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Eruzione del Vesuvio J.C.Dahl

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Serena Ariodante

on 19 September 2015

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Transcript of Eruzione del Vesuvio J.C.Dahl

«Concetto... ripreso nei secc. 18° e 19° per sottolineare, con varie interpretazioni, la capacità dell’arte, in conflitto con la razionalità, di dare consapevolezza emotiva dell’infinità e della potenza irresistibile della natura.»
(Enceclopedia Treccani Dizionario di Filosofia)
"Delightful horror"
"[...] mi rivelavano la misteriosa, ardente, santa vita della Natura; oh come allora accoglievo tutto ciò nel mio caldo cuore, e in quella esuberante pienezza mi sentivo divino, e le splendide forme dell'infinito universo si movevano, animatrici di tutto, entro l'anima mia!"
Teoria Kantiana
Immanuel Kant sarà colui che definirà con maggior precisione le differenze e le affinità
tra Bello e Sublime
«"Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me."
(I.Kant, Critica della ragion pratica)

Johan Christian Colausen Dahl, Eruzione del Vesuvio, 1826
Sublime
Secondo il letterato inglese E. Burke il sublime, a differenza del bello, è "tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo, ossia tutto ciò che è in un certo senso terribile o che riguarda oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore".
Samuel Taylor Coleridge
"I meet, I find the Beautiful - but I give, contribute or rather attribute the Sublime. No object of the Sense is sublime in itself; but only as far as I make it a symbol of some Idea. the circle is a beautiful figure in itself; it becomes sublime, when I contemplate eternity under that figure."
Second generation of Romantic poets
Natura passionale e distruttiva
Il quadro rappresenta il vulcano nel momento più alto di potenza. Potenza che distrugge ed estremamente affascinante. La natura si manifesta in tutta la sua forza e gli uomini, così piccoli e impotenti, non fanno che contemplarla.
Fascino che continua a conquistare...
Andy Warhol, Vesuvius, 1985
Sullo sfondo l'occhio dello spettatore si inoltra tra le nubi di fumo e si perde in un paesaggio costiero che sembra non aver confine.
Caspar David Friedrich, Paesaggio serale con due uomini, 1830
L'immensità
L'infinito, G. Leopardi
"[...]Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare."
"Devi tendere al sublime e al magnifico se vuoi giungere al bello" Caspar David Friedrich, Scritti sull’Arte
Lo sfondo del quadro di Dahl richiama i paesaggi infiniti di Friedrich. I suoi paesaggi rappresentano a pieno la sua idea di sublime: egli pensava che scaturisse dall'intima interazione dell'uomo con la natura e dal confronto con l'immensità di quest'ultima pur essendo ben consapevole della limitatezza e impotenza umana.
First generation of Romantic Poets
Lettera del 18 agosto de "I dolori del giovane Werther"
La contemplazione della natura, al di là dei monti, suggerisce l'immensità, la sacra vita della natura. In questo caso però la natura non è solo il tramite per il raggiungimento dell'infinito, ma rimane talvolta indifferente al tormento del giovane. La natura non è sostanzialmente ambivalente ma l'ambivalenza è propria del soggetto che vi proietta i propri sentimenti.
Uno dei punti centrali della poetica leopardiana è costituito dall’idea di "infinito"; con esso s’intende tutto ciò che è illimitato, dunque una dimensione opposta a quella umana, caratterizzata proprio dalla finitezza. Va però detto che al cospetto dell’infinito l’uomo è costretto anche a prendere coscienza della propria inadeguatezza; essendo creatura finita per eccellenza, egli può solo intuire, ma mai razionalizzare ed esprimere l’illimitatezza di ciò che è infinito. L'uomo è in grado al massimo di arrivare al concetto si "indefinito", ovvero una dimensione di quell’infinità sempre sfuggente. Ciò spiega perché anche in questo caso il poeta provi quel misto di piacere e angoscia così caratteristico del suo rapporto col mondo.
Essi riflettono il desiderio illumistico e dei loro predecessori, ma si sono spinti anche alla definizione di sublime data da Longino e Kant. Tendevano a concentrarsi sul terrore nel sublime, e sull'estasi che si trova nell'esperienza del sublime.
J. W. Goethe, I dolori del giovane Werther
"Il bello della natura si riferisce alla forma dell'oggetto, la quale consiste nella limitazione"
"Il sublime invece può riferirsi anche ad un oggetto informe, in quanto in esso, o per suo motivo, sia rappresentata un'illimitatezza a cui si aggiunga il pensiero della sua totalità"
I. Kant, Critica del Giudizio
"Sublime è ciò che, per il solo fatto di poterlo pensare, attesta una facoltà dell'animo superiore ad ogni misura dei sensi"
Il sublime è un piacere inquieto, negativo, che ci fa sentire la grandezza della nostra soggettività, capace di volere qualcosa
che non possiamo avere (l'infinito).
Di fronte alla grandezza della natura l'uomo prova dapprima un senso di smarrimento e di frustrazione, ma riconosce poi grazie all'esperienza del sublime la propria superiorità: l'uomo è l'unico in grado di agire secondo la legge morale e per questo egli è collocato al di sopra di tutto anche della natura stessa.
"La sublimità non risiede dunque in nessuna cosa della natura, ma soltantnell'animo nostro, quando possiamo accorgerci di essere superiori alla natura che è in noi, e perciò anche alla natura che è fuori di noi (in quanto ha influsso su di noi)"
L'esperienza del Sublime è diversa. Kant distingue due sorte di Sublime, quello matematico e quello dinamico.


L'esempio tipico di Sublime matematico è la visione del cielo stellato. Qui si ha l'impressione che quello che vediamo vada ben al di là della nostra sensibilità e si è portati a immaginare più di quello che si vede. Si è portati a questo perchè la nostra ragione ci induce a postulare un infinito che non solo i nostri sensi non riescono a cogliere ma neppure la nostra immaginazione riesce ad abbracciare in un'unica intuizione.
Per Kant le caratteristiche del Bello sono: piacere senza interesse,finalità senza scopo, senza concetto e regolarità, senza legge. In tal senso un fiore è un esempio tipico di cosa bella: perchè non è un giudizio che afferma che tutti i fiori sono belli, ma quello che dice che questo particolare fiore è bello, e la necessità che ci porta a dire che questo fiore è bello non dipende da un ragionamento, ma dal nostro sentimento. In questa esperienza entrano in gioco l'immaginazione e l'intelletto.
Il Sublime
Il Bello
I. Kant, Critica del Giudizio
I. Kant, Critica del Giudizio
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