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Oltre il confine della fiaba e del mito: tutte le vite di Cenerentola

esposizione iconografico-letteraria sulle fiabe di Cenerentola per contrastare gli stereotipi di genere
by

Rita Tonelli

on 25 October 2013

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Transcript of Oltre il confine della fiaba e del mito: tutte le vite di Cenerentola

Le fiabe: l'incipit di
Cenerentola
1. Yen-Shen
(Tuan Ch'ing-Shih, Cina 850 d.C.)

Durante il periodo delle dinastie Ch'in e Han, un capo grotta di nome Wu era sposato con due mogli e ciascuna aveva dato alla luce una bambina. In poco tempo il capo Wu e una delle mogli morirono e la bambina Yeh-Shen fu allevata dalla matrigna. Alla matrigna non piaceva Yeh-Shen perché era più bella e più gentile di sua figlia quindi la trattava male e a lei affidava i lavori peggiori; l'unico amico che aveva era un pesce bellissimo con grandi occhi d'oro. Ogni giorno il pesce usciva dall'acqua sulla riva per condividere il poco cibo che Yeh-Shen aveva per sé. Un giorno la matrigna, che aveva sentito parlare del pesce, si travestì da Yen-Shen chiamò fuori dall’acqua il pesce e lo colpì con un pugnale, poi lo cucinò per la cena.
2. La Gatta Cenerentola
(Basile, Napoli 1634)

C'era una volta un principe vedovo che aveva una figliola molto cara; per lei teneva una maestra di prim'ordine che le insegnava le catenelle, il punto Venezia, le frange e il punto a giorno e le mostrava tanto affetto. Ma, essendosi sposato da poco con una matrigna focosa malvagia e indiavolata, questa maledetta femmina cominciò ad avere in disgusto la figliastra, tanto che la povera ragazza si lamentava sempre con la maestra dicendole: "O dio, se potessi essere tu la mammarella mia". Una volta la maestra le disse: "Se farai come ti dice questa testa pazza, io ti sarò mamma e tu mi sarai cara. Dì alla tua matrigna che vuoi un vestito di quelli vecchi che stanno dentro la grande cassapanca, tieni il coperchio e mentre lei andrà rovistando dentro, lascialo cadere di colpo, così si romperà l'osso del collo." Zezolla, messo in opera il consiglio della maestra, passato il tempo del lutto per la disgrazia, cominciò a toccare i tasti del padre, perché si sposasse con la maestra. La nuova matrigna per cinque o sei giorni soffocò di carezze Zezolla ma poi cominciò a mettere in bella mostra sei figlie sue e, tanto fece con il marito che, prese in grazia le figliastre, gli cadde dal cuore la propria figlia, e successe che Zezolla si ridusse dalla camera alla cucina e dal baldacchino al focolare, né solo cambiò stato ma perfino il nome e fu chiamata Gatta Cenerentola.
3. Cenerentola
(Perrault, Francia 1697)

C’era una volta un gentiluomo che in seconde nozze si pigliò una moglie che più superba non s'era mai vista. Costei aveva due figlie che in tutto e per tutto le somigliavano. Dal canto suo, il marito aveva una ragazza molto dolce e buona: doveva queste qualità alla mamma. La matrigna, che non poteva soffrire le doti della giovinetta, la incaricò dei più bassi servizi della casa. La povera ragazza soffriva tutto con pazienza.
Finito il suo lavoro, si metteva accanto al camino e si sedeva nella cenere; la minore delle due sorelle la chiamava Cenerentola. Eppure Cenerentola, infagottata com'era nei suoi cenci,
era cento volte più bella delle sorelle sfarzosamente vestite.
4. Cenerentola
(Grimm, Germania 1822)

La moglie di un ricco si ammalò e, quando sentì avvicinarsi la fine, chiamò al capezzale la sua unica figlioletta e le disse: “Sii sempre docile e buona, così il buon Dio ti aiuterà e io ti guarderò dal cielo e ti sarò vicina.” Poi chiuse gli occhi e morì. La fanciulla andava ogni giorno alla tomba della madre, piangeva ed era sempre docile e buona. La neve ricoprì la tomba di un bianco drappo, e quando il sole l’ebbe tolto, l’uomo prese moglie di nuovo.
La donna aveva due figlie che portò con sé in casa, ed esse
erano belle e bianche di viso, ma brutte e nere di cuore. Per la figliastra incominciarono tristi giorni. Si alzava prima che facesse giorno, portava l’acqua, accendeva il fuoco, cucinava e lavava. La sera, quando era stanca, non andava a letto ma doveva coricarsi nella cenere accanto al focolare. E siccome era sempre sporca e impolverata, la chiamavano Cenerentolola.
1. Yen-Shen
(Tuan Ch'ing-Shih, Cina 850 d.C.)

Yeh-Shen rimase sconvolta quando seppe della morte del pesce e mentre piangeva udì una voce, guardò in alto e vide un vecchio saggio che indossava dei vestiti laceri e aveva capelli arruffati.
Il saggio le disse che nelle ossa del pesce viveva un potente spirito e che quando era in serio bisogno doveva inginocchiarsi davanti alle ossa e dire qual era il desiderio del suo cuore.
Il saggio le disse anche di non sprecare i doni.
Yeh-Shen, recuperate le ossa dalla spazzatura, le nascose in un luogo sicuro.
Intanto si avvicinava la festa di primavera. Quello era il momento in cui i giovani si incontravano per trovare moglie o per trovare marito.
2. La Gatta Cenerentola
(Basile, Napoli 1634)

Avvenne che il principe, dovendo andare in Sardegna per affari, domandò alle sei figliastre che cosa volessero in dono al suo ritorno: chi chiese vestiti da sfoggiare, chi galanterie per la testa, chi belletti per la faccia, chi giocarelli per passare il tempo e chi una cosa e chi un'altra. Per ultimo, quasi per burla, disse alla figlia Zezolla: "E tu che vorresti?" E lei: "Soltanto che tu mi raccomandi alla colomba delle fate, chiedendo che mi mandino qualcosa ".Il padre andò alla grotta delle fate e una bella giovane gli diede un dattero, una zappa, un secchiello d'oro e una tovaglia di seta. Zezolla, ricevuto il dono, piantò il dattero in un bel vaso di coccio e lo zappava, lo innaffiava, poi con la tovaglia di seta l'asciugava mattino e sera, tanto che in quattro giorni, cresciuto dell'altezza di una donna, ne uscì fuori una fata dicendole: "Che desideri?" Zezolla le rispose che qualche volta desiderava uscire di casa, ma non voleva che le sorelle lo sapessero. La fata allora le disse: "Ogni volta che ti fa piacere, vieni vicino al vaso di coccio e dì: «Dattero mio dorato, con la zappetta d'oro t'ho zappato, con il secchiello d'oro t'ho innaffiato, con la tovaglia di seta t'ho asciugato: spoglia te e vesti me!» E quando vorrai spogliarti, cambia l'ultimo verso, dicendo: «Spoglia me e vesti te!»
Le fiabe: l'educazione di
Cenerentola
3. Cenerentola
(Perrault, Francia 1697)

Accadde che il figlio del Re diede un ballo e invitò tutte le persone importanti. Anche le due sorellastre ebbero l'invito perché godevano di prestigio in paese. Erano tutte contente e affaccendate per scegliere gli abiti e le acconciature e Cenerentola doveva stirar la biancheria delle sorelle e pieghettarne i manichini. Non si parlava che dei vestiti da mettersi. "Io, disse la maggiore mi metterò l'abito di velluto rosso e i pizzi d'Inghilterra." "Per me, disse l'altra, non avrò che  la veste solita; ma in compenso mi metterò il mantello fiorato d'oro e la collana di diamanti, che non è mica una cosa da niente". Si mandò a chiamare la crestaia perché aggiustasse le cuffiette a doppia gala e si comprarono dei nei dalla profumiera. A Cenerentola domandarono un parere, perché la sapevano di buongusto. Mentre si facevano pettinare, le dicevano: "Ti piacerebbe di andare al ballo, Cenerentola?" "Ahimè! signorine, vi burlate di me; non è cosa per me." "Hai ragione; sarebbe un gran ridere, se si vedesse al ballo una Cucciolona." Un'altra le avrebbe pettinate alla diavola; ma Cenerentola era buona e le pettinò a perfezione. Stettero quasi due giorni senza mangiare, tanto erano fuor di sé dalla gioia; più di dodici laccetti si spezzarono, a furia di stringere i busti per far loro la vita sottile; e tutti i momenti si miravano allo specchio
.
4. Cenerentola
(Grimm, Germania 1822)

Un giorno il padre volle recarsi alla fiera e chiese alle due figliastre che cosa dovesse portare loro. “Bei vestiti,” disse la prima. “Perle e gemme,” disse la seconda. “E tu, Cenerentola, che cosa vuoi?” - “Il primo rametto che vi urta il cappello sulla via del ritorno,” rispose Cenerentola. Così egli comprò bei vestiti, perle e gemme per le due figliastre; e sulla via del ritorno, mentre cavalcava per un verde boschetto, un ramo di nocciolo lo sfiorò e gli fece cadere il cappello. Allora egli colse il rametto e quando giunse a casa diede alle due figliastre quello che avevano chiesto e a Cenerentola diede il ramo di nocciolo. Cenerentola lo piantò sulla tomba della madre, e pianse tanto che le lacrime l’innaffiarono. Così crebbe e divenne un bell’albero. Sulla pianta si posava un uccellino che le dava ciò che desiderava.
1. Yen-Shen
(Tuan Ch'ing-Shih, Cina 850 d.C.)

Yen-Shen desiderava andare alla festa, ma la sua matrigna non glielo permise perché temeva che qualcuno scegliesse Yeh-Shen piuttosto che la propria figlia. Quando la matrigna e la figlia si allontanarono, Yeh-Shen chiese alle ossa del pesce dei vestiti da indossare per andare alla festa.
Improvvisamente si trovò addosso un bel vestito azzurro, un mantello drappeggiato intorno alle spalle ornato di piume di martin pescatore; ai piedi portava delle bellissime pantofole ricamate con fili d'oro, le suole erano fatte di oro massiccio. Yeh-Shen fu avvertita di non perdere le pantofole. Arrivata alla festa, tutti si girarono a guardarla. Anche la matrigna e sua figlia si avvicinarono credendo di riconoscerla.
Yeh-Shen, temendo di essere scoperta, si lanciò in una fuga precipitosa lasciando dietro di sé una delle pantofole d'oro.
Quando arrivò a casa si trovò vestita nuovamente dei suoi stracci. Cercò di parlare con le ossa, ma queste rimanevano in silenzio. Rattristata, mise la pantofola d'oro sotto la sua stuoia di paglia. Un mercante, vedendo che la pantofola aveva un grande valore, la portò al re dell'isola di T'o Han.
2. La Gatta Cenerentola
(Basile, Napoli 1634)

Ora, essendo venuto il giorno della festa, le figlie della maestra uscirono tutte agghindate e impellicciate. Anche Zezolla corse al vaso di coccio e, dette le parole insegnatele dalla fata, fu agghindata come una regina e posta su una cavalcatura con dodici paggi. Ma, come volle la sorte, capitò nello stesso luogo il re, il quale, vista la straordinaria bellezza di Zezolla, ne restò subito affatturato e disse al servitore più fedele d'informarsi su come poter sapere di questa bellezza, e chi fosse e dove stava.
Zezolla, accortasi dell'agguato, gettò una manciata di scudi d'oro al servo che l’inseguiva. Il servo, per raccogliere gli scudi, si dimenticò di inseguire il cavallo.
Venne un'altra festa e, uscite le sorelle, lei tornò al dattero e, andata a far gola alle sorelle, se ne partì, e il servitore del re si cucì a filo doppio alla carrozza. Ma Zezolla, vedendo che questo le era sempre alle costole, si mise a correre di tutta furia, e la corsa fu così grande che le cascò una pianella. Il servitore, che non poté raggiungere la carrozza che volava, raccattò la pianella da terra e la portò al re.
3. Cenerentola
(Perrault, Francia 1697)

Accadde che il figlio del Re diede un ballo. Anche le due sorellastre ebbero l'invito. Stettero quasi due giorni senza mangiare, tanto erano fuor di sé dalla gioia; più di dodici laccetti si spezzarono, a furia di stringere i busti per far loro la vita sottile; e tutti i momenti si miravano allo specchio.
Arrivò finalmente il giorno del ballo, le due sorellastre andarono ma Cenerentola no. La madrina, che era una Fata, la vide piangere e disse: "Va in giardino e portami una zucca", poi la percosse con la sua bacchetta e la zucca fu subito mutata in una bella carrozza tutta dorata. Trovati sei topolini, con un colpo di bacchetta ebbe un magnifico attacco di sei cavalli, trasformò poi un sorcione in un cocchiere e sei lucertole le mutò in lacchè. La Fata disse allora a Cenerentola: "Ecco, adesso puoi andare al ballo" “Sì, ma come faccio ad andarci con questi cenci?" La madrina la toccò con la bacchetta e gli abiti cenciosi diventarono d'oro e d'argento, tempestati di pietre preziose. Le diede poi un paio di scarpine di vetro, le più belle del mondo, e le raccomandò di rientrare a mezzanotte.
Quando la vide, il figlio del re le stette sempre a fianco, sussurrandole ogni sorta di galanterie; quando la fanciulla sentì suonare il primo colpo di mezzanotte si alzò e scappò via leggera come una cerva; il principe le corse dietro, ma non riuscì a raggiungerla. Nella fuga, una scarpina di vetro le cadde e il principe la raccolse con gran cura.
4. Cenerentola
(Grimm, Germania 1822)

Ora avvenne che il re diede una festa che doveva durare tre giorni, perché suo figlio potesse scegliersi una sposa.
Anche le due sorellastre erano invitate, così chiamarono Cenerentola e dissero: “Pettinaci, spazzola le scarpe e assicura le fibbie: andiamo a ballare alla festa del re.” Cenerentola ubbidì ma piangeva, perché anche lei sarebbe andata volentieri al ballo. La matrigna disse: “Ti rovescerò nella cenere un piatto di lenticchie e se in due ore le sceglierai tutte, andrai anche tu.” La fanciulla andò nell’orto e chiamò: “Dolci colombelle mie, e voi, tortorelle, e voi, uccellini tutti del cielo, venite e aiutatemi a scegliere le lenticchie.” Ma la matrigna disse: “E’ inutile, tu non vieni perché non hai vestiti e non sai ballare.” Rimasta sola, Cenerentola andò alla tomba della madre sotto il nocciolo, e gridò: “Scrollati pianta, stammi a sentire, d’oro e d’argento mi devi coprire!”Allora l’uccello le gettò un abito d’oro e d’argento e scarpette trapunte di seta e d’argento. Il principe quando la vide le venne incontro, la prese per mano e danzò con lei. Il giorno dopo, Cenerentola tornò sotto il nocciolo e l’uccello le gettò un abito ancora più superbo del primo. Il terzo giorno l’uccello le gettò un vestito lussuoso e le scarpette erano d’oro. Quando fu ora di andarsene, il principe voleva accompagnarla ma Cenerentola fuggì. Tuttavia perse la sua scarpetta sinistra, poiché il principe aveva fatto spalmare tutta la scala di pece.
Le fiabe: la bellezza di Cenerentola
1. Yen-Shen
(Tuan Ch'ing-Shih, Cina 850 d.C.)

Il re fece esporre la piccola pantofola in un edificio sulla strada dove era stata trovata e annunciò che sarebbe stata restituita alla proprietaria.
Tutte le donne andarono a provare la scarpa ma nessuna aveva un piede così piccolo. Una notte al buio Yeh-Shen entrò nell’edificio, prese la piccola pantofola e quando si voltò per andarsene, gli uomini del re si avventarono su di lei e l’arrestarono. Il re non riusciva a credere che una donna ricoperta di stracci potesse possedere una pantofola d'oro ma, guardandola più da vicino, fu colpito dalla sua bellezza e notò che aveva i piedi molto piccoli.
Il re andò a casa con lei e quando Yeh-Shen infilò le due pantofole, i suoi stracci si trasformarono nel bel vestito e nel mantello che aveva indossato il giorno della festa. Il re si rese conto che quella era la donna giusta per lui, così si sposarono e vissero felici e contenti.
La matrigna e sua figlia non furono mai autorizzate a far visita a Yeh-Shen e furono costrette a vivere nella loro grotta fino al giorno in cui furono lapidate.
La loro tomba fu detta «la tomba delle donne dolenti»
Le fiabe: il matrimonio
di Cenerentola
2. La Gatta Cenerentola
(Basile, Napoli 1634)

Il re fece lanciare un bando: tutte le femmine della città dovevano andare a una festa pubblica. Arrivarono tutte: nobili e ignobili, ricche e pezzenti, vecchie e giovani, belle e brutte e il re provò la pianella a tutte le convitate ma, non trovando piede a cui la pianella andasse a capello e bene assestata, disse: "Tornate domani a fare un'altra volta penitenza con me. Ma, se mi volete bene, non lasciate nessuna femmina in casa. "
Disse il padre di Zezolla: "Ho una figlia, ma sta sempre a guardare il focolare, perché è disgraziata e non merita di sedere dove mangiate voi".
Disse il re: "Questa sia in testa alla lista, perché così mi piace." Il giorno dopo tornarono tutte. Si arrivò alla prova della pianella e questa non s'era neppure accostata a Zezolla che si lanciò da sola al piede come il ferro corre alla calamita. Il re la fece sedere sotto il baldacchino e comandò che le facessero inchini e riverenze, come alla loro regina. Le sorelle, piene di rabbia, non avendo lo stomaco di sopportare lo scoppio del loro cuore, se la filarono quatte quatte verso la casa della mamma.
3. Cenerentola
(Perrault, Francia 1697)

Il figlio del re fece bandire ch'egli avrebbe sposato colei il cui piede avesse calzato quella scarpina. Si cominciò prima a provarla alle principesse, poi alle duchesse, poi a tutta la corte, ma inutilmente.
Fu portata dalle due sorelle, che fecero tutto il possibile per farvi entrare il piede, ma non vi riuscirono. Cenerentola, che le guardava e aveva riconosciuto la sua scarpina, disse ridendo: "Vediamo se va bene a me!"
Il gentiluomo incaricato di provar la scarpina a tutte le ragazze disse che la cosa era giusta e vide che la scarpina calzava senza fatica sul piede di Cenerentola, come se fosse di cera. Tutti poi si stupirono che Cenerentola avesse in tasca l’altra scarpina. A questo punto la fata che fece diventare gli abiti di Cenerentola ancor più sfarzosi di tutti gli altri. Allora le due sorelle riconobbero in lei la bella principessa del ballo. Le si gettarono ai piedi e le domandarono perdono. Fu condotta dal giovane principe che pochi giorni dopo la sposò. Cenerentola, che era buona quanto bella, fece alloggiare le due sorelle a palazzo reale e le maritò a due gran signori della Corte.
4. Cenerentola
(Grimm, Germania 1822)

Il principe si recò il giorno seguente dal padre di Cenerentola e disse: “Colei che potrà calzare questa scarpina d’oro sarà mia sposa.” La maggiore delle sorelle si mozzò il dito grosso, l’altra si tagliò un pezzo di calcagno ma ad entrambe, passando davanti alla tomba, due colombelle posate sul nocciolo gridarono: “Voltati e osserva la sposina: ha del sangue nella scarpina, per il suo piede è troppo stretta. Ancor la sposa in casa t’aspetta.”
Allora il principe riportò a casa le false spose. “Non avete un’altra figlia?” “No,” rispose l’uomo, “c’è soltanto una piccola brutta Cenerentola figlia della moglie che mi è morta: ma non può essere la sposa.” Il principe gli disse di mandarla a prendere. Cenerentola prima si lavò ben bene, poi andò e si inchinò davanti al principe che le porse la scarpina d’oro. Allora ella infilò il piede nella scarpetta che le stava a pennello. Il principe disse: “Questa è la vera sposa!” -
Quando stavano per essere celebrate le nozze, arrivarono le sorellastre che volevano ingraziarsi Cenerentola ma le colombe
cavarono loro gli occhi. Così esse furono punite con la cecità per essere state false e malvagie.
C'era una volta
La nascita
il bozzolo
Quando racconto costringo a spostare la percezione dall'occhio all'orecchio, a privilegiare l'ascolto sulla visibilitá in una societá ove tutto é visibile, spiabile, registrabile visivamente la narrazione ricerca il mistero di un invisibile che si manifesta.

Marco Baliani, regista, attore e scrittore
Ara Mara Amara

Si stanno in quell’ombra
tre vecchie giocando coi dadi.
Non alzan la testa un istante,
non cambian di posto un sol giorno.
Sull’erba in ginocchio si stanno
in quell’ombra giocando.

Aldo Palazzeschi
Come giovine donna che va da i lavacri a lo sposo
riflettendo ne gli occhi il desïato amore,
tu sorridendo lasci caderti i veli leggiadrie
le virginee forme scuopri serena a i cieli.
Affocata le guance, ansante dal candido petto,
corri al sovran de i mondi, al bel fiammante Suria,
e il giungi, e in arco distendi le rosee braccia al gagliardo
collo; ma tosto fuggi di quel tremendo i rai.

Carducci, All’Aurora
Fino a quando esisterà, per colpa delle leggi e dei costumi, una condanna sociale che, in piena civiltà, crea artificialmente degli inferni e complica con una fatalità umana il fato ch'è divino; fino a quando non saranno risolti i tre problemi del secolo: la degradazione dell'uomo per colpa dell'estrema povertà, la corruzione della donna per colpa della fame, l'atrofia del fanciullo per colpa delle tenebre; fino a quando, in certi ambienti, sarà possibile l'asfissia sociale; in altre parole, e secondo un punto di vista ancor più esteso, fino a quando vi saranno sulla terra ignoranza e miseria, i libri come questo non potranno non essere inutili.
V. Hugo, I miserabili
Cenerentola
Immensamente fragile si colora d'azzurro nel buio vigile il momento che rincorro.
Carrozza trasformati... in zucca, e scarpa di vetro, rimani fredda tra le mie mani, così che io domani sappia di non aver dormito davvero.
A. Merlini
La lettura del luogo e delle opere
Questo percorso

è stato allestito in un luogo intriso di sollecitazioni: il Museo Lapidario Estense. Questo è nella corte interna del Palazzo dei Musei: luogo simbolo per la città -sia per la stratificazione delle funzioni nel corso dei secoli -a iniziare dalla sua originaria vocazione di Albergo dei poveri-, sia per felice destinazione attuale di centro della cultura. Infatti proprio attorno a questo chiostro si trovano la Soprindetendenza di Modena e Reggio Emilia, la Galleria Estense, la Biblioteca Estense, la Biblioteca di storia dell'arte L.Poletti, l'Archivio storicocComunale e i Musei civici.
Al centro del cortile campeggia la statua di Borso d'Este, a ricordare che la Bibbia da lui commissionata è uno dei più preziosi tesori che si trovano qui.
Il senso del percorso
L'incipit della storia di Cenerentola -in tutte le versioni- contiene due temi: quello della nascita all'interno di una famiglia d'origine, quindi l'inizio di una vita che defineremmo "normale" e, subito, lo stravolgimento di questa "normalità": la precoce esperienza della morte della madre
Da questi due concetti si dipana la narrazione.
il senso del percorso
Nei secoli passati la società era fortemente gerarchizzata. Nascere in una certa famiglia significava appartenere ad una classe sociale che non era possibile cambiare autonomamente.
A seconda del ceto di apparenenza cambiava l'intera concezione dell'esistenza. Il modo in cui era possibile distinguere immediatamente a qual ceto si apparteneva era ad esempio l'abito: il vestimento era regolato da precise leggi chiamate "leggi sontuarie"
La storia di Cenerentola racconta la bambina appartenente ad un ceto privilegiato, ma a causa del nuovo matrimonio del padre e dell'arroganza della matrigna, la sua condizione cambia sensibilmente. Da figlia unica e privilegiata viene relegata a serva
Il simbolo della prima parte della storia di Cenerentola è il bozzolo, perchè l'involucro in cui avviene la trasformazione da bruco a farfalla richiama:
-la trasformazione che avviene in maniera inaspettata attraverso la magia;
-la fasciatura che veniva fatta agli infanti pr proteggerli e tenerli caldi nascondendo il loro genere maschile o femminile;
-la seta è il tessuto privilegiato degli abiti importanti da ballo o da sposa.
Il mito: Aurora
Le immagini del percorso
Non esistevano abiti per l'infanzia: i piccoli vestivano gli stessi abiti degli adulti ma di dimensioni ridotte. I poveri sistemavano gli abiti consumati degli adulti riducendone le dimensioni. I sarti replicavano le complicate
Ceruti, Giacomo (il Pitocchetto),
La piccola mendicante e donna che fila, olio su tela, Collezione privata
Maestro della tela jeans,
Donna che cuce con due bambini, XVII secolo,
olio su tela, 102x193, Milano, Fondazione Cariplo.
Longhi, Pietro, Battesimo, 1765, olio su tela, 60x49Venezia, Pinacoteca Querini Stampalia
Bronzino,
Bia Medici, 1542,
olio su tela, 59x45,
Firenze, Galleria degli Uffizi
Pantoja de la Cruz, Juan,
Infanta Anna a 1 anno,
1602, olio su tela, 81x71,
Vienna, Kunsthistorisches Museum
Pantoja de la Cruz, Juan,
Infanta Anna,
1604, olio su tela, 99x80,
Vienna, Kunsthistorisches Museum
Pantoja de la Cruz, Juan,
Infanta Anna e don Filippo,
1607, olio su tela, 118x124,
Vienna, Kunsthistorisches Museum
González y Serrano, Bartolomé,
Infanta Anna e don Filippo,
1612, olio su tela, 137x118,
Vienna, Kunsthistorisches Museum
Pantoja de la Cruz, Juan,
Annunciazione con la regina
Margherita e l'infanta Anna,
1605, olio su tela, 152x115,
Vienna, Kunsthistorisches Museum
Pourbus, Franz,
Infanta Anna di Spagna,
1620, olio su tela,
Modena, Galleria Estense
il senso delle immagini
La principessa Anna (1601-1666) è la prima figlia del re di Spagna Filippo III e di Margherita d'Austria. A 10 anni era fidanzata con Luigi XIII che sposò nel 1615 per procura. Anna, regina di Francia, fu la madre di Luigi XIV, il re Sole. I primogeniti reali e imperiali venivano ritratti fin dalla tenera età. Il ritratto era celebrativo della casa reale e aveva l'obiettivo di documentare la discendenza, ricchezza, la raffinatezza e la modernità della famiglia, ma soprattutto la presenza e la salute dei figli che non era scontata, in un'epoca in cui la mortalità infantile era alta anche presso le famiglie nobili.
Come Cenerentola
Anna ebbe una infanzia felice ma ebbe una suocera difficile: Maria de' Medici. Questa la relegò nei suoi appartamenti per lungo tempo, rimanendo di fatto la regina incontrastata, anche quando i due reali ebbero raggiunto l'età per governare. Dagli anni '20 il potere di Maria fu rafforzato dal primo ministro Richelieu che non esitò ad umiliare la giovane regina Anna in diverse occasioni.
Anna è tra i protagonisti del romanzo di A. Dumas "I moschettieri".
La piccola cresceva ubbidiente...
l'educazione
Er cinto de castità

Ho letto spesso che la gente antica
pe' conserva' la donna casta e pura
je metteva una spece de cintura
pe' sarva' l'onestà senza fatica.
Qualunque amante, ner lascia' l'amica,
je la chiudeva co' 'sta seratura...
Che gente scema! che caricatura!
Che marfidati, Iddio li benedica!
Oggi che semo gente più morale
'ste cose nun succedeno, per via
che la femmina è onesta ar naturale.
Ma se però ce fusse ancora st'uso
come farebbe Mariettina mia
pe' ricordasse l'urtimo ch'ha chiuso?

Trilussa
Donna che cuce

È strale, è stral, non ago
quel ch’opra in suo lavoro
nova Aracne d’Amor, colei ch’adoro;
onde, mentre il bel lino orna e trapunge,
di mille punte il cor mi passa e punge.
Misero! E quel sì vago
Sanguigno fil che tira
Tronca, annoda, assottiglia, attorce e gira
La bella man gradita
È il fil de la mia vita.

G. B. Marino
La Pazienza - ha una quieta Esteriorità -
La Pazienza - Guardala dentro -
È un futile
Manipolo d'Insetti
Infiniti - insieme -
Sfuggito uno - contro l'Altro
Più infruttuoso gettarsi -
La Pazienza - è l'esercizio del Sorriso
Attraverso il fremito –

Emily Dickinson
Il giovane ricco ha cento distrazioni brillanti e grossolane, corse di cavalli, caccia, tabacco, gioco, buoni pranzi e tutto il resto; occupazioni della parte bassa dell'anima a danno della parte alta e delicata. Il giovane povero stenta a procacciarsi il pane; mangia, e quando ha mangiato non ha più che la meditazione.

V. Hugo, I miserabili
Le ragazze borghesi vivono con la madre, sotto la sua direzione. Crescono modeste e riservate, vestite con sobria civetteria, come segno della loro vocazione avranno sempre attaccati alla gonna i tipici strumenti di lavoro femminili, le forbici e un gomitolo. A sette anni, per quanto gelose dell'educazione delle loro figlie, le madri le mandavano in un convento per finire la loro educazione religiosa e completare la loro formazione sotto la direzione delle suore.
In ossequio alla moda del tempo, anche se insegnavano alle bambine le arti dilettevoli, le buone maniere, la danza, la musica, questi conventi non avevano niente del fasto e della vanità di quelli dove le figlie della nobiltà crescevano nell'impazienza vogliosa del mondo che sentivano attorno a loro.

E. e J. de Goncourt, La donna nel XVIII secolo, 1882
Quando la bambina lasciava la balia e tornava a casa era affidata ad una governante con la quale viveva nelle stanze della soffitta. La governante cercava di farne una donnina: le insegnava a leggere e scrivere, le metteva sotto gli occhi le figure della Bibbia di Sacy, le mostrava la geografia in una graziosa scatola ottica, poi le raccomandava di stare diritta e di fare la riverenza a tutti, ed ecco, all'incirca, tutto quello che la governante insegnava ad una bambina. Essa correggeva nella bambina tutto ciò che era vivacità, movimento naturale e infanzia, reprimendo il suo carattere così come costringeva il corpo.

E. e J. de Goncourt, La donna nel XVIII secolo, 1882
Il passatempo di un uomo, il suo divertimento è di soggiogare con la sua autorità una fanciulla, una bambina, disonorarla scherzando, corromperla per noia; e che gusto per lui far ridere la figliola delle ridicolaggini della madre che dorme nella stanza accanto. II XVIII secolo ha posto proprio qui i limiti estremi dell’immaginazione: nell’ordine della ferocia morale. La donna uguagliò l’uomo (se non lo superò addirittura) in questo libertinaggio della cattiveria galante.
E. e J. de Goncourt, La donna nel XVIII secolo, 1882
La durezza della vita quotidiana, le liti domestiche e le ire furibonde costituiscono gli ingredienti del focolare domestico della donna del popolo.
I figli crescono vittime della violenza che li circonda. L'ubriachezza per questo mondo è la sola gran festa e l'unico sogno. I ricordi di famiglia affiorano e svaniscono col vinello rosso corso a fiumi. Smaltita la sbornia, ricomincia per la donna il duro lavoro, la miseria della vita, della malattia, delle privazioni, dei giorni senza fuoco in casa, dei figli senza pane, un'esistenza implacabile, che ti schiaccia, che alla lunga, anno dopo anno, porta nelle vecchie popolane l'ebetismo dei pensieri, delle idee, dei sentimenti.

E. e J. de Goncourt, La donna nel XVIII secolo, 1882
Bouguereau, William A.,
L'umore della sera, 1882,
olio su tela, 207,5 x 108,
La Havana, Museo Nacional de Bellas Artes
Muttolo, Pietro (della Vecchia),
Tre parche con teschio, 1625,
olio su tela, Modena, Galleria Estense (deposito)
Le muse inquietanti

Mamma, mamma,
quale zia maleducata o cugina sfigurata e repellente dimenticasti così sconsideratamente d'invitare al mio battesimo, che quella al posto suo mandò queste signore dalla testa come un uovo da rammendo…

Sylvia Plath
Il mito: Aracne
il filo
Longhi, Pietro,
La lezione di ballo,
1741, olio su tela, 60x49,
Venezia, Galleria dell'Accademia
Chardin, Jean Baptiste Simeon
La serva di ritorno dalla spesa,
1738, olio su tela, 46x37,
Berlino, Charlottenburg palace
Ceruti, Giacomo (il Pitocchetto)
Giovani donne che lavorano
1724-34, olio su tela, 197 x 170
Collezione privata
Longhi, Pietro
La modista,
1746, olio su tela, 61x49.5,
New York, Metropolitan Museum of art
Caroto, Giovanni F.
Madonna che cuce,
1501, olio su tela, 48x39,
Modena, Galleria Estense
Chardin, Jean B. S.
La sguattera,
1740, olio su tela, 46x37,
Monaco, Alte Pinakothek
EOS-AURORA è sorella di Helios (sole), di Selene (luna), di Aer (aria) e di Aether (etere). Al termine di ogni notte, Eos sale sul cocchio tirato dai cavalli Lampo e Fetonte e corre verso l'Olimpo, dove annuncia l'approssimarsi di suo fratello Helios. Quando Helios appare, Eos diventa Emera (giorno); si trasforma in Espera (sera) quando Helios arriva sulle spiagge occidentali dell'Oceano. Come sposa Astreo, genera i Venti e tutte le stelle del cielo. Il mito più importante di Eos è quello del suo amore per Titono per il quale ottenne da Zeus l'immortalità, Zeus acconsentì. Ma Eos si dimenticò di chiedere per lui anche il dono della perpetua giovinezza. Titono cominciò a invecchiare sicché le membra gli si disseccarono e la voce quasi svanì. Eos, non potendo sopportare la vista di quella decadenza fisica, lo chiuse in una stanza dove a poco a poco si trasformò in cicala.
Il senso del mito d'Aurora
L’Aurora fugge al cospetto del Sole e quando il Sole la raggiunge e l’inonda di raggi, l’Aurora è già morta.
Aurora non ha scarpe e non lascia orme sul sentiero che calpesta: è la dea senza piedi.
Questo mito è il racconto scandaloso e tragico di un amore tra un uomo, condannato all’eternità in un corpo corruttibile, e una dea, per sua natura eternamente capricciosa e volubile; entrambi sono prigionieri della propria condizione (l’eternamente giovane e l’eternamente vecchio).
Il culto di Eos è collegato a quello di divinità femmi-nili. Essa infatti è legata alla nascita del nuovo gior-no, ma è anche una divinità collegata alle nascite, albe di nuova vita.
Il senso del mito di Aracne
Aracne, narrando con la sua tela una storia scandalosa, ha rappresentato gli dei come autori di stupri, di inganni, di tradimenti a danno dei mortali. Togliendo il velo del sacro alle malefatte degli dei, e in particolare di Zeus, forse ambiva a spiegare quanto nefasta potesse essere per gli uomini l’adozione di quegli stessi comportamenti, essi li avrebbero sentiti come legittimi perchè derivanti dall’operato divino. Atena, d’altro canto, distruggendo la tela, ha permesso che si perpetuasse il prevalere della volontà maschile e paterna su quella femminile e filiale. Sicché quando la ragnatela di Aracne si è trasformata nel reticolo che ha imprigionato i continenti, entrambe le visioni ne sono rimaste intrappolate, come testimonianza che non era stata vana la sfida di Aracne e non si era del tutto azzerata la volontà di mantenere subordinato il destino femminile a quello maschile.
È il continuo fronteggiarsi delle due parti in eterna tenzone che ispira nuove storie che narrano drammi ed emancipazioni.
ARACNE, figlia di un tintore, per la sua grande abilità nella tessitura sarebbe stata in grado di sfidare Atena che cercò di dissuaderla, ma Aracne ribadì di essere la migliore tessitrice.
Nella tela Atena rappresentò gli dei dell’Olimpo e le sconfitte dei mortali che avevano osato sfidarli.
Aracne, invece, rappresentò gli inganni degli dei a danno dei mortali e soprattutto gli amori illegittimi di Giove. Atena dovette ammettere che il lavoro di Aracne superava il suo in bellezza. Ma presa dall’ira, deturpò il viso della ragazza e stracciò in mille pezzi la tela.
Il gesto della dea sconvolse la mente della giovane che tentò d’impiccarsi ad un albero. Atena non le permise di morire, ma condannò lei e tutta la sua progenie a penzolare dall’albero ed a tessere non più con le mani, ma con la bocca. Fu così che Aracne fu trasformata in ragno.
Tutte le
vite di CENERENTOLA

in collaborazione con
realizzato grazie al lavoro degli studenti di
4 F Grafica ISA Venturi
5A IGEA ITCS Barozzi
Modena a.s. 2011-2012
ideato e realizzato da
ha collaborato
prof.ssa Paola Macchi
gli abiti sono stati ideati e realizzati da Roberto Ingrami di ORONERO Modena
da una iniziativa dell'ass. Dott. Marcella Nordi
prof.ssa Antonietta Notarangelo
prof.ssa Rita Tonelli
Questa è una esposizione didattica e presenta riproduzioni di dipinti e brani di letteratura, come fosse un grande libro di testo, per condividere un percorso interdisciplinare.
Essa non ha alcuna pretesa di completezza ma desidera unire la letteratura all'arte al fine di suscitare riflessioni e approfondimenti.
Come studiose siamo convinte che le opere letterarie vadano lette integralmente e le opere d'arte vadano osservate dal vero e nel loro contesto originario, tuttavia, come docenti, abbiamo sperimentato che solo trasmettendo interesse e curiosità si insegna ad apprezzare, ricercare ed approfondire ogni conoscenza
I° PERCORSO: il sogno e la realtà. Che aspetto aveva Cenerentola?

Il racconto letterario presuppone una fantasia visionaria che completa e rende unico l'incontro tra il lettore e il mondo narrato. L'opera d'arte spesso dà forma e volto a storie evanescenti o sconosciute, a sguardi e momenti che ora giacciono nell'oblio.
Abbiamo provato a dare un volto e un contesto possibile al racconto di Cenerentola che, nelle versioni europee, si è sviluppato tra il XVII e il XIX secolo.
Rendere “visibile” e comprensibile Cenerentola ha significato, non solo prendere in esame le immagini dell'epoca dei racconti, ma soprattutto “recuperare” e rievocare la società e la cultura cui i racconti erano rivolti.
Quali sono i volti o gli abiti più vicini a quelli immaginati?
Cerca nelle servette di Chardin il destino della fanciulla che, costretta alle mansioni pesanti e umili, viaggia e immagina un futuro migliore. Nel loro volto c'è il cuore della fiaba: il contrasto tra la realtà e la fantasia del sogno.
III° PERCORSO: le storie e la storia. Intorno a Cenerentola

La società antica era divisa in classi sociali. Tra la nobiltà e la classe umile non vi erano contatti: non era possibile che il povero divenisse nobile.
Questa condizione era evidente in tutte le fasi della vita e in tutti i momenti della quotidianità. Le opere riprodotte mostrano le due classi sociali a confronto: in particolare gli abiti sono la spia che serve da discrimine. I nobili avevano l'esclusiva su un certo abbigliamento che le leggi sontuarie destinavano a loro in esclusiva: i gioielli, le stoffe ricamate e importate dall'oriente, gli abiti con molta stoffa, con busti e guardinfante o paniere (strutture per allargare le gonne), pettinature complesse e ornate. Le classi inferiori, anche se l'avessero avute a disposizione non avrebbero potuto indossarli.-Riesci ad individuare le rappresentazioni delle due classi sociali (nobili e popolo)?-Che scuola ha frequentato?La scuola, come l'intendiamo noi, è una istituzione molto recente. Tuttavia l'educazione delle bambine, che avveniva in casa o in convento, aveva tratti simili alle due le classi sociali: l'educazione religiosa; l'educazione sentimentale che preparava ad essere mogli e madri; imparare a cucire e ricamare.Le bambine povere imparavano un mestiere e a sbrigare le faccende di casa fin dalla tenera età.Le figlie dei nobili imparavano a danzare, la musica, le buone maniere e alcuni concetti per fare conversazione in società. Non era importante che tutte le bambine nobili imparassero a leggere e a scrivere. Era invece consueto che i bambini imparassero a leggere, a scrivere e a fare i conti.-Riesci a distinguere le bambine ricche da quelle povere? Da quali elementi?-Perché c’è la fata nella storia? e perché la fata risolve la situazione? Cenerentola si trova ad essere, in casa della matrigna, una serva. Non era possibile che si abbigliasse o avesse l'educazione indispensabile per presentarsi a corte. Ecco che la fiaba giustifica un cambiamento inconcepibile, ancora di più perchè improvviso. La fata permette ciò che la società vietava: la scalata sociale. Questa è rappresentata dall'abito ricco che solo per essere indossato richiedeva tempo e aiuto; l'invito a corte che era riservato a pochi nobili privilegiati; l'educazione al cerimoniale di corte; la conoscenza di balli impossibili da improvvisare. L'essere “adatta” non rientra solo nella possibilità e nella capacità della donna ma dalla casualità della nascita e della sua educazione.
Individua la differenza tra l'abito festivo della donna del popolo e quelli da “festa“ delle donne nobili.
-Che differenza c'è tra questi e i nostri abiti? Hai notato gli abiti dell'allestimento? Che caratteristiche hanno?
II° PERCORSO: i volti e le storie. Quante sono le Cenerentole?

Abbiamo considerato 4 fiabe (ne esistono 345): Tuan ch'ing Shih, Ye Xian, IX secolo, cinese; Basile, La gatta Cenerentola, 1636-1638, Regno di Napoli; Perrault, Cenerentola ovvero la pianella di vetro, 1683, Parigi; Flli Grimm, Cenerentola, 1822, Berlino.
La nostra ricerca ci ha portati a considerare anche altre “Cenerentole” storie narrate o storie vere.
Puoi cercare tra le immagini rappresentate:
-la principessa Anna d'Asburgo (1601-1666) che sposa Luigi XIII re di Francia, ma che dovrà sopportare una suocera (Maria de Medici) impossibile come una madrina.
-Griselda una originale Cenerentola creata da Giovanni Boccaccio che fu spesso rappresentata sulle casse-panche che contenevano la dote della sposa. La povera e umile Griselda sposa un uomo ricco ma superbo, solo l'esempio e l'amore della moglie riuscirà a renderlo capace di amare.
-Laura Dianti (1480 1573), la vera “Cenerentola” figlia di un berrettaio di Ferrara, diviene la terza moglie del duca Alfonso I d'Este. Il matrimonio non fu riconosciuto dal papa e a causa di ciò i figli furono considerati illegittimi quindi nel 1598 gli Este persero Ferrara e si trasferirono a Modena.
-Madame Pompadour ( 1721-1764), figlia di borghesi, visse alla corte del re di Francia Luigi XV divenendo una delle donne più potenti di Francia
IV° PERCORSO: una storia infinita. I miti nella fiaba.

La fiaba di Cenerentola ripropone alcuni miti antichi. Ne abbiamo presentati alcuni attraverso la stampa di dipinti. E' importante definire l'origine di idee e tradizioni, di stereotipi e convinzioni profonde della società.
Cerca i miti e prova a spiegare le eventuali interferenze tra questi e la fiaba.
Aurora, Apollo e Dafne, Venere, le tre parche, Aracne, Proserpina
-Hai riconosciuto Dafne? Cercala tra le opere di stoffa e vedrai un capolavoro di “madre natura”
V° PERCORSO: Cenerentola a Modena. Alla ricerca nella Galleria Estense e nell'Archivio Storico

Alcune opere sono state riprodotte in bianco e nero. Sono opere molto importanti perchè ci raccontano di quando la nostra città era un Ducato, dei gusti dei duchi Estensi; ci raccontano le storie di persone che abitavano qui diversi secoli fa, storie di mestieri quasi scomparsi, di famiglie importanti.
Proprio perchè sono importanti e perchè sono conservate proprio in questo palazzo, abbiamo messo queste opere come un promemoria e ti invitiamo ad andare a vedere questi dipinti dal vero. Alla Galleria Estense puoi cercare queste opere e capire che nessun dipinto è conoscibile se non attraverso la visione diretta. Accanto a queste dieci opere ne vedrai molte altre.
Anche l'Archivio di Storico è rappresentato con due miniature: le hai notate? Cercale e prova a capire cosa rappresentano. Puoi vedere le miniature originali all'Archivio Storico: sono esposte in esclusiva proprio per te per tutta la durata della mostra.
VI° PERCORSO: Cenerentola con gli occhi dei ragazzi.
I ragazzi del Venturi, che si sono occupati di questo progetto assieme a quelli del Barozzi, hanno dato la loro interpretazione grafica di alcuni aspetti delle storie di Cenerentola. Le hanno tradotte in immagini, a volte dolci e rassicuranti ed altre piuttosto dure.
-Sapresti interpretare il loro pensiero raccontando le immagini?
Oltre il confine della fiaba e del mito:
TUTTE LE VITE DI CENERENTOLA

L'altro sogno d'Europa
LE MOLTE VITE DI CENERENTOLA
Modena, Gallera Europa, Piazza Grande.
Dal 26 marzo al 12 aprile 2012
Modena, Museo Lapidario Estense, Palazzo dei Musei, Piazza S. Agostino
Musei da Gustare: lo spazio oltre l'orizzonte: dal 14 al 22 Aprile 2012
percorsi d'autore per riflettere sulle pari opportunità e sugli stereotipi di genere nei musei d'Europa
VII° PERCORSO: Le storie di Cenerentola le storie delle fanciulle di ogni epoca
Le storie di Cenerentola sono riprodotte nelle quattro versioni che abbiamo analizzato all'inizio di ogni “capitolo” in modo da rendere facile il confronto. Ma le immagini sono raccontate e commentate anche da brani di letteratura e da poesia: le parole e le immagini si rincorrono e si confondono come succede nella esperienza quotidiana in cui colori forme e parole costituiscono le trame del nostro vissuto
VIII° PERCORSO: la fiaba della puella Cenerosa nascosta tra i resti di Mutina.
Abbiamo cercato un modo nuovo e “speciale” per raccontare qualche opera conservata in questo prezioso Museo Lapidario Estense, abbiamo pensato che la fiaba di Cenerentola, così antica e diffusa in tutto il mondo, potesse essere raccontata proprio qui tra queste storie scolpite.I racconti che sono qui pur essendo spesso parte di corredi funerari raccontano molto raramente la morte, molto più spesso ci regalano momenti felici della vita dei defunti.Inoltre ci ha incuriosito il verificare quante donne siano raffigurate, spesso con i loro mariti.Una “puella Cenerosa” che sognava di cambiare la sua condizione di ancilla sposando un ricco e potente patrizio che l'affrancasse dal suo ingiusto destino. Tra di loro ci sarà stata? Secondo noi l'ipotesi non è da escludere!
Nessuno annota il vento,
la polvere, la sterminata
polvere che il piede
incontra e calpesta.

P. Ingrao
Sellari, Girolamo (da Carpi),
L'Occasione e la Penitenza,
1541, olio su tela,
Modena, Galleria Estense
Il senso del percorso
La scelta della moglie del figlio del re non avviene riconoscendo direttamente la giovane donna che aveva ballato col principe, ma attraverso la scarpa, simbolo della generazione, elemento fondante del matrimonio. La scarpa deriva dalla tradizione cinese -in cui, per secoli, elemento privilegiato di bellezza -e nobiltà- è il piede piccolo- e arriva alla scarpa elegante e ricca, quindi ornata di pellicia di vaio (vaire) fino alla scarpa di vetro (verre) della fiaba di Perrault. Il passaggio tra vaio e vetro è, banalmente, dovuto ad un errore di trascrizione delle due parole che hanno una pronuncia molto simile.
Borso d'Este e Cenerentola
Con la collaborazione di:
Curatore del Museo
Lapidario Estense:
Nicoletta Giordani
Ufficio Mostre:
Paola Bigini,
Servizi educativi:
Annunziata Lanzetta
Archivio Storico Comunale:
Franca Baldelli
Il senso del percorso
La bambina, dopo che il padre sposa una donna con due figlie, viene progressivamente ridotta alla condizione di serva. La piccola non si ribella, accetta con umiltà l'educazione del ceto povero, mentre le due sorellastre risultano essere elevate ad una condizione aristocratica. Questa diversa educazione e condizione è sottolineata nella mancanza di nome (che veniva assegnato dal padre) quindi della dignità, e sostituito da un soprannome derisorio
Filippi, Camillo
La pazienza
1545, olio su tela, 186x97
Modena, Galleria Estense
Vermeer, Jan,
La merlettaia, 1669, olio si tela, 23,9x20,5
Parigi, Louvre
Velazquez, Diego,
Le filatrici,
1657, olio su tela, 318x276,
Madrid, Museo del Prado
Chardin, Jean Baptiste Simeon,
La serva di ritorno dalla spesa,
1738, olio su tela, 46x37
Berlino, Charlottenburg palace
Chardin, Jean Baptiste Simeon
La lavapiatti,
1738, olio su tela, 45,7 x 36,9
Glasgow, University Hunterian Collection and Art Gallery
Caroto, Giovanni F.
Madonna che cuce,
1501, olio su tela, 48x39,
Modena, Galleria Estense
Longhi, Pietro,
La scuola del lavoro, 1752,
olio su tela, 62 x 50,
Venezia, Cà Rezzonico
Longhi, Pietro
La lezione di ballo,
1741, olio su tela,
60x49
Venezia, Galleria
dell'Accademia
Longhi, Pietro
La lezione di geografia
1752, olio su tela, 62 x 41,5 Venezia, Pinacoteca Querini Stampalia
L'educazione della bambina aveva due scopi: la vita matrimoniale o quella monastica. La vita e l'educazione della fanciulla era molto diversa a seconda della classe sociale. Le ragazze del popolo e della borghesia erano educate dalle madri, mentre le ragazze aristocratiche erano affidate a governanti o istitutrici.
La condizione sociale era impossibile da cambiare, nemmeno attraverso il matrimonio, che si faceva tra pari. I saperi e l'educazione aveva alcuni tratti in comune e fondamentalmente erano tre: saper cucire o ricamare, l'educazione religiosa, e soprattutto la castità, premessa fondamentale per ambire ad un buon matrimonio o alla vita monastica
Il filo è il simbolo di questa parte che si occupa della educazione. Il lavoro di cucito o di ricamo è caratteristico dell'educazione della fanciulla.
Inoltre il filo è il produtto del bozzolo quando questo è lavorato per ottenere la seta. Spesso la fanciulla è allevata in vista di un buon matrimonio che avrebbe potuto migliorare la condizione della famiglia, non solo per alleanze militari o politiche della famiglia aristocratica di potere,ma anche nella famiglia borghese il matrimonio sanciva patti economicamente vantaggiosi, come un filo era dunque utilizzata a tessere relazioni e rapporti sociali.
Il senso delle immagini
L'educazione della fanciulla, nei paesi cattolici, era basato sull'imitazione di Maria Vergine. In particolare per la umiltà, la sottomissione, l'operosità silenziosa, l'obbedienza. Un esempio aiutato da immagini in cui era favorita l'immedesimazione grazie al ricorso di atteggiamenti riconoscibili e simulabili. Tuttava Maria, Vergine madre di Dio, era un tempo esempio vicino ed irraggiungibile
Il senso delle immagini
L'educazione delle fanciulle aristocratica si basava invece nell'imparare le buone maniere che avrebbe permesso loro di debutare in società. Le lezioni di ballo e sostenere una conversazione interessante erano competenze imprescindibili. Raramente le fanciulle nobili erano colte. Imparavano a leggere i libri di preghiera e imparavano più che altro le "novità" le curiosità, "le cose di cui tutti parlano. Le immagini infatti ci rimandono ad ambientoi e pesone ricche con molti libri, che tuttavvia le ragazze non sfogliano mai.
Il senso delle immagini
Le bambine più povere imparavano prestoaiutare a sbrigare le faccende di casa. Era consueto che queste lavorassero anche fuori casa per il mantenimento della famiglia o per guadagnarsi la dote che le sarebbe servita per sposarsi. Tra i lavori salariati, che poteva svolgere una ragazza in città, c'era sbrigare le faccende di casa presso famiglie più ricche oppure presso botteghe di sarte, modiste o merlettaie.
Era la più bella...
le forbici
Longhi, Pietro
La visita alla biblioteca, 1741, olio su tela, 59 × 44, Worcester, Art Museum
Longhi, Pietro
L'invito del moro,
1751, olio su tela, 62x50,
Venezia, Ca' Rezzonico.
Il senso del percorso
Nelle fiabe l'invito ad un ballo è l'occasione della svolta in cui la disparità di livello sociale tra Cenerentola e la sorellastre rivela la sua vera natura: il matrimonio importante è possibile solo per una figlia (dote) e la figlia del padre sarebbe stata la privilegiata. Nonostante Cenerentola incarni tutte le doti della ragazza da marito
,
la sua condizione servile non le permette di andare al ballo e "candidarsi " tra le donne da marito. Cambiare stato sociale è quindi frutto di magia, non sarebbe potuto essere altrimenti (anche perchè la magia fa recuperare quella educazione che la fanciulla povera non aveva ricevuto).
L'abito ricco è simbolo di un mutamento tanto profondo che Cenerentola non è riconosciuta al Ballo, ma tornata a casa. riprende le sue mansioni e la sua condizione.
Fragonard, Jean Honore
L'altalena, (I fortunati casi dell'altalena),
1767, olio su tela, 81x64,2,
Londra, Wallace collection
Boucher, Francois
Ritratto di Madame de Pompadour
1756, olio su tela, 210 x 157
Monaco, Alte Pinakothek
Tiziano
Donna allo specchio
1514, olio su tela, 93x76
Parigi, Museo del Louvre
Tiziano
Venere allo specchio
1555, olio su tela, 122,5x175
Washinghton, National Gallery of art
Bellini, Giovanni
Giovane donna nuda davanti allo specchio
1515 olio su tela, 97x79
Vienna, Kunsthistoriches Museum
Longhi, Pietro
La venditrice di frittole
1750, olio su tela, 62x51
Venezia, Cà Rezzonico
Tito, Ettore
Allo specchio
1892, olio su tela, 28 x 38,5
Venezia, collezione privata
Hogarth, William
Il corsetto
1724-34, olio su tela, 70 × 91,5
Londra, Tate Gallery
Moroni, Giovan B.
Il sarto
1570, olio su tela, 97x74
Londra, National Galler
y
Longhi, Pietro
Il parrucchiere,
1760, olio su tela, 63x51
Venezia, Ca' Rezzonico
Longhi, Pietro
Il sarto
1741, olio su tela, 60 × 49
Venezia, Galleria dell'Accademia
Carracci, Annibale
Venere,
1591, olio su tela, 110x130
Modena, Galleria Estense
Bella,
gli occhi non li contiene il tuo volto,
non li contiene la terra.
Ci sono paesi, fiumi
nei tuoi occhi,
c'è la mia patria nei tuoi occhi,
io vi cammino,
essi danno luce al mondo
dove io cammino,
bella.

P. Neruda
Tu insegui le mie forme
segui tu la giustezza del mio corpo e non mai la bellezza
di cui vado superba
sono animale all’infelice coppia prona su un letto misero d’assalti sono la carezzevo le rovina
dai fecondi sussulti alle tue mani
sono il vuoto cresciuto
sino all’altezza esatta del piacere ma con mille tramonti
alle mie spalle
quante volte amor mio
mi disdegni
A. Merini
Fragile, opulenta donna,
matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande
come la terra

A. Merini
Verso la fine del secolo XVIII, la moda cambia completamente: il fascino femminile non è più piccante, ma commovente. Il regno di Luigi XVI segna il gran ritorno alla sensibilità e la donna sogna un nuovo ideale di bellezza che si compone di particolari tratti dai libri e dai quadri, secondo i modelli dei pittori e le eroine dei romanzieri. La sua ambizione non è più sedurre, ma suscitare un'emozione: la sua civetteria si ammanta di fragilità e di una specie di debole pudore che si potrebbe definire un'innocente voluttà. La bellezza bruna, che dopo tanti sforzi era riuscita a farsi accettare, ricade in un assoluto discredito. Piacciono solo gli occhi blu e i capelli biondi.
E. e J. de Goncourt, La donna nel XVIII secolo, 1882
Qualor, chiaro cristallo,
vago pur di mirar quel vivo Sole
che ’n te specchiar si sòle,
in te le luci affiso,
ahi ch’altro non vegg’io che ’l proprio viso!
Specchio fallace, ingrato,
se vagheggiar t’è dato
volto fra gli altri il più ridente e vago,
non dovresti serbar sì trista imago!
G.B.Marino
L'onestà de mi' nonna

Quanno che nonna mia pijò marito
nun fece mica come tante e tante
che doppo un po’ se troveno l’amante...
Lei, in cinquant’anni, nu’ l’ha mai tradito!
Dice che un giorno un vecchio impreciuttito
che je voleva fa’ lo spasimante
je disse: - V’arigalo ‘sto brillante
se venite a pijavvelo in un sito.-
Un’antra, ar posto suo, come succede,
j’avrebbe detto subbito: - So’ pronta.-
Ma nonna, ch’era onesta, nun ciagnede;
anzi je disse: - Stattene lontano...-
Tanto ch’adesso, quanno l’aricconta,
ancora ce se mozzica le mano!

Trilussa
La donna del XVIII secolo ha due occhietti a mandorla e rialzati, un nasino all'insù, un musetto capriccioso, un'aria di pittoresco disordine, persino la magrezza, in una parola «un viso che piace», ecco il tipo di bellezza che impera, e che diffonde su tutti i volti un non so che di vivacità civettuola e bi-richina, di giovinezza sfrontata, di malizia. Per animare ancor più questo viso, per dargli una vita fittizia, c'è il belletto o 'rouge', la cui scelta è affare della massima importanza. Perché non si tratta solo di essere truccata: il punto è avere un belletto «che dica qualcosa». l'ultimo tocco della toilette di una donna: disporre i nei posticci, tutti quei piccoli pezzi di tela gommata chiamati dai poeti «le mosche nel latte», e seminarli come per caso, con fantasia provocante.

E. e J. de Goncourt, La donna nel XVIII secolo, 1882
VENERE- AFRODITE è la divinità greca dell'amore, della bellezza e della fertilità. I Greci legavano il nome di Afrodite con la spuma del mare (afròs), dalla quale ritenevano che fosse nata in una giornata di primavera. Afrodite, al contrario di Eros, si innamorava spesso e volentieri, nella mitologia infatti sono innumerevoli i racconti che narrano delle sue relazioni amorose, sia con Divinità che con i mortali. Prima fra tutte il suo matrimonio con Efesto, divinità con svariate malformazioni fisiche ma con un ingegno eccellente. Sua infatti fu la trappola che immobilizzò Afrodite scoperta in flagrante adulterio con il Dio Ares-Marte.
Dal marito nacque Priapo, ma anche Dioniso, mentre dall'amante Ares vennero al mondo, Fobo, la paura, Dimo, lo spavento, Eros, la passione sessuale, Anteros, l'amore ricambiato e Armonia.
Si distingueva l'Afrodite Urania, cioè celeste, dall'Afrodite Pandemia, ovvero "volgare". La prima era il simbolo dell'amore spirituale mentre la seconda rappresentava l'amore terreno e mercenario. Tra le isole che elesse a sua dimora dopo la sua nascita dal mare ritroviamo Citera e Cipro, in quest'ultima le Ore la rivestirono e l'ornarono prima di portarla sull'Olimpo.
Il senso del mito di Venere
L’amore legato a Venere è inteso anche come attrazione delle varie parti dell'universo tra loro per conservare e procreare; la dea simboleggia l'istinto naturale di generazione e di fecondazione e sotto questo aspetto è simile alla dee madri Ishtar babilonese, o all' Astarte fenicia.
L’azione delle Ore che rivestirono e ornarono Afrodite prima di portarla sull'Olimpo, "sancisce l'assimilazione alla religione patriarcale di una precedente divinità femminile medio-orientale, che presenta tratti affini ad Astarte".
il mito: Aurora
Il simbolo di questa parte, dedicata alla bellezza, sono le forbici: strumento del modellare e del togliere l'abbondanza. La caratteristica dell'abito occidentale -dal 500 in poi- è proprio quello di essere costituito da molte piccole parti di tessuti tagliate e cucite in modo da modellare il corpo. Questo non appare più come copertura del corpo, ma diviene abito-apparato che, sordo alle esigenze fisiche, è teso a dichiarare la classe sociale e ricchezza della famiglia della ragazza. La moda, che cambia e muta nel tempo, ha lo scopo di creare differenze esclusive tra le diverse classi sociali e di esibire, attraverso l’aspetto esteriore, l’accettazione dei pari alla medesima classe.
Il senso delle immagini
Nelle fiabe di Cenerentola la bellezza è legata all'abito ricco e alle calzature. Questi due elementi sono indissolubilmente legati alla classe sociale. Infatti non è l'indossare un abito in sè che permette a Cenerentola di accedere alla festa, quanto l'appartenenza ad un ceto che poteva permetterle di sposare il principe. L'appartenere a quel ceto significa essere ricchi, aver ricevuto una certa educazione e provenire da una famiglia adeguata. Sono tutti concetti che la fiaba non racconta perchè nella società del 6-7e 800 erano impliciti. Si pensi, ad esempio, all'impossibilità di poter indossare o togliere il corsetto senza l'aiuto di una cameriera o al fatto che non era possbile camminare per strada abbiagliate e calzate per il ballo. Gli abiti da ballo presupponevano una schiera di servitori che supplivano alle numerose difficoltà che affrontava chi li indossava
Diversi tipi di corsetto e le malformazioni che procuravano alla cassa toracica o alla spina dorsale
Le varie strutture che ampliano la gonna mutarono i nomi, fogge e materiali -da verdugale, faldigia, guardinfante, fino alla crinolina e alla tournour- avevano la funzione di fare risaltare la vita che doveva essere stratta. In realtà erano accessori che rendevano l'abito pesante e riducevano la capacità di camminare.
la moda
E vissero felici e contenti
il matrimonio
la scarpa
Saprai che non t'amo e che t'amo

Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.
Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.
T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.
Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.
Neruda
L’eccellentissimo signor marchese Arsura mi sposerebbe? E pure se mi volesse sposare, vi sarebbe una piccola difficoltà. Io non lo vorrei. Se avessi sposati tutti quelli, che hanno detto volermi, oh, averei pure tanti mariti! Quanti arrivano a questa locanda, tutti di me s’innamorano, tutti mi fanno i cascamorti; e tanti, e tanti mi esibiscono di sposarmi a dirittura. Quei, che mi corrono dietro, presto presto mi annoiano. La nobiltà non fa per me. La ricchezza la stimo, e non la stimo. Tutto il mio piacere consiste in vedermi servita, vagheggiata, adorata. Questa è la mia debolezza, e questa è la debolezza di quasi tutte le donne. A maritarmi non ci penso nemmeno; non ho bisogno di nessuno; vivo onestamente, e godo la mia libertà. Tratto con tutti, ma non m’innamoro mai di nessuno. Voglio burlarmi di tante caricature di amanti spasimanti; e voglio usar tutta l’arte per vincere, abbattere e conquassare quei cuori barbari, e duri, che son nemici di noi, che siamo la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura.
C. Goldoni, La locandiera
Come un esercito alle grandi manovre, tutta la servitù è mobilitata...
Il medico di Madame le fa i complimenti per il magnifico colorito, la sua buona salute, “la collezione delle sue grazie”. E l'abate (perchè l'abate è uno dei pilastri della toilette) si agita senza posa sulla sedia che la cameriera gli ha offerto... Attorno alla toilette si va, si viene, si ritorna: un uomo accarezza abilmente la chitarra ma le risate fanno tacere la musica, un marinaio presenta un pappagallo o una scimmietta, un fioraio offre profumi. Piccolo mondo incantato di civetteria!
Negli appartamenti di una dama, il mobile più importante è la toilette dominata da uno specchio, adorno di pizzi come un altare, avvolto di mussola come una culla, ingombro di filtri e di ornamenti, belletti, creme, nei posticci, profumi, polvere di cinabro, rosso minerale e vegetale, blu, bianco chimico, aceto Maille contro le rughe, nastri, trecce, aigrette. Una cameriera davanti allo specchio le sistema il bustino sciancrato, scollato e stretto sotto le braccia, glielo allaccia sulla schiena con un cordoncino che per un istante si impiglia nella camicia, subito spinta in dentro. Quanta gente attorno a lei! Un marchese, un cavaliere, avvocatuzzi e begli spiriti. alla toilette si sbrigano anche grandi affari, si riceve l'innamorato, lo si rimprovera, lo si accarezza, lo si pianta...

E. e J. de Goncourt, La donna nel XVIII secolo, 1882
Lassando adunque quelle virtù dell’animo che le hanno da esser communi col cortegiano, come la prudenzia, la magnanimità, la continenzia e molte altre; e medesimamente quelle condizioni che si convengono a tutte le donne, come l’esser bona e discreta, il saper governar le facultà del marito e la casa sua e i figlioli quando è maritata, e tutte quelle parti che si richieggono ad una bona madre di famiglia, dico che a quella che vive in corte parmi convenirsi sopra ogni altra cosa una certa affabilità piacevole, per la quale sappia gentilmente intertenere ogni sorte d'omo con ragionamenti grati ed onesti, ed accommodati al tempo e loco ed alla qualità di quella persona con cui parlerà, accompagnando coi costumi placidi e modesti e con quella onestà che sempre ha da componer tutte le sue azioni una pronta vivacità d’ingegno, donde si mostri aliena da ogni grosseria; ma con tal maniera di bontà, che si faccia estimar non men pudica, prudente ed umana, che piacevole, arguta e discreta; e però le bisogna tener una certa mediocrità difficile e quasi composta di cose contrarie, e giunger a certi termini a punto, ma non passargli.
B. Castiglione, Il libro del Cortegiano
PERSEFONE - PROSERPINA era figlia di Demetra-Cerere e regina degli Inferi. Il mito più importante di Persefone è quello che narra il rapimento della dea da parte di Ade.Proserpina viveva insieme alla madre Demetra; un giorno fu rapita dal signore degl’Inferi. Demetra cominciò a cercare disperatamente la figlia, dimenticando i suoi doveri nei confronti della terra, che divenne arida ed incolta. Helios, che illumina la terra e con la sua luce discopre ogni trama oscura, rivelò a Cerere l’accaduto.Zeus, preoccupato per la condizione della terra, decise di convincere Ade a restituire Persefone. Il re dell‘oltretomba accettò l’accordo, a patto che Persefone non mangiasse il cibo dei morti. La dea, però, aveva ormai perso la sua verginità gustando alcuni semi di melograno. Alla fine Zeus propose ed ottenne che Persefone passasse metà dell’anno con la madre e l’altra metà con Ade. Secondo la tradizione greca la dea rappresentava simbolicamente le trasformazioni e l’alternanza delle stagioni.
Il mito: Proserpina
Carissima mia figliola molto ti priego e ancora comando che tu non ti turbi perch’io t’abbi maritata e convenganti partire da me acciocché non s’adiri il tuo novello isposo al quale io t’ho isposata. […]
Ora ti traggo dal mio seno ed esci fuori dalla signoria del tuo padre e andrane al tuo marito e signore onde non solamente gli sarai compagna ma serva e ubbidiente. […] intendi i miei ammonimenti e ricevigli in luogo di comandamenti …].
Il primo comandamento sia che tu ti guardi da tutte quelle cose per le quali elli si potesse ragionevolmente crucciare: riguardati di nonne istare allegra e di non ridere quando tu il vedrai allegro e quand'elli è turbato o carico d’ira o di pensieri, non gli ti ficcare sotto; istatti allora in disparte infino ch’elli si rischiari.
[…]
Il quarto comandamento sia che tu sii fedele guardiana del suo avere e del suo arnese e non gli trascinare né cassa né borsa in altro luogo ov’egli tenga i suoi denari, acciocché non prendesse sospetto di te […]. ll quinto comandamento sia che tu non ti dimostri troppo volonterosa di sapere le credenze del tuo marito e, se avviene che te le riveli, guarda che tu non le ridica a niuna persona giamai
[…].[…]
Il settimo comandamento sia che tu non facci per lo tuo senno alcuna grande cosa senza il consentimento del tuo marito, quantunque quella cosa ti paresse da fare e guarda che tu non gli dichi per alcuno modo: «Il mio consiglio era migliore che il tuo », eziandio se fusse migliore, perciocché agevolmente il conduceresti in grave disdegno verso te e in grande odio.

Manoscritto Palatino 791, Biblioteca Nazionale di Firenze
Col matrimonio la fanciulla borghese va incontro al lavoro, alle responsabilità e alle schiavitù del ménage domestico: sposandosi dovrà abbandonare la sua libertà, la sua tranquillità, i suoi piccoli piaceri. In questa classe sociale il matrimonio è il contrario di quello che rappresenta per le classi superiori: è un legame, non una liberazione; alla donna porta nuovi doveri, non nuovi diritti; per lei il mondo si chiude, invece di aprirsi e prendere marito significa prendersi un padrone.
Per la borghese la posta è molto alta: prendendo marito, bisogna essere certe che costui non comprometterà il patrimonio di famiglia, che non metterà in pericolo il pane dei suoi figli. Un vizio tra i nobili porta solo un po' di disordine: per i borghesi significa miseria. La scelta di uno sposo dunque è cosa molto seria perché decide tutto l'avvenire e la prosperità di una famiglia.
E. e J. de Goncourt, La donna nel XVIII secolo
Il senso del mito
Prima di essere rapita, Persefone era una donna-bambina, ignara delle proprie attrattive sessuali e della propria bellezza; per crescere, doveva imparare a lotta-re contro l’irresolutezza, la passività, l’inerzia.
Essa rappresenta un modello di figlia troppo legata alla madre e, per compiacerla, cerca di essere 'una brava ragazza'. Sentendosi impotente e dipendente dagli altri, impara a ottenere ciò che vuole in maniera indiretta. Ad esempio, alla domanda se aveva mangiato qualcosa nel mondo sotterraneo, Persefone rispose di aver mangiato alcuni semi di melograno, e poi mentì dicendo di esservi stata costretta da Ade: aveva quindi fatto ciò che voleva, senza intaccare l’immagine che la madre aveva di lei.
Simbolicamente, il mondo degli Inferi può rappresenta-re gli strati più profondi della psiche, il luogo dove giac-ciono 'sepolti' ricordi e sentimenti (l’inconscio persona-le) e dove si trovano modelli, istinti e sentimenti arche-tipici comuni a tutta l’umanità (l’inconscio collettivo).
Persefone regina e guida agli Inferi rappresenta la capacità di muoversi fra la realtà del mondo ‘oggettivo' e la realtà inconscia o archetipica della psiche.
Meloni, Marco
Pala Rangoni, 162x134,
Modena, Galleria Estense
Licinio, Bernardino,
Autoritratto con la moglie e i figli,
prima metà del XVI secolo,
olio su tela, 118x165,
Roma, Galleria Borghese
La scarpa è l'oggetto fondamentale dell'epilogo della fiaba di Cenerentola. Il suo valore simbolico è ormai certo (organo genitale femminile) e, considerando che la generazione dei figli era lo scopo primo del matrimonio, capiamo come la fertilità femminile sia fondamentale nella scelta della donna da sposare . Ma oltre a ciò, le scarpe erano simbolo di ricchezza e sono tutt'oggi metafora di autonomia ed indipendenza proprio dell’età adulta
Nella società occidentale il legame matrimoniale, presupposto della famiglia, è il fondamento della società ed ha radici profonde che giungono alle basi della religione ebraico-cristiana. Nella Bibbia le due famiglie per eccellenza sono quella di Adamo ed Eva -protogenitori e capostipiti del genere umano- e la famiglia di Nazaret di Giuseppe e Maria, che Dio ha voluto per l'incarnazione di Cristo Salvatore
Goya, Francisco,
I conti di Osuna,
1788, olio su tela, 225 × 174,
Madrid, Museo del Prado
Hogarth, William,
Il matrimonio alla moda: il risveglio della signora,
1743-45, olio su tela, 69,9 x 90,8,
Londra, National Gallery
Hogarth, William
Il matrimonio alla moda: il risveglio
1743-45, olio su tela, 69,9 x 90,8,
Londra, National Gallery
Hogarth, William
Il matrimonio alla moda: il contratto
1743-45 olio su tela, 69,9 x 90,8
Londra, National Gallery
Ludovico Carracci,
Laura Dianti,
olio su tela, Modena, Galleria Estense
Longhi, Pietro
Il matrimonio,
1755, olio su tela, 62 ×50,
Venezia, Pinacoteca Querini Stampalia
Apollonio di Giovanni,
Storia di Griselda,
metà del XV sec, tempera su tavola, 38x165,
Modena, Galleria Estense
Christus,
Sant'Eligio nella bottega dell'orefice,
1499, olio su tela, 98x85,
New York, Metropolitan Museum of art
Rembrandt,
La sacra famiglia,
1645, olio su tela, 117x91,
San Pietroburgo, Hermitage
Rubens, Pietro Paolo,
Adamo ed Eva,
1628, olio su tela, 235x184,5,
Madrid, Museo del Prado
Gaia Rizzitano, Scarpetta, 2012
Bernini, Giovan Lorenzo,
Il ratto di proserpina,
1622, marmo, cm 255 con la base
Roma, Galeria Borghese
Marco Montermini, Il bozzolo, 2012
Francesca Giacobazzi, Marionetta, 2012
Francesca Sorrentino, Tagliare i fili del passato, 2012
n 2 abiti e costruzioni di Cenerentola (OroNero)
n 3 Cenerentola povera (OroNero)
n 4 Cenerentola e le 3 Parche di Lidia Polishchuk
n 5 6 7 Esposizioni, autori e collaborazioni
n 8 Lapide che stava davanti alla Ruota degli esposti (Museo lapidario Estense)
n 9 I percorsi dell'esposizione
n 10 Borso d'Este e Cenerentola: introduzione e contestualizzazione.
n 11 Stele funeraria di Novius (Museo lapidario Estense)
n 12 Le fiabe: l'infanzia di Cenerentola
n 13 C'era una volta. La nascita
n 14 Il mito: l'Aurora
n 15 La trasformazione di Cenerentola-Dafne (OroNero)
n 16 Lastra sepolcrale di Jacopino de Cagnoli part.(Museo lapidario Estense)
n 17 Le fiabe: l'educazione di Cenerentola
n 18 La piccola cresceva ubbidiente. L'educazione
n 19 Il mito: Aracne
n 20 Stele funeraria dei Savi part. con Sosia Amarillis (Museo lapidario Estense)
n 21 Le fiabe: la bellezza di Cenerentola
n 22 Era la più bella. La moda.
n 23 Il mito: Venere
n 24 Cenerentola sposa (OroNero)
n 25 Sarcofago di Cornelia Maximina e di Vettius Sabinus (part.. fianco ds con la dexterarum iunctio) (Museo lapidario Estense)
n 26 Le fiabe: il matrimonio di Cenerentola
n 27 E vissero felici e contenti
n 28 Il mito: Proserpina
Indice
Lidia Polishchuk
percorsi d'autore per riflettere sulle pari opportunità e sugli stereotipi di genere attraverso l'arte e il mito.
Lapide che stava dinanzi alla ruota degli esposti , XVII sec. inv 7263 Modena, Antica Chiesa di san Nicolò
Stele funeraria di L. Novius, prima metà I sec-,inv. 7148, Bastiglia Modena.
Sarcofago di Cornelia Maximina e di P. Vettius Sabinus, terzo quarto del III sec. d.C. inv 7085.
Fianco destro, scena nuziale della dexterarum iunctio.
Arca sepolcrale di Jacopino de' Cagnoli, XIV sec. in 7225.
Stele funeraria di C. Salvius Auctus e di P. Plotius urbanus , prima metà del Isec. D. C., inv. 7144.
Sosia Amaryllis
Arca sepolcrale di Jacopino de Cagnoli , XIV sec. inv 7225.
DAFNE, figlia di Gea (la Madre Terra) e del fiume Peneo, era una giovane ninfa che amava la caccia. Un giorno Eros si sentì ferito dall’ ironia di Apollo che lo accusava di non aver mai compiuto delle azioni degne di gloria.
Il senso del mito: il labile confine tra odio e amore

Il mito di Apollo e Dafne è la storia di un amore infelice.
Dafne è una donna vittima del desiderio ossessivo di Apollo, teso a soddisfare egoisticamente la sua volontà, senza tenere in considerazione la contrarietà e la sofferenza di Dafne, fino a rovinarle completamente e drasticamente la vita.
Apollo è il dio dell’ordine e del raziocinio, eppure compie atti irrazionali per amore. Il sentimento sconvolge la sua ragione. Nonostante egli possa conoscere il futuro e prevedere come finirà il suo amore per Dafne, tuttavia porta il suo amore per la ninfa a tragiche conseguenze. Il dio protettore delle arti mediche, non ha un farmaco per la ferita infertagli da Eros.
È come dire che non si sceglie di amare e non sempre si sa come amare.
Il mito: Dafne
IL SENSO DELL'INSTALLAZIONE
La semplice installazione che fa da sfondo a questa sezione, unisce l'alloro (lauro) al velo da sposa. Vuole essere un richiamo al mito di Dafne che si trasforma in vegetale sotto la passione cieca di Apollo. Anche Cenerentola si trasforma grazie alla magia
....
Bernini, Apollo e Dafne, 1622-25, marmo, Roma, Galleria Borghese
Eros, offeso dal le parole di Apollo decise di vendicarsi: prese due frecce, una di piombo, destinata a respingere l'amore, e la lanciò nel cuore di Dafne; l'altra dorata, destinata a far nascere la passione, e la scagliò con violenza nel cuore di Apollo. Da quel giorno Apollo iniziò a cercare ossessivamente la ninfa. Quando riuscì a trovarla, Dafne scappò impaurita e a nulla valsero le suppliche del dio. Dafne, accortasi che la sua corsa era vana, invocò l’aiuto della Madre Terra (o di Peneo) e questa, impietosita, trasformò il corpo della ninfa: i capelli si mutarono in rami ricchi di foglie, le braccia si sollevarono verso il cielo diventando rami, il corpo si ricoprì di corteccia, i piedi si tramutarono in robuste radici. Dafne si era trasformata in lauro.Apollo dichiarò che la pianta dell'alloro sarebbe stata sacra al suo culto e segno di gloria da porsi sul capo dei vincitori.
FILOMELA era una fanciulla molto giovane e di una bellezza non comune. Il cognato Tereo, su richiesta della sorella Progne, andò a prenderla per portarla con sé in Tracia.Al termine del viaggio il cognato con l’inganno la condusse in una casa nel bosco dove la stuprò e , di fronte alle minacce di denunciarlo, Tereo mutilò della lingua Filomela, illudendosi così di restare impunito. A Progne raccontò tra le lacrime che Filomela era morta nel viaggio.
Filomela, invece, improvvisò un telaio e tessè la storia dello stupro subito, poi chiese alla donna che Tereo le aveva messo accanto come serva di portare la tela alla sorella.
Progne, venuta a conoscenza del misfatto, mise a punto la sua vendetta: per colpire lo sposo in ciò che aveva di più caro gli massacrò il figlio, Iti, ne cucinò le carni e gliele imbandì. Solo a fine pasto rivelò a Tereo di cosa era fatta la pietanza che aveva tanto gustato.
Tutti i personaggi del mito vennero poi trasformati in uccelli: Tereo in upupa predatore, Progne in rondine che piange e Filomela in usignolo.
Il mito: Filomela
Il senso del mito: il silenzio femminile
Il mito di Filomela racconta il silenzio delle donne, la violenza con cui questo silenzio è imposto dal codi-ce patriarcale e le strategie femminili per esprimere il proprio pensiero. La mutilazione di Filomela, punita per aver “gridato” il sopruso subìto, si può intendere in senso metaforico come una “mutilazione culturale” della parola femminile.Essendo rari i momenti pubblici in cui la donna può esprimersi, la sua voce nessuno la sente, perciò si può dire che il pensiero femminile, per quanto saggio, non trova espressione di genere e la donna è “senza voce”. Questo atteggiamento di proibizione è tanto radicato da diventare autointerdizione. Nel mito di Filomela, però, dopo lo stupro c’è l’alleanza fra donne e il sovvertimento dell’ordine costituito: la serva recapita il messaggio, Progne l’intende e corre a liberare la sorella. Insieme esse “tessono” la vendetta contro Tereo.Tra la violenza di Tereo e la vendetta delle donne, c’è la resistenza del tessere, un gesto che si op-pone al silenzio.
Rubens, Procne davanti a Tereo con la testa del figlio, 1636-38, olio su tela, 195 × 267 cm, Madrid, Museo del Prado
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