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Alfonso Gatto tra «Casabella» e Wright. L'architettura come antidoto alla dissolvenza.

Università degli Studi di Firenze, Dip. di Italianistica, 16 novembre 2011.
by

Marica Romolini

on 20 November 2012

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Transcript of Alfonso Gatto tra «Casabella» e Wright. L'architettura come antidoto alla dissolvenza.

Nel vivo del dibattito: «Casabella» e il mito di Persico Wright dietro la «porta / vuota di luna» Illuminismi cittadini Novilunio

Odora al vento dell’addio la sera
fredda in amore dalla luce morta
ed il cielo si stacca nella vera
lontananza dei monti, in una porta

vuota di luna e di sereno albore
[...] Vuoto:

in architettura = pars destruens = premessa ineludibile alla pars construens (nuova polis + modernità europea)
in poesia = radicale esilità di forme + essenzialità di vocabolario = espressione dell'ansia palingenetica (artistico-estetica + etico-politica) Quando in casa c'è lo sfratto, e restano tutte le stanze vuote e tutte le porte aperte, posso accorrere finalmente dovunque e immaginare la casa nuova [...].

(da Dentro la casa, in «La Botte e il Violino», giugno 1964) [...] la stessa casa risparmiata con affetto e con fantasia, custodita nel suo ordine interiore e fuori moda quel tanto che si può riconoscerla umana e partecipe delle memorie. I ragazzi hanno bisogno di fermare il tempo, di crederlo eterno. Perché svegliarli col nostro scontento, col nostro voler "far bello" la casa che è soltanto buona e nostra?
Si moltiplica la proprietà, ma le case, assicurate al nostro nome, "nostre" non sono più; non sono fatte a nostra somiglianza, alienate già sul nascere dalla esteriorità con cui sembriamo esporle agli occhi, quasi preservandole dall'uso. Sono case neutrali, in ghingheri, senza sostanza.

(da Dentro la casa, in «La botte e il violino», giugno 1964) [...] i più riconoscono il nuovo solo quando è giunto, sterile e compromesso alla sua fine [...]

(da Per Edoardo Persico, in «Circoli», inverno 1935-36) Umanesimo funzionalista:
funzionalismo vs formalismo
(ordine interiore, uso, sostanza vs "far bello", esteriorità)
nuovo umanesimo vs dogmatizzazione del nuovo (ordine interiore, memorie, eterno, nostra somiglianza vs sterile) E allora scorgiamo abbastanza bene che cosa si confonda. Ad esempio che l'autore della nota [di «Critica fascista»] non riesca a comprendere come le architetture di Gropius, Duiker, Brinkmann e Van der Vlugt, di Persico siano proprio risolte nel senso di un superamento del peso e di una fermezza ugualmente "monumentale" nel suo rapporto.

(da Cronaca dell'architettura, «Casabella», marzo 1937) Piovene avrebbe dovuto e potuto ammettere nel suo bilancio [sull'architettura britannica, «Corriere della Sera», 4 febbraio 1937], come attive o per lo meno capaci di polemica, le opere e le idee di un Mendelsohn e di un Maxwell Fry, dei quali egli crede di potersi liberare con una barzelletta. [...] Piovene [...] che, parlando delle case di campagna o delle ville sul Tamigi, scrive con questa proprietà di espressione, ascoltate: «sono poesie, o pitture, nel sasso»

(da Cronaca dell'architettura, «Casabella», marzo 1937) attivismo di Gatto e degli intellettuali nel dibattito degli anni '30
valore della 'polemica'
analogia poesia - architettura Eppure la grande architettura del nostro tempo è nata dall'interno della casa dell'uomo liberato nella sua naturalezza e nella sua immagine pulita, dal colloquio di una comunità familiare meno egoista e aperta dall'intimo a scoprire i suoi valori sociali: è stata ed è un esempio di democrazia. Ma la parata edilizia per chilometri e chilometri di vie uguali in tutto il mondo, per milioni e milioni di funzionari uguali in tutti i regimi, ha riscoperto nella facciata del benessere l'autorità del debitore, del consumatore che aspetta il suo riscatto.

(da Dentro la casa, in «La botte e il violino», giugno 1964)





individuo (umanesimo) = democrazia
cancellazione dell'individuo = regime M. Nizzoli, G. Palanti, E. Persico, Salone della Vittoria, Milano, 1936 M. Nizzoli e E. Persico, Sala delle Medaglie d'Oro, Millano, 1934 Città = urbs + polis Soltanto quando sarà fatto un processo onesto alla vita artistica e morale del nostro tempo, si potrà rilevare quanta parte Edoardo Persico abbia avuto nel promuovere e difendere le posizioni di una cultura e di una critica che gli sopravviveranno.

In tal senso, quella che può sembrare la polemica di Persico è tale solo nella forma propria di ogni discorso decisamente risolutore di un momento inerte della storia dello spirito.

«Casabella» fu l'esempio col quale Persico dimostrò giorno per giorno come vada perseguito e reso un ideale di cultura [...].

In assoluta coerenza, la vita e l'opera di Edoardo Persico resteranno tra le interrogazioni più serie e ansiose rivolte da un uomo ai propri contemporanei: il tempo ch'egli precorse - ora che è morto - servirà agli altri per ravvedersi o per rinnegarsi. Saranno questi i segni nel tempo con i quali sapremo che Edoardo Persico potrà sempre richiamarci al suo confronto: che è quello stesso della cultura.

(da Edoardo Persico è morto. 1900-1936, in «Casabella», gennaio 1936)


Ricordare Persico dopo due anni della sua morte significa riconoscere ancora aperto il nostro debito verso un lavoro che fu suo e ritrovare la nostra vita mossa dalla sua ansia [...]. E Persico mi sembrava sempre più l'uomo trascurato dalla cronaca [...].

(da Edorardo Persico. Sua presenza, in «Il Bargello», 30 gennaio 1938) Tutti quelli che hanno pronto sulle labbra il nome di Le Corbusier, dimenticano o ignorano il nome di Wright, di questo grande e fantasioso americano uscito dalla civiltà di Whitman e di Melville e che ha nel suo respiro di uomo libero qualcosa della loro incontinenza e del loro genio.

L'utopia, e forse la qualità stessa della fantasia di Wright, emblematica, assolutista e poetica ([...] «L'architettura vera è poesia»), gli hanno tolto i mezzi di una conoscenza più relativa e determinata.







architettura - poesia
romantica forza vs freddezza cartesiana Le Corbusier è l'apparente o vero agitatore di un'intelligenza i cui modui storici son tutti diventati accessibili a un architetto o a un uomo di studi disposto ad esser "moderno": laddove Wright sconcerta, e più che a una misurata e frigida coerenza di metodista tien fede a una sua romantica forza di uomo di fantasia, a una missione della nuova civiltà, quasi a una scienza della vita, a una sua saggezza.

Ora Le Corbusier [...] è il messaggio di un'ultima cultura borghese ancora molto in vantaggio su una società arretrata [...]. E non sa, o meglio non vuol sapere, che le crisi e le rivoluzioni s'accompagnano ai linguaggi d'eccezione e alla loro intellettuale vanità solo per il periodo in cui esse hanno bisogno di ricorrere alle grandi forze astratte che le muovono. Poi, quando la nuova classe sociale ha raggiunto la propria condizione di vita, è mossa da desideri concreti [...]: ha bisogno di tutta quella cultura che noi abbiamo avuto tempo modo e agio di trasformare attraverso una lunga selezione intellettuale. E, a meno che non ci si voglia formalizzare, proprio noi, nella più vieta nozione di progresso, non si sa in che modo contraddire.

Egli è stato ed è così irreprensibilmente di gusto da darci il sospetto di non avere una passione naturale, d'essere soltanto un uomo storico, e non una forza utile e ormai incancellabile dell'architettura. Come ha egli potuto credere di lavorare per la vita in ogni sua forma sociale, reazionaria o progressista, democratica o collettiva, con lo stesso linguaggio per tutti indifferentemente nuovo e utile? Wright, per tornare al nostro discorso, è questa forza, e se le sue idee sono o possono apparire confuse, son sempre vive, tendono con ansia a una verità che non sia metodista o catechizzata, a volte per di più sono immagini illuminanti ed elementari.













dogmatizzazione del nuovo vs disponibilità al nuovo:

Le Corbusier: frigida coerenza di metodista, borghese, uomo storico, di gusto, verità metodista o catechizzata
Wright: uomo di fantasia, romantica forza, forza utile dell'architettura, immagini illuminanti ed elementari, idee vive Wright è più di un architetto [...] una sorprendente statura di creatore - l'unica di architetto che oggi ci sia nel mondo - congiunta a un'effettiva forza di tecnico e a un'ispirata passione umanitaria. Gli stessi denigratori dell'Hotel Imperiale di Tokio non hanno potuto non riconoscere, ad esempio, la perfezione tecnica e strutturale dell'edificio provato da grandi scosse telluriche.









In effetti Wright con la sua stessa passione e col suo stesso presentimento di dover dare ai suoi ascoltatori un messaggio umano e non soltanto tecnico, suscitò intorno a sé dubbi e interrogativi, allarmi e dissensi. [...] Wright lasciò soprattutto il modo [...] con cui realizzare la nuova distribuzione della terra e della proprietà.

















funzionalismo di Wright (perfezione tecnica e strutturale) vs antinomia di un linguaggio per tutti indifferentemente nuovo e utile
architetto = creatore + forza di tecnico + passione umanitaria Ansia = etica di un'instancabile propulsione al futuro Questa architettura è, dopo tutto, l'unica a invocare lo spazio.

(da Prefazione a Wright, Architettura organica, Muggiani, Milano, 1945) È un po' la stessa storia della metrica che, osservata, legittima da sé sola versi più o meno perfetti, mai la poesia. Ojetti crede così di concludere che la nuova architettura, essendosi liberata dall'inerzia della vecchia metrica, non possa realizzare nelle sue opere quella simmetria concreta ed autonoma che è data dall'assolutezza stessa della espressione.

(da Cronaca dell'architettura, in «Casabella», aprile 1937) modelli per Wright:
Ruskin: pratica > teoria
Morris: socialismo
Sullivan: svolta Sette anni fa Persico moriva a trentacinque anni. Nella bianca giornata di gennaio a Musocco la neve aveva reso uguale e infinito il campo dei morti. Lo avevamo veramente perduto. [...] La morte ha seccamente fermato il tuo cuore che non le apparteneva. Un solo errore inutile è quello che ci fa morire. Quale poteva essere il tuo, Edoardo, se tutta la tua vita t'era necessaria ogni volta per una parola sola, per una sola clemenza? La tua miseria per la tua carità, la tua solitudine per la tua amicizia, la mortificazione per il perdono? Sai tu che nel mondo c'è la guerra? Che l'Europa è buia? Dove dovremo chiamarti, a chi chiederti, se un giorno sulla terra avremo bisogno di un uomo giusto?
(È una pagina che s'è staccata dal mio diario, oscura per quanto è chiara, animosa per come è provata dalle sue lagrime [...]).

(da Clessidra, in «La Ruota», 1° gennaio 1943)


Queste parole che Lionello Venturi scrisse [...] servono ad illuminare, più di qualsiasi altra leggenda, un uomo che fu per molti lati inspiegabile a quegli stessi che l'avvicinarono [...]. Molti, disposti a seguire più il colore del proprio affetto che la realtà dei propri sentimenti e delle proprie ragioni, hanno preferito conservare e tramandare di Persico un'immaginaria biografia [...]

(da Introduzione a Persico, in E. Persico, Scritti critici e polemici, Milano, Rosa e Ballo, 1947) Un'architettura politica? [Pensabene] «Le idee dell'ebreo Mendelsohn e dei comunisti May e Gropius, al pari di quelle del ginevrino Le Corbusier, è chiaro che non debbano riguardare l'Italia».

[...] non è morale, non è civile che si diano degli attributi razzistici o politici a Mendelsohn, a Gropius o a Le Corbusier per sconfessarci di parlarne.

(da Cronaca dell'architettura, in «Casabella», settembre 1937)




architettura ≠ politica Tinti non dimostra in che modo le architetture di Le Corbusier sconsacrano in pieno «l'umanità, la poesia primordiale ed eterna, la religiosità insomma dell'abitazione». Né d'altronde lo potrebbero dimostrare se non riferendosi sempre a questa qualifica: «la concezione lecorbusiana» è «potenzialmente bolscevica». [...] Il discorso è troppo scoperto, e, per il suo valore politico, ingenuo. Come se Le Corbusier, proprio Le Corbusier, per lavoro, non potesse diventare l'architetto di qualsiasi governo. Circostanze di fatto che non qualificherebbero mai l'architettura di Le Corbusier con la politica.

(da Cronaca dell'architettura, in «Casabella», novembre 1937)




architettura ≠ politica Anche Amedeo Berthod è sicuro che l'architettura «è regolata da leggi fisiche e geometriche ed è vincolata dalle condizioni di materiale, clima cultura eccetera del paese in cui sorge». Pertanto crede di trovarla quasi tutta risolta nei brutti esempi del falso nuovo rappresentato da Palazzi del Littorio, scuole, Case dei Balilla che, nella loro maggioranza, sono invece quanto di peggio l'Italia sia oggi destinata a reggere sulle sue piazze o sulle sue strade. Il signor Berthod vede tutto "quadrato". L'elogio dei rascards valdostani si accomuna al problema autarchico [...].

(da Cronaca dell'architettura, in «Casabella», novembre 1937)




vero nuovo (Wright) vs falso nuovo (architettura fascista)
organicità (Wright) vs autarchia (architettura fascista)
architettura = politica [...] Neutra è nato nuovo dalla sua stessa precocità di europeo giunto alla crisi della propria tradizione: oggi l'America è un pretesto terreno della sua fantasia [...].

[Anna Maria Mazzucchelli] «[...] Neutra è l'artista che ha portato in America il gusto dell'architettura europea, congiungendo Wright e Gropius [...]».

Così il nome di Neutra non si presta ad equivoci, conferma l'inutilità di un programma reazionario o rivoluzionario quando è attuabile in concreto con l'arte e per la storia una reazione o una rivoluzione [...].

(da Discorso su Neutra, in «Casabella», dicembre 1937)






architettura ≠ politica (forma esteriore / ideologica)
architettura = politica (forma intrinseca / ontologica) Le Corbusier, Ville Savoye, Poissy (Parigi), 1929 F.L. Wright, Casa Kaufmann (o Casa sulla cascata), Bear Run (Pennsylvania), 1936-1939 Spazio:

architettura
poesia (sema)
poesia (metrica) Notte

Notte, duro confronto, per lontani
silenzi m'abbandoni e nel taciuto
sogno realizzi l'anima dei vani
riposi dove termina assoluto

lo spazio che t’è vento e altezza estrema.
In te finito è vero e calmo il mondo
illuminato dal suo freddo, trema
il chiarore dell'aria nello sfondo

uguale della terra come un vuoto
ch'è distanza di monti e di confini.

Lo spazio che t'è vento e altezza estrema
infinito ritorna come tace
nel divieto del corpo e vi si strema

l’anima tesa al suo silenzio, nata
nella dura concordia per amore.
Notte redenta all’ordine, spaziata
da chi s’incute il tuo silenzio e muore

per sé solo congiunto nel destino
di un’altezza più vasta, nei suoi prati distesi per eterno, mio mattino,
buio ove tremo d'occhi illuminati. Periferia

Parve alla sera nata la sembianza
dal caldo della neve e per remoto
vetro di luna consumò distanza
d’alberi spogli nel suo cielo vuoto.

La piscina è gelata contro il muro
dell’obitorio che ha i suoi morti spogli
in tutto il freddo della terra: al puro
grigio dell’aria restano le soglie

e l’improvvisa eternità dei treni
che curvano la notte, una ringhiera.
Cose lasciate al tempo che vi peni
in un ultimo sogno la sua vera

solitudine e freddi sulla terra
un bacio morto per sembianza, l’alba.
Acciottolata di rotaie ferra
un convoglio di treni nella scialba

luce dei prati e vi sostiene il giorno
che sugli assiti gracili colora
la bandiera consunta. Il mio ritorno
nella folla dei vivi, per quest’ora,

è la facciata grigia che riappare
murata in tomba a cinta dello sterro
e tutto il freddo della morte, il mare,
i martelli che battono sul ferro. Periferia:

morte (valore universale): catabasi
morte (valore biografico): Persico
architettonico: rivalutazione della periferia da parte del razionalismo
intellettuale: rivista «Campo di Marte» («gran prato alla periferia»)
esistenziale: locus animi (spazio-condizione dell'uomo autentico)
sociale: paesi/periferia (individuo) vs città (alienazione)
metapoetico: scelta antidannunziana Fummo l'erba

Certo, certo, la gloria ch’ebbe un fuoco
di gioventù rimesta tra le ceneri
il suo tizzo orgoglioso, ma noi teneri
di noi non fummo, né prendemmo a gioco

la vita come un’ultima scommessa.
Noi, di quegli anni facili, all’azzardo
delle fiorite preferimmo il cardo
selvatico, le spine. Dalla ressa

del giubilo scampati al nostro intento
d’essere sole e pietra, nelle mani
segnammo la tenacia del domani
da scavare nel tempo. Nello stento

d’essere soli per vederci insieme
nell’eguale costrutto, fummo l’erba
che alla pietra nutrita si riserba
il suo cespo bruciato. Dalle estreme

radici, nell’impervio ogni parola
salì di quanto a trattenerla c’era
l’ansia d’averla pura, seria, vera
nel segno da rimuovere la sola

vergogna d’esser detta.
Salvammo nell’asciutto, dagli inviti
della corrente, il carcere incantato,
la nostra sete che ci tenne uniti.
Per un grido da rompere, il creato

ancora è il suo costrutto ove s’ostina
l’asino, il cardo, il segno della spina. Forza centrifuga:
élan vital
dissipamento

Forza centripeta:
ripiegamento funebre
conservazione

Vita = essere (Sein) + esserci (Seiendes) All'altezza dei gridi

All'altezza dei gridi in cui non vola
altra gioia celeste che lo slancio
dei loggiati dipinti alle colombe,
torna al silenzio il suo tremare
[...]

Naufragio

Cimitero falciato dal giovane marinaio
che cantava la gioia d'avere la faccia
[...]

Sirena

La tua gola è fuggita nel canto
come la schiena ti ricerca e stringe
a levarti dal sonno
[...]

Alla mia bambina

[...] Tu, nata,
compivi il sereno,
la sua notte incarnata
nel rigoglio del seno. J.A. Brinkman e L.C. Van der Flugt, Sonneveld House, Rotterdam, 1933 J. Duiker e B. Bijvoet, Sanatorio Zonnestraal, Hilversum, 1932 W. Gropius, Officine Fagus, Berlino 1911-25 W. Gropius, Casa Gropius, Massachusetts, 1938 W. Gropius, Bauhaus, Dessau, 1925 J. Brinkman, Van Nelle Factory, Rotterdam, 1930 R.J. Neutra, Miller House, California, 1937 F.L. Wright, Taliesin West, Scottsdale (Stati Uniti),1938 - 1959 F.L. Wright, Imperial Hotel, Tokyo, 1916-1922
Persico:
discorso privato (toni elegiaci + ricordi autobiografici)
apologia -> apoteosi -> mito
amico (exemplum individuale) + mito (exemplum universale)


Collaborazione a «Casabella»:
hic et nunc del dibattito (architettonico + politico)
atemporalità di un discorso universale
militanza + utopia BIBLIOGRAFIA

A. Gatto, Scritti di architettura, a cura di G. Lupo, Torino, Aragno, 2010;
A. Gatto, Gli anni tra parentesi. Lettere a Anna Maria Mazzucchelli (1936-1939), a cura di R. Astarita, Avagliano, Cava dei Tirreni, 1996.

A. Dolfi, Alfonso Gatto. «Una notte, a Firenze»: ragione delle forme e metamorfosi del paesaggio, in Terza generazione: ermetismo e oltre, Roma, Bulzoni, 1997;
F. D'Episcopo, L''architettura' della poesia, in Alfonso Gatto: oltre la letteratura (poesia e arti figurative), Cuzzola, Salerno, 1983

E. Persico, Profezia dell'architettura, a cura di F. D'Episcopo, con nota di A. Gatto, Ripostes, Salerno, 1990;
E. Montale, «Isola» di Alfonso Gatto; «Risacca» di Giovanni Descalzo, in «Pegaso», 5, 1933 (ora in Il secondo mestiere. Arte, musica, società, a cura di G. Zampa, Milano, Mondadori, 1996);
E. Montale, Parliamo dell'ermetismo, in «Primato», 7, 1940 (poi in Il secondo mestiere. Arte, musica, società, a cura di G. Zampa, Milano, Mondadori, 1996).

S. Ramat, Introduzione. Un viaggio da isola a isola, in A. Gatto, Tutte le poesie, Milano, Mondadori, 2005;
O. Macrí, Tecnica della memoria poetica (Gatto), in Esemplari del sentimento poetico contemporaneo, a cura di A. Dolfi, Trento, La Finestra, 2003.





www.prezi.com
maricaromolini@gmail.com Erba:

rinnovamento intellettuale: «Campo di Marte»
rinnovamento architettonico
principio fecondatore
approdo di morte (grembo che ri-accoglie Gerardo)

ground su cui costruire le architetture poetiche, sociali, esistenziali
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