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Letteratura italiana e Resistenza

ISREC Macerata
by

Gabriele Cingolani

on 21 October 2016

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Transcript of Letteratura italiana e Resistenza

La letteratura della Resistenza: narrativa e memoria fra passato e presente

La parola e il sangue: un senso possibile della letteratura, di fronte a una guerra
3. Alberto Cavaglion
("Corriere della sera", 7 aprile 2015)
"Lo scrittore [...] ha saputo descrivere gli impulsi, le intenzioni che i libri di storia hanno stentato a catturare"
Il primo a intuire che la ricerca si stava impigliando «fra commemorazione del passato e aspettazione messianica del futuro», è stato uno dei nostri maggiori critici letterari:
Carlo Dionisotti
, recensendo nel 1965 la Storia della Resistenza italiana di Roberto Battaglia, lamentava la «scarsa mira», «gli inutili bersagli del senno del poi» di storici «solleciti del loro presente ideologico e pratico». Il problema della postuma lungimiranza non ha toccato, per fortuna, i
narratori
-
testimoni
.
Fenoglio
arriva al punto di equiparare la parola «partigiano» alla parola «poeta»: «Due parole assolute, rigettanti ogni gradualità». Si può dire che Fenoglio abbia dedicato la vita alla Resistenza, colmando un vuoto: è lo scrittore che ha saputo descrivere gli impulsi, le intenzioni che i libri di storia hanno stentato a catturare. Se
Calvino
ha saputo svelarci come la consapevolezza politica — magnificata dagli storici — sia un labile confine, Fenoglio e
Meneghello
sono stati capaci di rappresentare l’eccezionalità di un periodo [...]. Gli scrittori hanno saputo descrivere le cose senza retorica: in anticipo sui tempi lenti della storiografia, hanno affrontato per esempio il tema scabroso della violenza.
Cerchiamo d'immaginarci come fosse una città, una campagna, un paese italiano negli anni terribili fra il '43 e il '45, quando la minaccia della morte e della repressione gravava sull'intera comunità nazionale. Ci sono due case vicine e molto simili, l'una accanto all'altra, abitate da famiglie più o meno della stessa condizione. Una certa mattina da una delle due case esce un giovane, prende la strada dei boschi e sale in montagna, imbraccia l'arma che gli porgono e comincia a sparare contro i guardiani dell'oppressione e dell'ingiustizia, gli alleati di una forza d'occupazione
feroce; dall'altra casa, esce un giovane, coetaneo dell'altro, si dirige alla più vicina caserma, indossa la divisa delle Brigate nere e comincia a sparare contro il primo e se lo prende lo appicca ad un albero, come a
Bassano del Grappa, a Padova, ecc. ecc. Il senso della storia è che al primo dobbiamo quel che non avevamo, cioè quel tanto di libertà e giustizia che i tempi, particolarmente inclementi, ci hanno garantito; il secondo, se avesse avuto "ragione", ce ne avrebbe ancor più ferocemente privato che in passato.
("La Repubblica", 13 novembre 2000)
Alberto Asor Rosa
"la postuma lungimiranza di storici solleciti
del loro presente ideologico e pratico, è esiziale"
Gabriele Cingolani
Luigi Meneghello
(1922-2007)
La "virtù senza nome della letteratura"
C’è infine la qualità delle scritture letterarie che considero suprema, la più rara di tutte, la più preziosa. Purtroppo trovo che è praticamente impossibile definirla e perfino darle un nome. […] Alla base c’è l’idea che la nostra esperienza, l’esperienza di ciascuno e ciascuna di noi contenga qualcosa di singolare, non accessibile con i normali strumenti conoscitivi… Penso che in ogni lacerto di esperienza ci sia un nucleo di realtà il cui pregio è praticamente infinito: un nucleo che è esprimibile, se si trova il modo di esprimerlo… Le scritture letterarie che più mi interessano… vanno a toccare nuclei di questa specie. Il lavoro che comportano si associa spesso al senso di uno scavo o di uno scandaglio. Strati segreti, fosse marine, scassi terrestri… Mi sono persuaso, tra l’altro… che quando li portiamo alla luce, quando li esprimiamo con le parole, questi frammenti del reale splendono…
(
Quaggiù nella biosfera
, 2004)
1964
“I piccoli maestri, uno dei pochi libri sulla Resistenza che siano di alto valore letterario, e che ne offrano una interpretazione antiretorica (il che non vuol dire riduttiva), e insieme del tutto autentica”
Giulio Lepschy

“I piccoli maestri è stato scritto con un esplicito proposito civile e culturale: volevo esprimere un modo di vedere la Resistenza assai diverso da quello divulgato, e cioè in chiave anti-retorica e anti-eroica. Sono convinto che solo così si può rendere pieno giustizia agli aspetti più originali e più interessanti di ciò che è accaduto in quegli anni”
Luigi Meneghello

Il principale strumento contro la retorica:
l'ironia
Mi sono arrischiato ad aggiungere un mio
“piccolo supplemento” al piccolo testamento letterario [di Calvino, ovvero le Lezioni americane] […] una modesta proposta di possibili aggiunte all’elenco: […] specialmente l’Ironia, la cui funzione (dicevo) è di far sentire l’ambiguità delle cose, ma con l’intesa che per funzionare appieno anch’essa deve contenere una dose complementare di Serietà, un tessuto connettivo di sostanze non ironiche…. (
Quaggiù nella biosfera
, 2004).

Autoironia (verso la propria cultura libresca)
Autoironia (verso la propria inesperienza militare)
Era gente già stata in guerra, mentre noi eravamo a Padova a suonare l’oboe sommerso, che poi non si sa che suono possa fare, farà glu glu.

Ironia di fronte al tragico / 1
Ironia di fronte al tragico / 2
cfr
Il "segreto brutto" di Primo Levi
…il divieto di comunicare fra noi. Questo divieto era doloroso,
perché fra noi, in ognuna delle nostre menti, pesava un segreto brutto: lo stesso segreto che ci aveva esposti alla cattura, spegnendo in noi, pochi giorni prima, ogni volontà di resistere, anzi di vivere. Eravamo stati costretti dalla nostra coscienza ad eseguire una condanna, e l’avevamo eseguita, ma ne eravamo usciti distrutti, destituiti, desiderosi che tutto finisse e di finire noi stessi; ma desiderosi anche di vederci fra noi, di parlarci, di aiutarci a vicenda ad esorcizzare quella memoria ancora così recente. Adesso eravamo finiti, e lo sapevamo: eravamo in trappola, ognuno nella sua trappola, non c’era uscita se non all’in giù.
(Primo Levi,
Oro
, in
Il sistema periodico
, 1975)

Il distacco necessario
per sopportare il ricordo
I trentuno martiri di Bassano del Grappa,
26 settembre 1944.
I "grandi" maestri
Toni Giuriolo (1912-1944)
"È risultato che anche questa materia, come quella della mia infanzia a Malo, aveva radici profonde; estrarle ed esporle alla luce è stato ugualmente lungo e difficile, ma più doloroso; i veleni non erano quelli di un bambino, ma di un giovane uomo, veleni più adulti; e le cose da esorcizzare più inquietanti." (L.M.)

Gigi e Beppe
Non è il caso [...] di cristallizzare dopo vent'anni il rammarico, che inevitabilmente ci ha un poco avvelenato la vita e continuerà ad avvelenarcela, di non aver saputo e potuto coronare l'opera della Resistenza con un'Italia più sana, più schietta, più nuova. Se non avessimo un qualche veleno in corpo, non saremmo uomini, né saremmo qui a celebrare le imprese e sacrifici di uomini che vent'anni fa si batterono per il sacrosanto veleno dell'odio e della guerra non meno che per il balsamo dell'amore e della pace. [...] Importa oggi, come importò allora, vincere l'insidia e l'eccesso del veleno, risolverne il flusso nel sangue di una vita attiva intrepidia e limpida [...] una vita anche aspra e pronta e senza illusioni, ma non senza l'incanto di una maggiore libertà e di una maggiore giustizia nella convivenza umana.
Spunti per un approfondimento
http://www.centrostudibeppefenoglio.it/
Dire la guerra
Liceo Classico Statale
"G.F. Porporato" - Pinerolo
14 ottobre 2016

SEZIONE DIDATTICA
1. Michela Ponzani
("Huffington Post", 30 settembre 2016)
"erano prima di tutto dei ragazzi che hanno
fatto una scelta coraggiosa"
4. Gabriele Pedullà
Il libro di Johnny,
Einaudi, Torino, 2015
"
Il libro di Johnny
è un romanzo epico"
1.
"
Antigone
insegnava a rifiutare i federali"

2.
Come [...] l'
Eneide
è la storia di una rifondazione dopo la perdita della patria [...] così
Il libro di Johnny
cova in sé il sogno di una rinascita che, all'indomani di un evento non meno traumatico quale il fascismo, sappia traghettare nel mondo di domani una parte del mondo di ieri.

3.
L'incontro con i ricomparsi professori del liceo svolge qui lo stesso fondamentale ruolo di connessione tra la prima e la seconda parte che nell'Eneide (e prima ancora nell'Odissea) spetta alla discesa agli Inferi dell'eroe per interpellare gli spiriti dei morti sulle difficili scelte che lo attendono.


Il passato epico non è altro che una forma particolare di percezione artistica dell'uomo e del mondo (M. Bachtin,
Epica e romanzo
)
Pietro Chiodi

(1915-1970)
23 gennaio [1943]. Cocito è rientrato dalla Croazia. Passa il tempo leggendo molto. Mi confida di aver aderito al partito comunista. Gli faccio qualche osservazione, ma è irremovibile. Ad un tratto mi guarda stranamente dicendomi: - Sai che a Mostar professori e allievi del Liceo sono tutti in montagna a fare i partigiani. Anche le ragazze ci sono andate. Quello è un Liceo dove mi piacerebbe insegnare.
"Conoscere la contemporaneità vuol dire rivedere l’intero patrimonio letterario dalla prospettiva, dall’orizzonte di valori, dalle urgenze problematiche del presente, [...] Ricostruire il rapporto passato-presente comporta tanto una messa a punto storico-filologica del primo quanto una assimilazione del secondo quale filtro di domande attuali da porre alla tradizione."
(Romano Luperini)


"La Storia non è mai opera del singolo; nessuno può ergersi a suo condottiero o artefice, nessuno può riuscire a plasmarla, perché la terra non è abitata da individui isolati, né dall’uomo e dal suo nemico, ma dagli uomini nella loro debordante molteplicità."
(Alain Finkielkraut)
Vent'anni dopo: una questione generazionale (anzi due)
Partigiani "assoluti" o
"splendidi Robin Hood"?
- Tutto sta nell'intendersi sul vero significato della parola partigiano, - sbirciando Chiodi così sideways che la sua pupilla occhieggiò netta fuori dalla lente. E Chiodi disse con forza sospirosa: - Partigiano è, sarà chiunque combatterà i fascisti -. Cocito lampeggiò uno sguardo circolare su tutti quelli che avevano istantaneamente accettata la definizione di Chiodi. Poi disse: - Ognuno di voi è infallentemente sicuro di riuscire un partigiano. Non dico un buon partigiano, perché partigiano, come poeta, è parola assoluta, rigettante ogni gradualità -. [...]

Chiodi si eresse faticosamente sulla sua sedia: - Il professore intende dire che non si può essere partigiani senza un preciso sustrato ideologico. La libertà in sé non gli pare più sufficiente struttura ideologica. In ultima istanza, il professore vuol dire che non si sarà partigiani se non si sarà comunisti.
- Infatti, - disse Cocito: - diversamente sarete soltanto Robin Hood. Johnny, mi permetto di pronosticare che sarai uno splendido Robin Hood. Ma come Robin Hood sarai infinitamente meno utile, meno serio, meno meritevole, e, bada bene, meno bello, dell'ultimo partigiano comunista.
(aprile 1963)
(1964)
(1964)
Beppe Fenoglio
1922-1963
Scrittore e Partigiano

"Sempre sulle lapidi, a me basterà il mio nome, le due date che sole contano e la qualifica di scrittore e partigiano. Mi pare d'aver fatto meglio questo che quello."
1963
2015
1963
2015
Ma Milton si era già avventato fuori. Ma fuori cozzò in un'altra ressa. Facevano cerchio serrato intorno a Cobra il quale si era accuratamente rimboccato le maniche fin sui potenti bicipiti e ora si curvava verso un immaginario catino. - Guardate, - diceva, - guardate tutti quello che farò se ammazzano Giorgio. Il mio amico, il mio compagno, il mio fratello Giorgio. Guardate. Il primo che beccherò... mi voglio lavare le mani nel suo sangue. Così -. E si curvava sull'immaginario catino e immergeva le mani e poi se le strofinava con una cura e una morbidità spaventevoli. - Così. E non solo le mani. Ma anche le braccia voglio lavarmi nel suo sangue...
Mi voglio lavare le mani nel suo sangue...
"Non c'è niente da fare"
Il sergente aggrottò la fronte e guardò l'ufficiale in modo particolare. Poteva permettersi un minimo di confidenza anche perché erano entrambi marchigiani. Il tenente gli rispose con gli occhi. Allora il sergente sbirciò di lato alle finestre del comando e poi disse: - Io sono d'accordo di vendicare Rozzoni. Figuriamoci se non lo voglio vendicare. Ma vorrei vendicarlo su uno di quei grossi bastardi che se ne stanno liberi e superbi in collina...
- Non c'è niente da fare.
- Questi due sono ragazzini, questi due erano portaordini, ragazzini che credevano di giocare...
- Non c'è niente da fare, - ripetè il tenente. - Il comandante ha ordinato così.
Il sergente partì verso le cucine e il tenente si sfilò a strattoni i guanti e poi se li rinfilava adagio. Lui non aveva messo parola, ma anche perché non aveva fiatato il capitano sardo. Entrambi avevano battuto i tacchi. - E' rimasto ucciso per una baldracca, - aveva detto il comandante. - Non lo compiango, però lo vendico. E lo vendico immediatamente, sulle persone nemiche che ho a disposizione. Nessun mio soldato, caduto come si sia, deve restare invendicato -. Essi avevano battuto i talloni. Ma poi l'incarico era toccato a lui, il capitano sardo era rimasto su a stendere il manifesto da affiggere nel pomeriggio in tutto Canelli perché la popolazione sapesse.
Beppe Fenoglio
1964
1.
Già nella scelta del tema c'è un'ostentazione di spavalderia quasi provocatoria. Contro chi? Direi che volevo combattere contemporaneamente su due fronti, lanciare una sfida ai detrattori della Resistenza e nello stesso tempo ai sacerdoti d'una Resistenza agiografica ed edulcorata.

2,
E contemporaneamente le riflessioni sul giudizio morale verso le persone e sul senso storico delle azioni di ciascuno di noi. Per molti dei miei coetanei, era stato solo il caso a decidere da che parte dovessero combattere, per molti le parti tutt'a un tratto si invertivano, da repubblichini diventavano partigiani o viceversa; da una parte o dall'altra sparavano o si facevano sparare; solo la morte dava alle loro scelte un segno irrevocabile. (Fu Pavese che riuscì a scrivere: "Ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione" [...]).

3.
Ora, grazie a Fenoglio, possiamo dire che una stagione è compiuta, solo ora siamo certi che è veramente esistita: la stagione che va dal
Sentiero dei nidi di ragno
a
Una questione privata
.
Italo Calvino
I
2. Tim Parks
("Internazionale", 7 ottobre 2016)
Scrivere per appartenere
"Se si guarda la produzione degli scrittori del periodo [fascista], anche quando apparentemente privata e ostinatamente apolitica, la questione dell'appartenenza è quasi sempre centrale"
Kobane calling
Zerocalcare
Romanzi italiani contemporanei.
Quattro esempi
Wu Ming, Matteo Petracci e Carlo Abbamagal
http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=20110
Igiaba Scego

Adua
Adrian N. Bravi

Sud 1982
Credo di poter dire che nella nostra "squadretta" e nella sua postura anti-eroica, c'era un rimpianto segreto dell'eroismo, non [...] l'eroismo delle pose, ma laltro, la piega eroica della mente - vera o immaginaria che sia questa nozione. E' un rimpianto (in me e in quelli tra i miei amici che lo condividevano) che considero un portato della gioventù, una cosa naturale. Più tardi nella vita questa forma o immagine dell'eroismo io l'ho incontrata in un libro postumo di un partigiano che era eroico nella mente, succhiava forza eroica dalle cose, non so bene in quali fasi del percepire e del pensare, e la riciclava in frammenti e schegge penetranti, che a tratti non sembrano né discorso né immagini, e non veramente italiano o inglese ma una specie di ispirato diversiloquio. Era un piemontese, un coetaneo mio. Mi sono immaginato di incontrarlo in Altipiano, in un tempo che è il tempo di guerra ma fuso un po' col tempo di oggi, arrivato lassù non so come, vagamente in visita: e di parlargli di guerra, degli inglesi, di noi. Penso che non avesse conosciuto mai nessuno come Antonio. Un incontro breve, degli scambi scabri, alcuni in inglese. Poi lui sarebbe ripartito verso la sua parte d'Italia, a riprendere il fucile di quel suo compagno. Ed il semiautomatico...
(
Quanto sale?
, 1987)
Rebecca Solnit

"Rompere le storie"
1. la cultura dominante tende perlopiù a confermare le storie che sono i pilastri che la tengono in piedi, nonché, troppo spesso, le sbarre della gabbia altrui.

2. Una cosa da tener presente è il ciclo vitale e la catena alimentare delle storie. Le storie nuove, quelle dirompenti, tendono a venire dai margini e dai bordi.
http://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/il-segnalibro/Stefano-Valenti-Rosso-nella-notte-bianca-Feltrinelli-8026226.html
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