte del suo faticato e ricchissimo corredo culturale. Anche se rare le dichiarazioni dirette di ciò da parte del poeta, questo "patrimonio" influì assai fortemente nel suo letterato, ma anche verso se stesso, portandolo a numerosissime riflessioni, pensieri e parallelismi con scienziati...
Quando che ‘l cubo con le cose appresso [x3 + px ]
se agguaglia à qualche numero discreto [= q]
trovan dui altri differenti in esso. [u - v = q]
Dappoi terrai questo per consueto
che’l lor produtto, sempre sia eguale
al terzo cubo delle cose neto. [uv = (p/3)3]
El residuo poi suo generale,
delli lor lati cubi ben sottratti [√u - √v]
varra la tua cosa principale. [= x]
Questi trovati, et non con passi tardi,
nel mille cinquecent’ e quattro e trenta, [1534]
con fondamenti ben sald’ e gagliardi,
nella città del mar’intorno centa. [Venezia]
Questa è una delle più celebri poesie della
storia matematica. Niccolò Tartaglia inviò questa poesia il 9 Aprile 1539 a Gerolamo Cardano per comunicargli la formula risolutiva delle equazioni di terzo grado. Il punto interessante di questa è che è possibile analizzare ogni singolo verso e tradurlo nel linguaggio matematico.
Dicembre 1610 Galileo pubblicò il seguente anagramma:
"Haec immatura a me iam frustra legantur o y"
(“Leggo invano queste cose non ancora mature”) e in seguito pubblicò la soluzione di esso: “Cynthia figuras aemulatur mater amorum” (“la madre dell’amore, Venere , mostra delle fasi simili a Cynthia, la luna”).
Quindi come possiamo immaginare
da questo anagramma anche Galileo amante delle lettere e dei giochi scientifici-linguistici ha scritto ciò a Giuliano de' Medici per informarlo della scoperta che il pianeta Venere presentava delle fasi come la Luna.
Lo scopo principale dell' anagramma e della poesia però non riguardava gli "sfizi" linguistici dei matematici ma la capacità di rendere questi messaggi sicuri da sguardi indiscreti e pericolosi, avevano ideato un linguaggio cifrato, criptato.
...In particolare egli si sentiva molto diverso da questi ultimi sebbene la matematica sia in Leopardi. Le ragioni di diversità riguardano principalmente lo stile scientifico da quello poetico e le differenti conclusioni che le scienze portavano. Esse erano totalmente antitetiche (=estranee diverse) al sistema filosofico leopardiano. Infatti ciò lo possiamo cogliere nell' infinito inteso come immenso, grande. La matematica cerca una misura per l'infinito ma trovando la misura per il grande, togliamo anche l'unico aspetto poetico dell'immenso: L' immaginazione. In conclusione possiamo dire che Leopardi accettava le scienze nella sua filosofia ma opponeva fortemente il Logos (misura) al' a-logon il canto,la poesia.
Continua...
Un altro esempio di logica matematica usata nei componimenti poetici lo possiamo trovare nel Fib. Un tipo di poesia inventata da un poeta californiano (Gregory K. Pincus), la particolarità del Fib e che in ogni verso troviamo un numero di sillabe pari ai numeri della successione del matematico Fibonacci.

1 1 2 3 5 8 13 21 34...
Nella sequenza di Fibonacci l'ultimo termine è sempre la somma dei due termini precedenti.
http://jcom.sissa.it/archive/01/02/A010201/jcom0102(2002)A01_it.pdf

http://magazine.linxedizioni.it/files/2013/04/linx-magazine-15-riflessioni-scheda.pdf
FONTI
Biografia di David Eugene Smith:
http://www-history.mcs.st-and.ac.uk/Biographies/Smith_David.html
Biografia Immanuel Kant:
https://www.britannica.com/biography/Immanuel-Kant
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