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Il Labirinto

Tesina di Maturità
by

Marta Maniscalco

on 1 July 2015

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Transcript of Il Labirinto

James Joyce
James Joyce nacque a Dublino nel 1882 da una famiglia piccolo-borghese.
Nel 1902, dopo la laurea, si iscrisse alla facoltà di medicina. Nel 1904, esordì come scrittore con la pubblicazione di un testo autobiografico il Ritratto dell'artista da giovane.
In seguito Joyce decise di allontanarsi dalla terra d'origine e si stabilì a Trieste. Qui conobbe Italo Svevo.
Il 1914 fu l'anno decisivo nella vita di Joyce, iniziò a scrivere Ulisse.
Nel 1922 pubblicò l'Ulisse che, per l'arditezza della concezione, le novità stilistiche e la spietata sincerità dei contenuti, gli procurò l'attenzione di tutta l'arte d'avanguardia.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale, lo scrittore si trasferì dalla Francia a Zurigo, dove morì nel 1941.
LA FIGURA DI ULISSE NELLA DIVINA COMMEDIA:
IL “FOLLE VOLO”
Dante, nella Divina Commedia, colloca Ulisse nell’Inferno tra i consiglieri di frode.
Ne evidenzia principalmente il desiderio di conoscenza e immagina un ultimo viaggio dell’eroe che, insieme ai compagni, si avventura oltre le colonne d’Ercole. La figura di Odisseo, eroe in viaggio curioso ed indomito si trasfonde nel mito dell’eterna ricerca, della conoscenza oltre ogni limite umano e perciò trasgressiva, senza ritorno e destinata al naufragio: Dante “tradisce” il personaggio omerico facendone un uomo che rinuncia alle gioie del ritorno riprendendo il mare per amore di sapere, per sete di conoscenza, ma per chi come Ulisse è privo della rivelazione divina non c’è che il folle volo. La conclusione è il naufragio definitivo.
STRUTTURE DEL LABIRINTO
Analisi della figura del Minotauro
Questa figura si presenta come personificazione della dualità dell'essere umano. Non è un caso che il Minotauro come parte animale del corpo abbia proprio la testa. Questo sta a simboleggiare che la sede degli impulsi naturali, degli istinti primordiali dell'uomo, sia proprio la testa, il cervello, quella parte in cui dovrebbe risiedere la ragione ma che spesso si trova in contrasto con la parte più “bassa” e naturale che la abita. Tragico combattimento, che accompagna tutta la vita dell'uomo, tra istinti e ragione, impulsi e coscienza.
Il Minotauro nella Divina commedia
Il Minotauro appare nella Divina Commedia, nel dodicesimo canto dell'Inferno.
È il guardiano del Cerchio dei violenti. Allegoricamente, il Minotauro è posto a guardia del girone dei violenti, perché nel mito greco esso simboleggia proprio la parte istintiva e bestiale della mente umana, quella che ci accomuna agli animali (la «matta bestialità») e ci rende inconsapevoli.
I violenti sono proprio quei peccatori che hanno peccato cedendo all'istinto e non hanno seguito la ragione. Per la teologia cristiana rappresenta un grave peccato, perché mentre agli animali non si può dare alcuna colpa, perché fanno ciò che è necessario per sopravvivere e nulla più, l'uomo dovrebbe usare la ragione per non compiere atti di pura crudeltà. La scena di Virgilio che vince il Minotauro rappresenta allegoricamente il trionfo della ragione sull'istinto.
Leggeda di Creta e il Minotauro
Nell'Antica Grecia all'interno del misterioso palazzo di Cnosso, è ambientata la leggedenda del potente re di Creta Minosse che ricevette come sacrificio degli dei un possente toro bianco, che per la sua bellezza si accoppiò con sua moglie Pasifae. Dalla perversa unione nacque il Minotauro, una creatura mostruosa che si nutriva di carne umana. Fu rinchiuso all'interno del Dedalo di Cnosso nutrendosi di 7 fanciulle e 7 fanciulli ogni anno. Un giorno, fra questi vi era anche Teseo, un coraggioso ragazzo che riuscì ad uccidere il mostro e ad uscire dall'intricato labirinto grazie ad un Filo d'oro donatogli da Arianna.
<<e 'n su la punta de la rotta lacca
l'infamia di Creta era distesa
che fu concetta ne la falsa vacca >>
Dante Alighieri, Inferno, Canto XII
Il labirinto presenta due diverse strutture che con la storia ed il passare del tempo sono andate modificandosi.
Anticamente era per lo più univiario (o unicursale), in inglese Labyrinth, ovvero costituito da un unico, involuto percorso che conduceva inesorabilmente al suo centro.
Il labirinto è oggi sinonimo di tracciato multiviario (o multicursale) in inglese Maze.
In alternativa, un tracciato inestricabile di strade, si può definire come un Dedalo  (termine chiaramente nato dalla figura del mitico Dedalo, il leggendario costruttore del labirinto di Creta per il re Minosse, il più noto tra quelli dell'antichità).
Ulisse
Dubliners
An other work of James Joyce is Dubliners,
that consist in fifteen short stories.
The protagonist of this work are people of Dublin, the Dubliners, that tell about life of
every day in four capters:
Childood
Adolescence
Mature Life
Public Life
Joyce speak about PARALYSIS and EPIPHANY.
The first is a moral paralysis caused by political and religious ideals.
The second one is the consequence of paralysis is the moment when the characters understand our conditions.
Joyce used the technique of modern novel: Stream of
consciousness and
Interior monologue.
Flusso di coscienza e monologo interiore
-Il flusso di coscienza (stream of consciousness in lingua inglese) consiste nella libera rappresentazione dei pensieri di una persona così come compaiono nella mente, prima di essere riorganizzati logicamente in frasi.
-Il monologo interiore è una tecnica narrativa costituita da un discorso introspettivo che il personaggio fa, appunto, tra sé e sé (discorso diretto).
Può avere la forma di un dialogo, nel quale l'io letterario si divide in due figure.
Il monologo interiore è caratterizzato da:
Mancanza di un verbo introduttivo di comunicazione;
Uso della prima persona e prevalenza dei tempi verbali presente e infinito;
Comunicazione dei pensieri dei personaggi secondo ordine logico;
Espressioni tipiche del linguaggio parlato.
Ulisse è la storia di una giornata (il 16 giugno 1904) di un gruppo di abitanti di Dublino. È possibile identificare le corrispondenze tra i personaggi dell’Odissea e quelli dell’Ulisse:
Ulisse è Leopold Bloom;
Penelope è la sua sposa, Molly Bloom;
il ruolo di Telemaco è assunto da Stephen Dedalus.
Come nell'Ulisse di Omero anche in quello di Joyce l'eroe rappresenta l'avventura dell'uomo nel mondo. Il protagonista, viaggiando, costruisce la propria identità, arricchendosi delle diversità con cui entra in contatto, senza risultarne distrutto o assorbito.
Leopold Bloom, ebreo irlandese, impegnato a tradire la moglie Molly da cui è tradito. I suoi orizzonti sono limitati, si adatta alle condizioni di marito tradito e, in affari, accetta qualsiasi compromesso possa portargli qualche vantaggio.
La giornata-odissea del Signor Bloom (che altro non è che un Ulisse inteso non come singolo personaggio ma come unione di coscienze frammentate) rappresenta il "naufragio" della società contemporanea. Molti sono i fattori che convivono e si scontrano nella Dublino attraversata da Bloom: Omero e gli eventi quotidiani, l'Irlanda e la liturgia cattolica, le memorie della scolastica e l'antropologia, i processi fisiologici e i riti sociali.
Con questa celebre frase Odisseo nella Divina Commedia esorta i suoi compagni a credere in loro stessi e nelle loro potenzialità, per intraprendere il grande passo, ovvero quello del “Folle Volo”:


<< considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza>>

Dante Alighieri,Inferno

LE CITTA' LABIRINTO
“La città: un infinito limitato. Un labirinto dove non ci si perde mai”
La città contemporanea diventa il luogo letterario del vagabondaggio senza meta e il labirinto una metafora dello spaesamento urbano.
Nel 2007 la popolazione mondiale urbana ha superato quella rurale.
Analizzando alcune foto di città viste dall'alto, in me è nato il pensiero che il labirinto non è solo un concetto metaforico, interno dell'uomo, antico o addirittura forse neanche esistito. Il labirinto possiamo trovarlo tutti i giorni intorno a noi, ci siamo dentro.
Il labirinto sono le grandi città in cui viviamo, create dall'uomo, fatte apposta per l'uomo, a misura d'uomo, ma è il posto in cui quest'ultimo si perde, si confonde e conforma.
Le "città ideali"
Al contrario delle città labirinto, vi sono le cosiddette “città ideali”.
Città divise ed ordinate secondo un preciso disegno, ordine e forma.
Qui nella nostra bellissima terra ne abbiamo alcune, come esempio: Grammichele in provincia di Catania, città ordinata su una pianta a forma esagonale, con la costruzione di strade, case, palazzi e piazze che seguono alla perfezione questo andamento, insomma, impossibile “smarrirsi” in questa città che di labirinto ha davvero poco.
IL PALAZZO DI CNOSSO
Parlando di città labirinto come possiamo non citare il celebre Palazzo di Cnosso, labirinto storico per eccellenza, dove la legenda di Creta ed il Minotauro ha luogo. Era un intrico di strade, stanze e gallerie, costruito da Dedalo con il figlio Icaro, i quali, quando ne terminarono la costruzione, vi si trovarono prigionieri. Dedalo costruì delle ali, che attaccò con la cera alle loro spalle, ed entrambi ne uscirono volando. Periodo chiamato Neo-palaziale. Queste immense opere d’arte, sono note come “palazzi-città”per via delle loro gigantesche dimensioni. L’architettura non è simmetrica, è sperimentale, proprio nel tentativo di creare effetti sorpresa e ciò si evince anche dagli ingressi non assiali, ma quasi tutti laterali. Il palazzo non aveva nulla della fortezza; segno che i suoi proprietari si sentivano sicuri. Una reggia meravigliosa e fiabesca, un luogo da non perdere, scrigno prezioso di storia e arte, che conserva affreschi di eleganza pittorica incommensurabile, con profili stile egizio che testimoniano i continui rapporti culturali e commerciali di una civiltà sempre viva nella storia.
Isola di Creta:
la storia della ceramica
L'arte della ceramica fa parte della cultura dell'antica Grecia. L'argilla utilizzata per produrre i vasi greci è un'argilla bianca comunemente detta caolino. Vi sono due stili diversi:
Ceramica a figure nere, è caratterizzata dal disegno di figure in vernice nera sul fondo d’argilla e dall’utilizzo delle incisioni praticate prima della cottura. I volti femminili sono bianchi, dipinti sopra la silhouette nera che affiora sotto l'incisione; il rosso è riservato alla parte maschile e questa suddivisione era già stata adottata dall'arte egizia. I volti sono generalmente rappresentati di profilo, la vista frontale è riservata a figure grottesche e mostruose come quella del minotauro. L'espressione è affidata alla gestualità. Negli uomini la barba è simbolo di maturità o di classe.


La nuova tecnica consiste in un’inversione di tendenza rispetto a quella delle figure nere, essa infatti prevede che il fondo del vaso sia dipinto di nero, mentre le figure risparmiate hanno il colore rossastro della terracotta ed i dettagli sono dipinti e non più incisi. La maggiore fluidità della linea rispetto all'incisione permise un miglioramento del disegno, soprattutto per quanto riguarda i particolari delle vesti e per i dettagli anatomici delle figure; una conseguenza della maggiore facilità del dettaglio fu inoltre la perdita della simbologia affidata ai colori.
Ceramica a Figure Rosse
Il Tempo
Struttura simbolica che regge il sistema labirintico
La struttura simbolica che regge il sistema mitico è sicuramente il Tempo: esso ha un percorso denso di strade di cui difficilmente si può carpirne il centro, il principio o la fine. Il tempo nel labirinto è bloccato: il passato e il futuro si confondono, le vie temporali si moltiplicano con i sentieri che si biforcano. Il tempo e lo spazio sono labirintici, e le loro strade si ramificano, intricate.
Un altro grande progresso del pensiero è stato la formulazione della teoria della relatività (“ristretta" nel 1905 e "generale" nel 1915) di Einstein, secondo la quale il tempo non è assoluto, ma dipende dalla velocità (quella della luce è una costante universale: c = circa 299.792,458 km al secondo) Secondo Einstein è più corretto parlare di spazio-tempo, perché i due aspetti (cronologico e spaziale) sono inscindibilmente correlati tra loro (quarta dimensione); esso viene modificato dai campi gravitazionali, che sono capaci di deflettere la luce e di rallentare il tempo (teoria della relatività generale). La teoria della relatività genera dei paradossi apparenti. Uno dei più noti è il cosiddetto paradosso dei gemelli. La premessa è che esistano due gemelli, di cui uno parte per un viaggio interstellare con un'astronave capace di andare a una velocità prossima a quella della luce, mentre l'altro rimane sulla Terra. Secondo le naturali conseguenze della relatività, il primo gemello, al suo ritorno sulla Terra, sarà più giovane del fratello gemello rimasto. Avendo fatto deimovimenti “in più",come accellerare durante la partenza e fare etromarcia per tornare sulla terra, ne consegue, che è il gemello sull'astronave il è più giovane. L'aspetto più interessante è sicuramente quello che si possa viaggiare nel futuro, almeno teoricamente.
Teoria dellarelatività di Einstein
La percezione del tempo
A volte si percepisce il passare del tempo come più rapido (“il tempo vola"), significando che la durata appare inferiore a quanto è in realtà; al contrario accade anche di percepire il passare del tempo come più lento (“non finisce mai"). Il primo caso viene associato a situazioni piacevoli, o di grande occupazione, mentre il secondo si applica a situazioni meno interessanti o di attesa (noia). Inoltre sembra che il tempo passi più in fretta quando si dorme. Il problema della percezione del tempo si trova in stretta correlazione con i problemi relativi al funzionamento e alla fisiologia del cervello. Un esempio di ciò è la crono-stasi, un'illusione che sembra far durare più di quanto realmente è avvenuta un'immagine che precede un rapido movimento dell'occhio.
La percezione del tempo nelle diverse culture
Il tempo, così come lo spazio, è una categoria a priori ma non per questo non gli viene dato un significato e una rappresentazione diversa in ogni cultura.
Si può affermare, in maniera generale, che esso venga percepito come il variare della persona e delle cose.
Sempre generalmente, vi sono due idee fondamentali del tempo:
-Pensiero cronometrico occidentale: il tempo viene visto come un'entità lineare e misurabile. Questa visione risponde alla necessità di ottimizzare il proprio tempo e dipende dall'organizzazione economica.
-Tempo ciclico e puntiforme: nelle società tradizionali il tempo viene scandito attraverso il passare delle stagioni o secondo eventi contingenti.
Tempo sacro e tempo profano
Lo storico delle religioni Mircea Eliade nel suo saggio "Il sacro e il profano" evidenzia che nel tempo esistono concezioni di sacro è profano.
Il tempo sacro è per sua natura anche reversibile, nel senso che è un Tempo mitico primordiale reso presente. Ogni festa religiosa, ogni tempo liturgico, consiste nella riattualizzazione di un avvenimento sacro che ha avuto luogo in un passato mitico, “agli inizi". Partecipare religiosamente a una festa implica che si esce dalla durata temporale “ordinaria" per reintegrare il tempo mitico riattualizzato dalla festa stessa. Per la maggior parte del Cristianesimo (non tutto, in ogni caso: i cristiani Testimoni di Geova non condividono questa idea di incarnazione) “Dio si è incarnato, ha assunto un'esistenza umana storicamente condizionata, la Storia diventa suscettibile di essere santificata". Cristo, con la sua presenza, ha santificato il preciso Tempo storico in cui venne sulla Terra, il Tempo evocato dai Vangeli. Siamo in presenza di una teologia della storia: “Gli interventi di Dio nella Storia, e soprattutto l'Incarnazione nella persona storica di Gesù Cristo, hanno un fine trans-storico: la salvezza dell'uomo.
Tempo profano:
Per il pensiero greco Kronos (il “Tempo") è un mostro che divora i propri figli, perciò il tempo non è salvifico, e non ha altro significato che portare alla morte, all'eterno ritorno.
Per la fede biblica, invece, il tempo (kairòs) è il luogo della rivelazione di Dio, della salvezza; Cristo è in effetti la pienezza del tempo. La salvezza compiuta in Cristo è un fatto storico che possiamo situare in un luogo e in un tempo ma presente ed efficace oggi perché la storia è il luogo dell'incarnazione.
IL LABIRINTO ANALIZZATO MATEMATICAMENTE
Il matematico svizzero Eulero fu uno dei primi ad analizzare matematicamente i labirinti, gettando le basi della branca della matematica nota come “topologia”.
Sono stati sviluppati vari algoritmi di risoluzione dei percorsi dei labirinti.

Algoritmo random
L'algoritmo random consiste nel proseguire nel labirinto finché non viene raggiunto un incrocio, e a quel punto fare una scelta casuale sulla via da prendere. L'algoritmo prevede di tornare indietro nel caso ci si trovi di fronte a un vicolo cieco. È un metodo molto semplice, che può essere eseguito anche da robot poco raffinati.
Regola della destra/sinistra
Il procedimento consiste nell'appoggiare la mano destra (o la sinistra) alla parete destra del labirinto (o rispettivamente alla parete sinistra) all'entrata del labirinto, e scegliere l'unico percorso che permetta di non staccare mai la mano dalla parete scelta, fino a raggiungere una delle eventuali altre uscite, o il punto di partenza. Nel caso particolare di una sola uscita, l'algoritmo conduce a un vicolo cieco, dal quale si ritorna al punto di partenza semplicemente continuando a seguire la parete prescelta.
IL LABIRINTO PER I PIU' GRANDI ARTISTI
DELLE AVANGUARDIE
Il panorama artistico-culturale delle avanguardie storiche comprende un lasso di tempo molto complesso, ancor oggi intrinseco di significati. Il termine “Avanguardie” trova origine nel termine “avanguardes”, che significa appunto stare avanti, guardare oltre, puntare lontano, veniva usato in ambito militare nelle prime file in cui i soldati avanzavano.
Quindi puntare avanti verso un'era che si libera dalle catene degli insegnamenti accademici, da tutto quello che è prospettiva, chiaroscuro, profondità, volume, mettendo al centro il sentire dell'individuo, l'intimità ed i sentimenti, a volte contrastanti, a volte di ribellione.
Ma perchè si parla di ribellione?
Perché il periodo storico in cui nascono e si sviluppano le avanguardie, è appunto un periodo molto travagliato, che va dal precedere della Grande Guerra sino agli anni successivi della Seconda Guerra Mondiale.
Ma ci accorgiamo che più si va avanti più si guarda dentro se stessi. L'uomo può andare avanti solo se riesce davvero a scoprire, capire,comprendere e liberare se stesso!
Pablo Picasso e la figura del Minotauro
Nell’opera, il Minotauro è condotto con l’inganno nell’arena, dove dalla platea le ragazze compiaciute lo guardano mentre viene ferito. Cieco e ridotto all’impotenza, si lascia guidare da una bambina che con una mano tiene una candela accesa e con l’altra un mazzo di fiori. La bambina, che qui stranamente riprende il profilo del volto di Alice disegnato da Tenniel per Lewis Carroll, sembra non riuscire più a convincere il Minotauro a seguirla nel suo viaggio nel mondo dell’immaginario e del fiabesco innocente. Tra loro un cavallo sventrato porta sul dorso la donna torero che, in fin di vita, cerca di uccidersi con la sua stessa spada.
Il significato simbolico dell’opera è di difficile interpretazione. La vita, l’innocenza e la luce sono raffigurate dalla bambina, che rappresenta il mondo dell’infanzia che non ha paura dei mostri degli adulti; il corpo straziato della donna torero e il cavallo sono simboli della guerra.
Il mondo di Alice in quel momento appare forse più mitico del mitico Minotauro.
MINOTAUROMACHIA
SALVADOR DALI' CON I SUOI LABIRINTI
Il labirinto è scandagliato dai Surrealisti che da Freud hanno ampiamente utilizzato il concetto di inconscio per far emergere alcune delle caratteristiche più profonde dell’animo umano. Il surrealismo si basa sulla ricerca sperimentale e scientifica, appoggiandosi alla filosofia ed alla psicologia per liberare l'uomo dal labirinto. L'arte diviene il filo d'Arianna, espletazione dell'inconscio, della fantasia e della follia..
L'arte deve, per il gruppo, percorrere le zone sconosciute della psiche, la follia, il sogno, le allucinazioni. Il Surrealismo indaga l'altra faccia della medaglia della realtà, il suo opposto: il surreale.
Una dimensione onirica, quasi distaccata dall'uomo, ma nel contempo parte integrante di esso, che si sviluppa, nasce e vive dentro quest'ultimo.
Analizzando se stessi anche in modo critico, analizzando le proprie paranoie e cercando di vederle da fuori, con il metodo <<paranoico-critico>> di Salvador Dalì, in cui <<paranoico=molle e critico=duro>>. Il momento critico riesce a prendere il sopravvento, e grazie a ciò riuscire a vedere tutti i tabù, tutte le proprie paranoie e restrizioni uscire fuori ed emergere, lì sulla tela.
-Un'opera che a mio parere impersonifica tutto ciò è la Venere di Milo a Cassetti .
Un essere antropomorfo, pieno di contraddizioni, in cui ognuno di noi può riconoscersi.
Rispecchia l'uomo contemporaneo, angosciato da tutto quello che non conosce, un uomo che crede di comprendersi ma riscopre tutto il contrario, un universo intrecciato e perverso dentro di se.
Per questo Dalì rappresenta così anche la figura del Minotauro, come copertina della rivista “Minotaure”, di cui faceva parte.
IL LABIRINTO NELL'ASTRATTISMO
L’Astrattismo nasce quando nei quadri non vi è più alcun riferimento alla realtà. L’astrattismo nasce intorno al 1910, grazie al pittore russo Wassilj Kandinskij che a Monaco aveva fondato il movimento «Der Blaue Reiter» (Il Cavaliere Azzurro).
L’Astrattismo si rifà alla psicologia gestaltica e all'Esistenzialismo. L'uomo si sente reietto in un mondo tentacolare, ove solo attraverso l'analisi del proprio labirinto interiore può cercare di risalire alla superficie.
Le forme e i colori e i suoni musicali trasmettono informazioni percettive che stimolano una reazione di tipo psicologico.
PAUL KLEE
Paul Klee è uno dei padri della pittura astratta. Klee è un rivelatore straordinario di universi interiori. L’artista, tramite l'intuizione, libera l'uomo dal proprio labirinto permettendo la risalita alla superficie. Le immagini ricorrenti di Klee sono città immaginarie, labirinti, pieni di simboli. La distruzione del labirinto in Labirinto distrutto significa la consapevolezza che tramite la conoscenza del proprio inconscio, l'uomo si è liberato dal suo Super-io, dando spazio all'Es.
PIET MONDRIAN
Nei dipinti di Piet Mondrian il tema della geometria nelle combinazioni di colori e non colori, è una tensione continua verso la realizzazione della fusione dell'arte con l'interiorità. In un breve volgere di anni i colori impiegati dall'artista si riducono ai soli tre primari: rosso, giallo e blu. Ogni colore è dato in modo da riempire totalmente lo spazio assegnatogli, senza alcuna variazione di intensità, in una resa assolutamente bidimensionale della composizione.
Peraltro le suddivisioni sembrano rispondere a una ferrea disciplina di simmetrie e assialità, che è, invece, solo apparente.
Mondrian, infatti, riesce con minime variazioni a interrompere tali rigidità,quasi a voler mantenere un residuo di soggettività e di emozioni. Da queste considerazioni nascono opere il cui linguaggio è ridotto all'essenziale, a soli segmenti orizzontali e verticali, come nelle sue Composizioni.
JACKSON POLLOCK
Jackson Pollock presenta i suoi labirinti senza uscita, nessuna porta si apre in fondo al percorso, nessun Dio al centro, soltanto angoscia di un viaggio senza ritorno nelle sue sgocciolature di colore cupo, con sprazzi di tinte violente: altro non sono che rappresentazioni di quella lucida follia che lo ha portato a dipingere i capolavori che tutti conosciamo, ma anche simbolo della sua vita travagliata, segnata da depressioni e ricoveri.
Jackson Pollock crea immagini assolutamente confuse e indecifrabili. Cosa esprimono? Il senso del caos, che è una rappresentazione della realtà, forse, più vera di quelle che ci propone la razionalità umana. L’arte, in questo modo, non solo nega il concetto di immagine, ma nega il fondamento stesso dell’arte. In Pasiphaë si racconta la storia dell'omonima donna che doveva sposare il re di Creta, Minosse, ma per volontà degli dei si innamorò di un toro e generò il Minotauro, una creatura metà uomo e metà bestia che viveva nel labirinto e divorava giovanetti e fanciulle finché non venne ucciso da Teseo.
L'arte di Pollock non è principio di ordine, ma descrive il labirinto interiore del Teseo Novecentesco.
IL LABIRINTO NELL'ARTE METAFISICA:
GIORGIO DE CHIRICO
Le rappresentazioni di De Chirico superano la realtà, andando in qualche modo «oltre». Ci mostrano una nuova dimensione del reale. Da ciò il termine «metafisica» usata per definirla.
Il labirinto o filo d'Arianna è presente nell’opera di Giorgio de Chirico. De Chirico produce opere di soggetto mitologico che derivano dalle sue origini greche mai dimenticate. Secondo il mito, il principe Teseo libera Creta da Minosse e il Minotauro e, una volta in salvo, promette di sposare la principessa.
Nel viaggio di ritorno, Arianna viene invece abbandonata sull’isola di Naxos e salvata da Dioniso che la sposa e la porta sull’Olimpo. De Chirico si ispira alla figura della fanciulla abbandonata. L'inquietante figura di Arianna ricorre nell'atmosfera magica ed enigmatica delle tele di De Chirico, nelle scene urbane prive di vita, in cui fa da padrone il silenzio più assoluto e la luce, irreale, colora gli oggetti e il cielo di tinte innaturali. Arianna diventò il simbolo della pittura, ma anche una valida testimonianza autobiografica della solitudine melanconica dei suoi anni giovanili.
LA RELATIVITA' DEL LABIRINTO CON ESCHER
l labirinto è scandagliato da Maurits Cornelis Escher in senso matematico. In lui sembra presente la ricerca del nodo di destrutturazione del filo labirintico. Le opere di Escher hanno una forte componente matematica, e molti dei mondi che ha disegnato sono costruiti attorno a oggetti impossibili.
In Relatività Escher usa tre diversi punti di fuga per dare origine ad una raffigurazione unitaria che rappresenta, simultaneamente, tre mondi distinti.
Se guardiamo la zona centrale, nella parte bassa del disegno, vediamo una creatura dalle sembianze umane che sale lungo una scala. Se la creatura volta a sinistra, potrà salire un’altra scala e trovare un giardino posto di fronte a se e due nuove scale, l’una alla sua sinistra e l’altra alla sua destra. Ognuna di queste scale è usata da altre creature, collocate nel medesimo mondo in cui si trova la prima creatura.
IL LABIRINTO NEL CORPO UMANO:
CERVELLO E INTESTINO
Per trovare il labirinto non per forza bisogna guardare lontano, basta guardare dentro noi stessi, analizzare il corpo umano per riuscire in parte a comprendere tutto ciò.
L'involucro dell'uomo nasconde al suo interno molteplici labirinti, basti pensare alla forma del cervello ed all'intreccio dell'intestino.
Il cervello, sede di vita non solo fisica ma anche metafisica. Il luogo in cui nascono i nostri pensieri, sensazioni, turbamenti, e così via non finiremo mai di elencare, trova un riscontro nell'intestino, altra parte labirintica del nostro corpo, a sua volta sede di problematiche e pulsioni. Comunemente denominato “secondo cervello”.
Il Labirinto di Arianna si trova a Castel di Lucio (ME) e fa parte della Fiumara d’Arte fra Tusa, Pettineo e Castel di Lucio nella valle dell’Halasea. Posta su un’altura che domina tutta la vallata del fiume Tusa si trova questa ciclopica costruzione circolare in cemento, sulla quale si erge una sorta di arco a sesto acuto.
E’ una descrizione molto geometrica, se si vuole, per l’opera di Italo Lanfredini che rimanda ai primi insegnamenti della vita e della nascita. Il labirinto è in realtà un grande grembo , al quale si accede per andare alla ricerca di se stessi per poi rinascere.
L’opera si rifà all’idea di labirinto cretese che da un unico percorso si va dall’esterno al centro e dal centro ritorna verso l’esterno attraverso un lungo corridoio alto, a cielo aperto, tanto da avere come riferimento solo il blu del cielo. Il labirinto è riflessione, è spiritualità che deriva da una sorta di “maternità”, espressa in un dolce concentrico svolgersi di cerchi culminante in una aspirazione all’alto, al sublime.
Un viaggio che sembra dentro la terra ma è sotto il cielo, al cui centro è la vita, l’antica sorgente rappresentata da una lucente lastra metallica al centro della spirale, che ci riporta al tema della Madre Terra e del mistero della fecondazione.
I Labirinti in Sicilia
Il Labirinto di Arianna
IL FILO DI ARIANNA
Il filo di Arianna, così come nella mitologia Greca, anche nell'uso quotidiano indica la soluzione, la strada che conduce verso l'uscita, quindi verso la salvezza e la libertà.
Arianna fu la salvezza per Teseo che, donandogli un gomitolo d'oro da srotolare all'interno del labirinto avrebbe tracciato il suo percorso, riconducendolo verso l'uscita dopo aver ucciso il Minotauro.
Arianna rappresentò la libertà per Teseo, e metaforicamente rappresenta la libertà o la strada da seguire per trovar un via d'uscita dal labirinto, luogo architettonico o concetto mentale che sia.
IL FILO D'ARIANNA PER DANTE: BEATRICE
Dante fu il padre della letteratura italiana, e a mio parere fu il primo scrittore a narrare del labirinto dell'uomo, del percorso, del cammino che ognuno metaforicamente compie.
Il cammino di Dante avviene, nella Divina Commedia, attraverso i tre regni dell'oltretomba: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Dante identificò da sempre la salvezza con la figura di Beatrice, nome fittizio che
significa <<colei che rende beati>>. Beatrice per Dante fu un vero e proprio “filo di Arianna”, lo ha protetto ed accompagnato in tutto il suo cammino, guidandolo, consigliandolo e correggendolo sino al Paradiso... fino a Dio.
FRIEDRICH NIETZSCHE
Il pensiero di Nietzsche risulta caratterizzato da una critica radicale della civiltà e della filosofia dell'Occidente, che si traduce in una distruzione programmatica delle certezze del passato: <<Conosco la mia sorte. Un giorno sarà legato al mio nome il ricordo di qualcosa di enorme – una crisi, quale mai si era vista sulla terra, la più profonda collisione della coscienza, una decisione evocata contro tutto ciò che finora è stato creduto, preteso, consacrato. Io non sono un uomo, io sono dinamite>>.
LA NASCITA DELLA TRAGEDIA:
APOLLO E DIONISIO
La nascita della tragedia dallo spirito della musica. Ovvero: grecità e pessimismo è un'opera di Friedrich Nietzsche composta nel 1872, nella quale coesistono filologia, filosofia, estetica e teoria della cultura.
Il motivo centrale dell'opera è la distinzione tra apollineo e dionisiaco.
Con questa coppia di opposti (che si concretizza in altre sottocoppie, come forma-caos, stasi-divenire, finito-infinito, sogno-ebbrezza, luce-oscurità, serenità-inquietudine) Nietzsche intende indicare, innanzitutto, i due impulsi di base dello spirito e dell'arte greci:
l'apollineo, che scaturisce da un impulso alla forma e da un atteggiamento di fuga di fronte al divenire, si esprime nelle forme limpide e armoniche della scultura e della poesia epica. Il sogno nello spirito apollineo ricopre con un velo la tragedia della vita.
Il dionisiaco, che scaturisce dalla forza vitale e dalla partecipazione al divenire, si esprime nell'esaltazione creatrice della musica, della poesia lirica e della danza. Caos che distrugge le forme, la natura dell'ebbrezza che annienta il sogno, l'inquietudine che supera la serenità.
La tragedia greca antica comprendeva questi due istinti facendo coesistere la musica e la danza nel coro e le immagini apollinee nella trama. In un secondo tempo Euripide elimina il coro e lo sostituisce con ragionamenti ordinati. Anche Socrate da un suo contributo, perchè fu l'inventore dell'Etica. Egli sacrifica alla razionalità scientifica le passioni dell'uomo.
L'inizio della decadenza , cioè di un processo in cui si sono sostituiti i valori etici alle pulsioni originarie.
I concetti nei quali si concretizza la filosofia illuministica e genealogia di Nietzsche sono lo spirito libero e la filosofia del mattino.
Lo spirito libero si identifica con il <<viandante>>, ossia con colui che grazie alla scienza (una “gaia” scienza, dai tratti liberanti) riesce a emanciparsi dalle tenebre dal passato, inaugurando una filosofia del mattino basata sulla concezione della vita come transitorietà come libero esperimento senza certezze precostuite.
La Filosofia del Mattino
LA MORTE DI DIO E LA FINE DELLE ILLUSIONI
Per Nietzsche, Dio è sostanzialmente il simbolo di ogni prospettiva oltremondana che pone il senso dell'essere al di là dell'essere, ovvero un altro mondo contrapposto a questo mondo. E' la personificazione delle certezze ultime dell'umanità, ossia di tutte le credenze metafisiche e religiose elaborate attraverso i millenni per dare un “senso” e un ordine rassicurante alla vita. Come egli stesso disse: <<In Dio è dichiarata inimicizia alla vita, alla natura, alla volontà di vivere! Dio, la formula di ogni calunnia dell' “aldiquà”, di ogni menzogna dell' “aldilà”>>. A tale formula Nietzsche contrappone la propria accettazione dionisiaca dell'esistenza. Per il filosofo l'idea di Dio è confutata dalla realtà stessa, cioè dall'essenza malefica e caotica del mondo. All'origine dell'idea di Dio c'è la paura dell'uomo di fronte all'essere.
IL GRANDE ANNUNCIO
Nell'opera Gaia scienza del 1882, l'autore “drammatizza” il messaggio della “morte di Dio” (<<Got ist tot!) con il noto racconto dell'uomo folle. L'uomo folle è il filosofo-profeta, le risa ironiche degli uomini del mercato rappresentano l'ateismo ottimistico e superficiale dei filosofi dell'Ottocento, insensibili alla portata e agli effetti della notizia della morte di Dio; la difficoltà di bere il mare è un'allusione al carattere sovrumano dell'uccisione di Dio; la necessità di divenire dei noi stessi per apparire degni dell'azione più grande è un richiamo al fatto che per reggere la morte di Dio l'uomo deve farsi Superuomo; il giungere troppo presto dell'uomo folle indica che la coscienza della morte di Dio non si è ancora concretizzata in un fatto di massa, anche se è inevitabile che lo diventi nel prossimo futuro; le chiese chiamate “sepolcri di Dio” alludono alla crisi moderna delle religioni, considerate alla stregua di residui ormai cadaverici del passato.
LA MORTE DI DIO E L'AVVENTO DEL SUPERUOMO
La morte di Dio coincide con l'atto di nascita del superuomo. Soltanto chi ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e di prendere atto del crollo degli assoluti, è ormai maturo per varcare l'abisso che divide l'uomo dal superuomo. Il superuomo ha dietro di sé, come condizione necessaria del suo essere, la morte di Dio e la vertigine da essa provocata, ma ha davanti a sé il mare aperto delle possibilità connesse a una libera progettazione della propria esistenza al di là di ogni struttura metafisica data. Per Nietzsche, l'uomo può diventare superuomo soltanto dopo essere passato sul cadavere di tutte le divinità, che esclamerà: <<Morti sono tutti gli dei: ora vogliamo che il superuomo viva>> .
IL PERIODO DI ZARATHUSTRA
Con l'opera intitolata Così parlò Zarathustra, un libro per tutti e per nessuno (1883), inizia una fase, dopo la morte di Dio si prospettano due possibilità, quella dell'ultimo uomo e quella del superuomo: <<L'opposto del superuomo è l'ultimo uomo: li ho creati insieme>>. Zarathustra non è il superuomo ma soltanto il suo profeta: <<Io sono un messaggero del fulmine e il fulmine si chiama superuomo>>. Zarathustra, figura profeta, inizia il suo cammino all'età di trentanni, la stessa in cui anche Gesù di Nazareth iniziò.
I temi base dell'opera sono tre: il superuomo, la volontà di potenza e l'eterno ritorno.
Nel primo discorso di Zarathustra, intitolata “Delle tre metamorfosi”, Nietzsche descrive la genesi e il senso del superuomo:<<Tre metamorfosi io vi nomino dello spirito: come lo spirito diventa cammello, e il cammello diventa leone, e infine il leone diventa fanciullo>>.
Il cammello rappresenta l'uomo che porta i pesi della tradizione e che si piega di fronte a Dio e alla morale, all'insegna del “tu devi”;
l leone rappresenta l'uomo che si libera dai fardelli metafisici ed etici, all'insegna dell' “io voglio” e nell'ambito di una libertà ancora negativa: libertà “da” e non libertà “di”;
il fanciullo rappresenta l'oltre-uomo, cioè quella creatura non risentita, di stampo dionisiaco, che, nella sua innocenza ludica, sa dire “si” alla vita e inventare se stessa al di là del male, a guida di <<spirito libero>>.
ETERNO RITORNO
Nietzsche presenta la teoria dell'eterno ritorno dell'uguale, ovvero della ripetizione eterna di tutte le vicende del mondo.
Il pensiero dell'eterno ritorno tende , sia pure in forma implicita, a palesare il proprio carattere selettivo, fungendo da spartiacque tra l'uomo e il superuomo. Infatti, la reazione di terrore e il senso di peso di fronte alla prospettiva dell'eterno ripetersi del tutto sono propri dell'uomo, mentre la gioia entusiastica per l'<<eterna sanzione>> dell'essere è tipica del superuomo e della sua accettazione totale della vita.
Dall'elaborazione di codesta tesina ho cercato di rendere materiale il mio pensiero e di esprimerlo attraverso quest'opera polimaterica in cui si unifica arte, ceramica e intelletto.
L'opera “Lasciate ogni speranza voi ch'entrate” vuole trasmettere il turbamento interiore dell'essere umano.
"Lasciate ogni speranza voi ch'entrate"
Commento e illustrazione dell'opera
“Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma” come disse Lavoisier, in natura tutto ciò che esiste non viene creato dal nulla, ma si trasforma da qualcosa già esistente. Anche la mia scultura nasce e prende vita da un agglomerato di argilla, per l'esattezza un insieme di argilla nera ed argilla bianca, colori scelti per la loro importanza.
Il bianco e il nero, i due colori archetipali, simbolo di contrasto ed opposizione, il bene e il male, la luce e le tenebre. Due colori che insieme danno vita ad infinite sfumature di grigio e dunque ad infinite sfaccettature della mente umana, che è ciò che voglio rappresentare con la mia opera.
Argilla sopra argilla la scultura cominciò a prendere forma ed il mio pensiero iniziò a manifestarsi.
Il volto sta a simboleggiare l'uomo, dalla sua fronte si ha accesso al cervello, luogo in cui prende vita il labirinto.
Il volto dell'uomo si scinde in sorridente follia e tragica tristezza.
La parte sorridente è quel pezzo di anima che mostriamo a tutti, una maschera di forzata serenità e felicità. Questa metà di volto, infatti, è levigata e curata, poiché rappresenta quella parte che ,sembrerebbe, perfetta dell'essere umano.
La parte triste sta a simboleggiare l'interiorità dell'uomo, la tragica consapevolezza della complessità del proprio Io e l'impossibilità di riuscire a conoscere ed esprimere agli altri i propri pensieri e i propri sentimenti. Questa parte di volto, quindi, viene rappresentata rovinata e corrosa dai turbamenti che con il passare del tempo, e con la crescita, si fanno più intensi ed insistenti.
Dunque il volto della mia scultura rappresenta ciò che in realtà è l'essere umano.
All'interno del labirinto della mente si trova un essere antropomorfo, ovvero con forme umane, ma non umano. Rappresenta la visione interna che l'uomo ha di se stesso. L'Io che tenta di fuoriuscire dal labirinto ma l'impresa si rivela impossibile poiché da esso non vi è via d'uscita.
Una volta ultimata la fase di modellazione, osservando la scultura nel suo insieme notavo che mancava quel particolare che serviva per dare una conclusione alla mia opera. Nacque da qui l'idea di aggiungere una ramificazione di fil di ferro e filo spinato, che da spazialità all'opera e le da l'opportunità di espandersi verso l'alto. Il suo significato è quello di rappresentare il pensiero dell'uomo che si espande verso l'esterno, ma che al contempo intrappola ancor di più l'uomo all'interno del proprio labirinto. Infine la scultura poggia su una tavola dipinta con colori acrilici dalle tonalità del rosso. Il rosso, colore simbolo della tragica passionalità della vita, del sangue, dell'amore e della continua lotta dell'uomo per trovare il varco all'interno dei propri labirinti.
Il Labirinto
Con il tema del Labirinto voglio esortare l'uomo ad un ritorno a credere nelle proprie potenzialità, a non vedere oscure ed incomprensibili le parti di se stesso, a non cadere nelle depressioni, a non affidarsi a falsi miti, a conoscersi meglio e ad un ritorno alla “terra”, alla parte vera di se stessi, la parte più intima che ognuno tiene ben nascosta e che per timore o per tabù non vuole far conoscere agli altri, e che forse non conoscerà mai.
Quest'argomento, che apparentemente si presenta triste, a mio parere cela la vera bellezza della vita, e non spaventiamoci se ci domanderemo se è proprio questa o solo questa la bellezza della vita, perché lo è.
Non cerchiamo la bellezza altrove se non dentro noi stessi, non la troveremo se non dentro queste quattro carni ed ossa. Impariamo ad amare e ad apprezzare anche la parte più oscura di noi, solo così potrà diventare luminosa, più di quanto non lo sia già, più bella di quanto non lo è già.
Conclusione
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