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Crowdfunding

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by

Ass. Levitazione

on 30 October 2014

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Transcript of Crowdfunding

Crowdfunding
Definizione
"Il crowdfunding (dall'inglese crowd, folla e funding, finanziamento) o finanziamento collettivo in italiano, è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. È una pratica di micro-finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse. Il termine trae la propria origine dal crowdsourcing, processo di sviluppo collettivo di un prodotto. Il crowdfunding si può riferire a iniziative di qualsiasi genere, dall'aiuto in occasione di tragedie umanitarie al sostegno all'arte e ai beni culturali, al giornalismo partecipativo, fino all'imprenditoria innovativa e alla ricerca scientifica."
Modelli e piattaforme
Le piattaforme sono gli strumenti attraverso i quali si sviluppano progetti di crowdfunding
Composizione delle piattaforme
La progettazione del crowdfunding:
una buona idea non basta
Come una qualsiasi campagna di fundraising, anche il crowdfunding necessita di un lavoro certosino di pianificazione prima e di un lavoro altrettanto impegnativo durante e dopo la campagna. Immaginare di ricevere denaro e approvazione sociale del vostro progetto solo aprendo su una delle tante piattaforme la campagna di raccolta fondi e attendere che le donazioni arrivino, è quantomeno ingenuo e sicuramente non produrrà frutti.
Le tappe di una campagna di crowdfunding
Sicuramente alcuni strumenti tecnici possono venire molto utili: in particolare quelli di pianificazione, dal cronodiagramma, al budget di previsione.
THANK YOU!
Made by Bruno Pizzini
Da wikipedia:
Piattaforme:
Donation based - donazione pura
Donation based - donazione pura
Essa non da nessun ritorno, non solo di tipo economico, ma nenache come ricompensa.
Questo tipo di piattaforma può essere aperta tranquillamente, senza bisogno di nessun tipo di autorizzazione.
Reward based - ricompensa/premi
la piattaforma reward-based, è struttrata in maniera tale che le persone che effettuano una donazione per un progetto ricevono in cambio una ricompensa o un premio, siano essi materiali (es. pre-ordine del prodotto nn ancora sul mercato, oppure prodotti di un orto gestito da persone disabili) o più intangibili (es. un grazie sul sito web.)
Modello all-or-nothing
questo modello stabilisce che la somma deve essere raggiunta entro un periodo di tempo prefissato (generalmente impostato dalla piattaforma stessa) prima che venga effettuata alcuna transazione finanziaria.
Se l'obiettivo non viene raggiunto, il finanziamento si considera fallito e le transazioni non avverranno.
Modello take-it-all
N.B.
Le piattaforme richiedono una percentuale sui traferimenti e variano dal 5 all'8%.
questo tipo di modello è basato su prendi tutta la somma anche se l'obiettivo non è stato raggiunto.
Equity-based
azioni/partecipazioni finanziarie
Questo tipo di piattaforma è riservata ad inziative imprenditoriali, anche in ambito sociale, per le quali viene richiesto una somma in un preciso obbiiettivo di tempo.
La somma viene poi divisa in parti uguali, che sono offerte tramite la piattaforma inf forma di parteciazione a prezzo fisso, ogni acquirente può ricevere una o più quote.
Le quote possono garantire una partecipazione diretta nella società che presenta il progetto, oppure in una nuova società che a sua volta acquisirà le quote della società presentatrice.
Le offerte vanno avanti fino a quando non si raggiunge l'obbiettivo stabilito, modello simile al
tutto o niente
.
In ogni caso si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione in una società con tutti i diritti ed i doveri che ne conseguono.
Micro-crediti
Si dive in 2 tipologie:
Micro prestiti
Peer-to-peer
Fornisce un servizio finanziario a clienti "non bancabili", come persone con bassi redditti, immigrati, ex-detenuti. persone che rientrano nei fenomeni della nuova povertà. In questo caso i donatori scelgono il progetto da finanziare e inviano il denaro, ma il finanziamento avviente tecnicamente fra la piattaforma e l'utente che richiede il prestito.
Alcune piattaforme collaborano attivamente con istituti di microcredito che operano nei vari territori, per raccogliere le domande ed erogare i finanziamenti.
In questo caso la transazione finanziaria, avviene direttamente tra i donatori e i prestatori, la piattaforma serve solo per far conoscere le persone.
Micro-crediti
Equity-based - azioni/partecipazioni finanziarie
Reward based - ricompensa/premi
Il totale dei progetti ricevuti dalle diverse tipologie di piattaforme è pari a 52074 iniziative, di cui solo 14612 pubblicati e con livelli medi di successo molto bassi per le reward (24%), relativamente più elevati per le donation (44%) e per le piattaforme lending (54%).
6 passaggi da analizzare
Partire con una buona idea
Partire con una buona idea è sicuramente importante. L’elemento della innovatività in un progetto di crowdfunding è una carta da giocare.
Come si fa a capire se è una buona idea?
Non possiamo affidarci alle nostre sensazioni, ma è opportuno fare dei test. Talora non è il caso di rivelare anticipatamente l’idea ad un pubblico vasto, ma è sempre possibile cercare di capire da una ristretta cerchia di amici e conoscenti appartenenti al target potenzialmente interessato al progetto, ‘esperti’ per così dire, se l’idea può funzionare o meno. Fategli vedere i materiali e verificate le loro reazioni, per provvedere ad eventuali modifiche.
Definire il proprio gruppo target
Individuare il gruppo target o i gruppi a cui ci rivolgiamo è importante, in quanto in questa maniera è possibile definire meglio l’intera strategia d’intervento. Dobbiamo pensare a più gruppi target, quello o quelli che beneficeranno del progetto di intervento, quelli che vogliamo coinvolgere nell’azione di fundraising mediante il crowdfunding. Questo è rilevante anche ai fini dell’idea progettuale, nel senso che è possibile ad esempio che il nostro progetto sia rivolto ad un certo target, ma che al tempo stesso col crowdfunding ricerchiamo l’obiettivo di raggiungere sia un pubblico di donatori, sia un pubblico più generico interessato al progetto, al quale proporre in questo modo un’azione di sensibilizzazione.
Avere una buona idea non basta
Avere una buona idea, tuttavia, non è sufficiente a costruire un buon progetto di crowdfunding e non è detto che tutte le idee progettuali siano “adatte” per il crowdfunding, o meglio, che questo sia il canale giusto di finanziamento per ogni idea progettuale. E’ opportuno ragionare in chiave di progetto di fundraising integrato, nel contesto cioè di una strategia più ampia. Può darsi infatti che non tutto il nostro progetto sia - per così dire - appetibile per la folla, ma può darsi che una parte di esso sia invece particolarmente accattivante e centrato per la raccolta on-line.
Avere una buona idea, dunque, non basta. Occorre svilupparla, cioè smontarla, ampliarla, definirla infine in modo puntuale. Un buon modo può essere quello di definire dei lotti di realizzazione, suddividendo cioè l’idea progettuale in parti che possono realizzarsi singolarmente, dando una progressione al progetto. Talora, infatti, nel crowdfunding si usano quelli che vengono definiti stretch goal, sono obiettivi ulteriori a quello principale: ad esempio, se raggiunto l’obiettivo di raccolta, riesco ad intercettare ulteriori risorse fino ad un altro traguardo, posso fissare a quel traguardo la realizzazione di una parte ulteriore di progetto e così via.
Costruire un piano di lavoro
Per lavorare meglio è necessario costruire un piano di lavoro in cui individuare tutte le attività da svolgere. Una volta individuate, è necessario definire l’ordine in cui devono essere realizzate, le risorse (umane e materiali) indispensabili per realizzarle e la tempistica di svolgimento. Progettare una campagna di crowdfunding non è uno scherzo. Fatevi dire da chi lo ha già fatto che significa e andatevi a vedere casi di successo e casi che invece non sono andati a buon fine. S’impara anche così… Avete uno staff di progettazione con le diverse competenze che occorrono, da quella squisitamente progettuale, a chi conosce come comunicare sul web, a chi sa padroneggiare i social media e sa fare marketing on-line ecc.? Se non lo avete il vostro progetto rischia di non decollare. Un fallimento può produrre non solo un effetto “nulla di fatto”, ma anche un effetto contrario in termini di comunicazione, immagine ecc.
Quale piattaforma?
Se però decidete che l’idea è buona e il crowdfunding è quello che fa per voi, allora dovete scegliere la piattaforma giusta, il che significa anche scegliere il modello di raccolta maggiormente adeguato al tipo di progetto.
Anche in questo caso il suggerimento è di non scegliere casualmente, ma di meditare su quale sia, al di là dei costi di gestione del progetto o delle transazioni bancarie praticate, la migliore soluzione per la tipologia di progetto che volete finanziare.
Non siete sul web? Non avete in pugno la community disponibile a donare?
Una buona idea non basta! Per fare il funding occorre avere la crowd, la folla. E la folla sul web sta anzitutto sui social media. Una comunicazione integrata, efficace, pianificata addirittura nel dettaglio per singoli post o tweet, è assolutamente essenziale per ampliare e raggiungere il vostro pubblico di potenziali donatori.
Occorre qualche mese di lavoro preliminare sulla comunicazione sociale, prima ancora di poter pensare di mettere il proprio progetto su una piattaforma. Raggiungere la folla, le proprie comunità, è il passo indispensabile per poter fare una buona campagna di raccolta fondi… anche sul web!
I social media a supporto del crowdfunding
I social media sono una delle più grandi rivoluzioni della storia dell’umanità, qualcuno li ha addirittura paragonati alla creazione della macchina da stampa. Ma, come la macchina di Gutenberg, bisogna sapere come usarli. Non basta avere un profilo Facebook o un account Twitter per considerarsi esperti.
Linkedin, dedicato al mondo del lavoro raccoglie un pubblico ultra quarantenne, così come Instagram, per le foto, e Youtoube per i video. Teniamo presente che la scelta dei media deve tener conto oltre che del target, anche del posizionamento dell’associazione su questi media, ovvero quali media utilizza, di quanti contatti dispone, ecc..ecc. Ogni media ha un suo linguaggio e quindi è necessario comunicare con un linguaggio adeguato.
Ad oggi il social più diffuso, secondo i dati pubblicati dal Peer Researche Center, è Facebook che in Italia ha 23 milioni di utenti mensili, seguito da Twitter, che è il più usato dagli adolescenti. Un media in forte crescita è Google+, come Pinterest e Tumbler, anche questi con un’utenza giovanile.
Una campagna informativa deve tener conto di alcuni aspetti, ovvero:
Il video presente sulla piattaforma, sarà presentato solo al momento del lancio, ma ci saranno foto ed altri video di presentazione, ogni messaggio devono contenere link a questi materiali. Non date mai l’impressione, sia nel testo della pagina che nei messaggi sui social, di chiedere un favore.
I video devono essere brevi (es. uno, due minuti), perché i video più lunghi non suscitano attenzione.
Attenzione ai contenuti; la pagina del progetto, sia quella presente sulla piattaforma come quella sul sito del progetto, deve essere graficamente ben curata, arricchita con foto e video, con un testo chiaro.
Miglioramento continuo; la comunicazione deve essere seguita costantemente, seguite le interazioni, i feedback dei messaggi e delle discussioni che alimentate, aggiungete nuovi contenuti o modificate quanto scritto.
Create interesse; la chiave del successo di una campagna è il passaparola: Twitter, Facebook, Pinterest, Google+, ecc. sono gli strumenti che permettono di raggiungere i risultati, sono loro che rinviano le persone sulla piattaforma.
Definite bene l’idea; è difficile comunicare un progetto non ben definito, descrivete tutto, contesto, obbiettivi ed azioni in poche pagine.
Definite il piano di lavoro e poi soprattutto seguitelo! Chi è il capo progetto? Com’è composta la squadra? Quali sono le tappe cruciali di lancio, sviluppo e fine raccolta? Cosa fare se il progetto non decolla? Cosa fare se il progetto viene finanziato più di quanto atteso? Sono tutte domande che nel vostro piano di lavoro devono trovare un’adeguata risposta preventiva!
Scelto il progetto da promuovere nella campagna di crowdfunding, è necessario definire il titolo ed il logo del progetto e l’obiettivo economico della raccolta. Occorre infatti considerare senz’altro le necessità di finanziamento del progetto, ma anche le statistiche di raccolta di progetti similari per non uscire fuori target e occorre altresì scegliere bene la piattaforma dove presentare il progetto perché le sue caratteristiche, la sua diffusione, i suoi servizi, sono determinanti per la riuscita della campagna stessa.
Individuate il target a cui vi rivolgete, chi possono essere i vostri interlocutori. Se conoscete queste caratteristiche vi sarà più facile raggiungerli. Non date per scontato che il pubblico dei potenziali donatori sia interessato al tema trattato nel vostro progetto. Talora si punta anche a raggiungere pubblici diversi, solo parzialmente interessati all’intervento solidaristico che si vuol realizzare, ma ad esempio molto più interessati ai reward, ossia alle ricompense che mettete in palio (cfr. piattaforme reward based).
Programmare tutte le azioni che dovrete mettere in campo (di comunicazione, di promozione ecc.) durante e dopo la campagna. Una volta avviata infatti non avrete il tempo di programmare, dovete farlo prima! Il progetto di crowdfunding, in questo senso, è impegnativo. Una delle cose da tenere presenti è cosa fare nel caso in cui ad esempio abbiamo più donazioni del previsto e ciò implica un lavoro ulteriore, oppure cosa fare se molti donatori lasciano messaggi, richieste, suggerimenti. Si tratta di un lavoro di relazioni col nostro pubblico di donatori che è essenziale e richiede tempo durante lo svolgimento del progetto. In più, i progetti di crowdfunding hanno una durata tendenzialmente breve.
Le piattaforme generalmente danno trenta, quaranta, sessanta giorni di tempo per raggiungere l’obiettivo di raccolta. Durante quel periodo occorre mettere in atto le attività di comunicazione e promozione, non c’è più tempo per pianificarle!
Cominciate a spendere prima di raccogliere! La cosa da fare una volta avuti chiari questi elementi è realizzare il video promozionale.
Non volete fare il video perché costa troppo? Le statistiche dicono che i progetti che non hanno un video, hanno avuto minori successi nel finanziamento. Video corto (uno, due minuti sono più che sufficienti per spiegare il vostro progetto, l’obiettivo di raccolta e chiedere la donazione). Video ben fatto: professionale, semiprofessionale, autoprodotto, non importa, ma dev’essere ben fatto. Significa che nei primi tre/cinque secondi già dovete catturare l’attenzione di chi lo guarda e spiegare che cosa volete finanziare. E’ evidente come un prodotto professionale aumenta molto le possibilità di efficacia. Non trascurate questo elemento, occorre investire qualcosa per ottenere un risultato significativo.
Mai descrivere il progetto come se aveste davanti un formulario.
Dovete raccontare una storia. E questo non solo nel video, ma nel testo che accompagna il video ed in tutta la campagna di comunicazione. Per questo è importante scegliere le parole, le immagini, le musiche, i linguaggi, pianificare le diverse fasi della comunicazione, l’uscita sui vari media ecc.
Costruite il progetto di crowdfunding curando le modalità di interazione coi vostri donatori, gestendo i feedback che vi arriveranno, decidere quali reward inserire ecc. I reward, ossia le ricompense, sono molto importanti e costituiscono un incentivo per i potenziali donatori. Il donatore puro, interessato alla vostra buona causa, senz’altro sarà disponibile a donare anche in assenza di ricompensa o comunque a prescindere da essa. Altri tipi di donatori, possono essere interessati invece, oltre che per la buona causa da sostenere, anche perché donando ottengono una ricompensa a loro utile o per loro interessante, anche solo di carattere simbolico.
Per questo motivo, il ragionamento sui reward è tutt’altro che secondario e può essere anch’esso occasione per coinvolgere altri donatori che mettano a disposizione gratuitamente (o quasi) tali ricompense.
Lavorate preventivamente sulla costruzione dei database relazionali. Il lavoro sui social media, sulle comunità on line, sui database dei vostri attuali donatori, oltre che su altre liste di soggetti potenzialmente interessati è un lavoro da fare prima dell’avvio della campagna. Il lavoro prosegue poi durante e dopo la campagna.
Lo ripetiamo, il punto essenziale è il rapporto che stabiliamo con crowd, con la “folla”. Questa può farci avere informazioni e indicazioni utili sul nostro progetto, anche su come migliorarlo. Tutte cose che ci arrivano gratuitamente, da cogliere al volo!
Durante la campagna non dimenticate di gestire la comunicazione secondo il programma fatto, avendo anche la capacità di cogliere l’attimo o di cambiare le cose non vanno bene. Non dimenticate di aggiornare il database donatori, di curare le relazioni attraverso i feedback. Si tratta di un lavoro continuo, che dev’essere accuratamente seguito in modo costante e tempestivo. Anche per questo motivo l’organizzazione del gruppo di lavoro è decisiva. Dedicare una o più persone a questo tipo di lavoro relazionale è un buon modo per non lasciare scoperta una parte realizzativa del progetto davvero rilevante.
E se la campagna ha avuto successo, allora ti restano due cose da fare: realizzare il tuo progetto e ringraziare i tuoi donatori! Il termine di un progetto di raccolta non è mai la fine, ma l’inizio di un nuovo potenziale rapporto coi donatori. Per questo è importante non arrestare la relazione che si è innescata, riprenderla, sostenerla e rilanciarla, magari con un nuovo progetto di crowdfunding!
a cura di Fabio Baglioni, Emanuele Gambini
Crowdfunding: opportunità per il volontariato
Questa presentazione è stata liberamente tratta dall'ebook di CESVOT
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