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Dante e la Divina Commedia

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by

Martina .

on 12 December 2015

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Transcript of Dante e la Divina Commedia

L'inferno secondo Dante e la mentalità del Medioevo

Dante inizia a scrivere
La Divina Commedia
nel

1304 durante, il periodo dell'esilio in Lunigiana, e la termina nel 1321, data della sua morte a Ravenna.
Dante e "La Divina Commedia"

Struttura
La commedia è divisa in tre cantiche
(Inferno, Purgatorio e Paradiso)
Collocazione storica
nella vita di Dante (1265-1321)
"Appresso questo sonetto, apparve a me
una mirabile visione, ne la quale io vidi cose
che mi fecero proporre di non dire più di questa benedetta, infino a tanto che io potesse più degnamente trattare di lei. E di venire a ciò io
studio quanto posso, sì com'ella sae veracemente.
Sì che, se piacere sarà di colui a cui tutte le cose vivono, che la mia vita duri per alquanti anni, io
spero di dicer di lei quello che mai non fue detto" d'alcuna."
"La vita nuova" cap. XLII
Dante si rende conto che per
lodare Beatrice deve abbandonare
i confini troppo ristretti fino a quel
momento utilizzati
"dicendo di lei quello che fino ad
allora non era stato detto
di nessuna."
Inferno
Purgatorio
Paradiso
(33 canti)
(33 canti + un canto che funge da proemio)
(33 canti)
Da un punto di vista metrico è tutta scritta in terzine dantesche 0 terzine incatenate con versi endacasillabi
Schema delle rime: ABA, BCB...
Come nasce la Commedia
e con quale finalità:
« [...] propter hoc munuscula mea sepe multum conspexi et ab invicem segregavi, nec non segregata percensui, digniusque gratiusque vobis inquirens. Neque ipsi preheminentie vestre congruum comperi magis quam Comedie sublimem canticam, que decoratur titulo Paradisi; et illam sub presenti epistola, tanquam sub epigrammate proprio dedicatam, vobis adscribo, vobis offero, vobis denique recommendo. »


« [...] sovente ho esaminato i miei regalucci e li ho differenziati e poi vagliati, alla ricerca del più degno e gradito a voi. E non ne ho trovato uno adeguato alla vostra eccellenza più di quella sublime cantica della Commedia che si intitola Paradiso. E questa, con la presente lettera, come a Voi consacrata con propria epigrafe, a Voi la intitolo, la offro, la raccomando. »
(Epistola XIII, capp. 10-11)
La parola Cristo rima sempre e solo con sé stessa come se nessun'altra parola fosse
degna di essere a essa accostata
Dante con una lettera in latino dedica a Cangrande della Scala la più importante cantica dell'opera: il
Paradiso.
Quest'ultima fra tutte le altre dodici lettere di Dante è stata la più discussa dagli studiosi poichè è tutt'ora incerta la sua datazione e la sua paternità dantesca.
Agnolo Bronzino (1530): Dante rivolto verso il Purgatorio
Purgatorio canto XXX
Ma Virgilio n'avea lasciati scemi
di sé, Virgilio, dolcissimo
patre
,
Virgilio a cui per mia salute die'mi.
Ma Virgilio ci aveva lasciati privi della sua presenza, Virgilio dolcissimo
padre
, Virgilio al quale mi ero affidato per la mia salvezza.
La scomparsa di Virgilio
Domenico Morelli: Dante e Virgilio nel Purgatorio
Ma dì s’i’ veggio qui colui che fore
trasse le nove rime, cominciando
’Donne ch’avete intelletto d’amore’ ". 51

E io a lui: "I’ mi son un che, quando
Amor mi spira, noto, e a quel modo
ch’e’ ditta dentro vo significando". 54

"O frate, issa vegg’io", diss’elli, "il nodo
che ’l Notaro e Guittone e me ritenne
di qua dal
dolce stil novo
ch’i’ odo! 57

Io veggio ben come le vostre penne
di retro al dittator sen vanno strette,
che de le nostre certo non avvenne; 60

e qual più a gradire oltre si mette,
non vede più da l’uno a l’altro stilo";
e, quasi contentato, si tacette.
Il Dolce Stil novo
Purgatorio canto XXIV
Nel mezzo del cammin di
nostra
vita
mi
ritrovai per una selva
oscura
,
ché la diritta via era smarrita.
Inferno canto I
La commedia è ambientata quando Dante
ha 35 anni quindi nel 1300
Quando vidi costui nel gran diserto,
"Miserere di me", gridai a lui,
"qual che tu sii, od ombra od omo certo!".

Rispuosemi: "Non omo, omo già fui,
e li parenti miei furon lombardi,
mantoani per patrïa ambedui.

Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi,
e vissi a Roma sotto ’l buono Augusto
nel tempo de li dèi falsi e bugiardi.

Poeta fui, e cantai di quel giusto
figliuol d’Anchise che venne di Troia,
poi che ’l superbo Ilïón fu combusto.

Ma tu perché ritorni a tanta noia?
perché non sali il dilettoso monte
ch’è principio e cagion di tutta gioia?".

"Or se’ tu quel Virgilio e quella fonte
che spandi di parlar sì largo fiume?",
rispuos’io lui con vergognosa fronte.
L'incontro con Virgilio
"La selva oscura"
La selva oscura segna l'ingresso
nell'inferno. Essa infatti è "Oscura" poichè priva della presenza di Dio simbolo per eccellenza della "luce"
L'incontro con le fiere
nella selva oscura

La Lonza
Simbolo della lussuria.
La Lupa
Simbolo dell'avarizia.
Il Leone
Simbolo della superbia.
Beatrice
Dal latino "Beatrix"
(portatrice di beatitudine)
Donna-angelo
Simbolo di salvezza
Saluto = Salvezza
Simbolo della fede
Dal latino Salus, salutis
(Salvezza)
All'interno dell'Inferno Dio non viene mai nominato solo in alcuni casi vi si fa riferimento mediante l'uso di perifrasi
Particolare interessante di questa lettera è il fatto che Dante fornisce una guida alla lettura dell'opera mediante la scelta di uno fra questi quattro sensi:
Letterale
Allegorico
Morale
Analogico
Dante-auctor

Dante-agens
(Autore) (Personaggio)
Uso frequente della
Palinodia
:

Ritrattazione poetica con correzione
e ripresa di un elemento
antecedente.
Spesso si ha la sensazione che il Dante-auctor e il Dante-agens si sovrappongano per la perpetua presenza di elementi appartenenti alla realtà durante il viaggio trascendente
Lo sol, che dietro fiammeggiava roggio,
rotto m'era dinanzi a la figura,
ch'avëa in me de' suoi raggi l'appoggio.
Io mi volsi dallato con paura
d'essere abbandonato, quand'io vidi
solo dinanzi a me la terra oscura; 21
e 'l mio conforto: "Perché pur diffidi?",
a dir mi cominciò tutto rivolto;
"non credi tu me teco e ch'io ti guidi?
Vespero è già colà dov'è sepolto
lo corpo dentro al quale io facea ombra;
Napoli l' ha, e da Brandizio è tolto.
Ora, se innanzi a me nulla s'aombra,
non ti maravigliar più che d'i cieli
che l'uno a l'altro raggio non ingombra.
Purgatorio Canto III
Riferimenti a Bonifacio VIII:
Ed el gridò: "Se' tu già costì ritto,
se' tu già costì ritto, Bonifazio?
Di parecchi anni mi mentì lo scritto.
Se' tu sì tosto di quell'aver sazio
per lo qual non temesti tòrre a 'nganno
la bella donna, e poi di farne strazio?".
Papa Niccolò III scambia Dante per Bonifacio VIII



Inferno Canto XIX
Inferno canto XXVII
Bonifacio VIII


Principe dei nuovi farisei
Simonia:
Commercio di beni e/o cariche di tipo religioso
Riferimenti a Corso Donati:
Purgatorio canto XXIV
"Or va", diss'el; "che quei che più n' ha colpa,
vegg'ïo a coda d'una bestia tratto
inver' la valle ove mai non si scolpa.

La bestia ad ogne passo va più ratto,
crescendo sempre, fin ch'ella il percuote,
e lascia il corpo vilmente disfatto
Dante incontra Forese Donati e quest'ultimo gli profetizza la fine di Corso Donati
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