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Realtà e apparenza : il doppio in storia dell'arte

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Beatrice Dei

on 28 January 2016

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Transcript of Realtà e apparenza : il doppio in storia dell'arte

Il bar delle Folies Bergère
Ritratto dei coniugi Arnolfini.
Las Meninas.
Le passeggiate di Euclide.
Enigma di un pomeriggio d'autunno.
Realtà e apparenza : il doppio in storia dell'arte.
Il doppio attraverso l'uomo.
"Las Meninas" è un quadro dipinto da Velazquez durante il suo periodo alla corte di Filippo IV di Spagna. Questo dipinto ,ora conservato al Prado, rappresenta un autoritratto dello stesso Velazquez che sta dipingendo un quadro, lasciandoci così un'interpretazione incerta grazie anche alla presenza dello specchio, elemento fondamentale del gioco fra realtà e apparenza. Infatti lo specchio potrebbe essere un altro dei quadri del pittor primero che raffigura il re e la regina e la tavola che lui sta dipingendo sarebbe in realtà lo stesso quadro di cui stiamo parlando vista l'enorme grandezza della tela che possiamo ricondurre solo a "Las Meninas". Ecco che siamo davanti a un rompicapo: il pittore rappresenta se stesso che dipinge questo stesso quadro, dandoci un grande senso di continuità del tempo.
Questo tipo di pittura troverà riconoscimento in un corrente del XX secolo : la pittura metafisica, così chiamata da Giorgio De Chirico. Essa vuole infatti rappresentare ciò che è oltre l'apparenza fisica della realtà, al di là dell'esperienza dei sensi. Sviluppatasi a Parigi, verrà istituita a Ferrara la "scuola metafisica" e qui questa corrente crescerà dal 1916 circa.
Questo quadro è stato dipinto da Manet e rappresenta il suo testaento spirituale. Attraverso lo specchio possiamo vedere il grande salone delle Folies Bergère dove si intratteneva la borghesia parigina del tempo, borghesia che si contrappone alla donna in primo piano simbolo invece della solitudine e assolutamente estranea all'aria di festa. Anche in questo caso le interpretazioni riguardo al signore che si rivolge alla donna sulla destra sono difficili in quanto vediamo delle chiare incongruenze nel riflesso che ci fanno pensare ad entrambe le realtà presenti in questo dipinto e quale spiegazione potremmo attribuirgli.
Il doppio attraverso la natura.
Il quadro appartiene a una serie che Magritte ha realizzato sul tema del quadro nel quadro. Raffigura una stanza in cui si apre una finestra e davanti ad essa è collocato un cavalletto. Su di esso vi è una tela che riproduce fedelmente una porzione dell’immagine incorniciata dalla finestra. Il quadro si riconosce giusto per una sottile linea bianca sulla sinistra che corrisponde allo spessore del telaio su cui è montata la tela. La nostra esperienza sa che è impossibile confondere un’immagine tridimensionale con una bidimensionale, ma qui appare possibile . In questo sottile gioco che Magritte instaura tra l’essere e l’apparire, il compito della pittura non è far vedere, ma far pensare.
Questo quadro del 1910 nacque da una visione che De Chirico ebbe in un limpido pomeriggio d'autunno, in piazza S. Croce a Firenze. Il momento della rivelazione coincide con il momento dell'attesa, della sospensione mentale, cercata attraverso il superamento della realtà fenomenica.
Chi sono i soggetti specchianti?
Cosa cercano nell’argentea superficie dello specchio, che risposte trovano oltre essa?
L’artista s’inserisce nella scena o si tiene delicatamente in disparte?
Sfida la tela e l’attenzione dell’osservatore e le inganna inserendosi nell’atto di dipingere altro da sé?
Oppure registra con distacco le emozioni del soggetto lasciandole fluire senza aggiungere nulla di sé?
E queste emozioni ci consolano o ci sferzano? Ci rallegrano o ci tormentano?

Rispondere a queste domande equivale a porsi davanti ad un altro specchio in cui ciascuno potrà scegliere se ingannarsi o dirsi la verità.
Questo è forse il capolavoro del fiammingo Jan van Eyck, datato 1434 e conservato nella National Gallery di Londra. Probabilmente si sta celebrando un matrimonio e la coppia appare in piedi sul primo piano. La stanza è rappresentata con estrema precisione e fra i vari oggetti spicca, al centro, uno specchio convesso, dettaglio giustamente celebre ed enigmatico, dove il pittore dipinse la coppia di spalle e il rovescio della stanza, dove si vede una porta aperta con due personaggi in piedi, uno dei quali potrebbe essere il pittore stesso.
Escher : Mano con specchio a sfera.
L'artista che si specchia e si osserva come esterno rispetto al mondo raffigurato nella stampa risulta essere anche il creatore di ciò che sta guardando. In "Mano con sfera riflettente" Escher compone di nuovo quello che percepisce direttamente, vale a dire la sua mano, e quello che la sua vista non raggiungerebbe senza l'ausilio della sfera, vale a dire se stesso nella stanza deformata e ampliata: due mondi sono presenti contemporaneamente all'interno della litografia, una dialettica tra ciò che sembra "reale" e ciò che invece non lo è poiché è un riflesso.
Una curiosità: soffermandosi sull'immagine ci pare di vedere la mano sinistra di Escher che regge la sfera riflettente, ma il grafico ci avverte che in realtà ciò che stiamo guardando è la sua mano destra perché una stampa è speculare al disegno originale su pietra, informandoci inoltre che è mancino e che per disegnare usa quindi la mano sinistra. Un effetto specchio entra così anche nella realizzazione materiale delle sue litografie dove si innesca un gioco tra mano destra e sinistra e una confusione tra realtà e riflesso, che ribalta più volte la nostra percezione del reale, amplificando l'aspetto illusorio della raffigurazione.

L'arte moderna e contemporanea è stata affascinata dal tema dello specchio e della rappresentazione riflessa e dello sdoppiamento della realtà e, soprattutto, molti artisti hanno elaborato il motivo della doppia personalità. Anche nella letteratura questo tema è stato largamente trattato, ricordiamo per esempio gli autori romantici e dalla fine dell'800 tutti quelli influenzati dalla psicoanalisi di Freud. Da Freud in poi, quelle che erano sempre state le credenze sull'ombra che fugge dall'uomo vengono espresse dal dualismo fra coscienza e inconscio. Dall'inizio dell'età moderna con Van Eyck fino al novecento di Magritte e Escher, il gioco degli specchi diventa una ricerca nell'interiorità, impossibile da rappresentare , e raggiunta attraverso lo specchio, che ci permette di cogliere questa realtà interiore, diversa e più profonda di quella esterna.
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