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APPARATO DIGERENTE

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by

Marco Verrelli

on 17 November 2014

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Transcript of APPARATO DIGERENTE

APPARATO DIGERENTE
What is?
L'apparato digerente di ogni essere vivente ha il compito di introdurre, digerire ed assorbire i principi nutritivi contenuti negli alimenti eliminando i residui non utilizzabili per il proprio metabolismo, sotto forma di feci
Il nome sottolinea l'importanza della digestione dei nutrienti, quell'insieme di processi che consentono la scomposizione degli alimenti introdotti in sostanze veicolabili dal sangue e utilizzabili dalle cellule nei diversi tessuti.
Da cosa è composto?
Nell'uomo il sistema digerente è diviso in bocca, faringe, epiglottide, esofago, stomaco, intestino tenue (duodeno, digiuno e ileo) e intestino crasso (cieco, colon e retto).
Il percorso del cibo
IL PERCORSO DEL CIBO
Il cibo entra attraverso la BOCCA. Lì subisce la prima delle tante trasformazioni: il cibo viene tritato dai denti, poi viene attaccato dalla
SALIVA, così trasformato in BOLO ALIMENTARE.

Da lì entra poi, spinto dalla lingua, nella FARINGE (principale condotto dell’aria), e passa nell’ESOFAGO. Alla fine di questo tubo lungo ed elastico, il bolo si trova davanti all’apertura dello STOMACO, tutte le volte, che il bolo si trova davanti a questo, esso si apre; permettendo così l’entrata del bolo nello stomaco.

Il percorso del
cibo

La saliva
Con il termine saliva si indica il liquido che viene secreto dalle ghiandole salivari situate nella cavità orale. Le tre coppie di ghiandole salivari sono le parotidi a secrezione seriosa pura, le sottomandibolari e le sottolinguali a secrezione mista prevalentemente sierosa per le prime e mucosa per le seconde.
La saliva umana è un fluido composto principalmente da acqua, ma in essa sono presenti elettroliti, muco ed enzimi. Nel dettaglio:
Acqua (98%);
Elettroliti di cui: 2-21 mmol/L sodio,
10-36 mmol/L potassio,
1.2-2.8 mmol/L calcio,
0.08-0.5 mmol/L magnesio,
5-40 mmol/L ione cloruro,
25 mmol/L ione bicarbonato,
1.4-39 mmol/L ione fosfato;

Muco composto da glicosaminoglicano e glicoproteine;
Composti antibatterici come l'enzima perossidasi e immunoglobuline di tipo A (IgA);
Enzimi. I principali sono: α-amilasi (EC3.2.1.1), conosciuta come ptialina
lisozima (EC3.2.1.17), con funzione antibatterica.
Lipasi (EC3.1.1.3).
Altri enzimi tra cui: fosfatasi acida (EC3.1.3.2), lattoperossidasi (EC1.11.1.7), superossido dismutasi (EC1.15.1.1), aldeide deidrogenasi (EC1.2.1.3);

Cellule umane e batteriche;
Altre sostanze in misura minore (pepsina, testosterone).

Composizione
Funzioni
Ammollare il cibo e renderlo più digeribile

Umettante, esercitata dalla componente mucosa che umetta il bolo alimentare al fine di evitare lacerazioni al passaggio di questo all'epitelio boccale ed esofageo

Antibatterica, la presenza di lisozima, lattoferrina, ione tiocianato e anticorpi permettono di opporsi alla vita e alla crescita dei batteri che vengono introdotti all'interno della cavità orale. Ci proteggono inoltre dai batteri infettivi. La saliva può quindi fungere da disinfettante naturale. Generalmente la saliva presenta un pH neutro (che oscilla tra 6,5 e 7,5 circa), che viene ad acidificarsi in conseguenza di una carente igiene orale, o con l'introduzione di cibi o bevande a basso pH. Il raggiungimento di valori di pH salivare intorno a 5,5 (leggermente acido) può portare alla solubilizzazione della componente inorganica principale dei tessuti duri del dente, l'idrossiapatite, predisponendo all'insorgenza della carie dentaria o dell'erosione acida.

Digestiva, la presenza di ptialina (un α-amilasi capace di scindere i legami α-1,4 di glucidi contenenti almeno tre unità di glucosio nella struttura).



I denti

Nella bocca dell'uomo e degli altri Mammiferi gli alimenti vengono triturati meccanicamente dai denti ed amalgamati con la saliva grazie ai movimenti della lingua. In alcune specie animali i denti non hanno invece funzione masticatoria ma servono semplicemente a trattenere la preda o a staccare pezzi di cibo che venrranno ingoiati interi.
Nell'uomo la funzione masticatoria viene svolta principalmente da molari e premolari che sfregando uno sull'altro riducono il cibo in poltiglia. Incisivi e canini permettono invece di strappare brandelli di cibo triturandolo in maniera grossolana.



Succo gastrico
Funzioni dello stomaco
Lo stomaco svolge numerose ed importanti funzioni. Innanzitutto funge da vero e proprio serbatoio per il bolo che arriva dall'esofago, immagazzinandolo fino a quando non viene completamente aggredito dai succhi gastrici. La capacità contenitiva è affidata alle regioni del fondo e del corpo, dove il materiale nutritivo soggiorna per circa 1-3 ore, in relazione alla quantità ed alla qualità del cibo ingerito.
In questa zona dello stomaco il bolo, in attesa di essere spinto nell'intestino, viene aggredito dal succo gastrico.
Il succo gastrico è una secrezione prodotta dalla mucosa interna dello stomaco contenente muco, sali, acqua, enzimi digestivi (come ad esempio la pepsina) e acido cloridrico, oltre al cosiddetto fattore intrinseco, che favorisce l'assorbimento della vitamina B12. Mediamente in un adulto la quantità secreta è compresa fra 1,5 e 3 litri.

La rennina che aggredisce il latte e i suoi derivati facendo in modo che la proteina caseina resti più a lungo nello stomaco e possa essere meglio digerita è tipica di alcuni animali, specialmente di ruminanti, ma non è presente nel succo gastrico degli esseri umani dove la sua attività è svolta dalla pepsina.
Componenti del succo gastrico
Il succo gastrico è composto da diverse sostanze:

HCl: l'acido cloridrico è prodotto dalle cellule parietali dello stomaco ed è in grado di portare il pH del lume gastrico a valori compresi fra 1 e 2, la produzione in condizioni basali è compresa fra 1 e 5 mEq/h, ma può salire fino 10-40 mEq/h in caso di aumentata attività. Le cellule parietali devono operare contro un gradiente molto elevato (essendo il pH una scala logaritmica portare protoni dallo spazio intracellulare avente pH di circa 7 a quello luminale che può essere di 1 significa avere una differenza di concentrazione anche di 1 milione ad 1) e sono quindi dotate di molti mitocondri e la loro attività è energeticamente molto dispendiosa. Il pH basso ha la funzione di rendere l'ambiente inospitale per i macro e microrganismi, denaturare molte proteine e attivare il pepsinogeno in pepsina. Inoltre l'acido cloridrico favorisce l'assorbimento di calcio e ferro combinandosi con essi formando sali solubili.
HCO3−: il bicarbonato viene prodotto dalle cellule epiteliali e ha la funzione di neutralizzare l'alta acidità per rendere possibile la sopravvivenza delle cellule della parete dello stomaco, per svolgere la sua funzione viene intrappolato nel muco che riveste la superficie della parete.

Muco: è un colloide viscoso prodotto dalle cellule mucipare che protegge la mucosa gastrica dagli acidi digestivi intrappolando HCO3− al suo interno. Forma uno strato protettivo spesso circa 5-200 µm.
K+:nel succo gastrico è presente una concentrazione di potassio superiore a quella plasmatica ed è per questo motivo che si può avere ipokaliemia a seguito di vomito. La sua concentrazione è mantenuta alta per il funzionamento della H+,K+ ATPasi.
Pepsina: è un enzima proteolitico, viene secreto dalle cellule principali nella sua forma inattiva che si chiama pepsinogeno attivato dal pH acido. La pepsina necessita di un pH compreso fra 1,5 e 3,5 per agire in modo ottimale. Digerisce circa il 20% del contenuto proteico, la sua azione favorisce i processi successivi ma non è fondamentale per la sopravvivenza.
Lipasi: è un enzima che idrolizza gli acidi grassi fino ad un massimo del 10% del contenuto, è particolarmente efficace nel rompere i trigliceridi a catena corta presenti nel latte, è quindi un enzima più importante nei bambini che negli adulti.
Fattore intrinseco: è una glicoproteina secreta dalle cellule parietali che si lega alla vitamina B12 formando cobalamina permettendone l'assorbimento nell'ileo. La sua mancanza causa anemia perniciosa. È quindi essenziale per la sopravvivenza.

L'azione digestiva del succo gastrico si svolge prevalentemente sulle proteine. L'acido cloridrico funziona come stimolante della pepsina. Le proteine, per effetto della pepsina, vengono trasformate in prodotti più semplici, i peptoni.
La chimosina impedisce che il latte liquido passi troppo rapidamente attraverso lo stomaco. Coagulandolo, permette alla pepsina di svolgere la sua azione digestiva sulle proteine contenute in esso. Questo processo è molto importante per l'alimentazione dei neonati. Nello stomaco ha inizio anche la digestione delle sostanze grasse in stato di fine emulsione. La lipasi gastrica le scinde in glicerina e acidi grassi.
La secrezione del succo gastrico è fondamentalmente legata a un meccanismo nervoso di natura riflessa. Hanno massima importanza certe influenze psichiche e le sensazioni gustative, olfattive e visive, che provocano l'insorgere dell'appetito. L'appetibilità e il sapore degli alimenti eccitano la secrezione gastrica, mentre sostanze nauseanti, ansia e paura la inibiscono. La secrezione del succo gastrico è inoltre tanto più rapida e intensa quanto è maggiore il digiuno.

Oltre al succo gastrico, per la digestione sono molto importanti i movimenti dello stomaco, che favoriscono l'azione dell'acido e lo svuotamento dello stomaco. I movimenti dello stomaco avvengono sotto forma di onde contrattili, che mescolano gli alimenti e li spingono verso il piloro. Nella misura nella quale procede la digestione, il cibo si trasforma in una poltiglia chiamata chimo e le onde peristaltiche si fanno più frequenti. Quando un'onda arriva al piloro, questo si apre e il chimo viene espulso nel duodeno. Normalmente lo stomaco si svuota in 3/4 ore dopo i pasti.
Appena lo stomaco si è nuovamente svuotato, iniziano nuove contrazioni, che aumentano d'intensità con il tempo, generando in noi la sensazione della fame.

L'esofago
L'esofago è il tratto di tubo digerente compreso tra faringe e stomaco, responsabile del movimento del bolo alimentare che, dal cavo orale e dalla faringe, è inviato allo stomaco grazie ai movimenti peristaltici della parete esofagea .
L'esofago, inoltre, grazie alla presenza di uno sfintere per estremità, si oppone all'entrata di aria nello stomaco durante la respirazione e alla risalita del contenuto gastrico nella cavità orale.
La Faringe
La faringe è la seconda porzione del canale alimentare ed è un organo in comune con il sistema respiratorio. Riceve il bolo alimentare proveniente dalla cavità orale e lo convoglia, con la deglutizione, nell'esofago. Contemporaneamente è in grado di convogliare l'aria inspirata verso la laringe. Con la deglutizione, la laringe si alza e l'epiglottide(una piccola valvola), chiude l'ingresso verso la trachea, spostandosi assieme alla parte iniziale della stessa verso l'alto ed in avanti procurando spazio per il passaggio del bolo alimentare nell'esofago. Con questa azione semivolontaria inizia la peristalsi che si propagherà attraverso l'esofago trasportando così il bolo verso lo stomaco. I movimenti peristaltici del tubo digerente sono così potenti tanto da far arrivare il cibo nello stomaco anche deglutendo a testa in giù
L'Epiglottide
L'epiglottide o cartilagine epiglottide è una struttura cartilaginea impari e mediana facente parte delle cartilagini principali della laringe. Forma lo scheletro della piega rivestita di mucosa che separa la radice della lingua dalla cavità laringea.

È incurvata ad S sul piano sagittale e, se vista dalla faccia posteriore, è convessa in alto e concava in basso. Nello stato di riposo (quando non si parla né si deglutisce) è obliqua dal basso all'alto e in avanti e in dietro.
Sfintere esofageo
Il passaggio del bolo alimentare dalla faringe all'esofago è regolato dallo sfintere esofageo superiore.
Il passaggio del bolo alimentare dall'esofago allo stomaco è regolato dallo sfintere esofageo inferiore.
Uno sfintere è un anello muscolare dotato di un tono così accentuato da mantenersi in stato di continua contrazione; questo stato può essere modificato per meccanismo volontario (sfintere anale esterno) o riflesso (come i due sfinteri dell'esofago).
Lo sfintere esofageo superiore partecipa alla funzione deglutitoria, aprendosi per consentire alla faringe di spingere il bolo nell'esofago; in condizioni di riposo la muscolatura che lo costituisce è contratta e lo sfintere rimane chiuso, impedendo il passaggio di aria nella via digerente e l'inalazione di alimenti nella via aerea.
Come accennato, l'esofago è dotato di una parete muscolare costituita da due strutture: uno strato muscolare esterno longitudinale ed uno interno circolare. Proprio a quest'ultimo è affidata l'attività propulsiva, che gli permette di compiere importantissimi movimenti di peristalsi. Mentre un segmento di muscolatura a monte si contrae, il tratto a valle si rilassa; successivamente sarà questo a contrarsi e così via, con successione dall'alto al basso fino alla completa discesa del bolo alimentare nello stomaco. La peristalsi esofagea è facilitata dall'azione lubrificante della saliva e delle secrezioni esofagee.
LO STOMACO
È il primo organo cavo del sistema digerente individuabile in cavità addominale, ha una temperatura di 37 gradi centigradi e un pH di 3,5. L'epitelio dello stomaco secerne principalmente enzimi proteolitici come pepsina e chimosina, H2O e HCl (acido cloridrico, il quale ha la funzione di attivare l'enzima (inattivo) pepsinogeno in pepsina (attivo), che idrolizza le proteine in amminoacidi). L'esofago, dopo aver attraversato l'adito esofageo, si fonde con lo stomaco a livello della valvola (incontinente) del cardias. Nello stomaco avviene l'attacco principale alle sostanze del cibo e la loro lisi (soprattutto per quanto riguarda le proteine), ad opera di enzimi litici, tra i quali la pepsina, che serve per rendere le proteine sostanze più semplici, e l'acido cloridrico, che rende acido il contenuto dello stomaco; queste sostanze, insieme all'acqua, costituiscono i succhi gastrici. Le pareti dello stomaco sono inoltre ricoperte da uno strato di muco, prodotto dalle cellule mucipare delle fossette gastriche,che ha il compito di proteggere la parete gastrica dall'azione corrosiva dell'acido cloridrico. Grazie ai movimenti peristaltici il bolo, trasformato in chimo, si muove verso il piloro che lo porterà all'intestino tenue.
L'INTESTINO
L'intestino è una porzione dell'apparato digerente compresa tra il piloro e l'orifizio anale. Anatomicamente viene distinto in due tratti, il piccolo intestino o intestino tenue ed il grande intestino o intestino crasso.Si presenta come un tubo di diametro variabile con pareti flessibili, ripiegato più volte su se stesso.
I componenti
La bocca
La bocca o cavità orale è la prima parte dell'apparato digerente.Nell'uomo è definita anteriormente dalle labbra, lateralmente dalle guance, posteriormente dalla faringe, superiormente dal palato, inferiormente da un pavimento muscolare, teso all'interno dell'arco formato dalla mandibola, o mascella inferiore.Oltre alle funzioni di masticazione e digestione la bocca riveste un ruolo fondamentale nella comunicazione e fonazione. Nella bocca il cibo subisce una prima digestione tramite la masticazione e l'intervento degli enzimi contenuti nella saliva; questi sono sostanze prodotte dalle ghiandole e hanno l'importante funzione di accelerare le reazioni chimiche che avvengono all'interno del nostro organismo. Il cibo, ridotto in una poltiglia, detta bolo, viene spinto dalla lingua all'interno della faringe.
Nello stomaco esso viene aggredito dai SUCCHI GASTRICI , che non attaccano lo stomaco perché è ricoperto da una mucosa che lo protegge all’interno. Essi non risalgono l’esofago poi, perché le due valvole il CARDIAS (la valvola d'entrata) e il PILORO (la valvola d'uscita) impediscono fortunatamente le fuoriuscite. La sostanza nutritiva può sostare nello stomaco diverse ore; esce attraverso il piloro che fa passare poche quantità di cibo alla volta.
Fuori dallo stomaco il bolo si è trasformato in CHIMO. Esso viene attaccato da sostanze enzimatiche per esempio la BILE prodotta dal FEGATO e contenuta nella CISTIFELLEA un (sacchetto verdognolo)
E gli acidi prodotti dal PANCREAS.
Successivamente il chimo, divenuto chilo, entra nell'intestino che è diviso in due parti l'INTESTINO CRASSO e quello TENUE. Lì vengono assorbiti gli zuccheri e le sostanze più concentrate, invece in quello crasso le sostanze liquide. Alla fine dell'intestino le sostanze inutili rimaste vengono espulse sottoforma di urine e feci attraverso il RETTO.
DIGESTIONE NELLO STOMACO
L'intestino Tenue
L'intestino tenue inizia con la valvola pilorica, che lo separa dallo stomaco, e termina con la valvola ileo-cecale, che lo congiunge con il crasso. Lungo circa sette metri e con un diametro medio di 4 centimetri, può essere suddiviso in tre tratti, il primo chiamato duodeno, il secondo detto digiuno e la porzione terminale chiamata ileo.
Tra i tre, il duodeno è il segmento maggiormente coinvolto nei processi digestivi, mentre digiuno ed ileo sono deputati soprattutto all'assorbimento dei nutrienti.
Intestino Crasso
L'intestino crasso rappresenta la parte terminale del tubo digerente. Lungo circa due metri, si estende dalla valvola ileocecale all'ano. Anatomicamente viene suddiviso in sei tratti che, in direzione aborale, vengono rispettivamente chiamati: cieco, colon ascendente, colon trasverso, colon discendente, sigma e retto. Nel tratto iniziale del colon ascendente, troviamo la valvola ileocecale, che serve a impedire il reflusso del contenuto del colon nell'intestino tenue.
Nonostante la sua lunghezza sia circa quattro volte inferiore a quella dell'intestino tenue, il crasso possiede un'analoga capacità, grazie ad un diametro decisamente superiore.
DUODENO
DIGIUNO
Digiuno, o intestino medio, è la sezione centrale dell’intestino tenue. Il ph di questo tratto di intestino è tra 7 e 9, quindi o neutro o lievememente alcalino.
I movimenti peristaltici in questo tratto di intestino, sono molto veloci. In questo tratto si svolgono tratti importanti di digestione ed il tratto che assorbe più nutrienti derivanti dall’alimentazione, grazie ai Villi intestinali. I villi intestinali del digiuno sono più lunghi che nel duodeno o nell’ileo.

Il suo nome particolare è dovuto al fatto che è sempre “vuoto” nei cadaveri.


L'epitelio di rivestimento gastrico è costituito da un epitelio cilindrico semplice monostratificato con funzione secernente e di rivestimento. Le cellule che lo costituiscono sono dette "mucoidi", con una vita media di 3 giorni. L'epitelio presenta numerose invaginazioni del diametro di circa 0,2 mm e dal lume irregolare, dette fossette gastriche, alla base delle quali si aprono le ghiandole gastriche dello stomaco, che poi si approfondano nella lamina propria. Le ghiandole gastriche che differiscono per la struttura a seconda delle diverse regioni dello stomaco che si considerano, riversano il loro secreto nelle cripte delle areole gastriche e sono distinte in tre diversi tipi.
L'epitelio Gastrico

L'ileo
L'ileo è la parte finale dell'intestino tenue, nel quale segue il duodeno ed il digiuno. È separato dal cieco dalla valvola ileocecale.
Nell'uomo misura dai 2 ai 4 metri ed il suo Ph è generalmente compreso tra 7 ed 8.
La sua funzione principale è quella di assorbire la vitamina B12, gli acidi della bile ed eventuali prodotti non assorbiti dal digiuno.
Funzioni del Duodeno
Il duodeno prepara, tramite enzimi, gli alimenti che verranno poi assorbiti nella restante parte dell'intestino tenue. Le ghiandole del Brunner, che qui si trovano, secernono muco. Nel duodeno si versa la bile, prodotta dal fegato, che serve per emulsionare i grassi. Inoltre, il pancreas vi secerne enzimi digestivi, come tripsina, amilasi e lipasi.

Il duodeno regola anche la velocità di svuotamento dello stomaco attraverso vie ormonali. La secretina e la colecistochinina vengono rilasciate dalle cellule nell'epitelio duodenale in risposta agli stimoli e agli acidi grassi presenti quando il piloro si apre e rilascia il chimo gastrico nel duodeno.
La Bile
La bile è un liquido basico di colore giallo-verde secreto dal fegato della maggior parte degli animali vertebrati. Viene immagazzinata nella cistifellea tra un pasto e l'altro e, mangiando, è iniettata nel duodeno dove collabora ai processi della digestione.
Succo Pancreatico
Il succo pancreatico è un liquido secreto dal pancreas, una ghiandola importantissima per gli equilibri digestivi ed endocrini del nostro organismo. All'interno di questo succo troviamo infatti enzimi digerenti importantissimi, come tripsinogeno, chimotripsinogeno, pro-elastasi, pro-carbossipeptidasi, lipasi pancreatica, nucleasi ed amilasi. Il succo pancreatico è inoltre ricco di bicarbonati, fondamentali per tamponare l'acidità del materiale parzialmente digerito proveniente dallo stomaco.
Gli enzimi proteolitici presenti nel succo pancreatico (tripsinogeno, chimotripsinogeno, pro-elastasi, pro-carbossipeptidasi) sono secreti come zimogeni, quindi in forma inattiva, per evitare che digeriscano, danneggiando, le stesse cellule che li hanno prodotti (come avviene nelle pancreatiti). Una volta secreti nel lume intestinale tali enzimi vengono attivati e partecipano alla digestione delle proteine; in particolare, il tripsinogeno viene attivato a tripsina da uno specifico enzima duodenale chiamato enteropeptidasi. La tripsina così ottenuta, a sua volta, attiva tutte le altre proteasi, incluso lo stesso tripsinogeno, e la procolipasi (coadiuvante nella digestione dei grassi).

Il succo pancreatico si riversa nel duodeno, insieme alla bile secreta dal fegato, in questa sede si completano i fenomeni digestivi ed iniziano quelli di assorbimento.
A differenza di quelli gastrici gli enzimi pancreatici hanno bisogno di un ambiente leggermente basico (c.a. 8).
Funzioni fisiologiche della Bile
La bile funge per un certo grado da detergente, aiutando a emulsionare i grassi e partecipa così al loro assorbimento nel piccolo intestino; quindi ha parte importante nell'assorbimento delle vitamine D, E, K e A che si trovano nei grassi. Oltre alla funzione digestiva, la bile serve anche all'eliminazione della bilirubina, prodotta dalla degradazione della emoglobina, che le dà il tipico colore; neutralizza anche l'eccesso di acidità nello stomaco prima di arrivare nell'ileo, la sezione finale del piccolo intestino. I sali biliari hanno anche un effetto battericida dei microbi nocivi introdotti con il cibo.

La bile degli animali macellati può essere mescolata con il sapone. Il cosiddetto fiele di bue è utilizzato nella pittura a tempera e nell'acquerello per far aderire i colori su superfici poco ricettive o untuose.


Componenti della bile
Chimicamente la bile si costituisce di:

acqua
colesterolo
lecitina (un fosfolipide)
pigmenti biliari (bilirubina)
acidi biliari (sodio taurocolico)
taurina


Secrezione Pancreatica
La secrezione pancreatica è stimolata dalla secretina - che favorisce soprattutto il rilascio di un liquido diluito e ricco di bicarbonati - e dalla colecistochinina, più attiva sul rilascio di enzimi digestivi. Entrambi questi ormoni sono secreti dal duodeno: il principale stimolo alla secrezione di colecistochinina è dato dalla presenza di grassi ed aminoacidi nel chimo, mentre la secretina viene rilasciata in maniera proporzionale all'acidità del materiale semidigerito proveniente dallo stomaco.
Se il succo gastrico è troppo povero di bicarbonati vi è il rischio che l'acidità del chimo produca lesioni più o meno importanti alla mucosa duodenale; quando invece il patrimonio enzimatico è troppo scarso insorgono problemi digestivi come flatulenze e steatorrea (eccessiva presenza di grassi indigeriti nelle feci, che le rendono lucide ed untuose).
Enzimi digestivi presenti nel succo pancreatico e relativa funzione


Tripsina
:prodotta come zimogeno (tripsinogeno). Attivata dall'enteropeptidasi duodenale. Interviene soprattutto sui legami peptidici che impegnano aminoacidi basici (come arginina e lisina).
Chimotripsina:
prodotta come zimogeno (chimotripsinogeno). Attivata dalla tripsina. Interviene soprattutto sui legami peptidici che impegnano aminoacidi aromatici (come tirosina, triptofano e fenilalanina).
Elastasi:
prodotta come zimogeno (pre-pro-elastasi). Attivata dalla tripsina. Unico enzima capace di attaccare l'elastina e come tale importantissimo per la digestione degli alimenti carnei.
Carbossipeptidasi:
secrete in parte in forma attiva ed in parte in forma inattiva. Intervengono sui legami peptidici posti all'estremità carbossilica della catena amminoacidica.
Amilasi:
interviene nella digestione degli amidi, iniziata nella cavità orale ad opera della ptialina.
Lipasi e colipasi:
interviene nella digestione dei grassi, coadiuvata dalla bile e dal potere emulsionante dei suoi sali biliari.
Villi Intestinali ed Assorbimento dei Nutrienti
A livello del tenue viene completata la digestione degli alimenti e buona parte dei princìpi nutritivi ottenuti (circa il 90%) viene assorbita. La superficie interna di questo tratto del tubo digerente è sollevata a formare pieghe, le quali a loro volta presentano numerose e sottili estroflessioni dette villi. Questa particolare conformazione anatomica ha lo scopo di aumentare la superficie di contatto, al fine di ottimizzare i processi digestivi e l'assorbimento.
Ogni villo è tappezzato da cellule la cui membrana, rivolta verso il lume interno, presenta delle sottili estroflessioni chiamate microvilli (orletto a spazzola). La conformazione di queste cellule, chiamate enterociti, ha lo scopo di aumentare ulteriormente la capacità digestiva ed assorbente dell'intestino.
Alla base di ogni villo sono presenti delle piccole fossette chiamate cripte. Così come i villi, anche le cripte sono tappezzate da cellule che però, a differenza di quelle che ricoprono la parte sporgente, sono ancora immature.
Una delle principali caratteristiche degli enterociti è quella di vivere soltanto pochi giorni. Mano a mano che invecchiano, queste cellule si staccano dal villo e passano nel lume intestinale per essere eliminate con le feci. Il processo di rinnovamento della popolazione cellulare è continuo e gli enterociti sfaldati vengono prontamente rimpiazzati da nuove cellule che migrano dalle cripte.
Mano a mano che risalgono dalla cripta verso la sommità, gli enterociti maturano, invecchiano e, raggiunto l'apice, si sfaldano. Il peculiare fenomeno della migrazione cellulare fa sì che ogni tre-cinque giorni la popolazione enterocitaria venga completamente rimpiazzata da nuove cellule.
Lo scopo di questo rapido e continuo rinnovamento è quello di mantenere elevata l'efficienza digestiva ed assorbente dell'intestino.
All'interno di ogni villo confluisce una fitta rete di capillari, fondamentale per il trasferimento dei nutrienti dal lume intestinale al circolo sanguigno.
A differenza di acqua, sali minerali, glucidi ed aminoacidi, i lipidi non entrano direttamente nel sangue ma, attraversando l'enterocita, confluiscono in un vaso linfatico a fondo cieco presente al centro del villo.
Le vitamine meritano un discorso a parte poiché alcune di esse, in virtù della loro natura lipidica, seguono la via linfatica comune ai grassi, mentre le altre, essendo idrosolubili, vengono assorbite direttamente dai capillari sanguigni.
Nell'intestino tenue viene completata la digestione degli alimenti, iniziata già nella bocca per quanto riguarda l'amido e nello stomaco per quanto riguarda le proteine.
Se nel cadavere il tenue è lungo quasi sette metri, nel vivente appare molto più corto. Questa particolarità è legata alla muscolatura che lo avvolge, la quale, contraendosi e rilassandosi ritmicamente, rimescola il contenuto intestinale e lo spinge in direzione aborale (verso l'intestino crasso).



Funzioni dell'intestino crasso
L'intestino crasso esegue parecchie funzioni importanti nella digestione. Le Sue funzioni principali sono:
Assorbire l'acqua;
Assorbimento delle vitamine:L'intestino crasso egualmente aiuta nell'assorbimento delle vitamine fatte dai batteri che vivono normalmente nell'intestino crasso. Questi sono batteri amichevoli chiamati batteri commensali. C'è oltre 700 specie di batteri che eseguono varie funzioni.

Scomposizione commensale di Questi batteri i polisaccaridi o le fibre non digeriti nella dieta in acidi grassi a catena corta. Questi possono essere assorbiti dall'intestino crasso tramite la diffusione passiva. I batteri egualmente producono il gas (flatus), che è una miscela di azoto e dell'anidride carbonica, con le piccole quantità dei gas idrogeno, metano e solfuro di idrogeno. Questi derivano dalla fermentazione batterica dei polisaccaridi non digeriti.

Questi batteri egualmente producono un gran numero di vitamine. Il più importante di questi è Vitamina K e Biotina (una vitamina di B). Quando l'assunzione della vitamina nella dieta è bassa, questa può essere una sorgente importante di queste vitamine.

Diminuzione dell'acidità e proteggere dalle infezioni
La mucosa dell'intestino crasso egualmente secerne i bicarbonati per neutralizzare l'acidità aumentata derivando dalla formazione di questi acidi grassi e di altre componenti digestive alle parti precedenti degli intestini.

Il livello mucoso dell'intestino crasso egualmente funge da barriera mucosa e protegge dalle infezioni e dalle invasioni microbiche.

Produzione degli anticorpi
L'intestino crasso, specialmente l'appendice, è una confluenza di parecchi tessuti linfoidi. Questi svolgono un ruolo importante nell'immunità. I tessuti linfoidi dell'intestino crasso egualmente aiutano nella produzione degli anticorpi e degli anticorpi reattivi dell'incrocio. Questi anticorpi sono prodotti dal sistema immunitario contro i batteri commensali normali ma possono anche essere attivi contro i batteri nocivi relativi ed impedire così le infezioni.
Cieco
Il cieco è la porzione estrema dell'intestino crasso e corrisponde al tratto situato al di sotto della giunzione ileociecale.
Presenta la forma di una ampolla a superficie irregolare con tre sporgenze, che si trova sotto il colon destro ascendente.
Dalla faccia mediale del cieco si distacca l'appendice vermiforme, ormai ciò che resta di uno stomaco antico. A volte essa si può infiammare causando dolore e necessitandone l'asporto.
Colon
Il colon è il tratto terminale dell'apparato digerente. Più corto e con diametri maggiori rispetto all'intestino tenue, il colon se ne differenzia per la presenza delle haustra e delle tenie, tre fasci muscolari longitudinali che lo percorrono.

Diversamente dall'intestino tenue, il colon non assolve un ruolo fondamentale nell'assorbimento dei nutrienti, ma si occupa dell'assorbimento di acqua, sale e di sintetizzare, grazie al microbiota umano qui presente, alcune vitamine liposolubili essenziali, a partire dalle sostanze di scarto, prima che siano eliminate dall'organismo.
Retto
Porzione terminale dell’intestino crasso compresa tra il colon ileo-pelvico (o sigma) e l’ano. È così detto per la sua direzione più o meno rettilinea, termina in basso nel punto in cui il suo rivestimento mucoso si continua con il rivestimento cutaneo dell’ano (linea ano-rettale); superiormente è distinto dal colon pelvico da un limite convenzionale rappresentato dalla terminazione del rivestimento peritoneale e più precisamente del mesocolon sigmoideo.
Il retto presenta una lunghezza di circa 12 cm. Il suo calibro non è uniforme, perché nella porzione media presenta una dilatazione, detta ampolla rettale, che può essere di notevoli dimensioni. La sua superficie esterna è liscia, ma spesso presenta sui lati da uno a 3 solchi trasversali, che a seconda dei casi si estendono alquanto nelle superfici anteriori e posteriori.

Struttura

Il colon è un organo cavo ( o viscere), posto in sede addominale, lungo circa un metro e mezzo, che inizia a livello della valvola ileo-cecale, tratto terminale dell'intestino tenue, e termina con il retto ed il canale anale. È formato da diverse parti:
cieco, colon ascendente, colon trasverso, colon discendente e sigma.


Struttura della parete

La parete del colon è formata, dall'interno all'esterno, da più strati: la mucosa, la sottomucosa, la muscolare e la sierosa.

-La mucosa è formata essenzialmente da due tipi di cellule:
• epiteliali, di forma cilindrica, che hanno la funzione di riassorbire acqua e sali.
Presentano, sulla loro superficie esterna, quella che guarda verso il lume (il canale attraverso cui passano i nutrienti e le feci), una serie di invaginazioni, dette cripte, che hanno lo scopo di aumentare la superficie assorbente;
• caliciformi mucipare, che hanno la funzione di secernere una sostanza mucosa e viscida nel lume, così da lubrificare lo stesso e facilitare il transito delle feci.
-La sottomucosa si trova immediatamente sotto la mucosa ed è molto ricca di strutture vascolari, linfatiche e di fibre nervose che regolano la peristalsi (movimenti intestinali propulsivi che favoriscono la progressione delle feci verso il retto).

-La muscolare è formata da due strati di muscolatura: uno più interno, ad andamento trasversale, ed uno più esterno, ad andamento longitudinale. Esse conferiscono al viscere un caratteristico aspetto sacculato.

-La sierosa, chiamata anche peritoneo, costituisce invece un rivestimento esterno globale di tutto il colon ed anche di tutti gli altri organi e visceri addominali.

Colon Ascendente
Il colon ascendente, prosecuzione superiore del cieco, è lungo 15-20 cm, con calibro inferiore e minore distensibilità rispetto ad esso. Si porta sino alla porzione inferiore del lobo destro del fegato, su cui lascia un'impronta poco profonda (impronta colica), poi piega bruscamente a sinistra, formando la flessura epatica e proseguendo nella porzione trasversale del colon.

È ricoperto dal peritoneo sulla sua parete anteriore e su quelle laterali, dove forma le docce parietocoliche di sinistra e destra; risulta quindi retroperitoneale. È in rapporto anteriormente con la porzione inferiore del lobo destro del fegato e il fondo della cistifellea, con il grande omento e con il peritoneo parietale della parete addominale anteriore, posteriormente con la fascia renale che lo separa dal rene destro, con la fascia iliaca, la fascia dello psoas, il quadrato dei lombi, l'aponeurosi del trasverso dell'addome, i nervi ileoinguinale, ileoipogastrico e cutaneo femorale laterale.
È vascolarizzato da arteria colica destra e dall'arteria ileo-colica. La vena che diparte è la colica di destra che sfocia nella mesenterica superiore. L'innervazione avviene grazie al plesso mesenterico superiore.
Colon Trasverso
Il colon trasverso, prosecuzione del colon ascendente, è lungo circa 50 cm, ed è compreso tra la flessura epatica (flessura colica destra) e la flessura splenica (flessura colica sinistra). Forma una curva postero-inferiore variabile da soggetto a soggetto, con una concavità diretta posteriormente e superiormente, per poi piegarsi bruscamente in basso formando la flessura splenica e dare origine al colon discendente. Talvolta questa concavità è tale da raggiungere la pelvi.

Possiede un maggior numero di appendici epiploiche rispetto al colon ascendente. È rivestito completamente da peritoneo, fatta eccezione per quella parte della flessura epatica che aderisce al fegato. Presso la superficie laterale della flessura splenica, il peritoneo viscerale è connesso dal legamento frenocolico al diaframma. Anteriormente, il colon trasverso è in rapporto con il VI segmento del fegato (presso la flessura epatica), con la grande curvatura dello stomaco, il grande omento e talvolta con la cistifellea. Posteriormente è connesso al margine anteriore del pancreas mediante il mesocolon trasverso, è in rapporto con la seconda, terza e quarta parte del duodeno, con la milza (presso la flessura splenica), il rene sinistro da cui è diviso dalla fascia perirenale e la vena mesenterica inferiore. Inferiormente è in rapporto con il digiuno, superiormente con la coda del pancreas.
Colon Discendente
Il colon discendente, continuazione del colon trasverso, è lungo circa 25 cm, e si dirige inferiormente, anteriormente e medialmente oltre la flessura splenica, continuandosi nel colon sigmoideo dopo essersi curvato verso destra, formando una concavità supero-mediale. È retroperitoneale, per cui ricoperto dal peritoneo anteriormente e lateralmente.

Possiede un calibro minore rispetto al colon ascendente, ma più appendici epiploiche. È in rapporto anteriormente con alcune anse del digiuno e dell'ileo, posteriormente è diviso dal rene sinistro dalla fascia perirenale e da questa da scarso tessuto connettivo lasso, ed è in rapporto con l'arteria e la vena genitali di sinistra, il nervo genitofemorale, cutaneo laterale sinistro del femore, ileoipogastrico, sottocostale e femorale, con il muscolo trasverso dell'addome, quadrato dei lombi, iliaco e grande psoas. La prima porzione può talvolta essere in rapporto con la parte inferiore della milza.
Colon Sigmoideo
Il colon sigmoideo è la continuazione del colon discendente presso lo stretto superiore della pelvi, così chiamato per la sua forma che ricorda quella di una "S". La prima concavità guarda in direzione supero-mediale ed è il punto convenzionalmente utilizzato per separare il colon discendente dal sigmoideo ed è di norma adagiata contro la parete della cresta iliaca, la seconda, molto più stretta, guarda infero-lateralmente e determina il confine tra sigmoideo e retto.

È il segmento del colon più variabile per lunghezza, conformazione, e quello con il maggior numero di appendici epiploiche. È completamente ricoperto dal peritoneo ed ancorato alla parete addominale posteriore da un meso a forma di ventaglio, detto mesocolon sigmoideo.

Anteriormente è in rapporto con il grande omento e con alcune anse dell'ileo, posteriormente con l'arteria e la vena iliache esterne (sinistre), l'arteria e la vena genitali sinistre, il nervo genitofemorale, il nervo otturatore, il plesso sacrale, l'uretere sinistro, il muscolo grande psoas, iliaco e piriforme, la vescica e il dotto deferente nel maschio, l'utero e l'ovaio sinistro nella femmina.
Il Fegato
Il fegato è una ghiandola extramurale anficrina (a secrezione endocrina ed esocrina) posizionata al di sotto del diaframma e localizzata tra questo e il colon trasverso e lo stomaco. È la ghiandola più voluminosa del corpo umano. Gioca un ruolo fondamentale nel metabolismo e svolge una serie di processi tra cui l'immagazzinamento del glicogeno, la sintesi delle proteine del plasma, la rimozione di sostanze tossiche dal sangue. Produce la bile, importante nei processi della digestione ed è fino al 6º mese di vita intrauterina il più importante organo emopoietico. In caso di splenectomia, il fegato può riassumere la funzione di emocateresi sopperendo alla mancanza della milza.
Metabolismo

Il metabolismo (= cambiamento) è il complesso delle reazioni chimiche e fisiche che avvengono in un organismo o in una sua parte. Molte di queste trasformazioni della materia sono reversibili e sono legate a variazioni della condizione energetica.
Il metabolismo si divide in due insiemi di processi:
Anabolismo
e
Catabolismo
Anabolismo
L'anabolismo o biosintesi è una delle due parti del metabolismo e comprende l'insieme dei processi di sintesi o bioformazione delle molecole organiche (biomolecole) più complesse da quelle più semplici o dalle sostanze nutritive. Questi processi richiedono energia, al contrario delcatabolismo.
Sebbene l'anabolismo e il catabolismo siano due processi opposti, funzionano in maniera coordinata e armonica e costituiscono un tutto unico difficile da separare.
L'anabolismo è responsabile di:
-La formazione delle componenti cellulari, dei tessuti corporali e, quindi, della crescita.
-L'approvvigionamento dell'energia.
Le cellule ottengono l'energia dall' ambiente mediante tre tipi distinti di fonti d'energia, che sono:
• Luce solare, tramite la fotosintesi nelle piante.
• Composti organici, come succede negli organismi eterotrofi.
• Composti inorganici, come nei batteri autotrofi.
L'anabolismo si può classificare accademicamente a seconda delle biomolecole che vengono sintetizzate:
• Replica o duplicazione del DNA.
• Sintesi dell'acido ribonucleico.
• Sintesi di proteine a partire dagli aminoacidi.
• Sintesi di carboidrati.
• Sintesi di lipidi a partire da carboidrati.
• Fotosintesi clorofilliana
I principali ormoni anabolizzanti sono insulina, GH, IGF-1 e testosterone.


Catabolismo
Con il termine catabolismo s'intende l'insieme dei processi metabolici che hanno come prodotti sostanze strutturalmente più semplici e povere di energia, liberando quella in eccesso sotto forma di energia chimica (ATP) ed energia termica. Il suo opposto è l'anabolismo.

Il catabolismo comprende processi quali:

l'idrolisi delle macromolecole
la glicolisi
la β-ossidazione degli acidi grassi
il ciclo dell'urea
un esempio di catabolismo è la respirazione cellulare, dove la molecola altamente energetica del glucosio (C6H12O6) viene scissa in molecole di acqua e anidride carbonica, ricavando 30 o 32 molecole di ATP (questa differenza di 2 molecole di ATP è dovuta al tipo di shuttle utilizzato nella respirazione cellulare: se è il malato saranno 32, se è il glicerolo-3-fosfato saranno 30).
I prodotti finali del catabolismo sono detti cataboliti. Il loro smaltimento è detto escrezione.

Nella cellula vengono accoppiate le reazioni esoergoniche con quelle endoergoniche. La molecola di scambio più distribuita in ogni forma di vita è rappresentata dall'ATP.

Il metabolismo energetico (catabolico) si divide in tre stadi. Nel primo (digestione di macromolecole), i grassi, polisaccaridi e proteine vengono ridotti rispettivamente ad acidi grassi e glicerolo, glucosio e aminoacidi. All'interno di ciascuna formula si riesce ad individuare una parte comune, il gruppo acetato. Lo ione acetato, per viaggiare nel nostro organismo, ha bisogno di un trasportatore che sia in grado di tamponare l'acidità del gruppo, che è poco compatibile con il pH cellulare. Questo trasportatore è il Coenzima A. La sua funzione è simile a quella dell'ATP. Il catabolismo è un complesso processo chimico di riduzione e disintegrazione delle sostanze alimentari complesse che vengono scisse in molecole semplici con conseguente rilascio di energia, spesso a discapito della massa muscolare. Oltre a produrre energia questo particolare processo assicura anche l'eliminazione di alcune sostanze di scarto, ormai non più utilizzabili.

Quando si lega allo ione Acetato diventa Acetil CoA. Nel terzo stadio l'AcetilCoA è completamente ossidato per produrre anidride carbonica nel ciclo di Krebs, acqua nella catena respiratoria e ATP nella fosforilazione ossidativa.

Nel processo di glicosilazione, il glucosio del sangue reagisce in un ambiente a ph acido con le proteine dei muscoli, del collagene e le altre proteine tissutali, denaturandole.

I principali ormoni catabolizzanti sono glucagone, adrenalina e cortisolo.
Funzioni
Le funzioni del fegato sono espletate dalle cellule del fegato, gli epatociti.
• Il fegato produce e secerne la bile, usata per emulsionare i grassi. Parte della bile viene riversata direttamente nel duodeno, parte viene accumulata nella cistifellea.
• Il fegato svolge numerose funzioni nel metabolismo dei carboidrati e delle proteine:
• la gluconeogenesi, ovvero la sintesi del glucosio a partire da alcuni amminoacidi, dall'acido lattico o dal glicerolo;
• la glicogenolisi, ovvero la formazione del glucosio dal glicogeno (avviene anche all'interno dei muscoli);
• la glicogenosintesi, ovvero la sintesi del glicogeno a partire dal glucosio;
• la demolizione dell'insulina e di altri ormoni;
• il metabolismo delle proteine.
• Il fegato inoltre interviene nel metabolismo dei lipidi:
• vi avviene la sintesi del colesterolo;
• vi avviene la sintesi dei trigliceridi.
• Il fegato produce i fattori di coagulazione I (fibrinogeno), II (trombina), V, VII, IX, X e XI, nonché la proteina C, la proteina S, l'epcidina e l'antitrombina.
• Il fegato demolisce l'emoglobina, creando metaboliti che vengono aggiunti alla bile come pigmenti.
• Il fegato demolisce numerose sostanze tossiche e numerosi farmaci nel processo noto come metabolismo dei farmaci. Il processo può portare ad intossicazione, quando il metabolita è più tossico del suo precursore.
• Il fegato converte l'ammoniaca in urea.
• Il fegato funge da deposito per numerose sostanze, tra cui il glucosio (come glicogeno), la vitamina B12, il ferro e il rame.
• Nel feto fino al terzo mese, il fegato è la sede principale della produzione di globuli rossi; viene rimpiazzato in questo compito dal midollo osseo alla 32ª settimana di gestazione.
• Il sistema reticoloendoteliale del fegato contiene numerose cellule specializzate del sistema immunitario che agiscono da "filtro" nei confronti degli antigeni trasportati dal sistema della vena porta.
Attualmente non esiste un organo artificiale capace di emulare tutte le funzioni del fegato. Alcune di esse sono emulate dalla dialisi epatica, trattamento sperimentale per casi di grave insufficienza epatica.

Gluconeogenesi
La gluconeogenesi o neoglucogenesi è un processo metabolico mediante il quale, in caso di necessità dovuta ad una carenza di glucosio nel flusso ematico, un composto non glucidico viene convertito in glucosio, seguendo sostanzialmente le tappe inverse delle glicolisi, eccezione per quelle dove la differenza di energia libera è negativa (1-3-10). Permette di produrre glucosio a partire da precursori non saccaridici, quali piruvato, lattato, glicerolo e amminoacidi. Avviene quasi interamente nel citosol, a parte la prima tappa iniziale che serve per traslocare il piruvato dal mitocondrio al citosol appunto. Il piruvato subisce modificazioni (prima ad ossalacetato poi a malato) e viene trasportato nel citosol. Qui verrà formato il PEP e poi si susseguono tutte le altre reazioni come se fosse una glicolisi inversa.

Si basa su 3 deviazioni, corrispondenti alle 3 reazioni irreversibili della glicolisi. Nella prima deviazione si registra formazione di fosfoenolpiruvato a partire da piruvato, passando attraverso reazioni intermedie. Dal piruvato si ottiene ossalacetato grazie all'enzima piruvato carbossilasi. L'ossalacetato così prodotto viene ridotto a malato grazie all'enzima malato deidrogenasi. Nella reazione successiva il malato viene riossidato ad ossalacetato e infine quest'ultimo viene convertito in fosfoenolpiruvato dalla fosfoenolpiruvato carbossichinasi. La seconda deviazione permette di ricavare fruttosio-6-fosfato a partire dal reagente fruttosio-1,6-bisfosfato. L'enzima catalizzante di questa reazione è la fruttosio-1,6-bisfosfatasi. Infine la terza deviazione, che consente di ottenere la molecola di glucosio a partire dal glucosio-6-fosfato è catalizzata dalla glucosio-6-fosfatasi. La gluconeogenesi è energeticamente dispendiosa; la cellula infatti usa 6 legami altamente energetici forniti da ATP per formare una molecola di glucosio a partire da lattato o piruvato. Proprio per questo, tale processo attivo durante il digiuno è svolto unicamente dal fegato, il quale ha gli enzimi necessari e l'energia fornita dalla demolizione di Acetil-CoA (proveniente dalla beta ossidazione) nel ciclo di Krebs.
Glicogenolisi
La glicogenolisi è un processo metabolico che degrada molecole di glicogeno fino ad ottenere il monosaccaride glucosio.
Quotidianamente, l'organismo umano necessita di regolare i suoi equilibri. Tra questi equilibri c'è la necessità di mantenere costante la concentrazione ematica di glucosio.
La presenza di una concentrazione di glucosio nel sangue inferiore alla normalità, viene avvertita e segnalata dall'ormone glucagone, il quale è definito ormone iperglicemizzante. Il glucagone agisce a livello epatico ed è capace di avviare una serie di eventi biochimici che portano alla liberazione di glucosio nel sangue. Un altro ormone è l'adrenalina, che ha lo stesso compito del glucagone, ma a differenza di questo, l'adrenalina agisce a livello muscolare.
A seguito dello stimolo ormonale (sia esso epatico che muscolare), viene attivata una protein-chinasi, capace di legare un gruppo fosfato sui residui di serina dell'enzima, attivandolo. L'enzima principale della glicogenolisi è la glicogeno fosforilasi. Questo enzima, nella forma fosforilata (glicogeno fosforilasi a) è attivo, mentre la sua inattivazione (glicogeno fosforilasi b) è dovuta alla rimozione dei gruppi fosfato dai residui di serina, ad opera di una proteina fosfatasi. Quando c'è una reazione anabolica (che utilizza energia) l'ATP si trasforma in ADP, quando c'è una reazione catabolica (che produce energia) l'ADP si trasforma in ATP.

Glicogenosintasi
La glicogenosintesi è un processo che avviene nel citoplasma delle cellule del fegato e dei muscoli e consiste nella conversione del glucosio in glicogeno.La glicogeno sintasi, è un enzima che interviene nel legare una molecola di glucosio all’estremità non riducente (quella in cui si ha il glucosio terminale, con il C4 libero) della catena di glicogeno, allungandola. Affinché il glucosio possa essere legato alla catena di glicogeno, è necessario che esso sia legato ad un nucleotide, formando l’Uridina difosfoglucosio (UDPG). Questo enzima viene attivato per mezzo di una reazione chimica chiamata defosforilazione, controllata dall’azione ormonale dell’insulina, il cui scopo è quello di ridurre la concentrazione ematica di glucosio e riportarla alla concentrazione fisiologica. Pertanto l’insulina è chiamato ormone ipoglicemizzante.La glicogeno sintasi, enzima chiave di questo processo biochimico, necessita di essere attivato affinché possa svolgere la propria funzione catalitica. La sua attivazione (glicogeno sintasi a) è strettamente legata alla defosforilazione dei suoi residui di serina operata da una fosfoproteina fosfatasi, la quale rimuove i gruppi fosforici dai residui di serina. Al contrario la sua inattivazione (glicogeno sintasi b) è strettamente legata alla fosforilazione dei suoi residui di serina mediata da una protein-chinasi, che aggiunge gruppi fosforici ai residui di serina dell’enzima. Questo evento biochimico (glicogenosintasi) è opposto alla demolizione del glicogeno (glicogenolisi). Nella foto è presente la Struttura dell'UDP-glucosio, implicato nella formazione ed allungamento delle catene di glicogeno
SITI PRESI IN CONSIDERAZIONE
it.wikipedia.org
www.sapere.it
www.my-personaltrainer.it
www.benessere.com
scienzaesalute.blogosfere.it
PROGETTO REALIZZATO DA:
ANGELO VERRELLI
ALESSANDRO CIOTOLI
BRIGIDA BOCCUCCI
DANIELE BONOMO
MIRIANA UBERTI

CLASSE IV sez. D
Liceo Scientifico di Ceccano a.s. 2014/15
ANALISI DEGLI ALIMENTI: carboidrati, lipidi e grassi.
Carboidrati (chiamati anche glucidi), grassi (denominati anche lipidi) e proteine sono i componenti fondamentali della dieta. La loro assunzione nelle corrette quantità consente all'organismo umano di disporre di energia sufficiente per le sue attività e di svolgere tutte le funzioni fisiologiche.
Diete improvvisate oppure male impostate, che causano una carenza di queste sostanze vitali, possono provocare seri danni al corpo.
I carboidrati (o glucidi) si trovano soprattutto nel pane, nella pasta, nei legumi, nelle patate, nella crusca, nel riso e nei cereali. I grassi (o lipidi) sono abbondanti nei gelati con panna e cioccolato, negli olii vegetali (di oliva, di soia, di mais, di fegato di merluzzo, ecc.), nel lardo, nello strutto, nella margarina. Le proteine sono presenti in gran quantità nella soia (anche latte o carne di soia), nel pesce, nella carne, nelle uova, nei legumi, nei formaggi stagionati.
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