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Media e fascismo

un sintetico percorso nel sistema dei media durante gli anni del fascismo
by

Andrea Sangiovanni

on 11 April 2013

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Transcript of Media e fascismo

Media e fascismo nasce l'URI (Unione Radiofonica Italiana)
nasce l'Unione Cinematografica Educativa (LUCE) 1924 1927 nasce l'Istituto Luce
per i giornali viene istituita la figura del Direttore Responsabile e nasce l'Ordine dei giornalisti Dall'URI all'EIAR 1925 Galeazzo Ciano è nominato sottosegretario alla Stampa e Propaganda
Viene costituito il Centro Radiofonico Sperimentale "G. Marconi"
Nasce l'Ente Radio Rurale 1933 Viene istituito il Ministero alla Stampa e alla Propaganda
Nasce il Centro Sperimentale di Cinematografia
Legge sui finanziamenti statali al Cinema 1935 nasce il Ministero della Cultura Popolare
Viene fondata Cinecittà
Istituito l'Ispettorato per la radiodiffusione e la televisione 1937 uno schema riassuntivo da Radiorurale a Radiobalilla (1937) Il problema dei costi ancora nel 1934, “La Stampa” lamentava i costi troppo alti degli apparecchi radio in Italia:

“l’industria italiana concepisce ancora la radio come un giocattolo di lusso. È un errore imperdonabile: ci vogliono, per dirla chiara e semplice apparecchi che non costino più di 400 lire, compreso l’abbonamento, pagabili in dieci rate”
(“La Stampa”, 27 gennaio 1934) da “scatola sonora” a “megafono” della parola autoritaria La radio La Radio italiana sta per raggiungere gli 800.000 abbonati: al 31 dicembre da calcoli fatti dall’EIAR, saranno 795.000 (…) il rapporto con la Germania è di 1 a 6; la Francia in soli tre anni ha visto triplicare il numero dei suoi abbonati; piccoli paesi come il Belgio e la Cecoslovacchia hanno già un milione di iscritti. (…) Noi non abbiamo mai creduto alle fantasiose trovate che ci venivano offerte dagli interessati per giustificare il lento sviluppo della nostra radiofonia: il sole la luna il clima l’atmosfera la natura il temperamento… Tutte storie. Se il popolo italiano era restio alle lusinghe della radio ci dovevano essere (…) ragioni concrete e pratiche che hanno la loro importanza. E una di codeste ragioni (…) consiste nel costo degli apparecchi (…)
(La Stampa, 28 dicembre 1937) Nel 1926, due anni dopo l’inizio delle trasmissioni dell’URI, in Italia ci sono 26.000 abbonati, mentre in Inghilterra - tanto per fare un paragone - sono quasi due milioni.
Il problema rimarrà a lungo uguale, complice, come sosteneva “La Stampa” ancora nel 1937, gli alti costi: La diffusione… “i più si fermano a raccogliere la voce della radio davanti alle vetrine di un negozio, sull’angolo di una strada, nelle sale di un caffè, attraverso le finestre dei vicini” L’ascolto è inizialmente, e spontaneamente, collettivo, anche grazie a chi faceva “un’opera di apostolato immediata e sotterranea”: mettere il proprio apparecchio sul balcone e far sentire anche ai vicini le trasmissioni più interessanti. Uno dei motori della diffusione della radiofonia è la passione dei radioamatori, detti sanfilisti (da sans fil, senza fili), i quali, utilizzando radio di propria costruzione non pagano l’abbonamento: secondo alcuni, la diffusione dell’abitudine all’ascolto nata dalle radio “a galena” avrebbe portato, prima o poi, all’acquisto di un apparecchio industriale. L’ascolto radiofonico interessa un numero più ampio rispetto agli abbonati.
Esiste un ascolto che il “Radiocorriere” definisce “rubato”: …e l’ascolto 27 ottobre 1934:
Inizia la trasmissione di Roberto Forges Davanzati Cronache del Regime, un «un commento vivo e pronto ai fatti politici, un mezzo di informazione, richiamo e interpretazione, secondo il punto di vista fascista, di avvenimenti interni e internazionali (…) un orientamento fra le molte notizie che si presentano sullo stesso piano»
[Commento ai fatti del giorno, “Radiocorriere”, 26 novembre – 8 dicembre 1933] La guerra d’Etiopia Nella prima fase l’obiettivo è la costruzione di un’immagine positiva del fascismo e dell’uomo nuovo fascista; nella seconda, con l’inizio della guerra d’Etiopia, si rafforza la propaganda bellica Si possono individuare due fasi:
1) 1924-1935
2) 1935-1943 radio e propaganda «lo Stato inquadra. Lo Stato aiuta. Lo Stato premia. Lo Stato controlla. Lo Stato sprona»
Luigi Freddi La svolta del 1934: la creazione di una Direzione generale per la cinematografia fra le sezioni del Sottosegretariato per la Stampa e la Propaganda Nonostante gli sforzi del regime per usare la radio come uno strumento di amplificazione della dottrina fascista, ancora nel 1939, data del primo referendum sulla radio realizzato dall’Eiar, la radio è essenzialmente concepita come uno strumento di evasione di divertimento di massa, con una generale uniformità di gusto e di ore di ascolto tra i diversi ceti sociali I suoi compiti erano: “educare la nuova generazione sin dalla più tenera infanzia secondo i dettami della dottrina fascista, completare e illustrare le lezioni impartite dall’insegnante e far partecipare i fanciulli, anche quelli dei più remoti villaggi, alla vita della Nazione” Il tentativo più organico del regime di creare un ascolto di massa fu la creazione dell’Ente Radio Rurale nel 1933 che aveva tra i suoi compiti l’incentivazione all’acquisto delle radio da parte delle Opere Nazionali Dopolavoro e delle scuole 21 maggio 1940
La radio clandestina deve fare tutto il possibile per accrescere la tendenza al panico. La sua parola d’ordine deve essere: “Siamo perduti; basta con questa guerra”. (…) In Inghilterra invece l’apprensione e il panico devono essere stimolati facendo notare che i cannoni tedeschi si avvicinano sempre più alle coste inglesi (…)

dai protocolli delle conferenze del ministero della propaganda tedesca le radio clandestine sono le protagoniste di una forma di propaganda che inizia con la guerra di Spagna e proseguirà nella seconda guerra mondiale Scipione l’africano, di Carmine Gallone (1937) Il signor Max, di Mario Camerini (1937) Il cinema di propaganda Il cinema di intrattenimento
(e il caso del “cinema dei telefoni bianchi”) il radiogiornale “Il giornale radio non aveva (…) soltanto una funzione informativa ma rispondeva, sia per la ripetizione continua dei notiziari, sia per lo stile declamatorio dei suoi speaker, a un orientamento educativo più vasto e di indottrinamento globale delle masse”
F. Monteleone, La radio italiana nel periodo fascista, Venezia 1976, p. 125 “il giornale radio taglia praticamente la testa all’analfabetismo (…) scova a domicilio quelli che di giornali non ne han mai voluto sapere e a poco a poco li porta ad interessarsi della vita pubblica”
E. Rocca, Panorama dell’arte radiofonica, 1938 1934 nasce Cronache del Regime di Roberto Forges Davanzati
1936 Davanzati muore. Il programma cambia in Cronache fasciste
1938 Commento ai fatti del giorno 1929 nasce il Radiogiornale
1930 Giornale Radio: edizioni ed orari sfalsati per nord e sud Italia
1935 Edizioni unificate: direttore Antonio Piccone Stella Ente Radio Rurale “In questo paesino ci sono altre due radio: solamente una del medico e una del ragioniere, ma che quasi tutti noi avevamo ascoltato dalla strada, senza poterle vedere. Ed ora ne abbiamo una tutta bella, elegante, con le scuri del Littori nelle quali ci raffiguriamo il Duce e l’Italia. Siamo stati attenti alla lezione ed abbiamo eseguito il disegno di Pinocchio che cosa bella che cosa grande e non abbiamo potuto frenarci ed abbiamo gridato con tutto il fiato: Viva il Duce! Viva Marconi!” Viene creato con la legge 791 (15 giugno 1933) e dipende dal ministero delle Comunicazioni: il suo scopo è la diffusione degli apparecchi radiofonici nelle campagne e la creazione di appositi programmi che sarebbero stati diffusi dall’Eiar. Tabella oraria dei programmi dell’Ente Radio Rurale (1934-1935) la diffusione della radio nelle campagne Inizialmente non c’è una linea di intervento coerente: solo negli anni Trenta comincia una politica per il cinema che cerca, dapprima, di incentivare la quantità e, poi, di premiare la qualità. «Io vado raramente al cinematografo ma ho sempre constatato che invariabilmente il pubblico si annoia quando il cinematografo lo vuole educare. Il pubblico vuole essere divertito ed è precisamente su questo terreno che noi oggi vogliamo aiutare la cinematografia italiana»
Giuseppe Bottai Dopo essersi assicurato il controllo della funzione propagandistica del cinema con la creazione dell’Istituto Luce, il fascismo sembra trascurare il cinema come strumento di costruzione del consenso. Il cinema versus la circolarità dei media Nel film di Mario Camerini "Gli uomini che mascalzoni" (1932) Vittorio De Sica canta "Parlami d'amore Mariù", lanciando la canzone e diventando un divo del cinema (cinema, radio, musica) La guerra di Spagna e l'inizio della "guerra delle onde"
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