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ivrea

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by

CVD Carmelo,Daniele, Valeria

on 18 February 2013

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Transcript of ivrea

Explore landscape now enjoy yourself, take a walk alone...
Il filmato invita a considerare il progetto non solamente come un percorso turistico, ma anche come un nuovo modo di vivere sia la città vecchia sia i rapporti che tra questa e la città nuova si sono costruiti nei decenni. Le tecniche adottate sono state: la fotografia, il filmato e la base audio. Le fotografie ritraggono singole percezioni di dettaglio e immagini del contesto, lasciando che sia il fruitore a comprendere la relazione tra le immagini, gli oggetti e i luoghi; il video è stato prodotto mettendo in sequenza i vari fotogrammi; l’effetto sonoro è realizzato captando dapprima i suoni del traffico esterno alla cinta muraria e poi quelli più pacati percepiti al suo interno.
Conoscere il passato è il primo passo per leggere il futuro e interpretarlo senza quel semplicismo che spesso lo esilia dal presente, ma anche senza quella retorica che, a tutti i costi, racconta gli avvenimenti tra miti e leggende. Saper leggere in modo critico e analitico l'evoluzione "lenta ma sistematica dell'intorno" permette una visione concreta del contesto, una lettura che facilita la comprensione dello stato attuale del territorio, della società e dei singoli eventi che hanno fatto la storia. Solo la conoscenza, la conoscenza narrata permette scelte consapevoli in una città fatta di singoli individui ma con una storia comune.
Tessuto: manufatto realizzato tramite un intreccio di fili perpendicolari tra di loro. E’ costituito da due elementi: l’ordito o catena, l’insieme di fili tesi sul telaio, e la trama, unico filo che percorre da una parte all’altra l’ordito.”Il nostro e’ un percorso, lungo la trama del tessuto storico di Ivrea. E’ un viaggio attraverso il tessuto sociale di un luogo, accompagnati da uno dei fili che ne costituiscono l’ordito: Adriano Olivetti. E’ un gioco con il tempo, che da sempre tesse nuove tele che si incrociano tra loro. Quelle passate portano con se consiglio e memoria; quelle presenti vivono di ricordi e speranze; quelle future, vivranno. Ivrea e’ l’intrecciarsi di tessuti variopinti: ognuno può scegliere di ammirarli da lontano, oppure di prenderne un filo per mano ed immergersi tra i colori. Noi abbiamo fatto la nostra scelta.
Un video a metà tra il presente e il passato: il centro storico di Ivrea com’è cambiato nel corso di ottant'anni. Salvator Gotta, l’autore del libro “Il Canavese”, da cui è stato tratto il testo, ci accompagna al mercato di Ivrea in un bel venerdì mattina d’autunno del 1931. Ci raccontano com’era, ma vediamo com’è attraverso immagini di oggi. Rumori e suoni ci permettono di rivivere un’atmosfera non più presente, che cerca di portare alla luce le memorie storiche sedimentate nelle vie oggi nascoste dai veli della quotidianità, dove il mercato è scomparso senza lasciare tracce. Il tessuto storico di Ivrea come espressione dell'interazione tra passato e presente, ci permette di capire lo stato d’animo di un’epoca passata e rapportarlo ad oggi. http://issuu.com/valerio.fogliati/docs/gruppo_8_progetto_fotografico_particolari http://issuu.com/valerio.fogliati/docs/gruppo_8_progetto_fotografico_edifici
Bellavista, quartiere olivettiano, presenta problemi di connessione e relazione con la città di Ivrea. La chiusura entro i propri confini ha causato nel tempo difficoltà di carattere sociale, le quali hanno contribuito ad aumentare la distanza percettiva e psicologica da parte degli eporediesi nei confronti del quartiere. L’obiettivo della raccolta fotografica è quello di connettere visivamente l’area con il restante patrimonio del MaAM, facendoli entrare a far parte di un immaginario condiviso. Il verde e l’architettura sono i protagonisti della raccolta. L’architettura olivettiana è percepita come un unico insieme grazie alla visione seriale prodotta dalla scelta di inquadrare per ogni luogo la zona di contatto tra edificio, visto di scorcio, e la vegetazione. La scelta del periodo invernale, anche se non ottimale per la percezione del verde, ha permesso una migliore visione dell'architettura degli anni ’50 e di tutti quei particolari che raccontano l’epoca e la società del tempo. Particolare attenzione è stata rivolta ai materiali, alle texture, ai colori e ai riflessi che ogni edificio presenta, andando inoltre a carpire tutti quei dettagli che rivelano la vita del quartiere. http://issuu.com/Silvi89/docs/frammenti_di_paesaggio?mode=window
Il progetto "Frammenti di Paesaggio" si è svolto con il sussidio di strumenti quali macchine fotografiche digitali (obiettivo 35mm) con cavalletto e la pubblicazione del prodotto finito è avvenuta direttamente sul sito web issuu.com. Le immagini raccolte all'interno del fotolibro vogliono essere, da una parte, uno strumento di rilievo dello stato di fatto dei paesaggi, dall'altra una opportunità per indagare, prendere coscienza delle problematiche specifiche e soprattutto per raccontare degli spazi. Lo scopo principale del progetto è comunicare un luogo ed estenderne la conoscenza ad un pubblico, ma anche di valorizzare la città e i paesaggi che sono oggi privati, degradati e non accessibili. La scelta di realizzare immagini di paesaggio escludendo la figura umana rappresenta un tentativo di richiamo alla componente essenziale e misteriosa del silenzio che attraversa oggi questi luoghi: occorre infatti porsi in ascolto per comprendere meglio gli spazi. Il cammino come viaggio attraverso gli spazi olivettiani è piacevole, tuttavia è legato alla consapevolezza dell' isolamento e della confusione che pervade questi luoghi. REWATER FRONT
I quartieri urbani risultano spesso avere una focalizzazione o un ruolo per la città della quale fanno parte. Uno degli aspetti che noi abbiamo riscontrato nell’analisi dell’area di corso Vercelli è quello, invece, di non avere una vocazione funzionale per la città, il territorio presenta caratteristiche differenti, alle volte persino incompatibili tra loro, che donano eterogeneità.
La nostra idea è quindi quella di mettere in luce le differenze, senza omogeneizzare i segni, con l’intento di ottenere, mediante il progetto, la ricucitura del tessuto. Il nostro progetto fotografico ha quindi il fine, non di cancellare la complessità, ma di mettere gli elementi in relazione in un sistema, mediante un punto di vista comune. La scelta di due punti di osservazione ha dato ad elementi diversi un linguaggio comune, infine due “intrusioni” interrompono e concludono questi due modi di leggere il territorio. http://prezi.com/8h2kwb5_ykoa/leterogeneita-del-tessuto-urbano/?kw=view-8h2kwb5_ykoa&rc=ref-30281007

Il filmato è un camera car che ritrae l’aspetto attuale di Canton Vesco, l’esito del primo intervento organico di riqualificazione urbana e di restauro del moderno compiuto a Ivrea alla fine degli anni '90. L'obiettivo di questo prodotto multimediale è rendere percepibile, in maniera continuativa, la relazione che esiste tra l’alternanza di residenze e degli spazi aperti, studiati nei minimi particolari, conciliando bassi costi e qualità architettonica di ispirazione razionalistica.
Il video-documentario racconta Via Jervis come elemento centrale di indagine storica e oggetto della nostra progettazione. Attraverso immagini della strada, di alcuni dei suoi edifici e soprattutto attraverso i racconti di chi ha vissuto e vive quei luoghi e di chi quei luoghi ha contribuito a progettarli, il video ripercorre la Via per come è oggi, asse centrale di collegamento tra il centro della città di Ivrea ed il resto del Canavese il cui valore storico architettonico che ne ha caratterizzato lo sviluppo, dopo la chiusura dell'Olivetti, manca di adeguata valorizzazione. Grazie agli sguardi di quei testimoni si racconta cosa quei luoghi hanno rappresentato, spazi in cui si sviluppò l’industria olivettiana, luogo di transito di persone, di idee e di un’intensa attività lavorativa; cosa sono e cosa potrebbero essere se oggetto di riqualificazione territoriale e urbana.
Rilevare, comunicare, rivelare, sono le tre parole chiave intorno alle quali si sviluppa la semantica del nostro video. Grazie all’immagine, nella sequenzialità della ripresa, vogliamo infatti presentare nella sua attualità, una delle direttrici viarie principali della città di Ivrea: la Via Torino. Asse storico urbano, antica e unica via pedemontana che dalla civiltà romana ha legato l’insediamento eporediese alla città dalla quale eredita il nome, nei secoli ha visto consolidare il suo tracciato, trasformando la sua fisicità, sempre rinnovando la sua centralità.
Un tracciato, una strada, un vuoto quotidianamente riempito da un continuo flusso automobilistico, da un’umanità forse troppo presa dalla velocità della guida per concedersi alla distrazione, alla contemplazione di quegli edifici che nel loro susseguirsi chiudono, come quinte sceniche, il tracciato viario. L’intento è quello di ridare alla via la dignità cognitiva che merita, magari rallentando la fruizione per favorire la percezione.
Il nostro progetto tratta il territorio del Canavese, che comprende 26 castelli, la serra morenica, l’anello dei cinque laghi e la vigna di Erbaluce. Abbiamo realizzato una “time line” che unisse tutti gli eventi significativi dei castelli presi in esame, in modo tale da esplicitare i parallelismi storici tra i nostri oggetti. Il percorso principale individua i castelli di: Castellamonte, San Giorgio Canavese, Mazzè, Pavone e Chiaverano come punti di partenza e di arrivo per i sei percorsi secondari che collegano i restanti castelli. L’ultimo percorso collega tra loro gli elementi territoriali (la vigna e l’anello dei cinque laghi, con la scenografica presenza della serra morenica) prendendo come punto di partenza la città di Ivrea. Inoltre abbiamo raccolto le leggende, le curiosità e le tradizioni legate a quasi tutti i castelli che abbiamo preso in considerazione. Una delle peculiarità dell’edificio polifunzionale “LA SERRA” è la presenza al suo interno degli arredi integrati progettati da Cappai e Mainardis. Caratteristici per l’uso del linguaggio nautico e quindi concepiti con l’obbiettivo di ottimizzare gli spazi, essi si sono ben prestati ad un “gioco” fotografico che ha permesso di portare fuori dall’edificio lo spirito progettuale dei due architetti veneziani.,Il nostro lavoro è consistito nella realizzazione di alcune stop motion, riprese fotografiche in sequenza, che hanno permesso di mostrare a pieno la dinamicità degli arredi. Questa tecnica ci ha permesso di presentare al pubblico spazi privati o poco fruiti, come la sala cupola che ben si presta ad ospitare molteplici eventi. Il complesso degli edifici destinati ai servizi sociali e alla produzione industriale della Olivetti rappresenta una testimonianza materiale del pensiero sullo “stato sociale” secondo Adriano Olivetti. L’insieme di questi edifici e delle loro relative funzioni, siano esse rivolte all’infanzia, alle famiglie o ai lavoratori della fabbrica, rappresentano in ogni caso un esemplare unico all’interno del panorama industriale italiano: quando l’industria rappresentava più che un organismo economico, un organismo sociale, Ivrea e il Canavese facevano scuola.
L’area mineraria di Brosso ha una singolare peculiarità: la sua vita parte sin dall’epoca preistorica per proseguire fino all’età moderna. Per la rilevanza economica di questo sito e, per il fatto che Brosso, per secoli, fu il primo centro abitato che si incontrava addentrandosi nella vallata, il paese diede il nome a tutta la valle. L’unico accesso era costituito dalla Strada delle Vote, un piccolo sentiero ripristinato in epoca napoleonica, che collegava i vari siti produttivi. Il minerale delle miniere brossesi era l’ematite di ferro, che in epoca più tarda venne soppiantata dalla pirite. Con la chiusura definitiva delle miniere nel 1964 il sito è caduto in uno stato di lento abbandono e rischia di sprofondare nel dimenticatoio. Atelier Restauro, promozione, valorizzazione del patrimonio a.a. 2012-2013 ivrea IVREA, LE MURA COME PERCORSO URBANO CONOSCERE PER VALORIZZARE IVREA: TESSUTI URBANI UN PATRIMONIO DA VIVERE UNITÀ RESIDENZIALE EST “LA SERRA” IL MERCATO ATTRAVERSO LE PAROLE ARCHITETTURE PER IL SOCIALE VIA TORINO LE MINIERE VALORIZZAZIONE DI VIA JERVIS A SUD DI VIA JERVIS IL QUARTIERE CANTON VESCO BELLAVISTA : PARTICOLARI OLIVETTIANI. L’ETEROGENEITA' DEL TERRITORIO “Ad ogni istante, vi è più di quanto l’occhio possa vedere, più di quanto l’orecchio possa sentire, qualche area o qualche veduta rimangono inesplorate”. Lynch Kevin, 2006, L’immagine della città.
L’obiettivo è quello di restituire all’utente la vista del fiume. Ad altezza d’uomo vere barriere visive come siepi e vegetazione di altro genere si oppongono alla possibilità di vedere cosa vi è oltre. Da qui la nostra intenzione di riqualificare il waterfront. Facendo si che il cittadino si accorga della presenza del fiume affinché possa viverlo e vederlo secondo punti di vista privilegiati. Il prodotto audiovisivo “Quello che era”, viene prodotto tramite delle diapositive di cartoline storiche di Ivrea e dell’area ex Montefibre da noi esaminata nel website. Essendo una riproduzione di cartoline in bianco e nero si è riprodotto un video come se fosse un film muto, con gli elementi che lo compongono, quindi i cartelloni che esplicano il racconto.Il filmato si introduce con un Countdown (conto alla rovescia) e vi si susseguono i cartelloni con il titolo del filmato, della musica e della sceneggiatura. La musica di Gottfried Huppertz è stata tratta dal film “Metropolis” diretto da Fritz Lang, dato il riferimento del tema, di una città futuristica e del lavoratore. Lo Stabilimento Farmaceutico Marxer di Loranzè, situato a 5 km da Ivrea, commissionato da Adriano Olivetti e Antoine Marxer, è parte delle Memorie di Adriano dimenticate. L'intervista fatta al progettista Galardi è un fondamentale punto di vista per comprendere l'idea di progettazione urbana consolidata da Adriano Olivetti, che pone al centro l'uomo e i suoi bisogni. Il video è l'occasione per narrare la storia. Emerge l'intreccio tra la macrostoria e la microstoria delle persone che hanno pensato, progettato e vissuto l'edificio. Filmato in HD composto da riprese statiche e dinamiche, frammenti di video dell'inaugurazione dello stabilimento (pellicola 8mm) e raccolta di fotografie. CAPOLAVORO BRUTALISTA Dal Borghetto alla Dora, un prodotto audio-visivo realizzato con il progamma Final Cut. Si è scelto di utilizzare il formato standard dei video clip, 24 fps (fotogrammi al secondo) e una risoluzione di 1080X1440. Un primo livello di lettura del video riguarda la storia di due tuchini, fazione carnevalesca del Borghetto, che, sbagliando il giorno della storica battaglie delle arance, vengono derisi dai passanti. Questo primo livello vuole sottolineare come l’evento faccia la differenza nella percezione degli spazi: nei giorni del Carnevale la città si riempie e ciò che può sembrare una stranezza, tirare arance in questo caso, diventa consuetudine ed è acclamato. BORGHETTO MONTEFIBRE ... or click here INDICE_IVREA http://www.blyfri.it/atelier
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