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IL TOPOS DELL'AGNIZIONE.

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Giulia Camilli

on 13 May 2013

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Transcript of IL TOPOS DELL'AGNIZIONE.

IL TOPOS DELL'AGNIZIONE CONCLUSIONE FUNZIONE DELL'AGNIZIONE PER TERENZIO PLAUTO: LA COMMEDIA DEL RICONOSCIMENTO L'AGNIZIONE NELL'EDIPO RE L'AGNIZIONE DELLA POETICA ARISTOTELICA Nella progettazione di questo lavoro ci siamo poste come obbiettivo quello di determinare perchè il tema della agnizione sia tanto affrontato nella lettura del passato e in quella del presente in modo così ampio. Siamo giunte pertanto ad un conclusione: il reale motivo dell'estistenza di questa funzione è dovuto al fatto che l'uomo è sempre in cerca di se stesso e della propria identità, in ogni epoca, in ogni luogo e a qualsiasi punto della propria esistenza. Lo dimostrano le opere precedentemente affrontate nel lavoro, tanto quanto le fiabe narrate a bambini. Infatti l'agnizione è un delle funzione analizzate dallo studioso Propp. Questa è ancora la riprova del carattere topico dell'agnizione. L'inscrizione sul tempio dell'oracolo diceva: "gnothi seauton". Esortando ad andare oltre i propri limiti e scoprire la propria identità ma cosa si in tende per identità?Riportiamo un dibattito tenuto da G.Jerwis docente di psicologia alla sapienza.Cos'è questa? Questa è la mia faccia? Non sono le mie guance, eppure lo sono, non è la mia bocca, eppure c'è qualche cosa che somiglia alla mia bocca."Cos'è la nostra identità? Essa è tutto ciò che caratterizza ciascuno di noi come individuo singolo e inconfondibile. E' ciò che impedisce alle persone di scambiarci per qualcun altro. Così come ognuno ha un'identità per gli altri, ha anche un'identità per sé. Quella per gli altri è l'identità oggettiva, l'identità per sé è l'identità soggettiva. L'identità soggettiva è l'insieme delle mie caratteristiche così come io le vedo e le descrivo in me stesso. L'identità oggettiva di ciascuno, ossia la sua riconoscibilità, si presenta secondo tre principali modalità. La prima modalità è l'identità fisica: questa è data soprattutto dalle caratteristiche della faccia, le quali ci permettono di non esser confusi con un'altra persona. La seconda modalità è l'identità sociale, ossia un insieme di caratteristiche quali l'età, lo stato civile, la professione, il livello culturale e l'appartenenza ad una certa fascia di reddito. La terza modalità è l'identità psicologica, ovvero la mia personalità, lo stile costante del mio comportamento. Alcuni aspetti dell'identità cambiano più facilmente di altri. L'identità sociale può cambiare rapidamente;l'identità fisica invece cambia gradatamente; quella psicologica è una tema molto interessante e anch'essa cambia piuttosto poco: ognuno ha una sua personalità, vale a dire una certa intelligenza, determinate attitudini e specifici tratti del carattere. La personalità dipende, in gran parte, da fattori genetici e assume caratteristiche stabili durante l'infanzia.Possiamo quindi affermare che l'agnizione è un tema universale e senza tempo, poichè l'identità e la sua ricerca sono concetti che sono sempre esistito e sempre esisterà. Uno degli esempi della commedia plautina
è quella del riconoscimento. Essa ruota
intorno ad un processo di riconoscimento di
un'identità nascosta, mentita, perduta, che
poi si scioglie con l'agnizione finale. Un
esempio particole di questo genere di
commedia è "l' Amphitruo", in cui si
sviluppa la tematica del "doppio". Nell'Odissea si riscontrano vari momenti in cui fa da protagonista il topos dell'agnizione ; La nostra analisi si focalizza su tre episodi (posti in una climax ascendente nel poema):
-il riconoscimento del cane Argo verso l'adorato padrone
-il riconoscimento della vecchia nutrice Euriclea nei confronti di Odisseo
- il riconoscimento da parte di Penelope di Odisseo ETIMOLOGIA DELLA PAROLA. La parola agnizione viene dal verbo greco "GIGNOSCO" che significa : conoscere,render noto, riconoscere; il quale verbo da origine al vocabolo agnizione quando dotato dell'alfa privativa , assumendo il significato contrario: non riconoscere.L'agnizione è infatti il topos del riconoscimento finale , talvolta sull' identità di un personaggio ,talvolta riguardo varie circostanze. ME. Quid nunc? Vincon argumentis, te non esse Sosiam?SO. Tu negas med esse? ME. Quid ego ni negem, qui egometsiem? 435 SO. Per Iouem iuro med esse neque me falsum dicere.ME. At ego per Mercurium iuro, tibi Iouem non credere;nam iniurato, scio, plus credet mihi quam iurato tibi.SO. Quis ego sum saltem, si non sum Sosia? Te interrogo. ME. E allora?
Ti ho convinto con le prove, che tu non sei Sosia?
SO. Tu dici che io non lo sono?
ME. E perché non dovrei negarlo, dal mo- mento che lo sono io?
SO. Su Giove giuro che lo sono io, e che non dico il falso.
ME. Ma io giuro su Mercurio, che Giove non ti crede, infatti so che crede di piu a me senza giuramento, che a te, che giuri.
SO. Chi sono io, almeno, se non sono Sosia. Te lo chiedo. 455 SO. Abeo potius. di immortales, obsecro uostram fidem,ubi ego perii? ubi immutatus sum? ubi ego for- mam perdidi? an egomet me illic reliqui, si forte oblitus fui? nám hic quidem omnem imaginem meam, quae antehac fuerat, possidet.uiuo fit quod numquam quisquam mortuo faciet mihi. 460 ibo ad portum atque haec uti sunt facta ero dicam meo;nisi etiam is quoque me ignorabit SO. Me ne vado, piuttosto. Dei immortali, invoco il vostro aiuto, dove mi sono perduto? Dove mi sono trasformato? Dove ho perduto il mio aspetto? O mi sono lasciato laggiu, se per caso mi sono dimenticato? Infatti costui pos- siede tutta la mia immagine, che prima era mio. A me vivo accade cio che nessuno mi fara mai da morto. Andro al porto e diro al mio padrone queste cose, come sono andate CRITICA DI M.BETTINI La prima delle domande che Sosia rivolge a se stesso (ubi ego perii? "dove sono morto")presuppone secondo Bettini, il collegamento tra il vedere il proprio doppio e l'idea della morte: <<il doppio richiama alla morte, ed è anzi probabile che questa associazione rispecchi una credenza popolare. Il quadro interpretativo generale entro cui collocare il nesso che in questo modo si stabilisce tra il "doppio" da un lato e la "morte" dall'altro, può già essere fornito dalle credenze relative all'esistenza di psycai , imagines, simulacra e così via che riproducono fedelmente le fattezze del defunto in forma di "ombra" o di vana parvenza. (...)Dato che il fantasma del defunto presenta tradizionalmente fattezze identiche a quelle della persona si può immaginare che l'incontro con qualcuno che la medesima apparenza esteriore del soggetto possa suggerire il pensiero della "morte" del sogetto: " se costui ha la mia identica imago, forse che si tratta del mio fantasma e dunque che io sono morto">>. Per quanto riguarda Terenzio non si può
parlare di un vera e proprio commedia del riconoscimento o per lo meno non la si può intendere come quella plautina. Infatti ,mentre Plauto ne fa uso per acuire la comicità, Terenzio invece la adopera per aumetare l'introspezione psicologica dei personaggi ,l'aspetto riflessivo e l'interesse da parte dello spettatore.
ll riconoscimento come già indica la parola stessa, è il rivolgimento dall’ignoranza alla conoscenza, e quindi o all’amicizia o all’inimicizia, di persone destinate alla fortuna o alla sfortuna; il riconoscimento più bello poi è quando si compie assieme alla peripezia, quale è ad esempio quello dell’Edipo. Ci sono poi anche altri riconoscimenti in relazione a cose inanimate e casuali ed è anche possibile riconoscere qualcuno dall’aver egli fatto o non fatto certe cose. Ma quello di cui si è parlato è il riconoscimento più proprio del racconto e quello più proprio dell’azione; giacché il riconoscimento di tal fatta e la peripezia produrranno o pietà o terrore (di azioni di questo tipo si è assunto che sia imitazione la tragedia) giacché da riconoscimenti e peripezie cosiffatte dipendono anche il conseguire la sfortuna o la fortuna. E poiché il riconoscimento è riconoscimento di persone, alcuni lo sono soltanto di uno rispetto ad un altro, quando sia chiaro chi è quest’altro, mentre a volte si debbono riconoscere tutti e due come ad esempio Ifigenia è riconosciuta da Oreste dall’invio della lettera, mentre Oreste ha bisogno di un altro riconoscimento nei confronti di Ifigenia. I diversi tipi di agnizione per Aristotele 1. La prima, la meno artistica e della quale soprattutto ci si serve per povertà di inventiva, è quella per mezzo dei segni. Un esempio è il riconoscimento di Odisseo attraverso una cicatrice sul piede da parte della serva Euriclea.

2.La seconda specie è costituita dai riconoscimenti fabbricati apposta dal poeta e perciò non artistici. Ad esempio nell’Ifigenia il modo in cui Oreste si fece riconoscere, perché mentre la sorella viene riconosciuta per mezzo della lettera, Oreste dice lui stesso quello che vuole non già il racconto ma il poeta; e perciò questo caso è simile all’errore di cui si è già parlato, perché era possibile che anche Oreste portasse qualcosa con sé.

3.Una terza specie è quella che avviene ad opera della memoria, quando ci si rende conto nel vedere qualcosa,come il riconoscimento nella storia di Alcinoo, dove Odisseo, ascoltando il citarista e ricordandosi, pianse, donde venne riconosciuto.

4.Una quarta specie è il riconoscimento derivante dal ragionamento, come ad esempio nelle Coefore, dove Elettra argomenta che è giunto uno a lei simile, ma a lei simile non c’è nessuno se non Oreste, e dunque è questi che è giunto.

5.
Ma il riconoscimento migliore di tutti è quello che scaturisce dalla stessa azione, perché la sorpresa sopravviene per mezzo di fatti verosimili, come nell’Edipo di Sofocle e nell’Ifigenia, giacché in quest’ultimo caso era verosimile che volesse mandare un lettera. Ed infatti soltanto i riconoscimenti di questo tipo sono senza segni fabbricati apposta e senza collane; al secondo posto vengono i riconoscimenti per ragionamento. L'ANDRIA
CR. videat qui siet.
     si mihi perget quae volt dicere, ea quae non volt audiet.ego istaec moveo aut curo? non tu t<uo>m malum aequo animo feras!nam ego quae dico vera an falsa audierim iam sciri potest.Atticus quidam olim navi fracta ad Andrum eiectus estet istaec una parva virgo. tum ille egens forte adplicat
 primum ad Chrysidis patrem se. SI. fabulam inceptat. CH. sine.CR. itane vero obturbat? CH. perge. CR. Tu -- is mihi cognatus fuitqui <eu>m recepit. ibi ego audivi ex illo sese esse Atticum.is ibi mortuost. CH. ei(u)s nomen? CR. nomen tam cito? Phania? hemperii! verum hercle opinor f<ui>sse Phaniam; hoc certo scio,
  Rhamnusium se aiebat esse. CH. o Iuppiter! CR. eadem haec, Chreme,multi alii in Andro tum audi[ve]re. CH. utinam id sit quod spero! eho dic mihi,quid eam tum? suamne esse aibat? CR. non. CH. quoiam igitur? CR. fratri' filiam.CH. certe meast. rit Critone:Ed egli vedrà poi di che taglia son’io;Che s’e’ seguiterà a dirmi ciò,Ch’ei vuole, e potrà forse udir di ciò,Che non vuole. Son’io forse cagione?Importa a me di queste cose? e voi non avete a portar vostre sciagurein pace? Ei si puô ben venir in chiaro,Se quel, che dico è vero, o no. Già tempo ruppe un certo Ateniese, e fu gettato sul lido d’ Andro: e seco pure questa fanciulla allor piccina; e il poverello per sorte fu alloggiato in casa il padre di Crisida.Simone:La favola incomincia.Cremete:Lasciatel dir.Critone:Così ne m’interrompe?Cremete:Seguite pur.Critone:Colui che ricovrolloEra parente mio: onde da luiIntesi, ch’egli era di Atene, e quivi a morte venne.Cremete:Che nome aveva egli?Critone:Voletel voi saper sì tosto? Fannio.Cremete:Oime, son morte.Critone:In verità mi pare,Che fosse Fannio, e questo so per certo,Ch’egli dicea d’esser Rannusio.Cremete:O Dio!Critone:E allora in Andro queste cose istesse furo udite da molti.Cremete:Voglia Iddio,Che sia la cosa come spero; ma dite un poco, Criton, che dicea egli di quella fanciullina? Dicea forse,Ch’ella era sua?Critone:Non già.Cremete:Ma di chi dunque?Critone:Di un suo Fratello.Cremete:Ah certo ella è mia figlia. ARGO EURICLEA PENELOPE In Sofocle il momento dell'agnizione si sviluppa con grande tragicità, evidenziata anche dalla solitudine del protagonista sulla scena.Nella vicenda di Edipo acquista molta importanza il ricordo che condurrà allo scioglimento finale, ovvero vedere e riconoscere una determinata situazione sulla base dell'esperienza SITOGRAFIA BIBLIOGRAFIA Passi Odissea in testo greco :
-greciaantica.blogspot.it
-wikisource
Passi Amphitruo in latino.
-linclass.classics.inibo.it

-pianeta.scuola
-www.emsf.rai.it -"Letteratura greca-età classica"
G.Guidorizzi
-"Lezioni di letteratura latina"
G.B.Conte, E.Pianezzola
-"Narrami o musa "
D.Ciocca T.Ferri L'AGNIZIONE NEL POEMA EPICO ; L'ODISSEA
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