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Ninì

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by

Lorenzo Serafin

on 23 May 2013

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Transcript of Ninì

FINE

Dai Navigli alle Alpi

Scalate e segreti di una regina delle rocce

A cura di
Lorenzo e Roberto Serafin

Immagini storiche di Ninì Pietrasanta
(archivio Lorenzo Boccalatte)

Immagini recenti di Roberto Serafin

Il libretto della guida Giuseppe Chiara è conservato presso l’archivio storico della Sezione di Varallo del Club Alpino Italiano

I brani sono tratti da
“Pellegrina delle Alpi”
(Antonio Vallardi ,1934, ristampa anastatica a cura del Club Alpino Italiano, 2011)
“Piccole e grandi opere alpine” di Gabriele Boccalatte (Prima edizione 1939, Edizioni L’Arciere – Vivalda, Torino, 1992)
“Scarpone e moschetto” di M. e R. Serafin
(Centro Documentazione Alpina, Torino, 2002) Attratta dal fascino irresistibile della montagna, la milanese Ninì Pietrasanta (1910-2000) compì imprese di eccezionale valore con l’animo di un’innamorata.
E’ una ragazza normale che non vuole competere, ma solo essere se stessa. Dai Navigli alle Alpi Scalate e segreti di una regina delle rocce Il mondo di Ninì Breve fu la sua vita felice con Gabriele Boccalatte, capocordata in mille scalate estreme. “Il 24 agosto 1938" scrisse nel suo diario "la montagna spense, con terribile violenza, ogni suo sogno. Ma il suo spirito, liberato dalla schiavitù della carne, ritorna là ove fu più volte; torna alle cose che amò, e che furono parte della sua nobile vita. E gli alpinisti che saliranno quelle montagne, lo sentiranno vicino, come lo sento io, accanto a me, accanto al suo bambino”.
Oggi Lorenzo coltiva nella bella casa di Arese la memoria di sua mamma spentasi nel 2000. Le avventure di Ninì Pietrasanta iniziano sul Naviglio grande dove ancora giovanissima si inventa lo sci nautico trainando i compagni al volante della sua Balilla All'orizzonte si pofilano due amori: la montagna e il grande alpinista Gabriele Boccalatte da cui avrà un bambino, Lorenzo Amore e tragedia Giovane e intrepida “Quante ascensioni! Quante vittorie!”. Esulta nel 1929 Ninì nello scrivere queste parole sul libretto della sua prediletta guida alpina Giuseppe Chiara di Alagna. “Dal Trésero al Cevedale, dal Gran Zebrù alla Thurwieser, dall’Ortler al San Matteo (vibrante ancora dei ricordi della Grande Guerra), dal Campanile Basso del Brenta alla vetta dei Lyskamm, l’amico Chiara fu per me non solamente guida fidata e intelligente, ma soprattutto incitatore grande, meraviglioso”.
Dagli scaffali della casa di Arese, dove Ninì ha trascorso gli ultimi anni della sua vita con il figlio Lorenzo, la nuora Anna e l'amatissima nipote Daniela, oggi a sua volta alpinista appassionata, riaffiorano gli album con le fotografie che lei stessa scattò e ipaginò corredando ogni immagine con bella grafia.
Qui a lato il racconto della sua scalata alla Thurwieser con la guida Giuseppe Chiara che appare "su la vetta". E, ancora, sul libretto di Chiara, Ninì annota: “Egli – che sa fissare il suo piede saldo nella roccia, segnare di un solco lento i ghiacciai; che sa evitare la tormenta, ma che sa anche muoverle incontro – mi ha donato l’istinto di ascensione, mi ha posto nel cuore la fiamma sublime di forzare le vette, tutte le vette”. “Mi piace ricordare in modo speciale la prima scalata della Thurwieser per la cresta sud, da me effettuata nella mattinata del 7 agosto; la prima ascensione femminile della parete nord dei Lyskamm del 26 agosto, ed anche l’arrampicata del mattino del 14 agosto sul Campanile Basso di Brenta per le sue emozionanti discese nel vuoto. Sempre più in alto e oltre!” "Mi ha posto nel cuore
quella fiamma sublime" Come notò un anonimo articolista sullo Scarpone, Ninì seppe infischiarsene di chi si scandalizzava “di un bel corpicino rudemente vestito, di due piedini calzati da grossi ferrati scarponi o di un insieme di vestimenta che possono contrastare con la moda corrente”.
Il suo segreto lo rivelò il medesimo, anonimo ammiratore: “Con la giusta dosatura delle proprie facoltà fisiche, Ninì riuscì a trovare il modo di irrobustirsi e di elevarsi fisicamente spiritualmente, portando l’impeccabile sua grazia e la raffinata sua gentilezza anche là nel regno delle rupi vertiginose e dei gioielli eterni dove l’uomo riconosce la natura”. Eccola qui mentre si imbelletta curiosamente nello stesso atteggiamento della ragazza che in quegli anni appare sospesa sopra un precipizio sulla copertina del periodico americano Liberty (arc. Museo Nazionale della Montagna). Alpinismo
e seduzione Nel 1935 scala per prima con Boccalatte la grandiosa parete ovest dell’Aiguille Noire du Peutérey, e così si racconta sulla Rivista del CAI:
“Ci sia concesso dir subito, senza falsa modestia e ingiustificati infingimenti, la gioia profonda, che ci dura ancora nel cuore, d’aver strappato a questa roccia pura, compatta, ardita, il suo geloso segreto; d’essere stata la prima cordata italiana a risolvere, nelle Alpi occidentali, uno dei problemi alpinistici più delicati e più ardui, di sentirci orgogliosi di una lotta combattuta, in condizioni atmosferiche particolarmente avverse, con salda fede e tenace volontà”. I giorni grandi sulla Noire “La vicinanza del Monte Bianco c’è stata funesta; appena esso è stato in preda all’uragano, anche la Noire, prima che ne sospettassimo il repentino mutamento, s’è trovata presa nella zona della sconvolta atmosfera. Critica e dura posizione: il mio compagno è lassù, su un passaggio di difficoltà estrema e senza assicurazione; non può raggiungermi perché il posto dove mi trovo è troppo angusto per accoglierci entrambi né può calarsi a corda doppia; io, sotto, assicuro la corda come posso, e cerco di salvarne il più possibile sul bagnato, stringendola contro di me, sotto la giacca”. “Le placche che ci circondano assumono forme strane, sfuggono d’ogni lato e si disperdono nella nebbia grigia e tetra; tutto sembra uguale, monotono, confuso, senza risalto. Aspetti terribili della montagna, che profondamente s’imprimono nello spirito; fascino speciale che attrae l’uomo verso la natura che ivi si concretizza nelle più potenti espressioni”. “Man mano che avanziamo si restringe la zona delle rocce rotte, fino ad obbligarci a una vera e propria traversata di parete, meravigliosa, dominante l’immane salto sul Ghiaciaio del Fresnay e dominata dall’inaccessibile e gialla muraglia terminale. Alle 14.20 ci fermiamo un po’ al sole per ristorarci. Godiamo nel sentirci accarezzare dai suoi caldi raggi, e lasciamo che il nostro spirito si adagi nel senso di beatitudine che ci pervade”. Orfana di madre, morta di tubercolosi, Ninì trovò nella montagna e nella natura una seconda madre generosa ed esigente: un incontro avvenuto in tenera età con il determinante con tributo del padre Riccardo Pietrasanta, grande amico della montagna, fondatore della Banca Lombarda.
“Nella montagna" disse "oltre al piacere che dà il camminare, il faticare, il mettere a dura prova questa mia, questa nostra fragile potenza, si ha un sentimento più forte, quello del valore della vita”. Vita col padre Pellegrina delle Alpi (e degli Appennini) “Una ragazza sicura di sé, sempre cordiale ed espansiva”, la descrive la scrittrice Irene Affentranger. Nata nel 1910 a Bois Colombes in Francia dove i genitori si trovavano per motivi di lavoro, Ninì (diminutivo di Ortensia) perse giovanissima la madre e, inseritasi nell’ambiente della buona borghesia milanese, crebbe in un clima di libertà indubbiamente impensabile per una ragazza dell’epoca. La sua elegante silhouette si staglia in queste immagini sullo sfondo del Monte Bianco, dove una cima le è intitolata, e del Gran Sasso in Abruzzo, dove si cimentò pionieristicamente con sci e pelli di foca. All’epilogo della sua vita, Ninì ritrova vecchi compagni di scalate e si abbandona ai piaceri dei ricordi. Alla Presolana, nel 1999, in occasione dell’assemblea annuale del Club Alpino Accademico Italiano, Ninì riceve sobri festeggiamenti in stile alpino insieme con un gran mazzo di fiori. Il presidente generale Rioberto Osio le consegna il riconoscimento di socia onoraria. Ninì è anche socia benemerita della Sezione di Milano del CAI. Si spegne ad Arese (Milano) nel 2000. Montagne di ricordi
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