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Arte a figure rosse

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by

claudia bertoli

on 8 November 2016

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Transcript of Arte a figure rosse

Tecnica a figure rosse
La
tecnica a figure rosse
fu introdotta ad Atene nel 530 a.C. ed era una tecnica decorativa "rivoluzionaria", che diede alla città l'assoluto predominio sul mercato mediterraneo della ceramica, e che sostituì gradualmente quella a figure nere.

Nei primi trenta anni del V secolo a.C. la tecnica raggiunse la sua massima espansione. Divenne popolare in tutto il mondo greco, e venne sempre imitata ma mai eguagliata. Successivamente iniziò una fase di declino che la condusse ad uno stile ormai accademico e manieristico. Dopo la guerra del Peloponneso, intorno al 300 a.C., la ceramica attica a figure rosse terminò il proprio periodo di splendore.

Tecnica
A differenza della più antica tecnica a figure nere, che prevedeva la campitura completa delle figure e la resa dei dettagli interni tramite graffito, con la tecnica a figure rosse il ceramografo tracciava solo il contorno delle figure e poi verniciava interamente lo sfondo, risparmiando nel colore di base i vari elementi della raffigurazione. L'aspetto di queste scene risultava al termine del procedimento più simile ai rilevi scultorei, dove figure chiare o colorate risaltavano su fondi scuri. In questo modo l'artigiano si trovava ad avere una maggiore libertà nella definizione dei particolari anatomici, nella resa delle vesti e dei tratti del volto, che potevano essere realizzati con tratti in nero di diverso spessore e con vernice più o meno diluita. Dopo una prima cottura era possibile applicare ulteriori stesure di pigmento colorato bianco o porpora.

La ceramica attica era destinata ad essere utilizzata durante il simposio per la preparazione e il consumo del vino.
Opera n°1

All'interno di questa coppa è raffigurato Codros, mitico re di Atene, a colloquio con Ainetos, l'indovino che gli predice la vittoria sugli Spartani a prezzo della vita.

E' datata intorno al 450-430 a.C. e l'autore è un pittore di Codro. Ha un'altezza di 32,7 cm e un diametro di 32,5 cm.

Faceva parte della collezione di Palagio Palagi e venne acquistata a Vulci nel 1840 da un pittore bolognese.
Opera n°2



Questa kylix, di 11 cm di altezza e un diametro di 33,5 cm, costituisce un esempio di scena di vita femminile. Proviene dalla collezione Palagi, e risale alla metà del V secolo a.C.

Nel tondo centrale e sulla parete esterna della coppa sono raffigurate dodici donne, di cui alcune in piedi e altre sedute, intente a preparare gli strumenti o a suonarli. Gli strumenti raffigurati sono la lyra, il barbitos (simile alla lyra) e l'aulos, uno strumento a fiato ad ancia con doppia canna.

Numerose sono le rappresentazioni di questo tipo, che mostrano donne che danzano, suonano, a volte leggendo su rotoli di papiro, e si esibiscono in veri e propri spettacoli o audizioni domestiche. Tali scene ci illuminano in qualche modo sull'educazione che ricevevano le ricche donne ateniesi e su alcuni momenti culturali e ludici della loro vita quotidiana.
Opera n°3
Questa kylix è un dettaglio di un medaglione centrale e vi è rappresentato Achille a destra mentre cura le ferite del suo amante Patroclo a sinistra.

Risale al 500 a.C. ed è opera del pittore di Sosias.

E' stata trovata a Vulci in Etruria e ora è conservata nel museo Staatliche, Antikenabteilung a Berlino.
di Claudia Bertoli
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